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    Predefinito Matrimoni misti, dramma per i figli

    La legge coranica rende la moglie occidentale schiava del marito arabo

    di Mario Spataro

    Una delle conseguenze dell’infatuazione multietnica è l’aumento dei cosiddetti matrimoni misti, prevalentemente consistenti nell’unione fra una donna cattolica o protestante e un uomo di religione musulmana. Che le conseguenze possano essere drammatiche, specialmente se la coppia ha messo al mondo dei figli, è cosa dimostrata dalla differenza esistente fra le due civiltà e dalla volontà di quella islamica a non adattarsi alle esigenze dell’altra. Così non poche ragazze, che in Occidente si compiacevano forse di atteggiarsi a femministe, finiscono vittime di un ambiente nel quale la donna è proprietà dell’uomo e nel quale vigono le mutilazioni femminili, l’obbligo di mortificanti indumenti, il ripudio della moglie, il matrimonio imposto dal padre (in pratica, una vendita), e persino il divieto di recarsi all’estero senza il permesso scritto del marito e di guidare l’automobile. Il ripetersi di queste dolorose situazioni non sembra però toccare il nostro mondo della cultura e dell’informazione preoccupato da possibili accuse di xenofobia e razzismo. Così si è persino ironizzato sull’intervento di Silvio Berlusconi che ha portato da Tunisi a Roma la signora Michela Silvestri e sua figlia Meriem che da mesi vivevano nella nostra ambasciata perché “assediate” da un marito musulmano che le considerava loro proprietà. Negli Stati Uniti sono intervenuti, in difesa delle cittadine americane che hanno sposato musulmani cittadini di paesi arabi, alcuni parlamentari fra in quali Alan Dixon, Dan Burton e Henry Waxman che in un appello bipartisan rivolto a George W. Bush hanno criticato il remissivo atteggiamento della loro diplomazia nei confronti degli Stati arabi. Un caso che solleva accese polemiche è quello della signora Pat Roush che vent’anni fa sposò secondo la legge americana il cittadino saudita Khalid al-Gheshayan poi risultato criminale abituale, alcolista e affetto da schizofrenia paranoide. Nella causa di divorzio la donna ottenne l’affidamento delle figlie Alia e Aisha che però nel 1986 le furono rapite dall’ex marito e da lui condotte di forza in Arabia Saudita. A madre e figlie fu solo concesso un breve incontro nel 1995, quando Alia, che indossava l’obbligatorio abaya nero, implorò sua madre di non abbandonarla fra quella gente. In seguito le ragazze sono state “convertite” all’Islam e una di loro è stata data in sposa (o venduta) dal padre. Da Washington il dipartimento di Stato ha dato ordine alla sua ambasciata di “mantenere l’imparzialità”: in altre parole, di abbandonare al loro destino le due ragazze benché cittadine americane. Un altro caso commovente è quello della piccola Dria Davis, anche lei nata da un matrimonio misto, che all’età di undici anni venne rapita dal padre e condotta in Arabia Saudita. Sottoposta a ogni abuso e senza alcun aiuto da parte della sua ambasciata, due anni dopo la coraggiosa Dria riuscì a fuggire e, raggiunto lo Stato del Bahrain, ritornò da sola a casa sua negli Stati Uniti. Un altro caso ancora è quello di Monica Stower che, sfuggita al controllo del suo marito-padrone saudita, riuscì a rifugiarsi con i suoi bambini nell’ambasciata americana: ebbene, per non incrinare i buoni rapporti con l’Arabia Saudita (che ospita basi militari americane e intrattiene rapporti d’affari col mondo delle multinazionali del petrolio), l’ambasciatore ordinò a due robusti quanto avviliti marines di mettere alla porta la povera donna così tornata in balìa del suo padrone. Il Wall Street Journal, il 13 e 14 giugno, ha dato notizia di altri casi: pare che siano ben 46 le donne e bambine americane (ma quante quelle europee?) trattenute in Paesi arabi contro la loro volontà. La nota beffarda, in tutto ciò, è data dalle proteste del governo saudita per la detenzione a Guantanamo di quindici suoi cittadini coinvolti negli attentati dell’11 settembre. Per la civiltà islamica, evidentemente, è illecito privare della libertà i sospetti di terrorismo ma è lecito farlo nei confronti di innocenti donne e bambini. Ma neppure questi campanelli d’allarme, purtroppo, sembra facciano rinsavire i fautori dei matrimoni misti e della società multietnica.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito

    E non parliamo poi dei casi in cui un padanogeno sposa una donna normale.

    Quello si che è un vero dramma per i figli.

    E il caso della sventurata che sposerà der spiegel?
    Lo sottaciamo?

 

 

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