La strategia espansionista di Israele non può che provocare una reazione violenta.
Ariel Sharon ha appena deciso di modificare la risposta israeliana al terrorismo. Dopo ogni nuovo attentato, Israele occuperà un territorio dipendente dall'Autorità palestinese e lo terrà sotto il suo controllo. Più azioni suicide ci saranno, più saranno i nuovi territori che Israele occuperà. In altri termini Sharon ha deciso di occupare i Territori occupati. Basta portare avanti questa logica fino alle sue estreme conseguenze per scoprirne l'assurdità: che fare se, dopo aver occupati tutti i Territori occupati, ci sarà un nuovo attentato? Ci si può aspettare da parte palestinese, nel quadro di questo nuovo espansionismo, una risposta diversa da un rifiuto ancora più radicale?
Un ministro israeliano spiega così il nuovo piano: "Manterremo il dominio sui Territori finchè durerà la violenza". Questo progetto non fa che rispecchiare il punto di vista palestinese per cui "la violenza durerà finchè gli israeliani occuperanno i Territori". Ma qui non ci troviamo di fronte all'ennesima manifestazione della storia dell'uovo e della gallina. Perché non c'è alcun dubbio sul fatto che la causa prima è proprio l'occupazione, e la resistenza all'occupazione è la conseguenza. Una parte degli israeliani aveva finito per riconoscere questa ovvietà: erano arrivati alla conclusione che era contrario ai proprio interesse rimanere nei Territori e che sarebbe stato meglio stabilire un nuovo tipo di relazioni con i palestinesi, trasformando l'occupazione diretta in una sorta di protettorato indipendente. È per questo, tra l'altro, che nel 1993 si firmarono gli accordi di Oslo.
Inebetiti o incatenati
Non basta essere un nazionalista estremista e sanguinario come Sharon per credere di aver trovato in questo modo la "soluzione". Bisogna essere anche un po' stupidi e accecati dalla forza bruta, alla quale si attribuisce il potere magico di guarire tutti i mali. E' verosimile che Gerge Bush condivida con Sharon queste due ultime qualità. Il presidente americano offre il suo appoggio a questa nuova svolta della politica israeliana in nome del "diritto a difendersi". Vale a dire che egli suppone semplicemente che la violenza palestinese è il dato originario e la replica israeliana la risposta giustificata e proporzionata. In tutta questa agitazione, ha trascurato le implicazioni del suo progetto di uno "Stato palestinese provvisorio". Se veramente esistesse un tale Stato, si potrebbero trovare delle giustificazioni all'atteggiamento di Bush, che ha condannato la violenza palestinese contro Israele e ha appoggiato tutte le operazioni di rappresaglia condotte dagli israeliani.
Ma l'attentato di Gerusalemme del 18 giugno è avvenuto nel quadro di un'occupazione. E il secondo attentato, quello del 20 giugno si è verificato quando Israele aveva deciso di rendere permanente la sua occupazione, proprio quando erano in corso numerosi scontri nelle città nuovamente occupate dall'esercito israeliano, che con tutta probabilità vi rimarrà. Sarebbe stato strano che non ci fossero degli attentati, e questo qualunque cosa si dica sul fatto che miravano a colpire i civili e non dei coloni o dei soldati.
Israele ha consapevolmente deciso, in risposta, di diffondere delle fotografie di Marwan Barghouti capo del Tanzim, ala militare di Al Fatah, incarcerato in Israele, un uomo che rappresenta molto per i palestinesi. Nella prima fotografia Barghouti appariva con un'aria inebetita, nella seconda con le catene ai piedi. La diffusione delle immagini non è stata un caso. Si tratta di un messaggio di Israele ai palestinesi per fargli capire che avrebbero fatto meglio a rimanere nella prima condizione. Altrimenti, si sarebbero trovati nella seconda.
Joseph Samaha. As Sarif. Libano


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