1998
La "democrazia del Tricolore" impone il silenzio al Borgomastro di Biassono
Sindaco leghista, non puoi parlare
di Emanuele Vertemati
Biassono (Milano) E alla fine la parola al sindaco non l'hanno concessa. Senza fascia tricolore i borgomastro biassonese, Angelo De Biasio, ha presenziato alle manifestazioni del 25 aprile come un privato cittadino...................
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Mentre De Biasio assisteva alla cerimonia non invitato al tavolo delle autorità, fuori alcuni militanti leghisti hanno spiegato che cosa era accaduto alla vigilia del 25 aprile. «Sindaco padano taci - recitava i volantino distribuito tra la gente - il 25 aprile è festa di libertà, ma non per tutti. Vergogna!». Sopra una foto di De Biasio imbavagliato da un tricolore. Una provocazione azzeccata .................................................. ......................
. «Non si capisce ancora una volta come possa essere una festa di libertà per tutti - spiega il sindaco leghista De Biasio - quando poi si impedisce di parlare a un sindaco solo perché decide di non portare la fascia tricolore. Mi hanno pure accusato di aver fatto pressioni sulla banda affinché non suonasse l'inno italiano. È incredibile. Una falsità smentita dal presidente stesso del corpo musicale».L'appuntamento con il 25 aprile non ha seguito il solito cliché in altri comuni brianzoli.........
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2002
PREMANA (LC) / Il primo cittadino del Carroccio apre i lavori
del Consiglio con un gesto simbolico
Il sindaco fa il segno della croce
«Così difendo la cultura, la storia e i valori della nostra civiltà»
di Elisabetta Colombo
Premana
«La fede cristiana mi è stata tramandata dalla mia famiglia ed è quella che voglio insegnare ai miei due figli.........» Chi parla è Pietro Caverio, sindaco leghista di Premana, un comune dell’Alta Valsassina, nel lecchese, conosciuto nel mondo per le sue coltellerie. In questi giorni ha avuto grande eco l’iniziativa dell’intraprendente sindaco che ha aperto i lavori del Consiglio Comunale con un bel segno della Croce, annunciando che d’ora in poi Consigli e manifestazioni ufficiali avranno, almeno per quel che lo riguarda, questo avvio.
Cosa significa questo gesto?
«Significa riaffermare dei valori che appartengono alla nostra cultura e alla nostra tradizione.......... E non parlo solo di valori cristiani: ho fatto il segno della croce e ho indossato la fascia tricolore e quella biancazzurra. La prima simboleggia la storia di un Paese con una cultura millenaria, un Paese i cui popoli si sono raggruppati 150 anni fa, portando le loro culture che comunque si sono mantenute e tramandate. La seconda invece, porta i colori di Premana, un piccolo centro a 1000 metri di quota, che, con 2300 abitanti, vanta 180 aziende. Un paese che non è interessato da fenomeni di immigrazione e che, nonostante la sua posizione geografica, è in crescita. Un paese che può essere simbolo di quelle che sono le radici dei nostri popoli, radici, oggi minacciate dalle pressioni esterne»..........
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Mi preme far notare come si passi dal giusto rifiuto del tricolore, alla valorizzazione dello stesso (ma l'importante, ormai è fare il segno della croce)
Ora un altro articolo che mostra come tutt'ora i veri padanisti rifiutino, alla faccia della dirigenza leghista, certi simboli...
MILANO - "La fascia tricolore? Mai comprata e mai indossata. Eppure sono stato rieletto sindaco di Lazzate con il 71,5 per cento". Cesarino Monti, il primo cittadino che grazie anche ai concorsi padani si è conquistato un posto al Senato, è uno di quei leghisti che non è ancora guarito dall’allergia per la bandiera italiana. E che non ha voglia di dire niente sul suo leader Bossi il quale invece ha spiegato di non riconoscersi più in quegli insulti al vessillo nazionale. Una pubblica abiura che ieri ha favorito il voto della Camera, dove non è stata concessa l’autorizzazione a procedere contro il Senatur. Cesarino da Lazzate, anche se è sbarcato a Roma, non ha invece nessuna intenzione di cambiare rotta. Come il collega Angelo De Biasio, che al telefonino risponde: "Sono il borgomastro di Biassono, dite pure". "Il Tricolore? Lo indosso solo quando non posso farne a meno, per celebrare i matrimoni. Perché? È il simbolo della conquista dei Savoia". Il sindaco che ha fatto mettere alla stazione il cartello "Welcome to Padania" spiega che la bandiera italiana gli "ricorda la morte, la guerra per sottomettere tante piccole realtà che avevano, quelle sì, un vessillo che nasceva dal popolo. La rispetto, ma non la sento mia".
Anche da quando la Lega è al governo, i suoi uomini nel territorio non hanno molta voglia di esibire i simboli dello Stato italiano. "La fascia l’ho portata solo due volte. Cerco di evitare anche di celebrare i matrimoni", dice Domenico Galluzzo, sindaco di Vimodrone, nel Milanese. "Il motivo? È la bandiera dello Stato italiano, di cui c’è poco da esser fieri. La Lega sta provando a cambiarlo, ma ancora i risultati non li vediamo".
C’è chi invece prova a far quadrare il cerchio. "Bossi ha fatto bene, perché il tricolore è diverso da quello di un anno fa - sorride Mario Bianchi alla guida di Curno, nel Bergamasco -. Diciamo che lo stiamo tirando verso il verde. Di bianco e di rosso c’è sempre meno". Ma anche nella nuova versione, la fascia, Bianchi, la tiene alla larga. "Non mi piace il folclore. Non mi piacciono nemmeno le toghe dei giudici". E il fazzoletto padano? "Quello lo tengo, nel taschino, ma in modo riservato".
Riccardo Bruno
Il Corriere della Sera del 24 gennaio 2002
C'è invece chi, pur non essendo leghista, ma si presume(va) padanista, la fascia la mette sin dalle prime uscite....sic!!
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