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UN ALTRO INTERIM
Quella su cui è scivolato il ministro Scajola è una buccia di banana, ma del genere da cui spesso discendono conseguenze disastrose. Minimizzare l’incidente, ossia la gaffe, quella frase di pessimo gusto e offensiva all’indirizzo del professore assassinato, serve a poco. Anche perché l’episodio, nella sua gravità, può essere affrontato e probabilmente risolto solo dal presidente del Consiglio. Non a caso ieri sera il titolare del Viminale ha offerto le dimissioni a Berlusconi e questi le ha respinte. Una procedura concordata tra i due, attraverso la quale il premier si fa carico della vicenda. Non c’era altra strada. Il ministro dell’Interno ne esce dimezzato, ma in qualche modo si mette al riparo . Ora spetta al presidente del Consiglio spiegare, al Parlamento e all’opinione pubblica, perché ha inteso confermare la sua fiducia al ministro. Tocca a Berlusconi fare chiarezza sulle ombre dell’inchiesta, sullo strano caso delle lettere sparpagliate in giro da una «fonte» in apparenza misteriosa, sulle responsabilità della scorta negata. Spetta ancora a lui dimostrare, con i fatti oltre che con le parole, che il governo della Repubblica non considera Marco Biagi un «rompiscatole» e anzi riserva alla sua memoria il rispetto che si deve a un servitore dello Stato, a un eroe moderno nel senso più autentico del termine. Altrimenti, che senso ha parlare di lotta al terrorismo? Nella sostanza, Berlusconi ha assunto da ieri anche l'interim degli Interni. Per difenderlo, gli fa scudo con il proprio peso istituzionale.
Ma questo passaggio lo obbliga a fare ciò che in condizioni normali dovrebbe essere compito del ministro dell'Interno. Appunto spiegare, chiarire, entrare nel merito. Non sarà un compito facile, perché si tratta di andare in Parlamento e lì affrontare un dibattito ovviamente aspro, in un clima teso.
Sarà sufficiente l'appello generico ad abbassare i toni dello scontro? Francamente, c'è da dubitarne. Se le polemiche arrivano a coprire i termini veri della questione, creando ulteriore confusione, lo dobbiamo al governo e alle assurde frasi pronunciate, chissà perché, da un suo autorevole esponente. Proprio ieri Francesco Cossiga osservava che il «gran polverone» di questi giorni avrà l'effetto di rendere ancora più difficile la caccia agli assassini di Biagi. E' difficile stavolta dar torto al senatore a vita. Il giuslavorista aveva paura dei suoi nemici politici, di certe frange estreme del sindacalismo. L'imprudenza di Scajola ha fatto finire questo aspetto in secondo piano. Il tutto a pochi giorni dal possibile accordo separato con Cisl e Uil sull'articolo 18. Con la Cgil all'offensiva nel Paese.
Ora la strada è in salita per il governo . E prima di ottenere dall'opposizione toni più cauti, in nome del comune impegno contro il terrorismo, Berlusconi dovrà rispondere a legittimi interrogativi, dimostrando che in questi mesi non si è lasciato nulla di intentato per catturare gli assassini. E che la lotta ai nuovi brigatisti non è un artificio retorico, bensì una priorità della Casa delle Libertà. Proprio dall'interno della maggioranza vengono, paradossalmente, i maggiori problemi per Palazzo Chigi. La buccia di banana di Scajola ha rivelato astiosità e rancori a lungo sopiti. Non parliamo della reazione indignata degli amici di Biagi: i Maroni, i Sacconi, i Brunetta. Ma è dall'interno di Forza Italia che monta un sentimento di fastidio verso il ministro dimezzato . Come se un malessere a lungo represso avesse trovato per la prima volta il modo di manifestarsi. Accanto ad ambizioni a malapena dissimulate, a desideri di «rimpasto» di nuovo accesi. Per Berlusconi questo potrebbe rivelarsi il problema più complicato da gestire.
di STEFANO FOLLI "
Cordiali saluti




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