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  1. #1
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    Predefinito Lettera al compagno Fini

    Caro presidente Fini, sono abituato agli attacchi personali di giornalisti e politici e non mi sono offeso dei tuoi nella circostanza dell’affaire Boffo. Hai definito i nostri servizi in proposito esercizi di killeraggio, qualcosa di vergognoso, un esempio di giornalismo da bandire; le stesse accuse rivolteci dalle voci e dalle penne di sinistra non più intinte nell’inchiostro rosso, bensì nell’acqua santa; voci e penne che fino ad alcuni mesi orsono erano impegnate a criticare la Chiesa, il Papa, i vescovi, i parroci e anche i sacristi colpevoli di ingerire negli affari interni dello Stato italiano.

    Poiché anche tu, come me, sei avvezzo agli attacchi (per lustri ti hanno dato del fascista, a te e perfino a Tatarella, giudicato indegno di sedere al governo perché missino), accetterai quanto sto per dirti con spirito sportivo. Specialmente adesso, che sei amato più dall’opposizione che dalla maggioranza, reputerai civile un dibattito alla luce del sole, addirittura pubblico e con i crismi della democraticità.

    Sulla vicenda Boffo ti sei comportato, tu, e non il Giornate, in modo vergognoso. Hai espresso un’opinione dura verso di me senza conoscere, nella migliore delle ipotesi, i fatti. Se li avessi conosciuti saresti stato prudente. Invece hai sparato per il piacere di sparare o per convenienza, che è anche peggio. Ti sei accodato agli intelligentoni del Pd e ai cronisti mondani dita Repubblica nella speranza di fornire un’altra prova che hai le carte in regola per entrare nel club dei progressisti.

    Non c’è altra spiegazione logica al tuo atteggiamento ostile verso un quotidiano che non ha ficcato il naso sotto le lenzuola ma nelle carte del Tribunale, divulgando un decreto di condanna e non le confessioni di una puttana come ha fatto la Repubblica con il tuo tacito consenso, visto che non risulta tu l’abbia biasimata per la campagna trimestrale, contro il leader del tuo partito, condotta esclusivamente sulla scorta di chiacchiere da postribolo.

    Prima di unirti al coro invocante la mia crocefissione in piazza, dato che non sei ancora il segretario del Pd, bensì il presidente della Camera, avresti dovuto informarti. Bastava una telefonata a me, e non sarebbe stata la prima; se non altro, ascoltando l’altra campana, ti saresti chiarito le idee e le tue dichiarazioni sarebbero state più caute. Non ti è neanche passato per la mente che un conto sono i pettegolezzi e un altro i reati. Obietterai. Ma tu hai dato dell’omosessuale al direttore dell’Avvenire.
    Ti rispondo, caro Fini: l’omosessualità non è un reato; e neppure un peccato, per me non cattolico. Piuttosto tu, amico mio, un paio di anni orsono ti lasciasti sfuggire una frase infelice e memorabile: “Un maestro elementare non pu essere gay”.
    Con ci dando per assodato che un gay sia anche pedofilo. Converrai, di questo dovresti vergognarti.

    Poiché l’omosessualità non è in contrasto cori la legge, non mi sarei mai sognato di rimproverarla a Boffo. E in effetti gli ho solo ricordato le molestie a sfondo sessuale a causa delle quali è stato condannato dalla giustizia ordinaria, e non da me.
    Il Giornale si è limitato a riferire un episodio, ci rientra nel diritto dì cronaca (ho scritto cronaca, non gossip).

    Prendo atto che in un biennio hai cambiato posizione sui gay e non li consideri più – era ora – immeritevoli di stare in cattedra.
    Però un’altra volta avvisaci prima delle tue virate, altrimenti ci cogli impreparati. A proposito di virate, sei ancora di destra o da quella parte ti sei fatto superare da Berlusconi? Non è una domanda provocatoria. Nasce piuttosto da una costatazione. Sulla questione degli immigrati, parli come un vescovo. Sul testamento biologico parli invece come Marino, quello della cresta sulle note spese dell’Università da cui è stato licenziato.

    Intendiamoci, su questo secondo punto, molti sono d’accordo con te perfino nel Pdl, me compreso.
    Ma sul primo, scusa, è difficile seguirti. Tempo fa con Bossi firmasti una legge, che porta i vostri nomi, per regolanientare gli ingressi degli extra comunitari. La quale legge, nella pratica, si è rivelata insufficiente per una serie di lacune organizzative e burocratiche su cui sorvolo per brevità. Era ovvio che il governo di centrodestra, non appena insediato, correggesse e integrasse quelle norme introducendo il reato di clandestinità e, grazie alla collaborazione della vituperata Libia, i respingimenti, che non riguardano gli aventi diritto all asilo politico, ma chi viene qui convinto che l’Italia sia un gruviera in cui ogni topo, delinquenti inclusi, ottiene ospitalità e impunità.

    A te la nuova disciplina, benché indispensabile, non va a genio. E vai in giro a dire che è una schifezza, e immagino, tu punti a farla cancellare. Affermi che occorre essere più umani. Edificante. Ma come si fa? Ci teniamo tutti gli immigrati incentivando altri arrivi in massa? E dove li mettiamo? Case, ospedali, scuole, servizi e posti di lavoro: provvedi tu a crearli? Con quali soldi?
    Buono chiunque a essere umano scaricando sulla collettività – in bolletta – ogni onere. Perché viceversa non ti dai da fare per persuadere l’Europa, che ci fa le pulci, a condividere con noi il problema e a pagare le spese della soluzione? Per esempio con la spartizione, fra i vari Paesi membri della Ue, degli immigrati che approdano alle nostre coste?

    A te non premono soluzioni alternative, se no faresti proposte anziché lanciare critiche alla tua stessa maggioranza. Ti sta a cuore la simpatia della sinistra, che non sai più come garantirti. Il motivo si può intuire; se sbaglio correggimi. Miri al Quirinale perché hai verificato che la successione a Berlusconi avverrà con una gara cui è iscritta una folla. Fare il ministro non ti va; hai già dato. Fare l’uomo di partito, figurarsi; anche qui hai già dato. Continuare ad occupare la presidenza della Camera? Che barba. E allora rimane il Colle, lì a due passi da Montecitorio.

    Per arrivarci servono molti voti, ma non ne hai abbastanza nel Pdl. E’ necessario raccattarne a sinistra, alla quale, dunque, fai l’occhiolino nell’illusione di sedurla, Oddio. L’hai sì conquistata; lo si è potuto vedere alla Festa dell’ex Unità dove sei stato salutato quale novello Berlinguer. Ma la sinistra ti usa perché le fai comodo; sei il suo tassì. Al momento (di eleggere il presidente della Repubblica alla prossima legislatura) ai progressisti sarà passata la cotta. E da loro non beccherai un voto.

    Consiglio non richiesto: rientra nei ranghi. Torna a destra per recitare una parte in cui sei più credibile; non rischierai pùi di essere ridicolo come lo sei stato spesso negli ultimi tempi.

    Vittorio Feltri

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Lettera al compagno Fini

    Il Secolo difende Fini, Il Giornale lo attacca: una guerra fredda politica e mediatica all’ombra del Pdl

    di Antonio Sansonetti


    Il Secolo d’Italia, quotidiano di quel che fu An e prima ancora il Msi, difende il “suo” Gianfranco Fini. Il Giornale, proprietà di casa Berlusconi, attacca Fini e sfotticchia Il Secolo per il suo panegirico al leader dell’ex partito della fiamma ormai confluito nel Pdl.

    La tensione fra le due anime del Popolo delle Libertà ormai tracima sulla carta stampata di bandiera.

    Vittorio Feltri, dopo aver dedicato una settimana a fare di Dino Boffo un relitto di un tempo lontano, ne apre una nuova all’insegna della caccia grossa, accusando il presidente della Camera di troppo rapidi e inspiegabili cambi di rotta su gay, bioetica e immigrati, al punto da ribattezzarlo “il compagno Fini”.

    Il Secolo, dal canto suo, si era chiesto: «E se a tradire la destra fossero quelli che lo chiamano traditore?». Secondo il giornale diretto da Flavia Perina, le cose che dice Fini e che strappano più applausi alla sinistra italiana che alla controparte, sono quei valori che fanno parte della “vera destra” laica e liberale così come è ed è stata in Europa e Stati Uniti (Sarkozy, Cameron, Eisenhower) e che in Italia ha avuto interpreti come Montanelli, Longanesi, Spadolini.

    Il Giornale non si è lasciato sfuggire neanche questo, e non ha perso l’occasione per punzecchiare la testata sorella (o meglio “sorellastra”) con un articolo di Laura Cesaretti in cui si ironizza su quello che viene considerato come un tentativo posticcio di dare una “cornice di coerenza politica e ideale alle ultime mosse finiane” e alle sortite del suo think-tank “Farefuturo”. “L’apologìa di un co-leader che studia da leader, insomma”.

    Ma la verità è che la base di An, molto più dei colonnelli, è vicina a Fini e soprattutto decisamente restìa all’operazione-Pdl che Berlusconi ha concepito con criteri puramente aziendali: una fusione in cui l’azienda più grande incorpora e annienta la più piccola. I figli della fiamma, emersi dalle fogne grazie al Cavaliere ma poco propensi ad azzerare un’identità costruita in cinquant’anni di ghettizzazione, venderanno care le loro quote di minoranza.


    Il Secolo difende Fini, Il Giornale lo attacca: una guerra fredda politica e mediatica all’ombra del Pdl
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Lettera al compagno Fini

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Fantastico Feltri. Sarebbe bello se Fini rispondesse al direttore e seguisse il suo consiglio di rientrare nei ranghi della destra. Ma non credo lo farà ed è anzi probabile che questa lettera se la legherà al dito...
    Lo abbiamo detto più volte in passato: alcune sparate leghiste, certi eccessi della destra radicale e nostalgica, vanno fermati. Tuttavia, Fini si ferma ad un opera di denuncia, di attacco a politiche tutto sommato moderate e comprensibili. Il respingimento dei clandestini non è come bombardare i gommoni; il reato di clanestinità non ha portato ad arresti ed espulsioni di massa (ma da quanto vedo più burocrazia, con effetti ahimè scarsi); i soldati nelle città non hanno portato al golpe e all'instaurazione di uno stato di polizia, ma in molti casi maggiore sicurezza per i cittadini (io stesso mi sono sentito più protetto nelle stazioni dei treni delle grandi città, con la camionetta dell'esercito a vigilare). Feltri ha perfettamente ragione quando sottolinea lo scarto, talvolta sensibilissimo, fra il Fini di due anni fa (non di due decenni fa) e il Fini di oggi. Questo è giornalismo: scavare nelle contraddizioni dei politici, e chiederne conto agli interessati. Poi, certo, il politico di turno può rispondere o meno. Io spero vivamente che Fini lo faccia, per amor di verità e di chiarezza. Fin troppe volte si è chiuso a riccio, e da lungo tempo dalla sua bocca non vengono parole rincuoranti per l'elettorato di centrodestra.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Lettera al compagno Fini

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
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    Il Secolo, dal canto suo, si era chiesto: «E se a tradire la destra fossero quelli che lo chiamano traditore?». Secondo il giornale diretto da Flavia Perina, le cose che dice Fini e che strappano più applausi alla sinistra italiana che alla controparte, sono quei valori che fanno parte della “vera destra” laica e liberale così come è ed è stata in Europa e Stati Uniti (Sarkozy, Cameron, Eisenhower) e che in Italia ha avuto interpreti come Montanelli, Longanesi, Spadolini.
    Insomma, la vera destra sarebbe la sinistra. E il Fini di due anni fa sarebbe un mostro sporco e reazionario. Ma Il Secolo lodava il Fini di due, di tre, di cinque, di dieci anni fa? Io credo di sì. Queste lodi a prescindere sono false ed ipocrite.

    Citazione Originariamente Scritto da Florian

    Ma la verità è che la base di An, molto più dei colonnelli, è vicina a Fini e soprattutto decisamente restìa all’operazione-Pdl che Berlusconi ha concepito con criteri puramente aziendali: una fusione in cui l’azienda più grande incorpora e annienta la più piccola. I figli della fiamma, emersi dalle fogne grazie al Cavaliere ma poco propensi ad azzerare un’identità costruita in cinquant’anni di ghettizzazione, venderanno care le loro quote di minoranza.


    Il Secolo difende Fini, Il Giornale lo attacca: una guerra fredda politica e mediatica all’ombra del Pdl
    Ma sarà vero il contrario. La base di AN è disgustata dalla maggior parte delle dichiarazioni di Fini. L'unico punto di contatto rimane, forse, la contrarietà al testamento biologico come concepito fino ad oggi, che - ahimè - pare non trovi grandi simpatie fra gli italiani, di destra e di sinistra (ma il sottoscritto se lo tiene caro, comunque). Se Fini si candidasse a Presidente del Consiglio per conto del PDL, sarebbe un probabile disastro. A meno che il programma non attiri così tanto gli elettori del PD da catturare fette importanti provenienti dall'altra riva.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Lettera al compagno Fini

    Citazione Originariamente Scritto da FalcoConservatore Visualizza Messaggio
    Lo abbiamo detto più volte in passato: alcune sparate leghiste, certi eccessi della destra radicale e nostalgica, vanno fermati. Tuttavia, Fini si ferma ad un opera di denuncia, di attacco a politiche tutto sommato moderate e comprensibili. Il respingimento dei clandestini non è come bombardare i gommoni; il reato di clanestinità non ha portato ad arresti ed espulsioni di massa (ma da quanto vedo più burocrazia, con effetti ahimè scarsi); i soldati nelle città non hanno portato al golpe e all'instaurazione di uno stato di polizia, ma in molti casi maggiore sicurezza per i cittadini (io stesso mi sono sentito più protetto nelle stazioni dei treni delle grandi città, con la camionetta dell'esercito a vigilare). Feltri ha perfettamente ragione quando sottolinea lo scarto, talvolta sensibilissimo, fra il Fini di due anni fa (non di due decenni fa) e il Fini di oggi. Questo è giornalismo: scavare nelle contraddizioni dei politici, e chiederne conto agli interessati. Poi, certo, il politico di turno può rispondere o meno. Io spero vivamente che Fini lo faccia, per amor di verità e di chiarezza. Fin troppe volte si è chiuso a riccio, e da lungo tempo dalla sua bocca non vengono parole rincuoranti per l'elettorato di centrodestra.
    Sai che sto pensando zaffo?

    Che questa politica "strana" di Fini possa celare un conflitto di più ampia portata tra il mondo aennino e quello berlusconiano. Non a caso, in AN, anche chi è rimasto spiazzato da Fini - vedi ad es. la Meloni - in queste occasioni di frizione all'interno del PDL non manca di soccorrerlo. E non è un caso che recentemente Berlusconi abbia escluso i colonnelli di AN - tutti, anche chi gli è sempre stato vicino, vedi Gasparri - dalla cerchia di persone con la quale si è consultato riguardo il da farsi.

    Non vorrei che ci lasciassimo incastrare da queste guerre di potere che con la politica nulla c'entrano. Sempre che continuare a parlare di politica in senso stretto, oggi, abbia davvero un senso. L'affare-Boffo riguarda forse la politica? A mio avviso no, riguarda piuttosto Berlusconi.

    In questo caso attenzione a sparare troppo su Fini, perchè fino a quando in Italia la destra la comanda lui (e non Berlusconi, Ratzinger, o Feltri...), a quel carro siamo comunque legati. Sempre che la nostra appartenenza a destra non sia nel frattempo venuta meno a vantaggio di altre logiche (cattoliche, berlusconiane, etc.). Allora si aprirebbe ovviamente un discorso diverso.

    PS: Attenzione a Feltri! Lui dice a Fini: perchè non torni a presidiare la destra? E non: lascia fare la destra a chi la sa fare, ovvero noi (Berlusconi). Sintomo che lui a destra non ci vuol stare.
    Idem per Bossi, a cui interessano i voti degli aennini delusi, ma non la caratterizzazione a destra della Lega. Che nelle intenzioni del Senatur deve rimanere un partito "padano", ovvero territoriale.

    L'unica cosa giusta che Feltri dice a Fini è, a mio parere, di aprire gli occhi, che la sinistra appena non gli servirà più in chiave antiberlusconiana, lo scaricherà immediatamente.

    Comunque Feltri non fa il gioco della destra, fa il gioco di Berlusconi.
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  6. #6
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    Predefinito Rif: Lettera al compagno Fini

    Siamo "ridotti" ad elogiare un giornalista come Feltri,che a me è sempre piaciuto per il suo stile e la sua assenza di peli sulla lingua,ma non affatto di Destra. Le giravolte vergognose di Fini ci hanno fatti arrivare fino a questo punto..:sofico:
    Me ne fregio !
    E.Petrolini

    Non mi dite che sono incoerente,perchè lo so già.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Lettera al compagno Fini

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio

    Il Secolo d’Italia, quotidiano di quel che fu An e prima ancora il Msi, difende il “suo” Gianfranco Fini. [/url]


    E grazie che lo difende. La Secolo d'Italia SRL è presieduta da Raisi, amico di Fini.
    Se chi ci lavora, vuole continuare a portare a casa lo stipendio, non può mica non sostenerlo. Sarei però curioso di sapere, quanto ci credono a le cose che scrivono.

    In ogni caso, il Secolo d'Italia non lo legge NESSUNO. Se un edicola c'ha 1 copia è festa grande,
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  8. #8
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    Predefinito Rif: Lettera al compagno Fini

    Continua la lite nel PDL.

    Notevole vedere che a parte Bocchino, che fuori Napoli ha poco seguito, ben in pochi vanno oltre la difesa di ufficio di Fini.
    Ridicolo poi, vedere la Mussolini, che fino a poco tempo fa stava in un raggruppamento estremista, sostenere Fini.


    E la Mussolini: «Gianfranco fondamentale, Bossi va arginato, Anche con il filo spinato»
    Fini: «Tutto a posto? No, anzi...»
    Il presidente della Camera a Berlusconi: «I problemi politici ci sono ed è paradossale che lui li neghi»NOTIZIE CORRELATE

    Berlusconi: «Non sono un dittatore, con Fini tutto a posto» (8 settembre 2009)
    Caso Fini, tensioni nel Pdl Berlusconi: «Io lo stimo» (7 settembre 2009)
    Fini e Berlusconi si abbracciano a margine del primo congresso del Pdl (Ansa)
    MILANO - Non accenna a placarsi lo scontro tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Le parole pronunciate dal Cavaliere non sarebbero state gradite dal Presidente della Camera. Berlusconi infatti ha affermato che con Fini va tutto bene. «Tutto bene? Non è tutto a posto, anzi...», avrebbe detto l’ex leader di An commentando le parole del premier, secondo quanto riferiscono uomini del suo staff interpellati. «I problemi politici ci sono - avrebbe aggiunto Fini - ed è paradossale che Berlusconi li neghi». Sempre dallo staff del presidente si fa presente che Fini interverrà a Gubbio per illustrare e chiarire questi problemi.

    LA DIFESA DELLA MUSSOLINI - In difesa di Fini, dopo che nei giorni scorsi già si erano spesi alcuni esponenti del Pdl provenienti dalle fila di Alleanza Nazionale (tra gli altri, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno) si è schierata anche Alessandra Mussolini, che pure a suo tempo aveva lasciato An proprio in polemica con la posizione dell'allora presidente, reo ai suoi occhi di avere marcato troppo le distanze con la tradizione culturale che fu dell'Msi. Per la nipote del duce, il ruolo di Fini in questo frangente «è fondamentale» perchè bisogna «arginare la Lega di Bossi», e a questo fine il Pdl dovrebbe «riaccogliere Pier Ferdinando Casini»; quanto a Silvio Berlusconi che incontra la Lega tutti i lunedì, dovrebbe dedicare i giovedì agli incontri con il presidente della Camera, ha sostenuto la parlamentare nel corso di Klaus Condicio. «E' fondamentale - ha aggiunto - che alla riapertura dei lavori parlamentari - afferma - il Pdl faccia sentire la sua voce e, in questo, il ruolo del presidente Fini è fondamentale. Bossi va arginato, se necessario anche con il filo spinato».

    LITE BOCCHINO-FELTRI - Italo Bocchino, vicepresidente dei deputati del Pdl, se la prende invece con Vittorio Feltri per le dure critiche rivolte proprio a Fini dalle pagine del "Giornale". «Se il direttore non rende un buon servizio alla famiglia dell'editore, se gli interessi di Berlusconi e di Feltri sono così divergenti - afferma Bocchino in un'intervista alla "Stampa" - forse sarebbe bene che Berlusconi rinunciasse a Feltri». Non si fa attendere la replica di quest'ultimo: «Ho letto il Bocchino della verità - dice Feltri a SkyTg24 - secondo cui Berlusconi mi dovrebbe licenziare: intanto Bocchino dovrebbe sapere che il presidente del Consiglio non mi può licenziare, al massimo può farlo l'editore. E comunque non sono affari che riguardano Bocchino ma una società che è sul mercato e non c'entra con la politica. Le parole di Italo Bocchino riflettono la sua mentalità fascista». Poco più tardi arriva la contro-replica di Bocchino: «Mi dispiace che Feltri se la prenda quando lo si critica molto più serenamente rispetto ai suoi attacchi. Chi mi conosce sa che la mia mentalità è diametralmente opposta a quella che il direttore del "Giornale" definisce "fascista" e che il mio profilo ha molti limiti ma non è imbarazzante. Io ho solo detto ciò che prevede la legge vigente e cioè che se la linea del direttore confligge con gli interessi della famiglia dell’editore, si può anche incrinare il rapporto fiduciario - rilancia Bocchino -. Non ho mai parlato di Berlusconi ma della famiglia dell’editore, non ho mai invocato licenziamenti ma soltanto fatto notare che Berlusconi potrebbe avere problemi dalla linea editoriale di Feltri».

    Fini: «Tutto a posto? No, anzi...» - Corriere della Sera
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  9. #9
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    Predefinito Rif: Lettera al compagno Fini

    Prendetemi pure per pazzo o per sfasciacarrozze. Non me ne frega assolutamente niente.

    La questione è che io non voterò MAI PIU' per Silvio Berlusconi. L'ho fatto già abbastanza e me ne rammarico. Oggi non sto più dalla sua parte, sto contro.

    I motivi sono tanti e ogni giorno che passa se ne aggiungono di nuovi. Forse a voi non interessa, ma io sono stanco e schifato di un uomo abituato a concentrare tutto il potere su di sè e ad avere rapporti di mero vassallaggio con i suoi dipendenti e i compagni di partito. Sono stufo del suo conflitto d'interessi, della sua anomalia di tycoon prestato alla politica, e di come sguinzaglia i suoi cagnacci per azzannare chiunque gli vadi pestando i i piedi. E peggio ancora, mi viene da vomitare al pensiero di come consideri lo sport o la cultura solo un mezzo per far soldi. Del Milan ho già parlato, oggi ci dobbiamo occupare di cinema.



    Al festival del Cinema di Venezia in giornata è stato "applauditissimo" il film di Michele Placido sul '68. E te pareva: son tutti comunisti (Placido ha fatto pure il gesto del pugno chiuso). Ma qualcosa è andato storto con la critica. Già, il nostro regista "de sinistra" ha realizzato questo film apologetico sul sogno studentesco della rivoluzione per Medusa Film, che sappiamo tutti essere la compagnia di Berlusconi. Al che Placido, stizzito, si è incazzato ed ha ripetuto di aver sempre votato "da tutta altra parte". Prima di lui c'era stato l'intervento di Carlo Rossella, Presidente di Medusa Film, fischiatissimo dalla platea.

    Ecco perchè non mi piacciono in genere i liberali, specie se sono imprenditori. Perchè sono amorali. A loro interessa vendere, vendere, soltanto vendere... Non a caso Berlusconi è il "venditore" per eccellenza...

    Qua non esiste destra e sinistra. Qui c'è un uomo con i suoi accoliti da un lato, e chi non lo sopporta dall'altro. Ebbene io, da destra, non lo sopporto più. E sto ad aspettare sulla riva del fiume... prima o poi questo cadavere politico passerà... ed allora, forse, potrò tornare ad interessarmi della politica e magari discutere anche di Gianfranco Fini e della destra, se esisterà ancora...
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  10. #10
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    Predefinito Rif: Lettera al compagno Fini

    Ecco perchè non mi piacciono i liberali



    Perche Berlusconi è un liberale ? :gluglu: ( seconda volta che ti becco )
    "I socialisti sono come Cristoforo Colombo: partono senza sapere dove vanno. Quando arrivano non sanno dove sono. Tutto questo con i soldi degli altri."

 

 
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