"Padania", i redattori piccoli fan di Hitler
Foto shock nella sede del quotidiano della Lega
Saverio Ferrari
Milano - nostro servizio
Le foto che qui pubblichiamo sono state scattate solo qualche giorno fa, in via Bellerio a Milano, all'interno dei locali che la redazione de La Padania, il quotidiano della Lega Nord, divide con gli uffici del partito. Le riproduciamo in collaborazione con La Stampa che, nel suo inserto milanese in edicola oggi, le inserisce non a caso all'interno di un'inchiesta, curata da Alessandro Calderoni, dedicata ai luoghi della destra radicale milanese. Sono foto inquietanti. Ritraggono ciò che i redattori del giornale hanno affisso sulle pareti, sulle porte e sugli armadi dei locali in cui lavorano.
Tra le altre: foto di Hitler; della tomba di un ufficiale tedesco decorato con la croce di guerra con a fianco la parola «onore», vergata a mano, ed i simboli della «leben -rune» e della «toten-rune», le rune della «protezione» e della morte usate per le tombe delle Ss nel Terzo Reich; la riproduzione modificata dello stemma della «Gestapo»; l'emblema del partito nazionalista croato; l'immagine in divisa e con tanto di elmetto dell'ex-aderente alle Ss italiane Pio Filippani-Ronconi, figura nota per la sua partecipazione insieme a Pino Rauti al famoso convegno nel maggio del'65 all'Hotel Parco dei Principi di Roma, in cui si mise a punto la "strategia della tensione", e passato alle cronache ancora recentemente per aver curato la prefazione di un libro apologetico sulle Ss italiane, edito da una casa editrice neonazista. In un'intervista rilasciata solo qualche mese fa al Foglio, Pio Filippani-Ronconi ebbe anche modo di ricordare orgogliosamente di essere stato negli anni della guerra «celebre nel tirare il pugnale» tanto che «insegnavo come sgozzare un uomo senza perdere tempo».
La deriva a destra
Tutto si potrà dire tranne che le foto in questione rappresentino la sconveniente quanto imbarazzante inclinazione ideologica di qualche singolo giornalista o siano il frutto di iniziative goliardiche. La consuetudine di "personalizzare" la redazione con richiami al nazismo appare collettiva, esprimendo con tutta evidenza comuni orientamenti e medesimi retroterra culturali. Queste foto documentano, in conclusione, il segno di una deriva apertamente razzista.
Avevamo già avuto occasione, il marzo scorso, nel commentare l'ultimo congresso della Lega Nord di denunciare con preoccupazione lo scivolamento in corso di questo partito nel campo della destra radicale. Al centro di questa evoluzione l'opposizione alla "società multirazziale", fondata sull'esigenza di difendere la "purezza della razza padana", e la battaglia contro l'"invasione extracomunitaria", vista come causa della corruzione dei costumi e delle tradizioni, oltre che veicolo di diffusione di criminalità e malattie. Proprio come un tempo dicevano i nazisti degli ebrei.
In quello stesso congresso si vendevano come gadget mosaici con svastiche naziste e si consigliava, presso lo stand dei "Volontari Verdi", la lettura dei libri di Julius Evola sulla razza, editi dalla casa editrice di Franco Freda. L'onorevole Mario Borghezio, dal canto suo, tenne anche un dibattito per presentare "Il campo dei Santi" di Jean Raspail, un racconto razzista di fanta-politica in cui si immagina la caduta della civiltà occidentale, paragonata a quella di Costantinopoli, sotto la spinta di milioni di clandestini.
Non sappiamo se e in quanto tempo queste foto spariranno dalla redazione de La Padania. Quel che è certo, e preoccupa ancor di più, è che sembrano ben radicate nella testa dei suoi redattori.
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Ragazzi, scusate ma ho riportato questo articolo postato dall'amico Carbonass di qua perchè mi sembra alquanto grave e sconcertante, dopo averlo letto scrivete le vostre impressioni,
io sento ancora a crederci![]()
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