Siamo stanchi di sentire vociare gli "esperti" di problemi di giustizia.
Siano essi togati o laici, tanto per ricorrere ai nominalismi invalsi e che nulla hanno a che fare con le categorie reali del Diritto.
Siano essi magistrati o politici, gli uni e gli altri impicciati nei loro giochi di parte che nulla hanno a che vedere con i Diritti e le Garanzie dei cittadini.
Lo abbiamo più volte ripetuto: giustizialisti e garantisti appartengono alla stessa mala genia, quella - per intenderci - dei ciarlatani.
Genia con la quale noi non abbiamo nulla a che spartire.
La pantomima delle riforme fatta d'incontri e di scontri apparenti è divenuta a tal punto stucchevole da non meritare neppure più commenti.
Giusto processo, giudice unico, nuove proposte intese a "rivisitare" il codice penale e di procedura penale, diversi criteri di votazione e di formazione del CSM, distinzione delle funzioni e dei ruoli tra inquirenti e giudicanti, rogatorie e tribunali internazionali.
E intanto c'è chi muore nei braccetti di lungo isolamento, chi trova la liberazione nel suicidio, chi vive la disperazione dell'ingiustizia nelle mille forme note a tutti meno che agli "operatori di giustizia".
E ai loro caudatari del potere politico.
Tintinnio di manette e carcerazione preventiva.
Resistenza ad oltranza e poi" grazie, grazie, grazie!" urlato nei festini d'addio.
Con Ferrari gran riserva, di annata 2002.
Già proprio quella.
Ad Eleusi hanno portato puttane.
Il Diritto è desacralizzato: non è più da tempo Jus Populi.
Guerre tra bande per salvaguardare i privilegi di pochi.
Abbiamo assistito all'occupazione del Territorio-Giustizia messa in atto dal Partito dei Giudici e abbiamo visto i mafio-inquisitori operare indisturbati per affermare il loro potere.
Chi ha tentato di opporsi per difendere le garanzie e i diritti dei cittadini è stato proscritto e perseguito.
Tra l'indifferenza generale.
Spesso tra il plauso irridente dei detentori del potere politico, giudiziario e mediatico.
Ci facciano comprendere i "riformatori" del sistema giudiziario in che cosa consiste la loro attività innovativa quando non sono in grado d'imporre alla casta togata nemmeno la separazione delle carriere che persino nelle società tribali viene naturalmente attuata per fornire un elementare criterio di garanzia agli imputati.
Io t'incrimino, costruisco le prove a tuo carico, ti rinvio a giudizio, esercito l'accusa e, quindi, divenuto giudice ti giudico.
Non è un'ipotesi astratta: si è più volte verificato.
Chiedeteci i numeri, ve li forniremo.
No, facciamola finita e con le grida e con le dichiarazioni d'intenti.
Lo volete capire, ANIME BELLE, che la Giustizia non va riformata ma liberata?




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