Forse ricorderete l’inchiesta che partì da Napoli con grandi squilli di tromba nel 1996 contro la Philip Morris con l’accusa di aver realizzato una frode fiscale per ottomila miliardi di lire. Il gruppo americano vide il suo titolo crollare in borsa e la sua condanna, come quella dei manager coinvolti avvenne per “direttissima” in televisione e sui giornali.
Tuttavia, oggi, dopo quattro anni di minuziose e costose indagini, con annesso il trasferimento di tutto il fascicolo da Napoli a Milano perché il Tribunale del capoluogo partenopeo aveva dichiarato nel 1998 la propria incompetenza, e il riazzeramento di tutta l’istruttoria, cinquantamila pagine di documenti spulciati, plotoni di finanzieri ed esperti coinvolti nelle indagini, il gip milanese Guido Piffer ha prosciolto tutti gli imputati respingendo la richiesta del pm di rinvio a giudizio.
Il giudice ha prosciolto tutti "perché il fatto non è più previsto come reato".
C’è da chiedersi come sia possibile che certi inquirenti arrivino a commettere errori da dilettanti dopo aver mobilitato una struttura imponente di uomini e risorse per condurre indagini che si concludono con un non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato! Come è possibile che magistrati di un certo livello che lavorano in procure tanto glorificate ignorino le più elementari leggi provocando danni notevoli di immagine ed economici ai diretti interessati ed alla Giustizia in generale.




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