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    Predefinito papa Woitila e gli ortodossi

    In un altro sito moderato dal p.Daniele ho prosto un articolo di Galimberti che vorrei proporre alla discussione anche qui.
    Intendo fare una precisazione, ad evitare che mi venga richiesto: per quanto riguarda il Concilio Vaticano II sono d'accordo con Galimberti che - per il fatto stesso di essere stato convocato dopo la proclamazione di Pio IX del dogma del primato e dell'infallibilità del papa, era una indubbia grande apertura alla risoperta del valore della collegialità ecclesiale che è uno dei cardini dell'ecclesiologia ortodossa. Basta leggere la "Lumen gentium" che tanto preoccupò che - in extremis - il card.Ottaviani riuscì a far aggiungere la "nota explicativa previa" perchè gli pareva (e in parte giustamente) che a parte il ribadirlo a parole, il documento si rimangiasse la definizione di Pio IX. Non bisogna dimenticare che molti eminenti studiosi avavno affermato dopo il Vaticano Primo che, dopo la dogmatizzazione sul papa, ogni altro concilio sarebbe stato superfluo!
    Che poi questo Concilio abbia aperto le porte ad ulteriori disastri all'interno del cattolicesimo romano, disastri che lo hanno allontanato altrimenti dall'ortodossia (basti pensare a quell'orrore che è la liturgia cattolica postconciliare che tradisce le stesse indicazioni di fondo del Vaticano II), questa è altra cosa.
    Tanto premesso ecco quanto vi sottopondo.

    Vorrei riproporre ai frequntatori di questo forum un testo che il filosofo Galimberti scrisse per un noto quotidiano in occasione degli 80 anni del papa. Ovviamente non posso condividere l\'atteggiamento laico e relativistico dell\'autore. Da Ortodosso so che la verità è nella Chiesa, e che questa è LA Chiesa Ortodossa. Ma - proprio perchè Ortodosso - so che la Chiesa cattolica (nel senso vero che non significa \"papale\" come oggi il termine comunemente fa) non sposa nessuna specifica cultura e che, nel nome del dogma Efesino- calcedonese vede il Dio-Uomo ( e non l\'Uomo Dio come nestorianamente si è abituata a fare la teologia occidentale) pronto ad assumere i volti delle culture. Il Cristianesimo ortodosso Gregop è profondamente diverso - culturalmente - da quello Slavo (basterebbe guardare un Volto di Cristo di Rublev e paragonarlo coi suoi prototibi bizantini), eppure la fede è identica ed integra. L\'Ortodossia non ha mai conosciuto un proselitismo culturale come la latinità. Ovviamente alcune forme culturali si sono trasmesse - di necessità - ma MAI IMPOSTE.
    Questo articolo però è molto interessante per l\'analisi, che condivido appieno.
    Specialmente ora che gli ultimi sprazzi di questo papato ne rivelano sempre di più il volto (si pensi all\'effettuata canonizzazione di Padre Pio, evidente incarnazione di quanto di più deteriore c\'è nel devozionismo nestorianeggiante oggidentale, sentimentalistico e lacrimevole, emozionale, moralistico e pochissimo teologico - nonchè alla annunciata canonizzazione del fonfatore dell\'Opus dei, rappresentante della più terriobile ansia di potere del papismo9.
    Eccovelo, sperando che faccia discutere, ortodossi e non ortodossi.
    IL PAPA E IL DIO D\'OCCIDENTE
    di UMBERTO GALIMBERTI
    IL PAPA compie ottant\' anni. E qui non è il caso di fare un bilancio del suo pontificato perché, di questi tempi, già ne sono stati fatti tanti, con tonalità quasi sempre apologetiche ed entusiastiche. Più interessante mi pare sia chiedersi che lineamenti ha assunto il volto di Dio a partire dalle parole, dai gesti, e dagli atti di questo Papa?
    L\'impresa non è facile, perché Wojtyla, nel suo pontificato, ha parlato pochissimo di Dio
    e moltissimo dell\'uomo. E ha parlato anche delle pratiche di vita dell\'uomo, conformi o difformi all\'insegnamento tradizionale della Chiesa, che con questo pontefice è uscita dal suo riserbo e dalla sua circoscrizione geografica per divenire, grazie all\'uso sapiente dei media, per la prima volta davvero universale. Universale come il mercato, universale come la globalizzazione, universale come il capitalismo. Categorie queste tutte occidentali che hanno reso occidentale anche il volto di Dio.
    Un Dio che, all\'inizio del secolo appena concluso, non esita a inviare i sui messaggi sovrannaturali in un paesino del Portogallo, Fatima, che porta il nome della figlia di Maometto, e che ancora oggi i musulmani rivendicano come luogo sacro della loro fede. Così vengono marcati i confini della cristianità nei confronti dell\' Islam che si affaccia sull\'altra riva del Mediterraneo. Ma non basta. L\'anno dell\'apparizione di Fatima, il 1917, è anche l\' anno della rivoluzione russa che mette a tacere, ben più della cristianità latina d\'Occidente, la cristianità ortodossa d\'Oriente. Quest\'ultima, per tutto il periodo del comunismo, continua a vivere ben radicata e profonda nell\'anima dei popoli slavi, per i quali, a differenza che da noi, la religione è intimamente connessa alla loro cultura, al loro modo di essere uomini. Ma in Occidente, per tutto il tempo del pontificato di Pio XI e Pio XII si sfrutta e si evidenzia, dell\'oppressione religiosa generalizzata in Oriente, l\'oppressione della cristianità latina presente in Polonia, in Ungheria e in Cecoslovacchia, ribadendo così la distanza secolare che divide i cristiani d\'Occidente da quelli d\'Oriente e la necessità di cristianizzare la Russia (ovverosia: portare al papato. NDC) per salvare la cristianità d\'Occidente. Con Pio XI e Pio XII il volto di Dio diventa sempre più occidentale, fino a chiudere un occhio sul nazifascismo che andava diffondendosi in Europa. Un fenomeno che, per quanto terrificante fosse, agli occhi della Chiesa era pur sempre un baluardo contro l\'ateismo della politica (non della gente) dei paesi comunisti. A diluire la guerra fredda, che non era solo tra capitalismo e comunismo, quindi tra due sistemi economici, ma tra due antropologie, cioè tra due modi di essere uomini: con Dio o senza Dio, fu papa Giovanni che divenne interlocutore sia dei credenti sia degli atei, perché si avvertiva che la sua parola era rivolta all\' uomo prima di tutte le distinzioni di fede. Papa Giovanni si accostò all\' ortodossia della cristianità dell\'Oriente, che riconosce come sua autorità la comunità dei vescovi e non il primato del Papa, aprendo il Concilio Vaticano II, ossia una comunità di vescovi con il Papa in ascolto.
    Fu la massima apertura dell\' Occidente all\'Oriente, un\'apertura che Paolo VI proseguì dando speranze di dialogo e di avvicinamento e che papa Wojtyla chiuse, riaffermando con enfasi il suo primato, quindi i tratti del dio d\'Occidente e la sua secolare distanza dall\'ortodossia d\'Oriente che, dalla Grecia, attraverso la Serbia, l\'Ucraina, la Bielorussia, giunge al cuore della Russia non più comunista, ma altrettanto distante da Roma, perché ortodossa.
    Una distanza antropologica che si può toccare con mano appena si va in quelle terre, dove si è disposti ad accogliere il Papa come vescovo di Roma, ma non come capo della cristianità.
    E così, dopo aver perso la cristianità d\'Oriente nell\'VIII secolo d.C. per effetto dell\'alleanza del papato con i Franchi, dopo aver perso il Nord Europa (e in seguito e di conseguenza l\'America del Nord) nel XVI secolo con la rivolta di Lutero contro Roma, la cristianità d\'Occidente ha finito con l\' essere circoscritta alla geografia della latinità mediterranea, estesa al Sudamerica cristianizzato nel \'500 con i metodi violenti spero noti a tutti.
    Ora, il Papa venuto dalla Polonia, un paese cattolico che confina con i paesi protestanti a ovest e con i paesi ortodossi a est, tenta di allargare i confini angusti della cristianità d\'Occidente oltre i confini della latinità, e perciò parla di dialogo tra le fedi cristiane, auspicando una fratellanza impossibile.
    Impossibile perché non si può pensare a un recupero del mondo protestante, che si affida al dialogo diretto della coscienza di ciascuno con Dio, proponendo una Chiesa mediatrice di questo dialogo e ribadendo a ogni piè sospinto il culto mariano che il mondo protestante rifiuta.
    Allo stesso modo non si può parlare con il mondo ortodosso, che riconosce la comunità dei vescovi ma non il primato del papa, proponendo un\'autorità pontificia che, anche nel mondo della cristianità latina, ha azzerato ogni collegialità episcopale. Questo Papa dunque ha ribadito il Dio d\'Occidente, e le sue parole di dialogo con le altre fedi hanno più il sapore del desiderio di integrazione delle altre religioni alla religione della latinità, che non quello dell\'autentico incontro.
    Recentemente il Papa ha chiesto perdono per le colpe della Chiesa, perdono per l\'atteggiamento assunto nei confronti degli ebrei, perdono per l\'atteggiamento assunto nei confronti della scienza, perdono per l\'atteggiamento assunto nei confronti dell\'eresia.
    Ma che dire di una Chiesa che fa così reiterati atti di umiltà rivendicando comunque per sé la verità assoluta? Tradotto, questo discorso significa: noi cristiani d\'Occidente abbiamo fatto degli errori, ma voi siete comunque nell\'errore, perché la verità appartiene in ogni caso alla Chiesa cattolica che ha nel Papa il suo infallibile interprete perché \"vicario di Cristo\".
    Con questa irremovibile premessa, chiedere perdono non ha altro senso se non quello della buona educazione nei confronti di altre religioni e dello stesso laicismo, che la Chiesa cattolica riconosce di avere a suo tempo offesi, ma che per lei restano comunque figure erranti e prive della luce della verità.
    E allora quando la logica non tiene, si ricorre al segno del cielo, al \"vescovo bianco che cammina tra i martiri come morto\" secondo la rivelazione di Fatima con cui il Papa di Roma, e con lui il popolo che lo segue, si sono identificati, costringendo Dio ad assumere non solo i tratti del Dio d\'Occidente, ma addirittura i lineamenti del suo vicario in terra.
    Questa autoagiografia cementerà anche la fede popolare della cristianità d\'Occidente, ma rende incolmabile le distanze con la cristianità dell\'Oriente e con la cristianità protestante, per non parlare di ebrei e musulmani, di buddisti e taoisti, per non parlare di quanti, alzando gli occhi al cielo, vorrebbero incontrare un Dio meno segnato dalle fattezze dell\'Occidente, dalla sua storia, dalla sua cultura e persino dalla sua tecnica mediatica di cui questo papa s\'è fatto perfetto interprete.

  2. #2
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    Predefinito non concordo con lo stile

    Si può concordare tutto o contraddire tutto quello che Lei o nell'articolo si evidenzia, però anche voi come la maggior parte della gente siete un gran bravi a criticare sempre gli altri, ad evidenziare i difetti o i sospetti negli altri.
    Avrete anche la fede pura, ma se poi a questo non corrisponde anche un comportamento completamente puro, privo di pregiudizi a che cosa serve avere la fede pura se poi non giova niente alla persona ma vi serve solo per evidenziare i difetti degli altri. Nostro Signore sa benissimo i difetti che ognuno di Noi ha, non ce bisogno che Lei perda continuamente tempo nel evidenziarli per mostrare la sua purezza o la purezza di tutti gli ortodossi, perchè poi basta andare in un paese a maggioranza ortodossa e si scopre con tristezza la denigrazione che c'è verso i cattolici, sarà anche x errori passati, ma se non si è capaci di perdonare che Cristiani siamo? puri.... lo racconti a qualcun altro.
    Non è continuando a criticare gli altri che si aumentano i fedeli, ma con l'esempio di vita cristiana che si convincono gli atri.

    Per lo meno prima di criticare certe persone o Santi ci pensi, ci sono già i comunisti che lo fanno in abbondanza e loro certo non sono e non cercano di essere dalla parte Dio.

    Che paranoia che siete ..... solo e solo critiche......cerchiamo nuove iniziative per unirci............NON CONTINUATE A EVIDENZIARE QUELLO CHE CI DIVIDE..........ORAMAI LO SAPPIAMO BENISSIMO.......

  3. #3
    Qoelèt
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    Non è certo per il gusto di una critica fine a se stessa,Leonardo,questo nostro atteggiamento,ma per quell'Amore verso il prossimo che è dire la verità (come ben affermava San Fozio),senza l'ipocrisia del politically correct.
    Sembriamo agli occhi del mondo "ecumenista" intolleranti, fanatici,integralisti,settari? E sia!perchè ognuno di noi professa il Credo nell'Unica Santa Cattolica ed Apostolica Chiesa (intesa come realtà divino-umana o,come intendeva il santo padre Justin Popovic ,Ipostasi eterna),ossia quella Ortodossa e la cosiddetta "teoria dei rami",su cui si basa l'ecumenismo,altro non è che una aberrazione ecclesiologica,una terribile eresia,anzi,una "paneresia".Ciò non toglie l'amore che noi,come cristiani,proviamo per i cattolici e per ogni fratello (fidati che il nostro desiderio di unità non è certo minore di quello degli ecumenisti moderni),ma l'ipocrita atteggiamento ecumenico pretende assurdamente di prendere in considerazione solo ciò che ci unisce e mettere da parte ciò che ci divide (ed è inutile negare l'abisso teologico che ci divide,pensa solo ai disastri creati dal filioque nella teologia occidentale....), eppure (cito il bel libro di p.Silvano "Attualità del simbolo") "non è mascherando ,o tacendo,o sminuendo la gravità del male che il medico amerà l'infermo;al contrario sarà proprio l'amore che spingerà il bisturi là dove è la cancrena,per ripristinare la salute"! Nessuno di noi,in nome di una unità tutta umana,è intenzionato a svendere le fondamenta su cui si basa la nostra Fede e la nostra Chiesa,la vera unità avverrà solo tramite la conversione dei cuori e il ritorno alla Fede: come i santi monaci dell'Athos, di un monastero di cui ora non ricordo il nome ,scrissero, anche noi confessiamo :" ORTODOSSIA O MORTE" .
    Dio ci aiuti a mantenere con la Sua Grazia nei fragili vasi d'argilla della nostra indegnità il Tesoro della purezza della sua Fede ; e a tutti gli "ortodossi buoni,ufficiali ed ecumenici" impegnati nel dialogo per l'avvicinamento agli eterodossi (AGLI e non DEGLI !!!) è bene ricordare i Canoni della nostra Santa Chiesa :

    Canone 10 "dei Santi Apostoli"

    Se qualcuno prega in compagnia di qualcuno che è fuori della comunione (della Chiesa) fosse anche in una casa privata, che sia scomunicato.

    Canone 11 "dei Santi Apostoli"

    Se un membro del clero prega insieme ad un altro membro del clero che è stato deposto sia lui stesso deposto.

    Canone 45 "dei Santi Apostoli"

    Se un Vescovo, un Prete o un Diacono prega semplicemente con degli eretici, che egli sia sospeso; ma se egli ha consentito (agli eretici) di officiare in quanto chierici, che sia deposto.

    Canone 46 "dei Santi Apostoli"

    Noi ordiniamo che un Vescovo, o un Prete che abbia accettato il Battesimo o l'Eucaristia degli eretici, sia deposto. Perché "che accordo c'è tra Cristo e Belial?" O qual consorzio può avere il fedele con l'infedele?

    Canone 65 "dei Santi Apostoli"

    Se un membro del clero o un laico entra in una assemblea di Giudei o di eretici, per pregare, che egli sia deposto e scomunicato.

    Canoni 15 e 16 del Concilio Primo-Secondo

    Dopo avere nella prima parte del Canone affermato che la condotta morale di un Vescovo non giustifica la rottura con lui, così prosegue:
    ...al contrario, quelli che a causa di una eresia condannata dai concilii o dai padri, si separano dalla comunione di chi ha in mezzo a loro la presidenza, qualora lui predichi l'eresia o la insegni col suo comportamento pratico tenuto nella Chiesa, in questo caso non solo non sono sottoposti ad alcuna sanzione canonica per aver rotto la comunione con il sedicente Vescovo, anche prima di un giudizio sinodale o conciliare, ma, al contrario, sono da stimarsi degli di ogni lode che a loro viene da tutti i cristiani ortodossi… essi infatti non fanno uno scisma ma al contrario preservano la Chiesa dal vero scisma.

  4. #4
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    Smile mi spiego........

    Caro Qoelèt
    tu hai le tue idee e gli altri le loro, tutte da rispettare, ci mancherebbe. Ma la cosa fastidiosa è che qui in Italia se uno è diverso da cattolico vive nella massima libertà.
    Nei paesi a maggioranza ortodossa, i cristiani che hanno la piena verità, fanno descriminazioni sui cattolici e questo te lo dico perchè l'ho provato dal vivo come si suol dire.

    Percui ti faccio questa domanda: A COSA SERVE AVERE LA FEDE PURA, MOSTRARMI PURO MEGLIO DEGLI ALTRI SE POI A QUESTO NON SEGUE UN ADEGUATO COMPORTAMENTO CRISTIANO ?

    Se vuoi ti faccio infiniti esempi, purtroppo sono conseguenze di una continua collisione fra Politica e Religione, che in tutti i paesi a maggioranza ortodossa continua a vivere e anche questo, purtroppo per tradizione...........

    saluti e abbracci

  5. #5
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    Predefinito per cercare di capire

    In questi giorni è uscito un piccolo libro, agile e accurato "Gli Ortodossi".
    E' scritto dal prof.Morini di Bologna (Università) per la casa editrice Il Mulino.
    Questo piccolo libretto, scritto da un cattolico come il prof.Morini è, si sforza di entrare nell'animo degli ortodossi e di comprenderli. Per esempio spiega benissimo perchè per gli Ortodossi la Verità ha più importanza della Virtù. Ed io sottoscrivo la sua spiegazione ed invito tutti i frequentatori dell forum a comprare questo libretto (cosa anche poco) e a leggerlo.

  6. #6
    Qoelèt
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    Carissimo Leonardo,concordo con te sull'atteggiamento poco cristiano ( e umano!)che molti stati a maggioranza ortodossa adottano verso le altre confessioni cristiane,in particolare quella cattolica: è mia profonda convinzione che uno stato LAICO debba garantire a tutti i cittadini la piena libertà religiosa; proprio per il fatto che io,come ortodosso ,professo l'Unicità della Chiesa,non temo certo errori ed eresie,nè tantomeno cerco di difendere la Chiesa con l'uso del braccio secolare....
    E' davanti agli occhi di tutti il triste esempio della Chiesa Russa ufficiale (sul cui atteggiamento ci sarebbe da scrivere enciclopedie... ), ma ad essere malata ed errante in questo caso non è la CHIESA ORTODOSSA , ma la realtà delle sue chiese locali . E quando parlo di ipocrisie ecumeniche, anche a certe realtà mi riferisco : chiese che ricordano i potenti che a Yalta si spartirono il mondo (guarda ad esempio le dichiarazioni scandalose del patriarca Alessio II di inizio anno, o la sua benedizione alla chiesa del KGB agli inizi di Marzo... ) ! E' anche per questo che noi ortodossi tradizionalisti siamo ovunque poco tollerati.....
    Un saluto fraterno
    Luca

  7. #7
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    Predefinito

    Caro Leonardo,
    qui non si tratta di critiche, ma di dire e vivere ciò che è la retta fede. Sicuramente fra gli ortodossi e gli eterodossi ci sono persone squisite e delinquenti, ma questo non c'entra. Mi parli di ortodossi che trattano male i cattolici e di cattolici che lasciano liberi gli ortodossi...qui, secondo me, non parli con cognizione di causa. Senza colpa ovviamente. Io, cattolico in passato ed oggi ortodosso, posso dirti che i cattolici discriminano gli ortodossi eccome! Soprattutto se questi fanno discorsi scomodi come il Vangelo. Li trattano come i poveri fratellini birichini. L'amore non è un vaso di miele ma una rosa, con spine e velluto. Io ho patito e patisco la mia condizione. Vengo emarginato o discriminato per ciò che sono quando la facciata dice che il dialogo c'è ecc. Ma quando l'ortodossia è lì a portata di tocco, avviene lo scandalo...e l'ho vissuto, ripeto e lo vivo.
    La situazione attuale, dice gran tanto ma fa gran poco. Si fanno i Monasteri di Bose, i convegni ecumenici, ma non ci si preoccupa minimamente della sensibilità ortodossa e del fatto che comunque, il dialogo, deve iniziare dal ritorno all'Ortodossia.
    Sono stato trattenuto, imbrogliato, insultato e dileggiato. E tremo al pensiero di quanti soffriranno in silenzio. Chi mi conosce capirà la profondità dolorosa delle mie affermazioni...
    Comunque, gli ortodossi non criticano ma mettono in pratica ciò che Qoèlet ha riportato e Padre Silvano ha tante volte ribadito: non c'è amore più vero del dire la verità. Qui non si tratta più di idee ma di salvezza: cattolici e ortodossi, non sono due fazioni politiche dove ognuno può dire la sua. La verità è una sola, quella che Cristo ha insegnato e francamente, vedo ben poco nei riti mediatici e variopinti di Roma di quello che fu il messaggio di Gesù. Chi ama Gesù lo deve seguire, ma non a suo modo: deve seguirlo come il Salvatore ha chiesto e insegnato. Qui non ci sono democrazia, par condicio e tutte queste invenzioni temporali: Cristo e il suo vangelo sono unici, e non soggetti all'usura del tempo. Nessuno può cambiare Gesù né i suoi insegnamenti...nessuno si può inventare dogmi o nuove verità.
    Cari saluti

  8. #8
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    Gli interventi precedenti costituiscono un'ottima glossa all'articolo di Galimberti e rivelano differenti sensibilità alla sua salutare provocazione. Non solo Galimberti ma anche altri filosofi, da prospettive differenti, sono inclini a scorgere nella deriva e desertificazione tecnica dell'esistenza, in cui l'uomo è ridotto funzionario di un apparto impersonale che non conosce mezzi e fini se non l'indefinito autopotenziamento (con il crollo conseguente di ogni progettualità di ogni etica e di ogni antropologia), un "prodotto" del cristianesimo, della sua desacralizzaione del mondo, del suo antropocentrismo esasperato, della sua tensione escatologica - che non riconosce alla morte il senso di limite invalicabile alla hybris, all'orgoglio dell'uomo, cui spetterebbe la tragica ma virtuosa assunzione di una vita all'altezza della propria finitezza, donando senso e forma al suo esistere nel mondo e nella compagnia degli uomini - ma cerca di eccedere i limiti della natura verso un Regno prima atteso da Dio e poi creato caricaturalmente con le proprie mani attraverso i deliri ideologici e tecnici. Dal Dio Uomo, all'Uomo Dio sino al non uomo, al prodotto, al funzionario tecnico è la parabola desolante di cui l'orizzonte cristiano è contemporaneamente origine e vittima. I linamenti occidentali del volto di Dio risentono fortemente di tale secolarizzazione: la fede si riduce ad adesione ad enunciati astratti, la carità a filantropia, la teologia ad esercitazione accademica, la liturgia a formalismo vuoto e non all'esperienza di tutto l'uomo al mistero, all'evento pasquale. Il Cristo senza lo Spirito diviene esempio morale ma impotente a trasfigurare l'esistenza, lo Spirito senza il Cristo una diffusione impersonale e luogo di entusiasmi fusionali, il Padre senza la sua ri-velazione in Cristo e nella luce dificante dello Spirito idolo lontano e minaccioso. Se è certamente parziale ed inesatto vedere nel cristianesimo l'origine del nihilismo odierno è però forse opportuno considerare come la disunione dei cristiani, la difesa gelosa delle proprie acquisizioni spirituali, teologiche, ecclesiali abbia contribuito non poco allo scenario attuale. L'Oriente cristiano avrà senza dubbio un compito profetico nel tentativo di ridonare al cristianesimo un'eloquenza ed una potenza trasfigurante per l'oggi particolarmente grazie al suo approfondimento pneumatocentrico, alla sua teologia orante ed esperienziale dello Spirito santo e delle energie divine, garante di un Dio che pur totalmente partecipato resta peraltro tutto intero impartecipabile e non oggettivabile dalla razionalità logico-strumentale, di una cristologia non risolta in morale filantropica ma dilatata nello Spirito alle sue dimensioni proto ed escatologiche, di un'ecclesiologia non gerarchica e piramidale ma carismatica, pneumatica e comunionale.

  9. #9
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    Sono a conoscenza anche di discrminazione verso gli ortodossi da parte di cattolici e sono convinto anch'io che qui non si parla di politica, ma di Dio.
    Però un conto è parlar male, non donare una chiesa in "uso" (che brutta parola, scusate ma ho premura), cercare di isolare l'altro, il diverso (sempre atti contrari al cristianesimo), e un'altra è non fare entrare i cattolici in un Paese, rifiutargli il lavoro se diverso da noi, impedirgli la carriera, privare gli altri della libertà di espressione, di organizzarsi come vuole...... e chi più ne ha più ne metta.
    QUANDO SI PRIVA IL DIVERSO DELLA SUA LIBERTA' CI SI COMPORTA NON DA CRISTIANI, per capire vediamo benissimo che Dio ci lascia liberi di esprimerci e alla fine ci giuducherà; LUI solo giudicherà l'intera umanità, Papi compresi.

    devo scappare

    un saluto

  10. #10
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    Predefinito Tradizionalismo Ortodosso e rispetto

    Come Leonardo ben saprà io ed altri frequentatori del sito ci riferiamo alla Chiesa Ortodossa Tradizionale o "del vecchio Calendario" nel Sinodo moderato del Metropolita Cipriano. Siamo quindi convinti che l'Ecumenismo sia la "paneresia" del nostro secolo.
    Questo non ci ha impedito di inviare all'Ambasciata Russa in Italia una lettera di vibrante protesta per le esclusioni a cui tu (penso) fai riferimento.
    A Cesare quello che è di cesare e a Dio quello che è di Dio. Una cosa è esser certi della verità, un'altra è invocare il braccio secolare a difendere la tua certezza perchè tu hai poca fede in Dio e sei cosciente di alcuni tuoi limiti (come la capacità evangelizzatrice del clero).
    Questo è quanto postai all'epoca sul Furum di Orthodoxia (www.geocities.com/danielemarletta) contenente il testo della mia lettera.

    Leggiamo dalla Stampa le notizie circa il divieto di accesso in Russia di due ecclesiastici romano-cattolici.
    Nonostante che abbiamo più volte stigmatizzato l'atteggiamento di "cattivo proselitismo" operato talora dai cattolici, abbiamo altrettanto constatato con piacere che lo stesso cardinale Kasper ha condannato questo "eccesso di zelo".
    Essendo però anche noi minoranza, anzi minoranza nella minoranza, ci rendiamo bene conto che prezioso valore rappresenti la libertà religiosa. Anche se siamo convinti, secondo la parola del Signore, che i Cristiani veri saranno sempre perseguitati.
    Ho credito bene, anche per evitare che l'atteggiamento del Patriarcato di Mosca e del Governo Russi vengano scambiati dagli Italiani e dal nostro Governo come rappresentativi delle nostre posizioni e visto che - giustamente - pretendiamo il rispetto dei nostri diritti e l'ingresso libero dei nostri sacerdoti, che talora già ha dato - talora - problemi, inviare una lettera che ora rendo pubblicamente nota mediante il forum:

    Associazione dei Cristiani Ortodossi in Italia – Giurisdizioni Tradizionali
    Ente Morale di Culto riconosciuto con D.P.R. 14/01/1998
    Via di Lizzanello 1 – 51030 S.Felice (PT)
    Tel. 0573 41249 fax 1782228337 E.Mail ortodossi@tiscalinet.it



    All’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia

    Al Rappresentante Diplomatico della Federazione Russa presso la Santa Sede

    E p.c.

    Al Ministero dell’Interno
    Divisione dei Culti diversi dal Cattolico

    Al decano del Patriarcato di Mosca in Italia
    Arciprete dott.Antonio Lotti

    Alla segreteria di Stato della Santa Sede

    Alla Stampa

    Signor Ambasciatore,
    Signor Rappresentante diplomatico presso la Santa Sede,

    nella mia veste di Presidente dell’Ente Morale che rappresenta giuridicamente in Italia i cristiani ortodossi che non si riconoscono nella strada del modernismo e dell’ecumenismo, proprio a causa della fermezza della nostra Chiesa “Colonna e Fondamento della Verità” - per usare l’espressione neotestamentaria ripresa come titolo del suo più celebre libro dal grande padre Pavel Florenskij, onore e vanto del pensiero russo del ‘900, - devo esprimere formalmente il mio disappunto e la protesta mia e dei cristiani ortodossi che rappresento, per il trattamento che la Federazione Russa ha riservato recentemente ad alcuni rappresentanti del clero cattolico-romano distaccati in Russia in ragione del loro ministero.
    Questo atto, lontano da rappresentare un atto di vicinanza dello Stato Russo alla Chiesa Ortodossa rappresenta una dimostrazione di come sia difficile a questo Stato accogliere i principi di uguaglianza religiosa e di libertà di coscienza che sono patrimonio di tutti gli Stati di Diritto.
    Se la sfera religiosa, secondo la visione ortodossa, non può fare a meno di affermare l’Unicità della Chiesa, Santa Cattolica ed Apostolica – che sussiste nella Chiesa Ortodossa ed in essa sola, questo non significa – né può significare che lo Stato, indebitamente ipossa ingerirsi in una sfera che non gli è propria, tradendo così il fondamento stesso della Stato di Diritto che difende i diritti di tutti a qualunque credo appartengano e qualunque ideologia professino.
    All’interno del mondo Ortodosso i Cristiani Ortodossi che il nostro Ente rappresenta in Italia, siamo minoritari, ma non così tanto da non potere e dovere alzare la nostra voce. Quello che oggi si sta facendo ai cattolici-romani si potrà domani fari anche a noi, se lo Stato si intenderà di stabilire lui quali confessioni hanno diritto di cittadinanza in esso. E’ vero che lo Stato, proprio per la difesa della libertà dei cittadini, deve proteggerli da quel proselitismo “cattivo” proprio di certe organizzazioni che non è certo il modo di fare dei cattolici-romani né di nessuna organizzazione di gente onesta e sensata. Il cardinale Kasper, in una sua recente replica al Patriarca S.S. Alessio II,
    ha condannato il "cattivo proselitismo", che forse per eccesso di zelo è stato talora praticato, ma ha – e giustamente – condannato la pretesa che il mondo possa essere diviso in zone d’influenza spirituale.
    I Trattati internazionali garantiscono il diritto alla libertà religiosa, nel quale diritto rientra quello della diffusione, con mezzi leciti, del proprio credo ed il diritto di cambiare religione.
    Mentre si protesta giustamente perché nei paesi a tradizione islamica questi diritti non vengono rispettati, ci dobbiamo accorgere che paesi, come la Russia, che hanno una tradizione cristiana ortodossa non riescono ancora a distinguere la sfera religiosa da quella laica e politica.
    In Italia il Conte di Cavour affermava “libera chiesa in libero stato” e questo principio – fortunatamente recepito, nell’essenza, dalla Repubblica Italiana nella sua Costituzione, assicura a noi minoranze religiose la possibilità di essere legalmente tutelate nei nostri diritti e così anche la possibilità di essere difesi dal maggior potere – di fatto – della confessione numericamente dominante. Cosa accadrebbe a noi ed a tutti i cristiani ortodossi se la Repubblica Italiana e gli altri paesi a maggioranza cattolica o protestante si comportassero verso gli ortodossi come oggi la Federazione Russa si comporta verso i cattolici-romani? Si dovrebbero bloccare alle frontiere, come voi avete fatto, i ministri di culto ortodossi stranieri che vengono a darci una mano?
    Se comprendiamo che la cattiva ecclesiologia (e condividiamo in buona parte, seppur da ben altra prospettiva, le considerazioni teologiche evincenti del cardinale Kasher) del Patriarca Alessio II è stata alimentata dalla ripetizione degli slogan del cosiddetto movimento ecumenico, che noi non condividiamo e nel quale non ci riconosciamo, sappiamo però che questa è questione ecclesiale e che lo Stato non deve ingerirsi se non per garantire la libertà di tutti.
    Noi Ortodossi siamo certi che – per Grazia Divina e non per nostro merito – siamo l’Israele del Nuovo Testamento depositario dell’alleanza di Dio e custodi della Sua Verità, la sua Santa Chiesa ed il Suo Mistico Corpo, l’Arca della Salvezza. Ma renderemmo cattivo servizio, anzi pessimo, a questa nostra convinzione, se pensassimo che a garantire l’efficacia della nostra testimonianza dovesse essere qualcosa di diverso dalla nostra fede, della nostra ascesi, della nostra preghiera, della nostra preparazione teologica e della nostra autenticità umana, come appare essere, evidentemente, l’intervento dello Stato.
    La preghiamo, sig. Ambasciatore, di farsi portavoce presso il suo governo del disappunto di una parte degli ortodossi italiani che vedono, in questo comportamento del suo governo qualcosa di più che un cattivo servizio alla causa dell’ortodossia, ma un vero e proprio scandalo che presenta all’occidente la nostra santa Chiesa con un volto che non ha e che Dio la preservi dall’assumere.

    Con i più rispettosi saluti

    +Archimandrita dott.Silvano F.Livi
    Presidente dell’Associazione dei Cristiani Ortodossi in Italia- Giurisdizioni Tradizionali

    _____________________________________
    A questa lettera nessuno rispose.

 

 
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