Partite all'insegna dell'amicizia, tra gadget e cori
Gli ultras in campo
contro il razzismo
dal nostro inviato MATTEO TONELLI


MONTECCHIO - Un altro calcio è possibile. Montecchio, lembo d'Emilia dove tutto, ma proprio tutto, è ordinato. Dai giardini delle case alle balle di fieno che costellano i campi. Ed è qui che da tre anni a questa parte, che irrompe un ciclone chiamato mondiali antirazzisti. Tradotto, significa circa 2000 ultras di tutto il mondo che prendono a calci un pallone, stanno insieme, discutono di razzismo, globalizzazione e immaginano, se non un altro mondo, un altro calcio. Senza razzismo, senza pay tv, senza troppi soldi. Un calcio a misura di tifoso, insomma. Come è lontano il Giappone da qui. Dove non ci sono televisioni, veline, miliardi. Dove i palloni sono ecosolidali, non fatti dai bambini cioè.

Picchia il sole sui dieci campi da calcio. Sull'erba si riconcorrono ragazzi e ragazze di tutto il mondo. Li divide solo il colore della maglie. E così vedi insieme tedeschi e senegalesi, francesi e rumeni, curdi e pakistani. Corrono, sudano. Chi vince porta a casa una coppa. Quella del primo classificato, quella simpatia, l'anno scorso quella per il gruppo più ubriaco l'hanno vinta i ternani. Quest'anno la sfida è aperta. L'infermeria la garantisce Giusy, energica bolognese alle prese con un ragazzo austriaco, primo infortunato del torneo.

Proprio accanto ai campi c'è la Piazza Antirazzista. Una serie di tendoni che ospitano i gruppi. Ci sono quelli dello Schalke 04, che distribuiscono adesivi in cui una svastica viene fatta a pezzi, ed ancora quelli della Lega antifascista. Poco più avanti, i ragazzi del Marsiglia, eppoi i veneziani. Alla spicciolata arrivano tutti gli altri. Vengono dal campeggio, in mezzo al parco d'Enza. Una distesa di tende e striscioni. Gli ultrà si sono piazzati tra gli alberi. Sono tanti, più di quelli attesi. Cinquanta arrivano da Bordeaux. Ovunque stendardi dei gruppi. Sì, visto da Montecchio, un altro calcio sembra possibile. Magari con ironia. Non a caso sotto la grande scritta "Un
altro calcio è possibile", un anonimo quanto deluso tifoso ha aggiunto "e magari anche un altro Genoa".

(5 luglio 2002)