Venerdi, alle ore 21, ritrovo MGP in Stazione a Bergamo/Bèrghem per manifestare contro Lunardi ed il tentativo di rimuovere i cartelli bilingue.
saluti padanisti
www.giovanipadani.com


Venerdi, alle ore 21, ritrovo MGP in Stazione a Bergamo/Bèrghem per manifestare contro Lunardi ed il tentativo di rimuovere i cartelli bilingue.
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PS: tutte le ragazze ed i ragazzi son pregati di portare la bandiera del MGP, oltre ovviamente a quella nazionale lombarda ed al Sole.
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LEGA NORD - LEGA LOMBARDAOriginally posted by BELLOVESO
PS: tutte le ragazze ed i ragazzi son pregati di portare la bandiera del MGP, oltre ovviamente a quella nazionale lombarda ed al Sole.
per l’indipendenza della Padania
sede provinciale di Bergamo
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COMÜNICASSIÙ PER LA STAMPA
Chèsta l’è la ghégna de Róma! Lur i me ‘mpedéss de mèt impé i cartèi türistèch con sö scricc ol nòm che la zét la dóvra per ciamà la sò sità: Bèrghem! Cóntra la decisiù di sulù de la bürocrasséa romana e i trame di polìtech ch’i và sèmper cóntra ògni ato de libertà de la nòsta zét, enerdé sich de löi ai növ de sira, a partì del palàss de la proìncia e riüniù finàl denàcc al cümü de Bèrghem, la Léga Nòrd de Bèrghem la organìsa öna manifestassiù cöi tórse e i lömére. Töcc i Bergamàsch ch’i spèta de dés agn i tante promèsse e che adèss i völ respirà ‘l pröföm de la libertà, i è ‘nvidàcc a chèsta manifestassiù. Ol sò nòm scricc co la lèngua di sò pàder l’è mia chèl laurzì ch’i völ fàm crèd, ma, al contrare, l’è ‘l sègn ciàr ch’i Bergamàsch i è amò tecàcc ai sò raìs, a la sò stòria e ai sò tradissiù. In töte i ditatüre, fasciste o comuniste, in di momèncc piö de tragédia per öna comünità, la repressiù la comènsa sèmper col mèt in prisù la zét, leà ol nòm di persune per dàga ü nömer. I Bergamàsch i farà mia chèsta f ì: ol nòm de la sò tèra l’è Bèrghem e Bèrghem seiterà a ciamàs. L’intórt ch’i me öl fà l’è mia federalismo, e se lur i me lassa mia dovrà ol nòm Bèrghem figürèmsa se i partirà i rifórme che töcc i è dré a spetà. I ‘naqua la lège che la régola l’imigrassiù, i fèrma mia l’invasiù di forestér sènsa identità, che dòpo i violènta i nòste dòne, i róba, i vènd la dróga e issé i cópa i nòscc iscècc: chèsta l’è la érità che la vé fò, ma ‘l pòpol Bergamasch a l’ pöl mia fà finta de negót. La Léga l’è nassida ché, e de Bèrghem la parte amò turna per leàga la màschera a töcc i ‘mpustùr ch’i völ cambià negót.
De töte i bande i salta fò i polìtech sterlöch ch’i fà ‘l zöch de Róma.
Stì atèncc a fermà i rifórme, stì atèncc a tocàm ol nòm de la nòsta tèra: BÈRGHEM!
Bèrghem, ol 2 de löi del duméla e dù
Ol Segretare proinciàl de la Léga
(Franco Coleù)
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---pensiero----
al venerdi ala bassora?
cari i me tosi, ghe la fo no ad arivà in temp a berghem .
come podariss manifesta istess?
cont ona bela leterina a quel lunardin li?


Mi auguro partecipino anche i bergamaschi non leghisti se ci tengono ancora alla loro città.


CARTELLI BILINGUE / Il consigliere leghista: continuiamo a batterci
per salvare le nostre radici
«Roma non cancellerà Bèrghem»
Belotti: non sarà una svista burocratica a fermare la nostra battaglia
di Laura Rana
«Nei segnali stradali contenenti iscrizioni è consentito l’uso di doppie iscrizioni solo nelle zone bilingue ufficialmente riconosciute e non sono consentite deroghe per qualsiasi altra iscrizione». Con questa formula burocratica la Direzione Generale della Motorizzazione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha bocciato la richiesta di legittimità avanzata dal Comune di Bergamo per l’installazione dei cartelli con il toponimo in lingua locale “Bèrghem”.
Poco più di due mesi fa, il 23 aprile, il Consiglio Comunale del capoluogo orobico (a guida centrodestra con i lumbard all’opposizione) approvava, con il voto favorevole di Lega e Forza Italia, l’astensione del sindaco Cesare Veneziani e il voto contrario di Alleanza Nazionale, centrosinistra e Rifondazione Comunista, una mozione del Carroccio che proponeva «l’installazione all’ingresso del territorio comunale, dei cartelli a carattere turistico su fondo marrone riportanti il toponimo originario Bèrghem». Una decisione storica che, infatti, per giorni accese un vivacissimo dibattito tra pro e contro con intere pagine sui quotidiani locali.
Ora da Roma arriva l’ennesima umiliazione alle rivendicazioni di difesa delle identità, delle lingue e delle culture locali. Ma tra i banchi del Carroccio a Palazzo Frizzoni guai a parlare di battaglia persa.
«Abbiamo impiegato sei anni - spiega Daniele Belotti capogruppo consiliare a Bergamo nonché consigliere regionale al Pirellone - per far approvare l’impegno ad installare i cartelli in bergamasco ed ora non ci rassegniamo certo per un parere, per altro distorto, che arriva da un burocrate romano, visto che Bergamo (escluse Bolzano, Aosta e Udine) sarebbe anche il primo capoluogo di provincia ad avere un segnale bilingue».
Ci avete impiegato sei anni?
«Esatto: la mozione sui cartelli bilingue l’abbiamo discussa per la prima volta nel 96 e ancora nel 98, quando in maggioranza c’era il centrosinistra; poi con questa amministrazione in carica l’abbiamo presentata nel gennaio 2000 e solo due mesi fa è arrivata in aula, dopo le nostre pesanti rimostranze».
La sinistra ha confermato la sua opposizione ai dialetti; così come An; ma l’astensione del sindaco come la giudica?
«La sinistra, da una parte, si dichiara a favore della cultura locale, mentre dall’altra, se la proposta parte dai banchi del Carroccio, grida subito alla strumentalizzazione arrivando a bollare i cartelli “Bèrghem” come ridicoli e addirittura darebbero un’immagine negativa della nostra città. Il sindaco, invece, in un incontro con il nostro gruppo consiliare aveva garantito il suo voto favorevole e invece all’ultimo momento ha fatto il suo bel voltafaccia; penso proprio che se ci fosse stato un voto segreto avrebbe votato contro, insieme a Rifondazione, così come An che preferisce rompere apertamente il Polo per schierarsi con i comunisti».
Lei ha detto che il parere arrivato da Roma è distorto; cosa intende?
«Innanzitutto il Comune ha trasmesso una richiesta di parere con un quesito palesemente errato; mentre nella nostra mozione si sollecitava «l’installazione all’ingresso del territorio comunale, dei cartelli a carattere turistico su fondo marrone (come da Codice della Strada) riportanti il toponimo originario “Bèrghem”, l’assessorato alla viabilità l’ha modificato in “cartelli segnaletici, con finalità di indicazione d’inizio del territorio comunale, utilizzanti il toponimo della città espresso in dialetto anziché in lingua italiana”, senza quindi alcun accenno né ai segnali turistici a sfondo marrone né al fatto che sarebbero stati in aggiunta e non in sostituzione a quelli bianchi con la dicitura Bergamo. Non so se sia proprio stato una svista».
E il ministero poi ci ha messo del suo?
«Certo, visto che nel parere hanno anche voluto quasi prenderci in giro quando affermano che non si vuole mortificare le identità locali, ma è necessario tenere una segnaletica univoca in tutto il paese; forse non si sono accorti che la nostra richiesta si basava su cartelli conformi al codice della strada».
Quindi, secondo voi, i segnali con il toponimo in lingua locale sono in regola.
«Sì, perché pur non rientrando nelle aree riconosciute a bilinguismo ufficiale dalla legge 482/99, “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”, che riconosce e tutela solo “la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo”, tutti i comuni possono adottare una segnaletica di indicazione bilingue utilizzando, appunto, i segnali di tipo turistico, a sfondo marrone, normati dall’art. 39 del Codice della Strada; nella fattispecie, per quanto riguarda la segnaletica verticale di indicazione, come disposto dall’art. 39 del Codice della Strada e dall’art. 125 del Regolamento di attuazione - Dpr 16/12/92 n. 495 -, “nessun segnale può contenere iscrizioni in più di due lingue”, quindi nel caso di un cartello di un segnale turistico di località e di localizzazione (art. 131 del Regolamento di attuazione) riportante la dicitura dialettale del toponimo non si ha un caso di illegittimità; inoltre il termine “lingua” va inteso, in questo caso, come “linguaggio”, pertanto non contenendo la norma di cui sopra alcun riferimento alle zone riconosciute ufficialmente bilingue né alcun riferito a riserva di legge i segnali in questione non si possono considerare illegittimi ed in contrasto l’articolo 125 del regolamento di attuazione”. Va aggiunto che la conformità del segnale di indicazione di località in versione bilingue è motivata anche dal fatto che, se da un lato l’art. 131, comma 8, reg. att. “vieta di aggiungere al nome della località altre iscrizioni, né porre sotto il segnale altre scritte sia pure con pannello aggiuntivo”, dall’altro il toponimo dialettale non è altro che la denominazione della località stessa. A supporto della nostra versione c’è anche una sentenza del ’99 della Pretura di Clusone che aveva accolto il ricorso del comune di Vertova, in Val Seriana, che i carabinieri avevano sanzionato con una multa per l’installazione dei cartelli in bergamasco».
Ma ormai i cartelli bilingue sono diffusi in molti Comuni, giusto?
«Esatto, nella sola provincia di Bergamo sono quaranta i comuni che li hanno adottati; tra questi due amministrazioni a guida non leghista: Trescore Balneario (civica di centrosinistra) e Urgnano (civica Ppi + An); purtroppo a causa della sconfitta del Carroccio alle ultime comunali, a Curno il primo, scellerato, atto della nuova giunta sinistroide è stata proprio la rimozione dei cartelli “Cüren”, mentre va dato atto ai neosindaci, anch’essi di centrosinistra, di Gandino, Leffe e Nembro di essere un po’ più illuminati visto che hanno dichiarato di non volerli togliere essendo il dialetto patrimonio di tutti».
Lei, nella sua veste di consigliere regionale ha anche presentato un progetto di legge sulla toponomastica bilingue. «Infatti, proprio nei giorni scorsi, sostenendo la conformità al Codice della Strada dei cartelli turistici bilingue ho presentato un progetto di legge per cui la Regione concede contributi a quegli enti locali che provvedono all’apposizione di una toponomastica in lingua locale ed anche al ripristino, nei borghi storici, della toponomastica originaria; il tutto sia con finalità culturali che turistiche».
Cosa intende per ripristino della toponomastica originaria nei centri storici?
«Semplicemente che con questa legge si intende favorire, non solo la sostituzione, nei borghi storici, dei segnali indicanti le vie e piazze in latta (le palette bianche con la cornice blu), assolutamente inadatti in un contesto antico, con delle targhe in granito, pietra o altri materiali caratteristici, come del resto derogato dall’art. 133 del regolamento di attuazione del codice della strada, ma anche il ripristino della toponomastica originaria o anche la semplice installazione di indicazioni riportanti i toponimi antichi di determinate zone, contrade, vie o piazze delle aree più antiche dei comuni».
Che iniziative avete in programma ora per difendere la decisione del consiglio comunale?
«Innanzitutto abbiamo già scritto all’assessore alla viabilità del Comune perché venga rettificato e ritrasmesso al Ministero dei Trasporti il quesito di legittimità sui cartelli in bergamasco; in secondo luogo a metà settimana sarò a Roma, insieme all’onorevole Giacomo Stucchi e al senatore Ettore Pirovano, per incontrare i funzionari della Motorizzazione Generale ai quali contesteremo il loro parere contrario sul bilinguismo nei segnali turistici; poi per venerdì prossimo stiamo organizzando una manifestazione, alla presenza di Umberto Bossi, a difesa delle culture, delle lingue e dell’identità locali dalle omologazioni romane che si chiuderà proprio davanti al Municipio di Bergamo. Insomma i cartelli “Bèrghem” saranno il simbolo per tutte le culture locali da difendere, per questo non possiamo assolutamente arrenderci».
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf


Il Carroccio orobico si mobilita contro la giunta che nega
le scritte in idioma locale
GIU' LE MANI DA BÈRGHEM
Calderoli: venerdì sera fiaccolata leghista per i cartelloni bilingue
di Gianluca Savoini
Giù le mani da Bèrghem! Venerdì sera, alle 21, saranno tanti i bergamaschi, leghisti e non, che risponderanno all’invito della segreteria provinciale del Carroccio orobico. «Perché quando si tratta di difendere le proprie radici e le proprie identità - spiega Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord, vicepresidente del Senato e bergamasco doc -, noi della Lega siamo sempre in prima fila e non guardiamo in faccia nessuno».
Nemmeno quando la fiaccolata leghista sarà diretta contro l’assurda decisione della giunta cittadina, guidata dal Polo, di impedire il posizionamento di cartelli stradali in lingua locale, a fianco di quelli in idioma italiano.
«Soltanto i regimi totalitari cercano di cancellare le radici identitarie dei popoli - attacca Calderoli -, a quanto pare l’amministrazione cittadina non si rende conto della gravità di tale scelta inconcepibile».
Senatore Calderoli, la segreteria provinciale bergamasca della Lega sta diffondendo ovunque volantini “bilingue” (italiano e bergamasco) per invitare i cittadini a partecipare alla fiaccolata di venerdì sera. Come mai una giunta di centrodestra è arrivata a negare di fatto gli ideali federalisti e di libertà portati avanti dal Carroccio e fatti propri anche dal governo della Cdl?
«Bisognerebbe chiederlo al sindaco e alla maggioranza che amministra Bèrghem. Voglio ricordare però che la Lega non è nella maggioranza e quindi è evidente che la situazione bergamasca è anomala rispetto a molte altre amministrazioni in cui la Lega lavora insieme agli alleati di governo. E l’atto offensivo perpetrato ai danni delle nostre radici linguistiche dimostra che nella mia città qualcosa non va come dovrebbe...».
In molti altri comuni padani la doppia cartellonistica da tempo è stata accettata. Possibile che a Bergamo, anzi a Bèrghem, abbiano adottato un simile comportamento, scrivendo al ministro delle Infrastrutture per denunciare l’iniziativa lanciata dalla Lega?
«Credo che il ministro Lunardi non sappia pressochè nulla di questo esposto inviatogli dall’amministrazione cittadina. La risposta favorevole al “diktat” di stampo totalitario proviene infatti da un funzionario del ministero, non dal ministro. In ogni caso la grande manifestazione di venerdì prossimo servirà a chiarire la situazione anche a Lunardi e mi auguro che, dopo quella serata, il ministro decida in maniera positiva, permettendo cioè ai bergamaschi di poter leggere il nome della loro città secondo la parlata tradizionale. La trasformazione di “Bèrghem” in “Bergamo” è recente, risale appena dopo l’unificazione italiana e nessuno ha mai voluto ascoltare il parere della popolazione in merito. Per noi Bèrghem è sempre Bèrghem, i cartelli stradali con la scritta in italiano non ci danno fastidio, ma riteniamo che debbano essere accostati a quelli scritti in bergamasco. Siamo orgogliosi della nostra terra, della nostra storia e delle nostre radici linguistiche e vogliamo che venga rispettato il ricordo dei nostri progenitori. Non vedo che cosa ci sia di male in tutto ciò».
Nella malaugurata ipotesi che dal ministero si continui ad avallare il “diktat” dell’amministrazione cittadina, cosa farà la Lega?
«Siamo pronti a recarci in massa a Roma sotto il ministero delle Infrastrutture. E non lo diciamo tanto per dire...».
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf


Alla fiaccolata presenti i "Giovani" della Bergamasca
Il movimento Giovani Padani de Bèrghem è di nuovo pronto a scendere in piazza per esprimere il proprio dissenso in merito alla decisone “romana” di non permettere l’esposizione dei cartelli bilingue già presenti in molti Comuni della Provincia di Bergamo. Domani sera i Giovani Padani interverranno il proprio sostegno volto a favorire alla riscoperta della lingua bergamasca troppo spesso trascurata. «Laddove è consenti esporre insegne in lingua araba, cinese o giapponese incomprensibile - fanno sapere i Giovani Padani alla stragrande maggioranza dei cittadini è doveroso consentire ai nativi del posto l’accostamento alla preesistente segnaletica dei cartelli stradali in lingua locale quale emblema epocale simbolo affettivo di valore storico.
"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf


Giovani di Milano: PRESENTE!
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