...assistita. Per settimane ci siamo scontrati sulla legge che regola la procreazione in argomento. Ora, a bocce quasi ferme, vi invito a leggere due opinioni che potrebbero chiarire qualche idea forse ancora un po’ confusa.
Questa è la prima.
Signor direttore.
Molti anni fa ho letto che D’Alambert , per scoraggiare i pregiudizi verso le novità, fece incidere sulla prima Enciclopedia “Allez en avant, la fois vous viendra!” ( Andate avanti, la fede vi verrà!).
E’ una regola quando non capisco.
Avendo però letto la legge sulla procreazione assistita approvata dalla Camera e avendo perso anche quella poca e sgangherata fede che avevo, mi permetto di scriverle. Non si tratta solo della violazione delle libertà individuali perché grandi ideali richiedono grandi dolori e a volte l’aggettivo lodevole si può anche associare alla parola prevaricazione, ma così l’orrore del risultato non vale affatto i sacrifici.
Consentire la fecondazione in vitro ma con regole tanto restrittive da confezionare un prodotto costoso, di pessima qualità, ripetutamente rischioso per la donna e incontrollabile nei fatti, non ha niente a che fare con l’etica rigorosa.
Meglio vietarla del tutto, allora. Che poi la maggioranza dell’elettorato sia di sesso femminile (dettaglio che gli onorevoli maschi trascurano) e che la società civile (o incivile che sia) è sempre più avanti rispetto all’astrattezza degli ideali ed è sensibilissima alla violazione del privato più intimo, questa è un’altra storia.
Vincitori nei referendum sulle televisioni ma battuti sul divorzio e ripetutamente sull’aborto, per chi non impara gli error ritornano. D’altro canto è il martirio il destino di chi ha una vera fede. L’ho sentito dire recentemente a Roma da un fantastico ottantenne vestito di bianco. Sicuramente cattolico.
Sono appena tornato da Vienna dove si è tenuto il più importante congresso dell’anno sulle tecniche di procreazione assistita.
Ho sentito il prof. Ever, olandese presidente dell’associazione europea, deridere i politici italiani; ho sentito il prof. Edward, inglese inventore della FIVET, raccontare come nel lontano1962 ottenne l’autorizzazione dalla chiesa anglicana; ho visto la dottoressa Saafar, mussulmana del Dubai, scuotere la testa alla notizia che in Italia non sarà più possibile congelare gli embrioni. Mi sono sentito come quando i calciatori della nostra Nazionale non cantano l’inno di Mameli (mentre lo cantano convinti i parlamentari), anche per questo mi permetto di scriverle.
Non che non sappia che i pionieri sono spesso soli, ma voltarsi indietro e vedere che almeno qualcuno ci segue sarebbe un po’ rassicurante. C’è poi il problema che “salvarsi da soli” in una Europa tutta divergente mi sembra come affidare l’etica all geografia e valorizzare solo il costo degli immobili di Como, Trieste e Ventimiglia.
Qui è in ballo la scienza e non una cosa da poco. L’abbiamo inventata noi nel 1608 quando quel piccolo libro che è il “Nuncius Sidereus” di Galileo dettò le leggi: scoperte pubbliche, riproducibili, verificate. Tutto il mondo ci ha seguito.
Adesso per la prima volta il potere politico decide che deve essere forzatamente usata una metodica sperimentale come il congelamento degli ovociti che, seppur promettente, è ben lontana da aver superato le severe prove di efficacia e sicurezza che ogni scoperta scientifica richiede. Per la prima volta riducendo il numero degli ovociti utilizzabili a tre, spinge tutti gli operatori all’uso estensivo di metodologie più complesse (ICSI) proprio nel momento in cui c’è qualche segnalazione di rischi per le generazioni successive.
Ma non dovevamo andare verso la naturalità del concepimento? E il “casino Di Bella” non era venuto proprio perché lo Stato chiedeva garanzie di efficacia e verificabilità?
Mi sorprendo solo perché ho poca memoria. Da noi la scienza ha sempre vita dura. C’è una predica di Lutero che incomincia con le parole:”Dio odia chi conta…”. Credo che intenda che per il vero cristiano l’unico numero fondamentale sia l’Uno da cui deriva che ogni singolo individuo, indipendentemente dalla grandezza, ha valore incommensurabile. E’ con mia viva sorpresa quindi che, per quanto anche il tre abbia la sua importanza nella tradizione religiosa, sia questo il numero massimo di embrioni ottenibili.
Il sostantivo riserva insidie perché se, come gli austriaci, avessimo usato al posto di embrioni l’espressione ovociti fertilizzati, o come gli spagnoli e gli anglosassoni la parola preembrioni, tutto il contenzioso sarebbe risolto.
Ma anche il verbo non scherza. I vari commentatori non del settore usano “fertilizzabili” “trasferibili” “producibili” con preoccupante equivalenza. Cerco di spiegare dov’è il problema.
Ogni singola donna che ricerca figli produca, a parità di somministrazione farmacologia un imprevedibile numero di ovociti; gli ovocoti messi nella condizione di poter essere fertilizzati producono un imprevedibile numero di embrioni; gli embrioni trasferiti nella madre hanno forti margini di imprevedibilità per quanto riguarda l’attecchimento. Cercare di fissare in base a un teorico sacro numero tutta questa imprevedibilità sacrifica una libertà per produrre un pasticcio.
Ho la personale impressione che violando la libertà la Casa delle Libertà tornerà a casa ma non sono un commentatore politico e mi limito ad analizzare il pasticcio.
Un pasticcio a pagamento per giunta, perché contraddicendo ogni legge economica l’uscita dai livelli assistenziali minimi delle procedure di fecondazione comporterà un prezzo maggiorato per un prodotto peggiore (il plusvalore è dato solo da personali credenze, quindi non vale). Per giunta l’inevitabile turismo riproduttivo comporterà una esportazione di capitali in controtendenza rispetto alla recente normativa. Diceva Freud che nulla è più dispendioso della malattia e della stupidità.
Considerando la sterilità una malattia (come l’’organizzazione mondiale della sanità ha sancito), spendere per spendere, fra due opzioni scegliamola. E come diritto per tutti. Il microfono stanziato per i non abbienti somiglia troppo alla carità e i conti non tornano nemmeno a virtù teologali.
In questa legge abbiamo dosi massive di fede e poca carità. E’ solo la speranza di far figli in Italia quella che manca.
Qualche hanno fa fui inorridito nel sentir commentare uno stupro con l’espressione “donna fatta per essere violata”. Non ho mai pensato che esistesse una persona o anche una cosa del genere. Poi ho letto la legge sulla riproduzione e mi sono ricreduto.
Chi vuole fare un legislativo rigoroso deve pensare a un giudizio altrettanto severo: a un cardinale Ratzinger biologo per intenderci. E la cosa non è facile perché per la prima volta si norma l’invisibile. La parola embrione tende naturalmente a un immaginario sgambettante ma non è così. Ciò di cui si parla, ciò che si produce, reimpianta ed eventualmente congela è un’insieme uni o policellulare di 100 micron (cento millesimi di millimetro).
Bisognerà far laureare i Nas al Mit, il che ridurrà un po’ il risparmio previsto. E se saranno capaci di distinguere un ovocito in metafase II da una vescicola germinale da uno stadio a due pronuclei dovremo rivedere tutte le nostre barzellette sui carabinieri. E la responsabilità sui danni indotti agli embrioni ai controlli che se la prenderà? Chi dirà “mi apra quell’incubatore” o “mi scongeli quelle pailette” che devo controllare? Così sarà come al solito una legge che si accontenta del volontarismo etico, delle coscienze tranquille dei legislatori infischiandosene degli effetti reali devastanti. In aggiunta i più bravi, coloro che saranno capaci di ottenere comunque i migliori risultati, saranno guardati con sospetto come capaci di inverificabili reati.
Capisco la delusione per i Mondiali ma di questo non c’era bisogno, il sospetto sul successo è già sport nazionale.
Cordialità
Maurizio Bini
ospedale Niguarda, Milano




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