Sebbene qualcuno gli stia sputando addosso anche ora, Pietro Valpreda è stato un grande. Negli ultimi anni, poi, stava rivedendo le proprie posizioni collettiviste, e si era molto avvicinato all'anarchismo di matrice liberale. Il suo antistatalismo viscerale gli impedì sempre di mischiarsi con la fauna dei centri sociali. Inoltre, fu strenuo difensore del diritto all'autodeterminazione: affermava che ogni individuo e, quindi, ogni comunità doveva disporre della possibilità di scegliere con chi stare, a quali condizioni, che lingua parlare, eccetera. In particolare, si dichiarò più volte favorevole alla secessione della Padania.
MILANO - Pietro Valpreda è morto nella sua abitazione di Milano: aveva 69 anni ed era da circa un anno malato di tumore. Valpreda, anarchico, era stato accusato e poi assolto dall'accusa di aver piazzato nella filiale della banca Nazionale dell'Agricoltura la bomba che il 12 dicembre '69 provocò la strage di Piazza Fontana.
Valpreda si è spento sabato sera, circondato dai familiari, dopo alcuni giorni di coma in seguito all'aggravarsi della malattia. Lunedì scorso era stato riportato a casa dall'ospedale Fatebenefratelli. Gli erano accanto la moglie Pia, la sorella Maddalena, il figlio Tupac e il cognato.
''L'ultimo anno è stato travagliato e doloroso, ma Pietro si
è spento serenamente e senza sofferenze - ha detto la sorella
- In questi ultimi giorni, tra ospedale e casa, sono venuti in
tanti a portargli l'ultimo saluto e commoventi testimonianze
d'affetto''. I funerali si svolgeranno lunedì alle 14.30 presso il Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa.
(7 LUGLIO 2002, ORE 12:06, aggiornato ore 13:00)




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