Prima l'antefatto storico la nascita, o per meglio dire, le prime testimonianze del volgare sardo.
Giusto perchè oggi non sapevo che fare e se conoscete qualcosa in più non vi fa male.

I condaghi.

Certo è che dal diluvio della storia seguito alla divisione dell'impero romano, dall'invasione dei Vandali, dall'occupazione bizantina, dalle scorrerie saracene, dalle continue deportazioni di sardi verso altre terre e dall'arrivo in Sardegna di esuli portati da motivi politici o religiosi, l'isola esce, fra il X e l'XI secolo, con forme politiche autoctone (i quattro giudicati indipendenti di Cagliari, Torres, Arborea e Gallura) e con una lingua propria della quale ci sono giunte le attestazioni scritte..

I condaghi, elaborati fra l'XI e il XII secolo, contengono le prime testimonianze del volgare sardo.

Un esempio.

Brano del condaghe di Silki.



Io vescovo Juste di Salvennor ebbi in sogno la visione di innalzare a basilica la chiesa che aveva fatto mio padre e la innalzai nei chiusi di Pagines dove lei si volle; e presi con me Garulittu Troccu perché vi facesse servizio un giorno alla settimana e ci misi anche Bonose di Birrillo, con la moglie Albina Luthis, per servirvi un giorno alla settimana e presi Mical di Bessude e un giorno della moglie Nastasia Argalia, e se non dovesse servire S. Elena non possa aver diritti sul salto e se dovesse esserci qualche lite, siano i miei figli a difenderla.

Brani di poesia sarda.

Alcuni brani di poesia sarda (che il più delle volte non è distinta dai canti) li potrete trovare, se vi interessa, qui nel forum musica.

http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=17643

Integro qui con alcune poesie a cui son legato, anche queste son state musicate, qualcuna da Piero Marras se qualcuno di voi lo conosce o lo ricorda.

Inutile dirvi che la traduzione non rende la musicalità e talvolta i sottintesi.
Ancor più inutile dirvi che questi son pochi esempi di una vastissima produzione, il sardo infatti è un popolo canterino e poetante.

Tancas serradas Parole di Melchiorre Murenu (prima meta' dell '800)

Tancas serradas a muru
fattas a s'afferra afferra;
chi su chelu fid in terra
l'haiant serradu puru

Tanche chiuse a muro
fatte alla prendi prendi;
se il cielo fosse stato in terra
avrebbero chiuso anche quello


L'HANA MORTU CANTANDE
Pietro Mura

L'hana mortu cantande
chin sa cantone in bucca.
E mi l'hana accattau
in s'andala predosa, ocros a chelu.
Fit solu chin su frittu
e chin sa malasorte,
chin su bentu mossendeli sos pilos.

Sos mortores, fughios
che umbra mala,
los hat bidos su ribu.
E sos seros de luna,
cando dormin sas predas,
si sedit a contare in segretesa
a isteddos e nues
comente l'hana mortu.

L'hana mortu cantande,
chin sa cantone in bucca.
E mi l'hana accattau
chin su fror'e sa morte
ispart'in fronte.
Est ruttu chen'ischire
d'haer viviu,
est ruttu chen'ischire
de morrere

L'HANNO UCCISO CANTANDO

L'hanno ucciso cantando,
col canto sulle labbra.
E l'han trovato nella landa pietrosa,
occhi al cielo.
Era solo col freddo
e con la sventura,
col vento che gli mordeva i capelli.

Gli assassini, fuggiti via
come ombre cattive,
li ha visti solo il ruscello,
e nelle sere di luna,
quando le pietre dormono,
si ferma a raccontare, bisbigliando
alle stelle e alle nuvole,
come l'hanno ucciso.

L'hanno ucciso cantando,
col canto sulle labbra.
E l'han trovato
col fiore della morte
sulla fronte.
E' caduto senza sapere
d'aver vissuto,
è caduto senza sapere
di morire.


UN'ARBOR'E PACHE
Pietro Mura

Cherimus un'arbor'e pache
e un'arbor'e sole caente;
noll'imbias un'arbor'e luna?
Cherimus un'arbor'e luche
beranile, besti'e lentore
chin chentu puzones nidande.

Naran jocande sos chimbe orfaneddos
chin candida boche de nibe,
sos chimbe orfaneddos, jocande.

Oppuru una macchina 'e sole
chi fravichet mizzas de isteddos
pro los dare a sa notte nighedda
cand'apperin sa janna sos tronos.

Naran jocande...

"Dego cherjo sa pach'e su pane,
dego cherjo s'amor'e su bentu,
dego cherjo una tanca froria,
dego chentu chitarras sonande;
dego cherjo una lampana 'e oro".

Naran jocande...

UN ALBERO DI PACE

Vogliamo un albero di pace
e un albero di caldo sole;
ce lo invii un albero di luna?
Vogliamo un albero di luce
primaverile, vestito di rugiada
con cento uccellini nel nido.

Dicon giocando i cinque orfanelli
con voce candida come la neve,
i cinque orfanelli, giocando.

Oppure una macchina di sole
che costruisca migliaia di stelle,
per darle alla notte più nera
quando i tuoni fan tremare le porte.

Dicon giocando...

"Io voglio la pace del pane,
io voglio l'amore del vento,
io voglio un prato fiorito,
io cento chitarre che suonano;
io voglio un lampada d'oro".

Dicon giocando...


SAS NUES PASSIZAN IN ARTU
Pietro Mura

Sas nues passizan in artu,
s'intendet su friscu attonzinu.
Sos corbos arrodan continu
Dae custu a cudd'atteru sartu.

Sas nues passizan in artu…

Sas fozas che sunu falande
Sos arvures tott'ispozande.
Sos frores chi nuscan de mortu
Sun galu sos bios de s'ortu.

S'intenden sos annos currende,
currende, currende, currende.

Le nubi passeggiano, in alto,
si sente già il fresco dell'autunno.
I corvi volano in cerchio
da questa a quella cima.

Le nubi passegiano in alto ....

Le foglie cadono a terra,
gli alberi si spogliano.
I fiori che ricordano i defunti
sono quelli più vivi nel giardino.

Si sentono gli anni che corrono,
corrono, corrono, corrono.