dal "Corriere della Sera"
di ALDO GRASSO
Avete presente Francesco del Grande Fratello, ma sì Medioman, il barman di Toceno, provincia di Verbania? Quello, insomma, che aveva la mania della Scozia e suonava la cornamusa. Ebbene moltiplicate Medioman per mille e avrete un'immagine abbastanza precisa dell'evento televisivo dell'estate, la festa «Celtica», che, fortuna sua, è stata scambiata come un primo esempio della nascente Rai federalista. In realtà sarebbe più corretto parlare di uno spottone per una grande sagra, «Celtica 2002. Festa internazionale di musica, arte e cultura», organizzata ogni anno in Val d'Aosta dal Clan della Grande Orsa e, soprattutto, patrocinata dall'Assessorato al Turismo della Regione e da molti illustri e ricchi comuni della Vallée. Domenica mattina, quando la festa è andata in onda nelle regioni del Nord Italia (Raitre, dalle 9,45 alle 10,45) interrompendo senza riguardo un Padre della Patria come Totò, non eravamo in area celtica e dobbiamo alla cortesia della sede Rai di Milano se ieri abbiamo potuto visionare la trasmissione. Complimenti a Renzo Canciani, direttore del centro Rai di Aosta, per aver saputo dare visibilità a questa festa folcloristica, e al conduttore Fabrizio Binacchi per aver condotto con misura una ricostruzione storica che poteva caricarsi di messaggi ideologici, ma la trasmissione in sé è poca cosa (lo stile e il racconto ricordano quelle finte ricostruzioni enogastronomiche allestite da Sandro Vannucci. o da Federico Fazzuoli, tutti ex conduttori, come Binacchi, di «Linea verde»).
Dunque, per quattro giorni, dal 4 al 7 luglio, in molte celebri località turistiche della Valle d'Aosta, con un programma dettagliatissimo e organizzatissimo, è stato approntato un grande rito celtico, fatto soprattutto di concerti, danze, giochi, esibizioni, prodotti tipici come l'idromele e la carne di cinghiale, conferenze («Dai Miti Celtici al Signore degli Anelli», «Rupi Sacre e Culti Naturalistici», «Storia dell’arpa dei Celti»), stage sull’arceria antica, animazioni per bambini, passeggiate e spettacoli. Che è esattamente quel di più di offerta turistica che la Regione aveva da mettere a disposizione dei suoi villeggianti (non a caso l'ascolto più alto si è registrato in Valle).
Non siamo in grado di giudicare la correttezza storica delle ricostruzioni, né quanto la fantasia abbia preso il sopravvento sulla filologia, ma «Celtica 2002» non si è discostata dal genere nazionale: il presentatore che si accompagna con il direttore artistico della manifestazione, i filmati di repertorio, il professore del luogo che dice di aver scoperto il calendario celtico, il viaggio nelle tradizioni, «nella cultura, nella natura e soprattutto nei valori dei Celti», le bancarelle, i finti druidi, la gara di tiro alla fune (ribattezzata per l'occasione «gara di forza celtica»), la visita guidata al «Campo Taurino» (dove, per entrare, il presentatore finge di rendere omaggio al re), l'allegra e colorata orda dei figuranti.
Certo le immagini erano quelle affascinanti del bosco del Peuterey in Val Veny, del lago del Miage, del Monte Bianco ma al supposto risveglio celtico non è corrisposto un risveglio televisivo.




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