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Discussione: Patto per l'Italia...

  1. #1
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    Predefinito Patto per l'Italia...

    ...…patto per la Libertà.

    Quanto varrà dal punto di vista economico lo vedremo. Ma possiamo dire subito che il “patto sociale” dal quale Cofferati e la “sua” Cgil si sono chiamati stizzosamente fuori ha fin da adesso, e ancor più avrà, un altissimo valore politico.
    Funzionerà, se comprendiamo bene la portata del processo, alla maniera in cui ci piacerebbe che funzionasse la cultura: fine delle egemonie ideologiche, inizio di un rapporto fondato sulla libertà.
    E’ un fatto di enorme importanza che l’associazione degli artigiani di sinistra, la Confesercenti, che rappresenta i negozianti di sinistra, equivalenti a ciò che rappresenta la Cgil per i lavoratori dipendenti, e persino la Lega Coop, abbiano mandato a quel paese Cofferati firmando e dichiarando per bocca dei suoi dirigenti che l’accordo è buono, che nessuna libertà è in pericolo e che sarebbe contro l’interesse dei lavoratori non firmare.

    Così inizia l’articolo firmato da Paolo Guzzanti su Il Giornale di domenica 7 luglio.

    E dato che ha accennato alla “cultura”, il senatore porta qualche esempio.
    Il non più “mitico” (ahimè) New York Times ha fatto sapere che in Italia un governo autoritario ha licenziato due liberi giornalisti della televisione. Noi sappiamo come stanno le cose, che in nessun paese democratico, neppure in Usa, giornalisti hanno goduto del diritto di insultare e calunniare, con i danari di tutti, l’Opposizione parlamentare in campagna elettorale. Noi tutti sappiamo che i due mansueti agnellini, per anni liberi di insultarci con i soldi nostri, hanno appena firmato due convenienti contratti con la stessa Rai oggi guidata da amministratori scelti dal Parlamento attraverso i suoi Presidenti. Cultura?
    L’altro episodio riguarda la gazzarra inscenata in Senato giovedì mattina, mentre veniva approvata la legge sul conflitto d’interessi. Tutta l’opposizione, dai “pretesi liberal” ai rifondatori più no-global, dai cattolici problematici ai verdi, per non dire di tutti gli ex, post e ancora-comunisti hanno sviluppato la trovata di fasciarsi con un improbabile tricolore messicano (il rosso era arancione, molto diverso dal rosso vivo della nostra bandiera) agitandosi come se fossero i “trecento di Carlo Pisacane o i Martiri di Belfiore.
    Tutto questo organizzato per la televisione (c’era la diretta tv).
    Il bello è questo: davanti alla squallida messinscena i senatori della maggioranza come un sol uomo hanno intonato l’inno di Mameli.
    Lo spettacolo in Aula era questo: loro sventolavano e i noi cantavano. E la maggioranza ha cantato a lungo, e bene, e con piacere e senza sbagliare né i colori della bandiera né una parola.
    Cosa è uscito dalle agenzie di stampa, che cosa è stato detto in tv (la scena era muta, con voce dello speaker), cosa è stato fatto credere agli italiani e alla stampa straniera?
    Che le opposizioni, dopo aver tirato fuori i tricolori, cantavano l’inno di Mameli.
    Loro patrioti, la maggioranza torva, zittita, battuta sul piano morale. Cultura?

    Guzzanti torna all’argomento iniziale: Cofferati.

    Il capo della Cgil attacca tutti: le confederazioni che hanno firmato il patto, e questo è fisiologico e in linea con la ossessionante caccia all’iscritto; ma in preda a una furiosa immobilità che lo rende ancor più rabbioso attacca la sinistra intera. Ce l’ha con D’Alema, che con il solito realismo sarcastico aveva detto che i referendum si possono fare solo quando si è certi di vincerli. Ce l’ha con il socialista Boselli che odia gli sfracelli e invita tutti a un più cauto realismo. Ce l’ha con Bersani, colpevole di manifestare il suo solito buonsenso.
    In una democrazia liberale il sindacato è un elemento fondamentale e il comportamento di Cofferati è al limite di una esibizione imbarazzante e penosa. Anche l’iniziativa di Bertinotti, di proporre un referendum per l’estensione dell’art. 18 alle imprese con meno di 15 dipendenti, in linea con l’affermazione di Cofferati sulla dignità dei lavoratori, ha messo il leader della Cgil in gravissima difficoltà.

    Quel che accade è dunque notevole e positivo; l’azione del governo ha introdotto nella sinistra post-comunista attraverso quel tavolo delle trattative degli elementi liberali che stanno funzionando come quei semi che gli indios inseriscono tra le fessure delle rocce, affinché germogliando le spacchi e funzionino come la dinamite.
    Il mondo del lavoro ha fatto un enorme passo avanti e Cofferati ha fatto uno smisurato e suicida passo indietro. Questo è bene, nella logica della riconquista della libertà.
    Se il governo, questo governo, saprà fare lo stesso nel mondo della comunicazione, dell’università, della Scuola, della ricerca scientifica, dello spettacolo noi assisteremo prima che termini questa legislatura a un fenomeno storico: la libertà renderà veramente liberi e mentre i lavoratori si sentiranno rappresentati da veri sindacati, le arti e la scienza riprenderanno a fiorire.
    E’ una lunga marcia, ma piena di generi di conforto.

    Liberamente tratto dall’art. di Paolo Guzzanti su Il Giornale di domenica 7 luglio.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito

    Il New York Times non è più mitico perchè attacca Berlusconi. Il Financial Times è comunista perchè attacca Tremonti. La stampa estera è manovrata dalla sinistra italiana. Ma non è che in un angolo piccolo piccolo in fondo alle vostre convinzioni non vi viene il dubbio che il governo italiano sia lievemente al di sopra delle regole democratiche del mondo occidentale? Negli Stati Uniti i giornalisti non solo attaccano i politici ma li fanno mettere in galera (vedi Nixon con Watergate). Replicherai che non sono pagati dallo stato. Ed è giusto. Solo che in Italia i giornalisti televisivi o sono pagati dallo Stato o sono pagati dal Presidente del Consiglio. Concorderai con me che il secondo caso è lievemente anomalo. Esisteva una rivista di economia e finanza destinata ai manager (così dicono nella sotto-intestazione) che in modo piuttosto indipendente talvolta attaccava le decisioni del governo. Da due numeri è tutto un elogio. Beh la rivista è Espansione e da due numeri è stata acquisita dalla Paolo Berlusconi Editore. Non discuto le linee editoriali ma un minimo di dubbio sul cambiamento di rotta penso sia lecito.
    Circola voce a Bruxelles che Tremonti abbia accusato le regole contabili della ragioneria di essere regole comuniste create per intralciare il lavoro di Berlusconi. Complimenti, un ministro degli esteri che se ne va, un ministro degli interni che dà del rompicoglioni ad uno che non ha saputo proteggere, un ministro che si pulisce il culo con il tricolore, un ministro dei beni culturali che si vuol vendere il colosseo, un ministro dell'Economia che viene tacciato da tutto il mondo economico di 'finanza creativa'. E poi in New York Times...critica.....

  3. #3
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    Predefinito Caro PRIMO53

    Purtroppo sei entrato in un mondo dove la cecità impera, e dove i guerci comandano.

    Far capire certe verità palesi è quasi impossibile. Qui la fede è molto superiore che in qualsiasi congrega religiosa, di qualsiasi religione.

    Purtroppo i milioni di lavoratori italiani, e coloro che ne rappresentano il 40% (CISL UIL e gli altri 30 pseudo sindacati), non hanno capito che la sciagura peggiore che possa capitare alla classe lavoratrice è avere dei sindacati divisi.

    Berlusconi è convinto del 'divide et impera' ma io penso che in questo caso tutta la cosa potrebbe rivoltarglisi contro. I lavoratori hanno fiammate di entusiasmo brevi, poi capiscono quando vengono presi per i fondelli e reagiscono DURAMENTE.

    Io credo che CISL e UIL si fossero stancati di rappresentare la minoranza, e pensano di mettersi in luce con il 'patto per forza italia' senza curarsi di quello che pensano i loro rappresentati. QUESTO POTREBBE COSTARGLI MOLTO CARO. Le decisioni di vertice, quando si parla del portafoglio degli altri, sono sempre poco raccomandabili.

  4. #4
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    Predefinito Il New York Times...

    ... si conferma essere "ex mitico", nel senso di poco autorevole e un pochino bugiardino proprio in queste ore. E non perchè parla male di Berlusconi e del suo governo ma perchè tace sulla recente notizia, importantissima per l'ex autorevole giornale americano tanto sensibile sull'argomento, che la "democrazia" è stata finalmente ristaurata nell'infelice paese europeo chiamato Italia.
    I due "liberi giornalisti" licenziati da quell'autoritario governo sono stati reintegrati in Rai. Anzi, non erano mai stati licenziati. L'Europa e il Mondo sono salvi, il fascismo è stato sconfitto...
    ...e l'autorevolezza del New York Times è scesa di un altro po'.

    saluti

  5. #5
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    Mustang,
    confermo che sei in netta discesa da un pò giorni. E se tu venissi una ventina di giorni con me in Val Pusteria (camere separate, ovviamente)?

  6. #6
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    Predefinito

    Originally posted by Il Tosco
    Mustang,
    confermo che sei in netta discesa da un pò giorni. E se tu venissi una ventina di giorni con me in Val Pusteria (camere separate, ovviamente)?
    ----------------------------
    Tosco: a battute ti difendi, sono gli argomenti che ti mancano.
    Anche se mi rendo conto che per te difendere Santoro e Biagi dev'essere penoso. Ma è roba vostra.
    saluti

 

 

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