La Stampa, (Del 6/8/2002 Sezione: Interni Pag. 11)
SONDAGGIO DELL´ISTITUTO CATTANEO: PRESIDENTE IN TESTA, POI, A SORPRESA, IL SINDACO DI TORINO CHE BATTE TUTTI I COLLEGHI E I GOVERNATORI
Ciampi e Chiamparino più «comunicatori» di Berlusconi
COSA hanno in comune Giovanni Paolo II, il pubblicitario Jacques Séguéla, Bill Gates, Tony Blair, Antonio Ricci di «Striscia» e Adriano Celentano di «Francamente me ne infischio», Osama bin Laden e Ronald Reagan? Sono alcuni tra i personaggi che indica qualsiasi motore di ricerca Internet al quale venga richiesto di trovare un «grande comunicatore». In verità, si dovrebbero citare anche San Paolo, per l´arte di esporre il Vangelo, oltre a Gesù e Maometto, per ragioni ovvie, ma il confronto potrebbe apparire blasfemo. Sicché limitiamoci a prendere atto di un sondaggio svolto da un serissimo centro di ricerca, l´Istituto Cattaneo di Bologna, che sul tema ha interrogato un campione di oltre 2400 italiani (universo di riferimento l´intera popolazione; metodo di rilevazione, Cati; metodo, sondaggio telefonico della Bpa di Bologna nel mese di giugno 2002). Certifica una verità non proprio scontata: «il grande comunicatore», cioè il personaggio che è capace di farsi capire meglio dagli italiani, è il Presidente Ciampi. Lo indica l´84,1 per cento degli italiani, tra cinque opzioni che venivano loro offerte: Romano Prodi, presidente Ue (60%); Carlo Azeglio Ciampi, presidente della Repubblica; gli altri ministri del governo nel loro complesso (43%); il presidente della propria Regione (media 58%); il sindaco del Comune di residenza. E se il «comunicatore» per eccellenza della politica italiana - come l´ha definito in un recente saggio Stefano Rolando, dell´Associazione italiana della comunicazione pubblica e istituzionale - cioè Silvio Berlusconi, si piazza soltanto al secondo posto con un 65 per cento di giudizi favorevoli sulla capacità di farsi capire, l´altra sorpresa viene dall´ottimo piazzamento dei sindaci. L´ultimo di loro supera il primo dei «governatori», nonostante tutto il parlare di federalismo e devolution di questi ultimi mesi. E tra le fasce tricolori, in testa c´è il torinese Sergio Chiamparino (84,8 per cento), seguito dal genovese Giuseppe Pericu (83,4). Più distanti i primi cittadini di Roma, Veltroni (69,7); di Milano, Albertini (69,4); di Bologna, Guazzaloca (66,6); di Napoli, Russo Iervolino (62,8). Lo studio, anticipato dal Qn e rilanciato dalle agenzie di stampa, sarà presentato a Bologna in forma completa a settembre. Ma già ora, dai primi scampoli, permette riflessioni non scontate. Klaus Davi, titolare di una agenzia di comunicazione ed esperto di media, commenta: «La notizia è che non sia in testa Berlusconi, che pure appare in tv dieci volte di più di Ciampi. Ma non mi stupisce, perché negli ultimi tempi ha avuto un calo di consensi, e tutto è legato: la comprensione e la popolarità». Secondo Davi i punti di forza del Capo dello Stato sono nella «autorevolezza super partes, nella forza icastica del linguaggio, con la sua immediatezza toscana e livornese», e in una «carta segreta» che forse non tutti hanno valutato appieno: cioè la simpatia della moglie Franca Pilla. «L´immagine del Presidente - spiega Klaus Davi - si rispecchia nel suo buon senso, nel consenso per le sue esternazioni, come quella sulla tv trash, e si riflette su di lui». Un gioco sul quale Berlusconi non può contare, per la scelta della moglie Veronica di non comparire in pubblico, anche se ha dalla sua la spontaneità milanese e dell´imprenditore. Quanto alle doti naturali, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, diessino, 52 anni, ci ride su con il consueto imbarazzo: «Io sono rimasto introverso, si può imparare a parlare in pubblico, ma il carattere non si cambia». Poi spiega, più politicamente, forzando il suo naturale understatement: «Questo giudizio, che mi fa piacere, non va inteso come consenso o notorietà. Il sindaco è da sempre l´interlocutore di prima istanza per i cittadini, che non ne sentono neppure l´appartenenza politica. Di certo, a me piace il rapporto con le gente e questo forse è stato davvero capito».
Gigi Padovani




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