La Rai del Nord? Funziona"
Parla il vicedirettore del Tg3, Romano Bracalini: "La gente del Nord si sente lontana da certi programmi impostati in modo troppo meridionalista. Il successo del festival celtico lo dimostra".
di Gianluca Roselli
MILANO - Un tg federalista che sia sensibile alle problematiche e ai fatti del territorio. Una tv che si faccia carico delle differenze culturali presenti nel Paese. Questa è la nuova funzione della Rai secondo Romano Bracalini, vice direttore del Tg3 in quota Lega Nord che attualmente si occupa del telegiornale in onda a mezzogiorno. Dopo 30 anni in Rai, finalmente Bracalini vede la sua grande occasione: un telegiornale federalista che racconti i fatti vicini alle persone. "Mi piacerebbe gestire questo progetto: sarebbe l'occasione giusta per una svolta non solo nel mondo dell'informazione, ma nel servizio pubblico in generale".
Allora Bracalini, la vedremo alla guida di un tg federalista?
Se me lo lasceranno fare, ben volentieri. Avrei in mente un tg con pochissima politica e tanta cronaca legata ai fatti del territorio. Altrimenti tornerò a occuparmi di cultura e di libri. Per esempio mi piacerebbe condurre una trasmissione che racconti le tradizioni e i valori culturali del Nord.
Lei ha anche sferrato un duro attacco alla Rai "romanocentrica"
Negli anni 70 quando è iniziata la lottizzazione della Rai da parte dei partiti si pensava così di garantire il massimo del pluralismo, mentre l'unica conseguenza è stato lo spostamento a Roma della produzione radiotelevisiva, con il progressivo esautoramento dei centri di Torino e Milano, fino alla situazione paradossale di oggi con le troupe romane che vengono a fare i programmi a Milano. Come nel caso della Domenica Sportiva. Così si spiega in parte anche il caso di ascolti: la gente del Nord si sente lontana da certi programmi impostati in modo troppo meridionalista. A ogni popolo bisogna invece mostrare la realtà che lo circonda. E il successo della messa in onda del festival celtico conferma la mia tesi.
Insomma, la Rai secondo lei dovrebbe ripartire da Milano
Nel Nord ci sono grandi professionalità da sfruttare. E proprio da Milano si può ricominciare a fare una tv di qualità. Sono convinto che facendo una televisione vicina al territorio si possa recuperare in pieno quella filosofia di servizio pubblico che è venuta meno in questi anni. E così si potrà davvero fare concorrenza a Mediaset.
Entriamo nei dettagli
Dunque, immagino una Raiuno romana, una Raidue nettamente federalista con programmi diversificati per aree e Raitre che approfondisce le tematiche territoriali grazie all'informazione e ai tg regionali.
Lei è stato molto criticato per la trasmissione su Pontida
E non mi spiego il motivo: sono andato lì e ho semplicemente raccontato la manifestazione. Forse l'ho fatto in modo troppo obiettivo e professionale, e visto che finora la Lega in Rai è stata quasi sempre trattata sul filo dell'ironia, la cosa deve aver dato fastidio.
Lei da quanto è leghista?
Io non ho tessere di partito. Ma sono federalista da sempre. Sono un uomo di cultura e mi ispiro ai principi di Carlo Cattaneo. Forse Bossi legge le stesse cose che leggo io. Ma bisognava aspettare la Lega al governo per iniziare a parlare di una tv del territorio? Evidentemente sì. Ma il motivo è sempre lo stesso: in questi anni la Rai è diventata troppo "romanocentrica" e di solito nessuno vuole mollare le proprie sfere di potere.
Torniamo alla Rai federalista: non c'è il rischio di dividere gli italiani?
Vede, negli anni 50 la televisione ha avuto il grande merito di unire l'Italia, di far conoscere la lingua a tutti gli italiani, di farci sentire per la prima volta un popolo. Ma aveva anche il difetto di essere uno strumento di propaganda politica. Il problema è che l'Italia, storicamente, è un paese con enormi differenze al suo interno. E', per natura, uno Stato federale. E oggi la Rai del terzo millennio può avere la funzione sociale di far conoscere agli italiani le loro differenze, sempre all'interno dell'unità. D'altronde programmi di questo tipo si fanno sia in Francia che in Germania e nessuno grida allo scandalo.
Cosa guarda in tv?
Programmi culturali e storici, telegiornali e molti film. Ma non passo tutta la giornata davanti alla tv. Preferisco i miei libri.
Secondo lei è risolto il conflitto di interessi di Silvio Berlusconi?
La legge Frattini non mi pare molto severa, ma la colpa del centrosinistra è stata non risolvere il problema durante la passata legislatura. Il fatto è che il conflitto di interessi serviva alla sinistra come strumento politico contro il cavaliere.
Per chiudere, cosa pensa delle polemiche su Biagi e Santoro?
Sono due grandi giornalisti che meritano di continuare a lavorare in Rai. Io non sono mai stato a favore di censure o epurazioni. Chi è bravo deve poter lavorare. Certo, Santoro in qualche occasione ha ecceduto: per il prossimo anno faccio appello al suo senso della misura.
(10 LUGLIO 2002, ORE 17:20)




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