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----- Original Message -----
From: "Maria Veronica Diana" <maria_veronicad@hotmail.com>
To: <pabloneruda@ecn.org>; <callao@clacso.edu.ar>;
<informerylk@arnet.com.ar>
Sent: Sunday, July 07, 2002 7:40 PM
Subject: Articolo sopra l'Argentina attuale / Prof. Marìa Verònica Diana.
> Cari Amici:
>
> quest'articolo l'ho scritto due mesi fa per spiegare (e anche
> spiegarmi a me stessa) la situazione al mio paese, specialmente quella di
> DIcembre scorso, però sembra avvere più attualità adesso che prima.
>
>
>
> "Salvo il potere, tutto è illusorio"
> Abislamel Guzman, leader di "Sendero Luminoso"
>
>
> "L' incrocio argentino: tra realtà e fantasia"
>
> Per capire l' attuale situazione nella quale si trova l' Argentina e
> precisamente il proceso aperto con la rinuncia del presidente eletto,
> Fernando de la Rua, è necessario chiarire qualche concetto. Il primo di
> questi si basa sull' interpretazione fatta da molti settori che hanno fato
> una relazione con i fatti sucessi il 19/20 Dicembre scorso e l' idea di
> ribellione, l' inizi del risveglio della coscienza di classe, ecc. Credo,
> come storica, che è molto difficile mettere una data di nascita a qualche
> rivoluzione, per esempio, poiché esse sono il prodotto di una lunga e
lenta
> accumulazione di contraddizione dentro un sistema e che si ritorcono
contro
> se stesse. Perciò, se noi capiamo la storia come una scienza che si occupa
> dello studio dei processi e dei loro cambiamenti sociali, abbiamo bisogno
> di partire dal fondamento che non è possibile mascherare dall' inizio
questi
> successi come "rivoluzionari": con fortuna, possono essere considerati
> soltanto come un raffronto tra una o un insieme d' azioni di governo.
Questo
> che dico, lo faccio avendo come tesi fondamentale ció che è accaduto in
> Argentina nel Dicembre scorso, fu un colpo di stato civile perpetrato nel
> confronto del presidente eletto con l' appoggio deel' opposizione, vale a
> dire il partito Peronista o "Justicialista". L' Argentina no è un pese
> abituato agli scontri di piazza e agli scontri sociali inoltre, nel corso
> dell' ultima dittatura, le "operazione clandestine" vennero portate avanti
> da gruppi militari del governo dal quale erano coperti. Vennero chiamati
> "anni di piombo". Dunque non si capisce come fatti di protesta come quelli
> accaduti nel periodo compreso in quest' articolo, possono essere letti in
> chiave di un presunto risveglio della coscienza di classe. Perciò ritengo
> necessario chiarire alcuni concetti compresi tacitamente in queste
> affermazioni. Il primo riguarda la cosiddetta lotta di classe. La
> storiografia marxista fa la distinzione fra due classi in confornto per i
> mezzi di produzione: quelli che no gli hanno e devono vendere il loro
unico
> capitale, la forza lavoro (lavoratori/ proletari), e quelli che gli hanno
e
> si appropriano del loro prodotto e dei guadagni. Questo concetto
sembrerebbe
> molto semplice, peró uno sguardo piú atento alla realtà sotto osservazione
> ci permette di scoprire una complicazione e un altro aspetto. La magior
> parte della storia argentina del secolo XX è stata una storia bipartitica,
> caratterizzata dal partito dell' Unione Civica Radicale, che vide la luce
> sul finire del secolo XlX (e la cui tendenza è stata quella di
rappresentare
> le classi medie) e dal partito Justicialista o Peronista (che arriva al
> potere nel 1945), la cui base sociale fu data dalla classe lavoratrice e
> proletaria, prodotto della crescente industrializzazione del paese nella
> prima metá del secolo. Dicendo ció, peró, ci troviamo ancora alla suddetta
> definizione di lotta di classe. L' appartenenza a queste due classi deve
> essere graduata. Ho giá detto che quanto accaduto lo scorso Dicembre in
> Argentina, (mi riferisco soprattutto ai saccheggi del 19 Dicembre che
furono
> trasmessi in tutto il mondo e che mostrarono numerosi gruppi di persone
> visibilmente povere saccheggiare rabbiosamente negozi di alimentari,
> supermercati, tende, ecc.) non è stato un insurrezione popolare spontanea,
> ma il resultato di una strategia pianificata dall' alto. In questa tesi
meto
> insieme per discuterne il concetto di classe e quello di clientelarismo.
> Dalla suddetta definizione di classe è possibile dedurne un' altra che
> afferma che il termine "classe" indica un settore specifico del sistema
> produttivo. Concetto troppo ampio. Dall' altra parte, il concetto di
> clientelarismo si riferisce a qualche cosa di piú specifico e,
soprattutto,
> molto nota nella storia latinoamericana che la collega con i governi
> "populisti" come quelli del generale Juan Domingo Perón (1945 - 1950) in
> Argentina, Cardenas (1940 - 1950) in Messico, ecc. Dietro questo marchio
> storico, la "clientela" è una comunitá di persone unite tra loro da
stretti
> legami di soliedarietá e gravitano attorno ad un partito politico di
> tendenza verticalista e constrette relazioni con gli apparati di governo,
> frutto della sua lunga permanenza al potere e all' esercizio di una
ferrea
> opposizione. Il clientelarismo puó essere ampio è parte del basamento
> sociale di questo partito è agisce per i proprio interessi recebendo
qualche
> cosa in cambio de la propria accondiscendenza, ossia relazione
privilegiate
> con lo stato che concede sussidi, alloggi popolari, posti di lavoro nella
> bassa struttura governativa, ecc. Questa tendenza puó essere trovata in
> quasi tutti partiti moderni, ma rilevo in quelli chiamati "populisti
> latinoamericani" , i famosi "Walfar states", perche fu sotto di loro che
si
> svilupparono di piú. Credo di non svagliare nell' applicare questa
> distinzione ai fatti successi il 19 Dicembre scorso, affermando che siamo
> stati testimoni in quel momento soltanto di una mobilitazione, per quanto
> grande che fosse, de creditori del partito Peronista (partito all'
> opposizione del governo in quel momento) inseguendo l' obiettivo di
> destabilizzare il governo di Fernando de la Rua. Questa mobilitazione non
fu
> un risveglio della coscienza di classe come da molti è stata definita, ma
fu
> un conseguenza alla pesante mancanza di liquidità. Dunque, la classe que
> intendo in questo lavoro va oltre il "clientelarismo": non tutti poveri, i
> lavoratori o i proletari argentini hanno partecipato ai saccheggi ma
> soltanto una parte di essi. L' analisi di classe, per il momento storico
in
> questione, è svagliata. La prova piú evidente di ció ci viene data dalla
> realtà dello stato di cose attuale in Argentina. Il presidente che stá
> portando a termine il mandato del dimissionario De la Rua è Eduardo
Duhalde,
> che perse le elezione del '99. Duhalde, vicepresidente di Carlos Menem
all'
> inizio del suo governo e governatore della provincia di Buenos Aires (la
piú
> importante dell' Argentina) arriva al potere in un momento ancoro piú
> difficile di quello dello scorso Dicembre peró, a diferenza di De la Rua
ha
> l' appoggio di una parte importante del suo partito é, piú precisamente,
> quella che ha base nella provincia di cui fu governatore. Il sistema
> clientelare si rafforza al livello nazionale, mentre le lotte interne al
> partito Justicialista si diffondono in tutto il paese e si oppongono al di
> lá del partito a Duhalde assieme al ex-presidente Menem, baluardo dell'
> opposizione in questo momento, sostituendosi cosí al partito Radicale di
> Fernando de la Rua. Il governo di Duhalde ha adottato misure economiche
che
> hanno accentuato la recesione, soprattutto in considerazione della
> situazione in cui versa attualmente l' Argentina, senza che i temuti
> saccheggi riavessero luogo nelle strade del paese. Il partito
Justicialista
> che sostiene di rappresentare l' intero movimento operaio (pur non avendo
il
> sostegno di tutta la classe operaia) argentino, dagli anni '50 ad oggi,
stá
> tuttavia dimostrando di essere in grado di controllare la sua gente quando
> ne ha bisogno. Ne anche di metterla in condizione di non nuocere.Perciò la
> burocrazia sindacale collegata al partito Justicialista non puó essere
> definita operaia o baluardo della difesa dei diritti della classe
> lavoratrice anche perché la maggior parte dei suoi dirigenti ha avuto un'
> ascesa della carriera poco chiara e fugace. Molti di questi assieme ai
> "punteros" (i refferenti del partito Justicialista nell' unitá di basse,
per
> esempio, nei quartiere piú poveri delle grande cittá) formano una anello
> capitale nella catena della soliedarietá e delle transmizioni degli
impulsi.
> Un' altro protagonisti del dramma di Dicembre scorso è stata la cosiddetta
> "classe media argentina", molto famosa in America Latina per il suo tenore
> di vita, la sua capacitá economica e la sua qualità intellettuale. Questa
> "classe media", fu responsabile di ció che successe il 20 Dicembre è,
> soprattutto, dei seguenti "cacerolazos" nei confronti di De la Rua, del
suo
> Ministro dell' Economia Domingo Cavallo: il maggiore responsabili della
> situazione finanziaria del paese. Anche questo fenomeno ha peró bisogno di
> un' ulteriore analisi. La domanda che si impone è quella della natura del
> progetto di questa "classe media". La risposta è semplice ma terribile:
> solamente la restituzione dei soldi imbrigliati nel "corralito". Si tratta
> di un reclamo che è tipico del ruolo storico della "classe media" ma che
non
> puó essere paragonato a un progetto. Un progetto prevede un cambiamento
> parziale o radicale di una struttura ed è prodotto previo esame della
realtà
> di se stesso ed in confronto con l' attualità che puó essere portato
avanti
> in tempi medi o lunghi. Il reclamo non è altro che la correzione di
qualche
> cosa che si percepisce come un mal funzionamento all' interno di un
insieme
> di decisione e de misure. Piú precisamente e piú semplicemente non implica
> un ripensamento del sistema nella sua totalità caratteristica, questa, che
> storicamente appartiene alle classi che hanno portato avanti dei progetti.
> Dunque senza farci trarre in inganno dall' enfasi dei commenti sui fatti
> accaduti, né dalla loro drammaticità, doviamo evitare di parlare di
"classe
> media" in generale ma piuttosto di un settore o una parte di essa. Ma
quale
> parte o quale settore? Quei proletari che grazie a la loro capacitá di
> risparmio e di consumo sono risuciti ad inserirsi in quei settori della
> struttura produttiva meno puniti dai "conttrati spazzatura". Accanto a
> questi troviamo, ad esempio, burocrati poco o mediamente qualificati sia
> statale che privati, gli impiegati qualificati, i laureati nell' esercizio
> delle loro professione, i speculatori inmobiliari , ecc, ció tutta quella
> parte della "classe media" che negli ultimi trenta anni ha subito un neto
> impoverimento e nono è stata benedetta dal dio del neoliberismo. Il
termine
> "classe media" no è suficente per definire tutti coloro che hanno sofferto
> sulla propria pelle la terribile repressione dello scorso Dicembre,
> specialmente in Plaza de Mayo (Buenos Aires) per l'a ssenza di un vero
> progetto di cambiamento ma anche e, sopratutto, perché in quest' analisis
> non sono stati pressi in considerazione tutti coloro che pur essendo
> "catalogabili" come "classe media" per diversi motivi non hano presso
parte
> alla protesta: 1) Non avevano soldi in banca per averli investiti in
> qualche bene mobile o immobile; 2) sono riusciti a prelevare i loro
risparmi
> prima dell' imposizione del "corralito"; 3) Avevano i risparmi all'
estero;
> ecc. A questo punto credo quindi di poter affermare (senza rischiare di
> cadere nell' involontario errore di giudicare "vero o falso" quanto è
> accaduto in Argentina) che in quei giorni di Dicembre si sono ritrovati
> insieme, come risultato dell' accelerazione degli sperperi della gestione
De
> la Rua, la suddetta "clientela" collegata ai sobborghi e la macchinazione
> del partito Justicialista. Entrambi facevano leva su uno stato di fame e
> povertà reale (forse l´unico dato certo di quei giorni) che produsse il
> rifiuto violento ma spontaneo e poco organizzato de piccoli e medi
> risparmiatori compromessi dal sistema bancario argentino. L' oppsozione al
> governo di De la Rua e l' opinione pubblica di quanti coinvolti in questa
> vicenda hanno indicato nello stesso De la Rua e nel suo Ministro dell'
> Economia Cavallo i responsabili della gravitá di questa crisis, ma non
sono
> tuttavia in grado di tracciarne il percorso storico e ne anche di
> anticiparne le conseguenze future. Io sostengo, fra l' altro, quando si
> tenta di chiarire e di mistificare dei concetti, come in questo scritto, è
> provabile che si giunga a delle conclusioni diverse da quelle di partenza,
> soprattutto perché si considerano variabili precedentemente ignorate e
> perché quelle considerate vengono invece, ridefinite. Dico ció dopo aver
> sentito esperti in materia commentare e opinare gli avvenimenti di
Dicembre
> e gli hanno semplicemente definiti come "fenomeni di resistenza al
> capitalismo, alla globalizzazione, al FMI, ecc" mentre non ho sentito
alcun
> accenno (al meno fino a questo momento) sulla resistenza portata avanti
> ormai da anni da altri fenomeni come, ad esempio, i "piqueteros". Circa
10
> anni fa in Argentina, si bloccano le autostrade del paese come forma di
> protesta per la perdita di posti di lavoro creati negli anni '40 -'50 dal
> generale Perón e nei '60 - '70 dai governi "desarrrollistas" appartenenti
al
> partito Radicale o dal esercito. Nel mio piccolo non ho letto niente, all'
> infuori di frammentati articoli di giornale, che costituisca uno studio
> sistematico di questi tipi di resistenza. Credo che se "tecnicamente" no
> possa essere definita "classe" o "resistenza di classe" quella portata
> avanti dai "piqueteros" (quelli che bloccano le autostrade), il termine
> resistenza possa comunque essere applicato in tutti i suoi risvolti perché
e
> di questo che si trata. In oltre, analizzando meglio questo fenomeno di
> resistenza si puó notare che esso è composto da settori molto piú ampi di
> quelli che hanno caratterizzato i saccheggi di Dicembre perché erano
> lavoratori che partecipavano al sistema produttivo e sindacalisti che
hanno
> perso il posto e sono restati fuori dal sistema dell' alleanze e
> solidarietá "corporativi" soprattutto quelle corporazioni legate alla
> corporazione piú potente del paese in stretta realzione con il partito
> Justicialista. I blocchi delle autostrade si verificarono durante il
governo
> di Carlos Saul Menem come risposta alle sue politiche di ridimensionamento
> delle aziende statali e la crescente privatizzazione. Quest' emergenza
> consta di un dato terribile: quello che ci dice che il periodo
neoliberista
> non puó essere chiuso senza violenze dal momento che in questi dodici anni
i
> "piqueteros" furono vittime degli abusi della "Gendarmería Nacional"
> (carabinieri dipendenti dallo stato nazionale e direttamente agli ordini
dei
> piú alti esponenti del governo e non dalla polizia provinciale), l' unico
> organo con cui lo stato si è confrontato con i "piqueteros" per risolvere
il
> conflitto. Anche la localizzazione geografica dei blocchi autostradali
> rimarca una diferenza di questo tipo di conflitto. Fino alla fine del XlX
> secolo e la maggior parte del XX secolo i conflitti sociale dell'
Argentina
> avevano come scenario le gradi cittá di Cordoba, Santa Fe, Rosario e
Buenos
> Aires (tutte cittá della Pampa Umida): scioperi, lotte armate, propaganda,
> ecc. I blocchi delle autostrade portati avanti dai "piqueteros" si sono
> allontanati da queste cittá. Vennero attuati nel Nord, nella provincia di
> Salta (ad esempio) o al Sud, nelle province di Neuquen, Rio Negro e Terra
> del Fuego. Aree geografiche che avevano avuto i benefici de programmi di
> sviluppo delle industrie locali collegate ai derivati del petroleo, ad
> esempio, e che avevano raggiunto l' apice dello sviluppo sia economico che
> sociale.Una volta sparite queste industrie statali con il governo di
Carlos
> Menem, sia a causa delle privatizzazione che per la loro chiusura, anche
> tutte le attivitá economiche e sociali ad esse collegate si sono spente:
> restarono solo i "piqueteros". Con questo non voglio affermare che nelle
> grande cittá della Pampa Umida non esista questo fenomeno. Essite,
> sepecialmente a Buenos Aires, peró non ha, secondo me, le caratteristiche
di
> resistenza di quelli del Nord o del Sud poi che hanno vincoli concreti con
> l' apparato del partito Justicialista (sempre al governo in questa
provincia
> dal 1945 in poi) specialmente quelle fazioni appartenenti al presidente
> Duhalde. C'è un solo personaggio che sinora si è distinto come leader di
> alcuni settori dei "piqueteros": è il "perro (cane) Santillán" vincolato
ai
> lavoratori statali, che avvia accresciuto la sua rappresentatività,
> specialmente durante il governo di Menem e sia riuscito a trovare una
> credibilitá al livello nazionale, non ha peró potuto, almeno finora,
> unificare gli sforzi dei queste manifestazioni di resistenza. Questa è una
> caratteristica di questo processo che sembra in contraddizione con se
> stesso: e frammentato e non é riuscito a trovare un vero progetto
> alternativo poi ché nelle loro manifestazioni non sempre appare
chiaramente
> ció che volgiono, ma semplicemente, la domanda de lavoro è, negli ultimi
> tempi, di sussidi e molto insistente. Né la "Gendarmería Nacional" di
Menem
> né quella di De la Rua, sono riuscite a disarmare la complessa impalcatura
> di soliedarietá e mobilitazione dei "piqueteros" e i blocchi stradali che
> portano avanti. Sebbene non sia l' obbiettivo di quest' articolo mi
> piacerebbe spiegare, anche se solo sommariamente, il perché di questa
> resistenza e la situazione in cui versa. Il luoghi in cui viene portata
> avanti questa protesta sono zone poco industrializzate dal momento che le
> varie ondate di industrializzazione si sono incentrate soprattutto nella
> Pampa Umida. Quelle del Nord sono regioni in cui le tradizioni coloniali
si
> sono conservate maggiormente, sono poco popolate ed i loro abitanti sono
> legati da vincoli di sangue e di parentela di lunga data. A queste
> tradizioni si sommano quelle scaturite dal "caudillismo" del XlX secolo e
> che sono sopravisute sotto diverse forme ma sempre facendo riferimento a
un
> leader regionale che ha stretti collegamenti con il potere regionale e
> nazionale. Nel caso particolare delle regione del Sud che hanno una
> popolazione inferiore del Centro ed il Nord del paese, e la cui distanza
dal
> potere centrale spiega le caratteristiche della sua economia in relazione
a
> quella della Pampa Umida e, purtroppo, eccetto il caso della cosiddetta
> "Patagonia Rebelde", il poco peso dei suoi processi regionali e la
> relativamente scarsa influenza di Buenos Aires. Questa è comunque una mia
> ipotesi personale sul fenomeno dei "piqueteros". Non è una veritá
assoluta.
> Spetterá ai storici e sociologi delle prossime generazione essere piú
> precisi. Se facciamo una confronto approssimativo dell' accaduto con i
> "piqueteros" di Buenos Aires, la cui base di sussistenza dipende da quella
> del partito di maggioranza, possiamo affermare che la sua capacitá di
porre
> delle questioni è strettamente funzionale al sistema che la raccoglie è
non
> si trovano al di fuori di esso come a prima vista potrebbe sembrare.
> Purtroppo, peró non hanno un' organizzazione sociale di lunga durata come
> quella che descriveró piú avanti. La storia delle cittá della Pampa Umida
è
> meno lunga di quella del resto del paese (man non cosí breve come quelle
> delle cittá della Patagonia) è, inoltre, stata rescritta piú volte a causa
> delle varie ondate di inmigrati è, di conseguenza, vi si sono verificati
> fenomeni diversi da quelli del Nord o del Sud. Questo non significa che
> queste citta´si troveno in svantaggio nei confronti del resto del paese.
> Intendo semplicemente riportare le specificitá che secondo me, hanno
questi
> movimenti. Infine, parlando delle cittá dovviamo vedere che ruolo
rivestono
> nella resistenza alle politiche neoliberiste le associazioni di bassi
qualli
> la Caritas (legata chiesa Cattolica), le associazioni di permuta (le piú
> grandi del mondo a questo momento in Argentina), le mense scolastiche,
molti
> delle qualli sostenute dal lavoro dei parenti degli allievi e dai loro
> insegnanti delle scuole pubbliche (piú che dallo stato sia a livello
> nazionale che provinciale), le associazioni di quartiere e tante altre
> tipiche espressioni della cittá non direttamente collegate ai partiti
> politici. Questo tessuto sociale molto ricco ed esteso che lega moltissime
> persone puó essere un punto di partenza ossia l' inizio di un'
> organizzazione di resistenza molto piú ampia che possa proporre, in
futuro,
> un progetto alternativo a quello attuale. Nonostante si tratti di una
> resistenza molto piú giovane di quella dei "piqueteros" e senza eccessive
> aspettative politiche che peró lavora direttamente o indirettamente nei
> risanamento delle ferite che il neoliberismo ha prodotto e continua a
> produrre a tutta la societá argentina. Infine mi piacerebbe esprimere un'
> altro giudizio generale. Il politologo argentino Guillermo O' Donnel, nel
> suo libro "El estrado burocratico autoritario" ("Lo stato burocratico
> autoritario) esprime una teoria sulle caratteristiche degli estati retti
da
> in regime militare in Sudmerica. Benché egli si referisca alla dittatura
> argentina del generale Juan Carlos Onganía (1966 - 1969), questa teoria
> potrebbe essere applicata a tutti i governi del Cono Sud fra il 1970 e il
> 1990. Fondamentalmente O'Donnel stabilisce un' alleanza tra l' elite
> burocratica militare ed una tecnocratica, specialmente sul piano
economico.
> Quest' alleanza all' interno dello stato inculca nella societá di cui è
> parte ed espresione l' idea che la meta da perseguire e quella dalla
> razionalitá e dell' austerità, sia in politica come nell' uso delle
risorse
> statali non ché l' idea che i politici civili sia tutti incapaci, ladri e
> truffatori. Quest' alleanza ha come obiettivo finale quello di sostituire
la
> perdita di libertá civile con dei benefici economici e di arrivare ad
essere
> percepita come l' unica garante dell' ordine rispetto alle crescenti
> instabilitá dei governi civili. La razionalizzazione e la specializzazione
> implicano la crescita dello stato stesso e dei gruppi che da lui
dipendono.
> Per spiegare la rottura che avviene mi serviró cui della definizione che
> spesso l'anno scorso veniva usata dalla deputata nazionale argentina all'
> opposizione Elisa Carrió. Le sue affermazioni si rivolgono in modo
specifico
> ai dieci anni di governo di Carlos Saul Menem e ai due di Fernando de la
> Rua. La deputata ci parla di stato mafioso. Io creo che questa definizione
> piú che pertinente. Fin dagli anni '80 in quasi in tutta l' América Latina
i
> diversi gruppi giunti al potere statale hanno perso la necessitá di
apparire
> "capaci, razionali e specializzati" dinnanzi alla società civile che ha
> perso qualsiasi forma di controllo sull' azione dei governi salvo l'
> eccezione della formalitá burocratica dei comizi elettorali. Lo stato
> burocratico autoritario (benché abbia subito dei cambiamenti dai governi
> civile, non ha perso la sua natura: quella definita da O' Donnel) venne
> svuotato attraverso continue crisi interne, indebitamenti con organismi
> internazionali finendo col dipendere sempre piú dagli appoggi locali
forniti
> da gruppi ansiosi di aumentare il loro guadagni attraverso attivitá
> illecite. Quest' alleanza se risolve "al roveggio" con quei settori che
> prima erano marginali all' interno dello squama di potere locale ma non
per
> questo privi di contatti con l' estero. Ció diventa evidente scorrendo la
> lista dei presidenti latinoamericani che hanno avuto problemi con la
> Giustizia (il caso Pinochet non c'entra) sia penale che amministrativa:
> Collor de Melo (Brasile), Salinas de Gortariz (Messico), Lino Oviedo
> (Paraguay), Carlos Menem (Argentina), Alberto Fujimori (Perú). Tutti
questi
> presidenti degli anno '90 ci mostrano chiaramente, giá da un primo
sguardo,
> l' aspetto dello stato latinoamericano. Questo si fa ancora piú chiaro se
si
> analizzano i legami che fra collavoratori e funzionari del potere centrale
> (attualemente in Argentina diversi Ministeri sono stati affidati da
Eduardo
> Duahlde a Luis Barrionuevo e alla sua famiglia. Barrionuevo, dirigente
> sindacale nel settore alimentare - ristorativo, e noto per le sue ativittá
> famiose e il suo patrimonio cresciuto in maniera misteriosa, non ché per
la
> mancanza di qualifiche anche dei suoi familiari per avere posti al
governo:
> è sospettato di essere analfabeta.). Questo non significa che la
corruzione
> sia apparsa dal niente, come caduta dal celo, nella struttura statale i
> corroti hanno nome e cognome e sono passati dall' essere una parte
marginale
> del sistema ad una struttura importante del sistema stesso. Insomma, credo
> che si tratti di percepire le specificità di un processo che in questo
> articolo ho potuto definire molto sommariamente, ma ché sicuramente ne
> contengono altri che ora si stanno gestendo, che ora stanno emergendo e
che
> non hanno molto in comune con i soviets russi e con le grandi folle che
> quiedevono la testa dello Zar. Esso si inquadra senz' altro in un insieme
di
> avvenimenti che, da coloro che studiano l' evoluzione dei popoli e il loro
> adattamenti, non puó passare inosservato anche se no ci conduce alla
> rivoluzione.
>
>
>
>
>
>
>
> María Verónica Diana
> Storica/Professoressa ascritta alla cattedra:
> "Historia Contemporánea de America Latina"
> Facultad de Humanidades y Artes
> Universidad Nacional de Rosario
> Argentina
> E-Mail: maria_veronicad@hotmail.com
>
> Traduzione: Devid Lombardozzi
>
>
>
> __________________________________________________ _______________
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