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Discussione: Segnalazioni librarie

  1. #1
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    Predefinito Segnalazioni librarie

    In questo spazio apposito ognuno può recensire o descrivere il libro letto.

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  2. #2
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    Predefinito La strega e il crocefisso

    E´ in libreria:

    ______________________________________





    Paolo Portone

    LA STREGA E IL CROCIFISSO

    Radici cristiane o cristianizzate?



    cm. 15 x 21, pagine 144

    copertina brossura con alette

    EUR 15,90, 2008

    EAN 9788889662557

    Ed. Gruppo Editoriale Castelnegrino

    http://www.gruppoeditorialecastelnegrino.com/home.htm

    [email protected]





    Conosciamo realmente le nostre radici religiose? Natale e San Giovanni Battista sono feste cristiane? A quale tradizione appartengono Carnevale e la Befana ? Soprattutto, cosa ne è stato della plurimillenaria religione dei nostri avi? Attraverso i documenti storici e le testimonianze ancora vive del folklore, "La strega e il crocifisso" propone al lettore un viaggio alla ricerca delle fonti e delle origini delle nostre radici religiose, interrogandosi sulle vicende che hanno portato alla formazione della nostra identità cristiana.





    Paolo Portone, storico, collabora a diverse riviste scientifiche e programmi radiotelevisivi. Nel 1998 fonda, insieme a G. Lutzenkirchen, il Centro di studi storico antropologici Alfonso M. Di Nola - Culti, culture e medicina popolare, e, dal 2007, presiede il Cire (Centro Insubrico di ricerche Etnostoriche). La sua ricerca di questi ultimi anni si è caratterizzata per l´attenzione rivolta a quella forma specifica di devianza religiosa nell´Europa moderna che va sotto il termine onnicomprensivo di "stregoneria diabolica", al mondo delle vittime e ai loro valori, simboli, credenze e pratiche. In tale prospettiva, le sue indagini si sono indirizzate non solo allo studio dei documenti processuali e delle fonti scritte, relative alla storia dei persecutori: Inquisizione, Domenicani (nelle antiche diocesi di Como e di Milano), ma anche alla ricerca delle testimonianze provenienti dalla tradizione folklorica, cercando di superare quella tradizionale divisione tra l´approccio storico e quello antropologico che perdura in questo ambito di studi. Tra i suoi libri più noti ricordiamo "Il noce di Benevento - la stregoneria e l´Italia del sud" (Xenia 1990) e il saggio "L´ultimo sigillo, l´apocalisse nel XXI secolo" (Asefi, 1999).

  3. #3
    INVICTIS VICTI VICTURI
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    Thumbs up Riferimento: Segnalazioni librarie

    A chi é interessato ai Misteri Eleusini consiglio questo straordinario libro edito di Ar:



    http://www.edizionidiar.com/misterieleusi.asp

    Valete!
    Atlantideo

  4. #4
    Baron Samedi
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    Predefinito Riferimento: Segnalazioni librarie

    Finalmente Ristampato:

    TESTI DELLO SCIAMANESIMO SIBERIANO E CENTRO ASIATICO


    Editore: UTET

    MARAZZI UGO


    La letteratura sciamanica è costituita da testo tramandati oralmente di generazione in generazione, di sciamano in sciamano. Un'eccezione rappresentano i testi mongoli, per i quali esiste una tradizione scritta, sorta per influenza della cultura lamaista, risalente anche al secolo XVIII. Questa raccolta di testi è per alcune aree tale da comprendere la quasi totalità della letteratura esistente, come il caso dell'area turco-siberiana, per altre in ogni caso sufficientemente rappresentativa, com'è il caso delle aree tungusa e uigura gialla, per altre ancora (iacuta, mongola e buriata, uralica) essa è piuttosto esemplificativa, a ragione della vastità dei testi relativi a queste aree (testi spesso inediti e comunque di difficile accesso).

  5. #5
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    "Tra le altre esiste ancora, in Italia, una tradizione spiritualista indigena, pura, pitagorica, romana, non esotica per origine e per carattere. È una gloriosa catena spirituale che da Pita-gora, Virgilio, Ovidio, Boezio, Dante, Bruno, Campanella, sino al Caporali, si perpetua ancor oggi. E lo spiritualismo dei misteri massonici, di origine tradizionalmente pitagorica, nella coscienza di molti fratelli si riconnette ai misteri classici della epoca imperiale, ed è più che mai vivo, italianamente, paganamente vivo. Se mai, sarebbe logico che la preferenza venisse accordata a questi valori spirituali, italianamente puri. Ma noi non pitocchiamo appoggi. Noi non pretendiamo di possedere la verità, né che fuori di noi non vi sia salvezza; non proclamiamo di avere assistenza sovrumana, né di avere un capo infallibile, e neppure di essere la religione dominante; ma abbiamo però fiducia, per davvero, in noi stessi e nel valore della nostra scuola e sapienza; non siamo come taluno pensa o vorrebbe una società in disgregazione; e perciò non sentiamo il bisogno di carpire artatamente posizioni privilegiate; né di farci sostenere dal governo e mantenere coi denari di tutti i contribuenti dello Stato, anche di quelli che la pensano diversamente da noi.

    Senza il sostegno del braccio secolare e delle commendatizie celesti, senza sbandierare la privativa del salvataggio, compiamo la nostra opera di illuminazione spirituale, e ci basta che il fanatismo cattolico non trovi nel governo l'aiuto di cui abbisogna per soffocare colle persecuzioni la grande e libera tradizione spiritualista massonica ed italiana. E questo chiediamo non per noi, usi a superare nei secoli l'incomprensione, l'intolleranza e l'odio profano e teologico, ma per la futura grandezza della patria nostra, per la gloria e la potenza della civiltà occidentale, che non può pienamente manifestarsi senza il libero fiorire della mentalità, dell'anima, dell'antichissima sapienza italica.
    L'Impero per essere degno del nome, per essere giusta-mente erede e continuatore dello Impero romano, occorre che si riallacci coscientemente a tutta quella vita imperiale, pagana, profondamente spirituale".

  6. #6
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    Giandomenico Casalino, Res Publica Res Populi. Studi sulla tradizione giuridico-religìosa romana, Edizioni Victrix, Forlì 2004, pp. 224, € 19,00.


    Giandomenico Casalino è da oltre vent'anni una figura ben nota ai cultori degli studi tradizionali in generale e della Tradizione Romana in particolare. Sul n° 13 de "La Cittadella", rivista a cui egli stesso ha più volte collaborato, è stato già recensito il suo // Nome Segreto di Roma. Saggio sulla metafisica della Romanità (Mediterranee, Roma 2003), ove quest'ultima era letta in una chiave essenzialmente "alchemica". Ma l'Autore, che esercita la professione di avvocato presso il Foro di Lecce e collabora regolarmente alla Rivista del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di quella città con saggi aventi prevalentemente ad oggetto il Diritto Romano, ha approfondito lo studio della Tradizione Romana soprattutto dal punto di vista giuridico-religioso. Alla sua prima opera in materia, intitolata // Sacro e il Diritto (Edizioni del Grifo, Lecce 2000), segue ora la raccolta di saggi oggetto della presente recensione, pubblicata presso le Edizioni Victrix di Forlì. Nel momento in cui ci si accinge a recensire un'opera che dal titolo stesso denuncia il proprio contenuto giuridico, pare opportuno segnalare come la sua lettura sia utilmente fruibile anche da parte di chi è "profano" in materia. L'Autore infatti, in questa attenta e documentata raccolta di saggi in cui si analizzano svariati aspetti dell'universo giuridico romano, dimostra ampiamente come quello dello lus sia un angolo visuale imprescindibile per tutti coloro che con la dovuta Pietas intendono comprendere il significato di Roma Eterna e della sua Tradizione.

    Uomo eminentemente pratico e realista - nel senso di aderente alla realtà organica della propria esperienza vissuta, avente al contempo connotazione mondana e metafisica al di là di ogni contrapposizione dualistica - il Romano trasfonde nel proprio vissuto quotidiano l'adesione profonda a valori metafisici che Egli stesso incarna in un'ottica di "impersonalità attiva". È in questo quadro metafisico, religioso e cultuale che spicca la centralità del Rito, quale atto magico sovrano attraverso il quale il Civis Romanus rinnova il Patto originario con gli Dei dell'Urbe. Nel conformarsi ad un modello archetipico celeste, il Romano "evoca" un elemento "più che umano" nella realtà mondana. Sotto questo aspetto, il negozio giuridico non è che un'applicazione particolare, quale conformazione dell'attività umana a un Idealtypus trascendente, della celebrazione di un rito religioso: venendo a coincidere, nel negozio giuridico romano, volontà umana e volontà divina. La disamina dei princìpi costitutivi del Diritto Romano è per l'Autore il punto di partenza per una riconsiderazione dell'odierna identità spirituale e politica dell'Europa. La progressiva incomprensione del Diritto Romano e le mutate condizioni dello spirito europeo, dopo il secolo dei Lumi e le rivoluzioni borghesi in Inghilterra, America settentrionale e Francia, furono il punto di partenza per l'abusiva utilizzazione di modelli giuridici romanistici, soprattutto da parte della scienza giuridica tedesca del secolo XIX, ai fini della creazione di un sistema giuridico astratto e disanimato. L'esito era funzionale all'affermazione di una concezione capitalistica dimentica del ruolo della Res Publica come garante del Bene Comune, irrimediabilmente chiusa verso ogni valore trascendente e teratologica nel suo sfrenato e predatorio individualismo e nella creazione di un vero e proprio mostro da laboratorio: VHomo Oeconomicus. Tutto ciò era la negazione dell'autentica Scienza Giuridica Romana. La Giurisprudenza romana è infatti la scienza dell'Ordine Divino che si dispiega nel mondo, la principale creazione dello spirito di quella Roma che è stata Mito fondante dello stesso Occidente, cioè dell'Europa. La concezione individualistica e razionalistica del Diritto moderno è invece quanto di più lontano ci possa essere dall'antropologia tradizionale. Per quest'ultima il singolo uomo, il Vir tradizionale, è il luogo cosmico in cui si manifestano le forme archetipali dell'Essere e della Vita, e giammai un "io" modernamente inteso. Tale alienazione dell'uomo europeo contemporaneo ha origine, secondo l'Autore, nell'abbandono della conce-zione olistica e organica del Cosmo e dell'Uomo, propria alla Tradizione originaria delle Stirpi indoeuropee, a favore di concezioni caratterizzate da un esasperato dualismo e soggettivismo, che hanno prodotto un mondo tanto allucinato quanto irreale nella sua non conformità alla natura delle cose umane e divine. Di particolare interesse, a questo proposito, è la disamina dell'Autore in merito alle ragioni dell'inesistenza della persona giuridica nel Diritto Romano, che trova la sua ragione nella repulsione del Civis Romanus per le astratte e disanimate Fictiones luris; con la conseguenza, tra l'altro, che presso i Romani lo Stato (ma Casalino preferisce chiamarlo Res Publica, riservando il termine Stato unicamente a quello moderno) non era una persona giuridica distinta dal Popolo, ma il Popolo stesso quale corpus ex distantibus.



    II Diritto Romano, quindi, fu il mirabile punto di convergenza tra la superiore e trascendente Legge Cosmica e l'esperienza politica concreta del Populus Romanus quale titolare dell''Imperium e protagonista del patto originario con gli Dei, la Pax Deorum stipulata dal fondatore Romolo. Allo stesso modo oggi il Diritto Romano è il punto di riferimento da cui ripartire, affinchè la nostra Patria tomi ad essere la culla del Diritto dopo esserne deprecabilmente divenuta la tomba; nell'auspicio che, ancora una volta nella Storia delle Stirpi del vecchio Continente, da Roma e dall'Italia possa arrivare un contributo determinante all'affermazione di un Nuovo Ordine Europeo.


    [Luca Cancelliere recensione apparsa in "la cittadella nuova seria n.18]

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da acchiappaignoranti Visualizza Messaggio


    "Tra le altre esiste ancora, in Italia, una tradizione spiritualista indigena, pura, pitagorica, romana, non esotica per origine e per carattere. È una gloriosa catena spirituale che da Pita-gora, Virgilio, Ovidio, Boezio, Dante, Bruno, Campanella, sino al Caporali, si perpetua ancor oggi. E lo spiritualismo dei misteri massonici, di origine tradizionalmente pitagorica, nella coscienza di molti fratelli si riconnette ai misteri classici della epoca imperiale, ed è più che mai vivo, italianamente, paganamente vivo. Se mai, sarebbe logico che la preferenza venisse accordata a questi valori spirituali, italianamente puri. Ma noi non pitocchiamo appoggi. Noi non pretendiamo di possedere la verità, né che fuori di noi non vi sia salvezza; non proclamiamo di avere assistenza sovrumana, né di avere un capo infallibile, e neppure di essere la religione dominante; ma abbiamo però fiducia, per davvero, in noi stessi e nel valore della nostra scuola e sapienza; non siamo come taluno pensa o vorrebbe una società in disgregazione; e perciò non sentiamo il bisogno di carpire artatamente posizioni privilegiate; né di farci sostenere dal governo e mantenere coi denari di tutti i contribuenti dello Stato, anche di quelli che la pensano diversamente da noi.

    Senza il sostegno del braccio secolare e delle commendatizie celesti, senza sbandierare la privativa del salvataggio, compiamo la nostra opera di illuminazione spirituale, e ci basta che il fanatismo cattolico non trovi nel governo l'aiuto di cui abbisogna per soffocare colle persecuzioni la grande e libera tradizione spiritualista massonica ed italiana. E questo chiediamo non per noi, usi a superare nei secoli l'incomprensione, l'intolleranza e l'odio profano e teologico, ma per la futura grandezza della patria nostra, per la gloria e la potenza della civiltà occidentale, che non può pienamente manifestarsi senza il libero fiorire della mentalità, dell'anima, dell'antichissima sapienza italica.
    L'Impero per essere degno del nome, per essere giusta-mente erede e continuatore dello Impero romano, occorre che si riallacci coscientemente a tutta quella vita imperiale, pagana, profondamente spirituale".

    Letto l'estate scorsa,ringrazio ancora i Gentili del forum di S.T. per avermi fatto conoscere questro straordinario personaggio,quasi meglio di Evola per certi aspetti.

  8. #8
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    ignis - RUMON - Introduzione
    Introduzione
    II Rumon di IGNIS: là scena e le quinte
    di H CMLICUS


    http://accademiaromana.wordpress.com...rappresentato/






    È ormai da molti anni che, negli ambienti Tradizionali e tradiziona¬listi, si citano o si pubblicano brani del Rumon di Ignis che qui ristampiamo integralmente come offerta al Nume Immortale di Roma, celebrandosi il 2750° Natale dell'Urbe.

    Con le brevi note che seguono è nostra intenzione contribuire allo studio delle testimonianze del riemergere di alcuni filoni sapienziali della Tradizione Romana nel cui ambito va certamente inserito proprio questo Rumon.
    Quest'opera, che venne pubblicata nel 1929 dall'editrice "Libreria del Littorio", fu scritta dal suo autore molti anni prima. La sua origine va fatta risalire infatti agli anni precedenti il primo conflitto mondiale.
    Troviamo che sia molto significativo il fatto che negli stessi anni fossero attivi personaggi e circoli iniziatici che influenzarono grandemente l'ambiente spirituale, culturale e politico dell'epoca. Nel Rumon questa influenza appare molto evidente. Lo stesso pseudonimo scelto dall'autore, Ignis, richiama subito al pensiero il contemporaneo..."accendersi" di altri fuochi. (È sufficiente ricordare i titoli di due riviste di studi iniziatici degli anni '20, Ignis e Ur).

    Sotto questo pseudonimo si celava il poliedrico intellettuale Roggero Musmeci Ferrari Bravo di chiare origini siciliane.
    Su Roggero Musmeci disponiamo, al momento, di poche notizie biografiche. Sappiamo che, trasferitosi a Roma in giovane età, si dedicò allo studio e conseguì la Laurea in Giurisprudenza e la Laurea in Medicina. Potendo godere di favorevoli condizioni familiari, potè fare a meno di esercitare una professione e volle compiacersi di studi artistici e letterari cimentandosi con la pittura, la scultura e la poesia. Possiamo definirlo un umanista di fecondo ingegno tìpicamente italico che conseguì un discreto successo con le sue opere teatrali e scultoree ma che finì, come vedremo più oltre, in miseria e dimenticato da tutti.
    Nel 1914 il Musmeci ottenne un buon successo con la sua opera teatrale Quando le colonne rovinano, un dramma borghese che fu rappresentato a Trieste e al Teatro Argentina di Roma.

    Ma nello stesso anno aveva già portato a termine la stesura del Rumon che si distaccava notevolmente non solo dal suo Quando le colonne rovinano ma anche da tutti gli altri lavori destinati alle scene dell'epoca, tutti intrisi di quotidianismo, di minimalismo "terra-terra", di psicologismo spicciolo a base di adulterio o di operazioni finanziarie e che si limitavano ad osservare i mediocri fatti di casa propria. E, mentre in quegli anni sembrava fosse materia adatta alla rappresentazione scenica unicamente ciò che è piccolo, Roggero Musmeci si propose con un opera di grande concezione, con grandi personaggi cui grandi sono i gesti e le parole loro e grande, immenso, gigantesco è l'empito con cui si esaltano le origini della nostra stirpe.
    Proprio nella notte del Natale di Roma del 1914 Musmeci Ferrari Bravo legge il suo poema in cinque atti nel suo studio di via del Vantaggio ad un'accolta di amici e critici dei giornali cittadini. Questa lettura rimase memorabile tanto che, ancora nel 1923, sulle "cronache del teatro" del giornale L'Idea Nazionale dell'8 maggio, nell'articolo intitolato "Primo saggio di Rumon", il critico teatrale, che si firmava "il Trovarobe" ebbe a scrivere: «Non ci era mai capitato di assistere alla rappresentazione di un'opera drammatica più lungamente annunciata e attesa di questa. Sono dieci anni, almeno, che in Roma si parla con mistero, fra letterati, giornalisti, artisti, attori, di questa tragedia di proporzioni immani, singolare e selvaggia. Parecchi sono coloro che raccontano di aver passato tutta una notte estatici nel bizzarro studio di Ignis, il quale vestito di una tunica celeste e calzato di sandali, i piedi nudi, ha letto loro dal tramonto all'alba, la lunga vicenda del suo poema sulla fondazione di Roma». Da quella lettura, che fu fatta dall'autore e dal valente dicitore Nino Regard, tutti i presenti rimasero fortemente impressionati.
    Subito fu seguita da applausi entusiastici e, nei giorni seguenti, da ottime critiche sui giornali e sulle riviste, come si può verificare con-sultando, per esempio, l'articolo di cronaca teatrale su // il Messaggero.

    Ma fu a tutti evidente che il Rumon era tale opera da non potersi costringere nelle an-gustie di un teatro, e che piuttosto, come il primo Augusto Senato Ro-muleo, doveva e poteva avere solamente, come palcoscenico, il grande cielo del Lazio. La prima rappresentazione del Rumon doveva farsi, per concorde designazione di tutti, nella naturale sede dell'augusta tra-gedia di Roma, sul Palatino, celebrandosi il Natale dell'Urbe. E a questo scopo personalità del teatro e autorevoli scrittori volsero fervida-mente la loro attività. (...) Il Natale di Roma di quest'anno, che doveva vedere il Rumon fra i ruderi illustri del Palatino, ha trovato invece l'o-pera ancora chiusa in un cassetto e il suo autore, trasformato da Ignis nel Capitano Roggero Musmeci, non più occupato a carezzare il suo nobile sogno di poeta, ma tutto dato a compiere il suo dovere di Italiano. Ma, se gli avvenimenti hanno ritardato la rappresentazione di Rumon, occorre non dimenticare che questa rappresentazione dovrà avvenire quando la guerra sarà finita. E noi auguriamo a Roggero Musmeci e all'arte italiana, che la primavera ventura, nel giorno del Natale di Ro¬ma, possa vedere sul Palatino, l'opera insigne, la quale risusciterà la gloria lontana di Roma nella gloria vicina di una Roma ancora una volta vittoriosa. E la gioventù italica, reduce dalla Vittoria, saluterà sul Palatino il Poeta che Jean Correre, nella dedica dei suoi «Buccins d'or», consacrava, dopo la lettura del Rumon, come "II Poeta di Roma"».
    Dunque fu il sopraggiungere della Grande Guerra ad impedire tem-poraneamente il progetto di far celebrare il Natale di Roma con la rap-presentazione del lavoro di Ignis sul Palatino. Come abbiamo visto, il nostro Roggero Musmeci partecipò attivamente a questa guerra, con i gradi di Capitano, coerentemente ai suoi sentimenti orientati ad un deciso interventismo ispirato dall'idea del risorgere della fortuna romana. Fu infatti per esortare gli italiani all'entrata in guerra e quasi ad invocare il risveglio della Dea Roma che Ignis, scrisse il suo Carme a Roma che è datato 15 agosto 1914. Questo carme, costruito come il Rumon in forma di carmen solutum, è una violenta invettiva contro i vili, «anime di buoi pazienti» che preferiscono pascersi in una pace ignomimosa piuttosto che prestare ascolto all'«urlo di latina gente implorante» proveniente dalle terre irredente! È inoltre una preghiera a Roma perché dischiuda «Divina le pupille immense» e sorga, smisurata a cantare «a la romulea prole un carme vibrante per l'etra, non la possanza antica! ma ferruginea la brama di mondarti dei vituperii tutti cumulati nel tempo del tuo dormir profondo!».

  9. #9
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    Grandioso testo di Silvio Bernardini (purtroppo scomparso)
    dal titolo "Il serpente e la sirena" Ed. Don Chisciotte.
    Il libro è in circolazione da parecchi anni, ma rimane una pietra miliare per quanto riguarda la simbologia che dal mondo etrusco è passata alla sapienza delle "pievi" senza interruzione o fratture. Il mondo pagano lascia ineredità saperi profondi ed eterni ai posteri non importa quali.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da sideros Visualizza Messaggio
    Grandioso testo di Silvio Bernardini (purtroppo scomparso)
    dal titolo "Il serpente e la sirena" Ed. Don Chisciotte.
    Il libro è in circolazione da parecchi anni, ma rimane una pietra miliare per quanto riguarda la simbologia che dal mondo etrusco è passata alla sapienza delle "pievi" senza interruzione o fratture. Il mondo pagano lascia ineredità saperi profondi ed eterni ai posteri non importa quali.
    Sul mondo etrusco consiglio per una lettura diversificata dalle solite (che possa piacere o meno) la trilogia di Signorelli:
    Nel Mondo Allucinante degli Etruschi.
    Le Vie Segrete degli Etruschi.
    Colloqui con i Perispiriti.

 

 
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