Quel cortile, leggermente svasato, a forma di quadrato sbilenco, racchiuso tra due edifici dalle alte mura, era aperto da un lato: solo un timido muretto ne delimitava i confini, separandolo dalla strada.
Al centro c’era un patio, appena rialzato, con vecchie panche di pietra e alberi rinsecchiti, che sembravano infilati lì come sigarette spente in un vaso di terra.
Ecco cosa sembra questo cortile! - pensò Marco guardando il patio e gli alberi e il basso muretto incastrato tra mura più alte - un enorme posacenere…
E si accese una sigaretta, parendogli quella la cosa più sensata da fare dentro un posacenere.
Altri forse avrebbero pensato che gesto ancora più naturale - per quanto difficile potesse essere - fosse quello di svuotarlo, il posacenerone: ma questo pensiero non attraversò la sua mente nemmeno per un istante.
Invece, appunto, si accese una sigaretta e fumò.
Marco era un fumatore non fumatore. Nel senso che, sì, fumava un pacchetto al giorno ma tutti quelli che lo incontravano per la prima volta tendevano, chissà per quale motivo, a pensare che non fumasse per niente e talvolta rimanevano di quell’idea anche dopo averlo visto accendersi una o più sigarette.
Marco pensò che la sua faccia doveva avere qualcosa di strano se non comunicava alcun segnale di tabagismo. Poteva essere una mancanza genetica come quella di un suo amico a cui mancava una x o una y, non ricordava bene, e non poteva mangiare le fave. A lui poteva mancare il genicotinico (il gene iconico nicotinico, evidentemente): quello che permette a tutti, dalla prima occhiata, di capire se fumi o no. Rimase comunque un po’ a riflettere se questa mancanza andava considerata un pregio o un difetto.
Presto però i suoi pensieri presero tutt’altra strada.
D’altronde aveva deciso di andarsene lì perché aveva bisogno di un po’ di solitudine, quel tipo di solitudine però - quella variante - che è tutta una socializzazione interiore.
Dopo un po’ che pensava (e i suoi pensieri, una volta pensati, gli si incenerivano sopra la testa, bruciando di un fumo blu le cui volute danzavano a braccetto con quelle della cicca che teneva tra le dita), dopo un po’ che pensava e si inceneriva, una delle tre porte che comunicavano con i due palazzi si aprì.
La prima cosa che accadde fu che il posacenere ridivenne cortile.
La seconda cosa che accadde fu...
(cosa accadde nel cortile?)




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