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Discussione: Il Dysangelium di Odifreddi

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    Predefinito Il Dysangelium di Odifreddi

    Dysangelium è una parola che Piergiorgio Odifreddi (matematico, saggista, membro del Comitato di Presidenza dell’UAAR) riconoscerebbe sicuramente. È un vocabolo ricorrente usato da uno dei suoi beniamini, Friedrich Nietzsche, per indicare la “cattiva novella”: ovvero il cristianesimo, specie quello predicato da San Paolo, di cui egli era com’è noto un estimatore.
    Per capire quanto esattamente sia focoso l’astio di Odifreddi verso la religione, in particolare verso il cattolicesimo, si potrebbe leggere il suo libro dal superbo titolo Il Vangelo secondo la Scienza – le religioni alla prova del nove (Einaudi), di cui la quarta di copertina promette che “passa al microscopio della logica gli aspetti scientifici della teologia e quelli teologici della fisica e della matematica, nel tentativo di risolvere un problema ben preciso: quali domande religiose hanno un senso, e quali domande sensate ammettono una risposta? Attraverso la decostruzione scientifica delle grandi religioni occidentali e orientali il libro approda a una ricostruzione teologica della scienza e della matematica, indicando una sorprendente via d’uscita dall’apparente dilemma tra fede e ragione.
    In realtà la via d’uscita da questo dilemma per Odifreddi è estremamente semplice e neppure tanto sorprendente: no alla fede e sì alla ragione, facciamola finita una volta per tutte con Dio e con le religioni. È da tempo che il matematico ripete questo suo simpatico slogan: chi crede non pensa, chi pensa non crede. Come a dire, i credenti mica si limitano ad avere semplicemente torto, per di più sono tutti quanti dei colossali imbecilli. E per convincere il suo lettore di ciò, Odifreddi cataloga ed elenca una buona quantità di assurdità e contraddizioni che a suo dire caratterizzano le religioni, che egli vorrebbe appunto sottoporre alla “prova del nove” della logica.
    Si dà il caso tuttavia che io, avendo letto il libro, vi abbia trovato a mia volta una buona dose di assurdità ed inesattezze in buona o mala fede, che attestano come Odifreddi non sia poi così affidabile quando disserta su quelle religioni che tanto vuol decostruire. E dunque voglio darmi la pena di elencarne il più possibile per decostruire a mia volta il suo libello, e vaccinare chi mai avesse la ventura di leggerlo convinto che sia un libro attendibile. Premetto che non mi concentrerò sulle asserzioni di fisica, matematica, logica formale e scienza in genere, perché non mi arrogo alcuna specifica competenza in merito (se Daniele o qualcun altro vuol farsi avanti in proposito e continuare l’opera, è il benvenuto); per smontare il castello di carte del nostro matematico non serve una laurea particolare, mi bastano quel po’ di cultura generale e conoscenza della mia religione che ho accumulato fin qui.
    Per farci capire fin dall’inizio che uomini siano questi religiosi, e presentarceli subito sotto la luce giusta, Odifreddi premette al suo libro questa simpatica frase attribuita a Sant’Agostino:

    Il buon cristiano dovrebbe stare attento ai matematici e a tutti i falsi profeti. C’è il pericolo che i matematici abbiano stretto un patto col diavolo per annebbiare lo spirito, e mandare l’uomo all’inferno.

    In effetti, se si pensa ad alcuni matematici in circolazione, c’è davvero il pericolo che qualcuno di loro riesca a mandare qualche incauto lettore all’inferno. Ma il lettore non sia troppo severo con Agostino: più in là infatti, nel decimo capitolo, viene riportata una sua citazione più positiva:

    Pertanto non dobbiamo disprezzare la scienza dei numeri, che in molti passaggi della Sacra Scrittura risulta di grande aiuto all’interprete meticoloso.

    La qual cosa non collima perfettamente con il fobico della matematica che ci veniva presentato all’inizio, ma nondimeno è molto consolante.
    Proseguiamo. Nell’introito (bizzarro nome dato all’introduzione) l’autore ci racconta qualche sua esperienza a Calcutta, quando ha avuto la percezione diretta di quanto le religioni siano lugubri ed intrise di morte. Egli ha avuto infatti la sfortuna di entrare in un luogo orribile, impietoso, saturo di crudeltà: una casa di Madre Teresa. Sì, proprio lei.

    Adiacente al tempio di Kali si trovava la casa dei moribondi di Madre Teresa, il Nirmal Hrinday, che in bengali significa Cuore Immacolato. In essa un centinaio di uomini e donne in fin di vita, raccolti fra quelli abbandonati nelle strade, erano ormai ridotti a un numero sulla lavagnetta che ne registra in maniera agghiacciante le giornaliere “entrate” e “uscite”. La casa non ha neppure un atrio, e non appena vi misi piede mi trovai direttamente nella corsia degli uomini: lo sguardo di uno di essi, conficcato nei miei occhi come una spina, ancora mi perseguita, così come la condizione di quei corpi sofferenti e seminudi distesi sul pavimento e privi anche di un letto, nonostante le offerte miliardarie ricevute dalla Santa.

    Poveri moribondi, raccolti dai marciapiedi delle strade in cui un comodo giaciglio l’avrebbero trovato sicuramente. Che squallore, tenere la contabilità di un ospedale, orribile gesto che riduce intrinsecamente il malato ad un numero senza dignità. E che crudele, Madre Teresa, che sicuramente privava i moribondi di un letto per taccagneria e non per scarsità di soldi (chissà se Dominique Lapierre ha mai letto Odifreddi, o se Odifreddi ha mai letto Dominique Lapierre).
    Ma siamo solo all’inizio. Nel primo capitolo (La varietà dell’esperienza religiosa) il brillante matematico imita Mircea Eliade e s’improvvisa fenomenologo delle religioni, teorizzando un determinismo ambientale per cui ogni credenza è come è per motivi climatici, in quanto sorta in un preciso contesto geografico (naturalmente Dio non c’entra: non esiste). E così non è casuale che il monoteismo nasca nel deserto mediorientale, il buddismo nella giungla tropicale, l’induismo nelle montagne himalayane… Più precisamente:

    L’atrofia vegetativa del deserto impone un’integrazione animale della dieta e genera una morale che permette l’uccisione degli animali per il proprio sostentamento: secondo la Genesi , Dio stesso consentì all’uomo di divenire carnivoro dopo il Diluvio Universale (IX, 3), benché gli avesse ordinato di essere vegetariano nel Paradiso Terrestre (I, 29). Naturalmente, un’etica che giustifichi la morte altrui quand’essa sia necessaria per la propria vita non tarda a degenerare in ideologie di potenza e di guerra, che si sono storicamente coniugate ai monoteismi attraverso i secoli, dalle crociate cristiane alle jihad islamiche.

    Un’analisi di eccezionale acume. A parte che l’alimentazione onnivora non ci pare essere un’esclusiva delle popolazioni desertiche, così come le ideologie di potenza e di guerra non sono state monopolio dei monoteismi (i Romani e i Mongoli e gli Assiri e tanti altri popoli pagani e politeisti erano notoriamente molto pacifici); per non parlare della contraddizione in cui il nostro buon logico coglie il Creatore (e non ci dilunghiamo su dissertazioni circa la natura dell’uomo e del mondo prima la caduta e dopo la caduta); la cosa veramente notevole è che per Odifreddi (che a questo punto vorremmo sapere cosa è solito mangiare a pranzo e a cena) tutti coloro che seguono un’alimentazione non vegetariana sono potenzialmente partecipi di un’ideologia bellica. “Naturalmente”.
    Poco più in là, se ancora ce ne fosse il bisogno, l’autore chiarisce la stima che ha delle religioni:

    Come dice infatti il Dalai Lama nella sua autobiografia Libertà in esilio, le religioni sono medicine, e ciascuna è adatta a un particolare tipo di malattia spirituale. E, come aggiunge Jung in Psicoterapia e cura d’anime, le religioni sono sistemi di guarigione per i mali della psiche. Dal che deriva il naturale corollario che chi è spiritualmente sano non ha bisogno di religioni.

    Insomma, noi credenti siamo tutti pazzi. O quantomeno affetti da forme lievi o gravi d’insanità mentale. Ci potremmo anche offendere, ma la cosa paradossale è che proprio qui dobbiamo, in un certo senso, concordare: chi crede sa bene di essere incompleto, ha ben presente la limitatezza del proprio essere di fronte all’Essere (e la condizione dell’uomo peccatore è una vera malattia dell’anima); mentre è un atteggiamento paradigmatico dell’ateo versione Odifreddi quello di considerarsi superbamente sano, un Oltreuomo che non ha bisogno dell’oppiaceo divino ed è ormai al di là del Bene e del Male.
    In questa sua ampia disamina delle religioni, l’autore non può fare a meno di notare un aspetto ricorrente in esse: l’elemento triadico, oggetto di illimitate metamorfosi, a tal punto che

    Una tale ubiquità spazio-temporale-culturale non può non significare che dietro di essa si nasconde, o attraverso essa si disvela, una verità fondamentale. La manifestazione più evidente della triade è naturalmente la Trinità, che separa gli aspetti contingente, necessario e assoluto della divinità.

    Quale sia questa verità fondamentale l’autore non si azzarda ad ipotizzarlo, ma compila un elenco di elementi triadici delle più varie religioni, in cui purtroppo non specifica dove accidenti sarebbe questo preteso carattere “contingente” o “necessario” o “assoluto” di ogni elemento. Dulcis in fundo, arrivato a quel che più m’interessa, conclude:

    Nel cristianesimo, infine, si trovano le persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, che le tre religioni monoteistiche venerano come Yahvè, Cristo e Allah.

    In cui non solo non dice quale sarebbe il contingente e quale il necessario e quale l’assoluto, ma scrive in modo tale che si potrebbe pure intendere che gli ebrei ed i musulmani condividano l’idea cristiana della Trinità. Horremus, potrebbero esclamare alcuni di costoro se casomai leggessero la non felice proposizione. Che prima o poi l’improvvido matematico sia oggetto di una fatwa o di una pulsa denura?
    Il primo capitolo si conclude con un’altra manifestazione di quanto profondamente l’autore conosca ciò che tanto pervicacemente critica. Parlando di quanto deprecabile sia l’iconografia, che spesso e volentieri sconfina nell’idolatria, scrive:

    Nel cristianesimo le immagini hanno invece sempre svolto un loro ruolo, massimo nelle chiese orientali e minimo in quelle protestanti, e l’iconoclastia che tentava di rifarsi al comandamento biblico fu ufficialmente condannata dal secondo Concilio di Nicea nel 787: di conseguenza, e nonostante le dichiarazioni di principio, il cristianesimo è oggi nei fatti una “idolatria politeista”. A conferma di ciò, Simone Weil rifiuta nei Quaderni ebraismo e islam perché “troppo monoteisti”, rispetto a cristianesimo e induismo.

    Accidenti, com’è informato Odifreddi, conosce pure il secondo Concilio di Nicea. Sennonché, nel paragrafo immediatamente successivo:

    Proprio a causa di queste sue caratteristiche, la ritualità costituisce comunque la via religiosa più seguita nel mondo: i popoli e gli individui culturalmente sottosviluppati hanno bisogno di appoggi sensibili, dai vitelli d’oro alle divinità incarnate, mentre le vie delle astrazioni richiedono più sofisticazione intellettuale. Ed è stato un grave errore del cattolicesimo pretendere di proporre universalmente e astrattamente la via di Maria, per non parlare di quella dell’imitazione di Cristo, disconoscendo la naturale differenza di predisposizione tra individui particolari e concreti.

    E qui siamo davvero all’apice, oltre che della conoscenza di dottrina, della logica: in un capoverso il cristianesimo ha troppe immagini, troppe icone e statue a cui inginocchiarsi, è di fatto un politeismo. Ma nel capoverso successivo il cattolicesimo propone all’imitazione dei fedeli soltanto Maria e Cristo. Punto. Che grave errore. Odifreddi potrebbe forse suggerire al Papa che ogni tanto si potrebbe pure indicare all’insieme dei fedeli qualche cattolico dalla vita ammirevole (non Madre Teresa però), qualcuno che si presume abbia avuto in vita virtù eroiche, e proporlo come esempio. Per non limitarsi a “proporre universalmente e astrattamente la via di Maria”, per venire incontro alla “naturale differenza di predisposizione tra individui particolari e concreti”.
    Insomma, il culto dei santi se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Accade tuttavia che esso già ci sia, e non da ieri (chè anzi a Giovanni Paolo II si è pure rimproverato di averne canonizzati fin troppi), ma l’autore da quel che scrive sembra ignorarlo e perdipiù si contraddice: prima abbiamo troppi santi, poi nessuno. Il nostro professore di logica dovrebbe scegliere: può accusare la Chiesa dell’una o dell’altra cosa, ma tutte e due contemporaneamente è troppo. Anche un individuo culturalmente sottosviluppato come il sottoscritto può arrivare a capirlo.

    Credete che sia finita? Questo era solo il primo capitolo. Ne leggeremo ancora delle belle. Anzi, leggeremo ancora delle balle.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Il Dysangelium di Odifreddi

    La maggior parte delle volte che Odifreddi parla male di una religione nel suo libro, guarda un po’, si tratta del cristianesimo (con un occhio di irriguardo al cattolicesimo). Ma anche le altre fedi godono della sua premurosa attenzione. Per esempio, nel capitolo “Paradossi”, parlando di affermazioni autocontraddittorie:

    Nella mitologia islamica il già citato racconto della creazione dell’uomo prosegue in maniera inaspettata (Corano, XV, 28-43 e XXXVIII, 71-85):

    Il Signore disse agli angeli: “Io creerò un uomo di argilla secca, presa da fango nero impastato, e quando l’avrò modellato e gli avrò soffiato dentro il mio spirito, prostratevi davanti a lui in adorazione. E tutti gli angeli si prostrarono, eccetto Iblis, che si rifiutò di unirsi a loro.
    E Dio gli chiese: “Iblis, che hai perché non ti prostri con gli altri in adorazione?” Iblis rispose “Non sia mai che io adori un uomo, creato dall’argilla secca, dal fango impastato!”
    Disse allora Dio: “Vattene di qui, reietto, e che tu sia maledetto sino al giorno del giudizio!” Iblis rispose “Signore, poiché tu mi hai ingannato io renderò bella agli occhi dell’uomo ogni turpitudine, e li ingannerò tutti”

    Dio crea così un dilemma veramente diabolico, un’alternativa da cui si può uscire soltanto disobbedendo: o direttamente, all’ingiunzione di adorare Adamo, o indirettamente, al comandamento di non adorare altri che Dio. Ancora una volta, dunque, è Dio che appare come subdolo e paradossale, mentre il diavolo si trova chiuso di fronte a una coppia di ordini contraddittori che non gli lasciano scampo.

    E così, ancora una volta, Dio è subdolo e paradossale. Povero diavolo di un Diavolo.
    In realtà la faccenda è da approfondire. Odifreddi ha riportato un’unica versione per due passi diversi del Corano abbastanza simili tra loro: tuttavia, se il lettore si dà la pena di andare a controllare la fonte originale, può scoprire che le cose non stanno esattamente come le descrive l’autore. In questa traduzione del Corano (su cui pure ci sarebbero varie cose da dire, in quanto è a cura dell’UCOII – e ve li raccomando, quelli dell’UCOII, ma questo è un altro discorso), l’episodio presenta una diversa e significativa sfumatura:

    Sura XXXVIII (Sâd), 71-78:
    71 [Ricorda] quando il tuo Signore disse agli angeli: «Creerò un essere umano con l'argilla.
    72 Dopo che l'avrò ben formato e avrò soffiato in lui del Mio Spirito, gettatevi in prosternazione davanti a lui ».
    73 Tutti gli angeli si prosternarono assieme,
    74 eccetto Iblis, che si inorgoglì e divenne uno dei miscredenti.
    75 [Allah] disse: « O Iblis, cosa ti impedisce di prosternarti davanti a ciò che ho creato con le Mie mani? Ti gonfi d'orgoglio? Ti ritieni forse uno dei più elevati?»
    76 Rispose: «Sono migliore di lui: mi hai creato dal fuoco, mentre creasti lui dalla creta».
    77 [Allah] disse: « Esci di qui, in verità sei maledetto;
    78 e la Mia maledizione sarà su di te fino al Giorno del Giudizio!».

    Insomma, si evince che Iblis ha rifiutato di inginocchiarsi non per spirito di obbedienza al comandamento del monoteismo, ma per puro e semplice orgoglio. Quello è argilla secca e fango impastato, io sono uno spirito creato dal fuoco, non mi abbasso in prosternazione davanti a lui.
    Tuttavia questo interessante particolare, stranamente, nella versione di Odifreddi non è riportato. Come mai?
    Che poi, a leggere il passo con un po’ di buonsenso, appare chiaro che questa pretesa autocontraddittorietà dell’ordine divino in realtà non sussiste affatto. Allah non chiede ai suoi angeli di adorare Adamo come un dio pari suo, ma di rispettare la Sua opera in cui ha soffiato il Suo Spirito. “Adorare” Adamo si risolve in un’adorazione indiretta di Allah: sicché in effetti è proprio l’uso del verbo adorare fatto da Odifreddi, e che coerentemente la traduzione italiana dell’UCOII non adopera (il lessico cattolico risolve questo problema alla radice: Dio è adorato, la Madonna e i Santi sono venerati; le accuse di politeismo rivolte alla Chiesa provengono da chi non capisce la differenza), ad essere improprio.
    Ed anche, per usare una terminologia nota, subdolo e paradossale.

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Il Dysangelium di Odifreddi

    Pierluigi Battista scrive questo.



    Egregio Piergiorgio Odifreddi, in una dichiarazione rilasciata al nostro Dino Messina ha sostenuto che il tempestoso precipitare della vicenda legata a Giuliano Soria rappresenterebbe «una vittoria dei clericali», soddisfatti per le sue dimissioni da capo del comitato dei garanti chiamati in extremis a salvare la continuità del Premio Grinzane Cavour finito nella bufera. La fantastica infondatezza della sua supposizione, così evidente alla luce di un elementare buonsenso, dovrebbe tuttavia indurla a riflettere su una vis polemica anticristiana la quale (sebbene finora baciata dal successo) se portata agli estremi rischia di condurre anche il più impertinente dei matematici tra le braccia del parossismo ossessivo e della fissazione paranoica: aggiungiamo pure, sempre che il richiamo alla terminologia religiosa non le suoni offensivo, del più scatenato misticismo egotistico. C' è da immaginare che lei conosca, nelle sue peregrinazioni di studioso negli Stati Uniti e in Unione Sovietica, la sorte di quegli intellettuali che, strappati dal recinto delle loro competenze specifiche, si perdono nelle fumisterie del vaniloquio ideologico e della banalità più corriva. È accaduto anche a lei. Ma a lei il trasloco dal campo del rigore a quello dell' ovvietà ha portato fortuna e popolarità. Abbandonati i territori astratti della matematica e delle esattezze geometriche, si è trasformato in portavoce dell' ateismo più militante, tra gli applausi dell' opinione pubblica stanca delle prepotenze clericali. Quando si è avventurato nei meandri dell' etimologia più fantasiosa, asserendo che il termine «cretino deriva da "cristiano"», le sono giunti più consensi che pernacchie. Quando ha deriso il cristianesimo per affermare che, «essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che sono stati condannati a non esserli», più che la protesta per una battuta così volgarmente oltraggiosa per chi è fedele di una «religione per letterali cretini», è risuonata la chiassosa approvazione dei laicisti «condannati» a essere, o a considerarsi, più intelligenti. Ora, professor Odifreddi, essendo la sua intelligenza non una verità dogmatica ma un' ipotesi da accertare laicamente mediante il metodo delle prove empiriche, dovrà essere sua cura dimostrare che, proseguendo con la fissazione dell' oscuro complotto clericale, la sua guida illuminata del campo ateo-laicista non corra il pericolo della deriva macchiettistica, del suo inesorabile slittamento nei clichés di un personaggio dell' eterna commedia italiana. Si goda il suo meritato successo, e non lo guasti con stentoree dichiarazioni che, consenta la citazione, assomigliano sempre più al «cretinismo» religioso da lei orgogliosamente vituperato. Non si prenda molto sul serio, e sappia accettare laicamente la constatazione (scientifica) secondo la quale tra una verità profonda e una sciocchezza il confine è molto sottile e labile. Esca dal suo personaggio e torni dove si sente a suo agio, tra i numeri e la trigonometria. Abbandoni le sue pose ieratiche (pardon), perché non c' è peggior clericalismo del clericalismo ateista. Al massimo dovrà rinunciare ai vertici del Premio Grinzane Cavour, ma non è un prezzo troppo elevato. Con immutata stima.





    Piergiorgio Odifreddi risponde con quest’altro.



    Vorrei rispondere ad rem (cioè, nel merito) all'attacco ad personam (cioè, pretestuoso) che Pierluigi Battista mi rivolge nella "Lettera al sacerdote dell'anticlericalismo" sul Corriere della Sera del 16 marzo, elogiata da l'Avvenire il 17 marzo.
    Anzitutto, lo ringrazio per avermi chiamato "egregio". Credo infatti che sappia, nonostante la sua avversione per le etimologie, che l'aggettivo significa "fuori del gregge", e oggi in Italia chi esprime e difende un pensiero laico è effettivamente costretto a cantare fuori dal coro dei belati. Cosa non sgradevole, comunque, visto che Albert Einstein notava nelle sue Idee e opinioni che "per essere l'immacolato componente di un gregge di pecore, bisogna prima di tutto essere una pecora".
    Venendo all'articolo, Battista bolla la mia dichiarazione di ingerenza clericale nelle vicende del Premio Grinzane Cavour come "fantasticamente infondata, alla luce di un elementare buonsenso": ne deduco che, pur scrivendo sui giornali, non li legge. Neppure il suo, che il 4 marzo titolava "L'assenza cattolica agita il Grinzane". E neppure l'Avvenire, che il 3 marzo titolava "Grinzane, un futuro a senso unico?", e vedeva come "una barzelletta l'eventuale inserimento di un solo rappresentante dell'area cattolica". E neppure La Stampa, che il 1° marzo titolava "I cattolici reclamano un posto nei saggi".
    Quanto all'appello al buonsenso come verifica di fondatezza, si tratta dello stesso argomento che viene puntualmente avanzato da coloro che la pensano come lui, ogni volta che qualche idea nuova viene alla ribalta: è stato infatti il "buonsenso" a far processare Galileo per aver sostenuto che la Terra girava attorno al Sole, e non viceversa, così come è stato il "buonsenso" a far avversare Darwin per aver sostenuto che l'uomo fu creato a immagine e somiglianza della scimmia, e non di Dio.
    Purtroppo è difficile applicare il buonsenso alle vicende del Grinzane, quando il forzista Giampiero Leo e il pidino Stefano Lepri sono a verbale per aver ineffabilmente sostenuto in Consiglio Regionale a Torino che la mia nomina era "sgradita al cardinale" (come se questo dovesse importare). E quando il forzista Enzo Ghigo e il pidino Gianfranco Morgando mi chiamano "matematico ateo", mostrando ripetutamente di ritenere che il secondo (e forse anche il primo) attributo siano degli handicap, invece che delle garanzie: dimenticando che la gestione di Soria e la sponsorizzazione di Ghigo e Leo erano sì "cattolicamente corrette", ma certo non si sono rivelate evangeliche.
    Battista mi dice che dovrei "aver conosciuto nelle mie peregrinazioni di studioso negli Stati Uniti e in Unione Sovietica la sorte di quegli intellettuali che, strappati dal recinto delle loro competenze specifiche, si perdono nelle fumisterie del vaniloquio ideologico e della banalità più corriva". Non so cosa c'entri, ma è vero, li ho conosciuti: in particolare il linguista Noam Chomsky e il fisico Andrei Sacharov, attaccati dai loro detrattori maccartisti e persecutori brezneviani con le sue stesse parole. E avendoli conosciuti, non posso che prenderli ad esempio: in particolare il primo, come ho scritto nella prefazione a Il matematico impertinente.
    Infine, a proposito del suggerimento di "tornare dove mi sento a mio agio, tra i numeri e la trigonometria", io ci sono sempre rimasto: un mio libro su Darwin è uscito da qualche settimana (Battista non se n'è accorto, ma fortunatamente il pubblico e i recensori sì), un altro sulla matematica esce in questi giorni, la scorsa settimana ho diretto un Festival della Matematica a New York, e questa settimana proseguiamo a Roma, ospitando in tutto otto premi Nobel e tre medaglie Fields. Temo che la fissazione sulle mie marginali opinioni in campo religioso siano soltanto un sintomo del fatto che la lingua batte dove il suo dente (di Battista) duole.





    Adriano Sofri commenta così.



    Sbaglierebbe chi ritenesse l’idea che Dio sia costruito da noi umani, a nostra immagine e somiglianza, infantile, facilona e tantomeno deresponsabilizzante. Al contrario. L’idea che mi faccio di Dio la dice lunga, che me ne renda conto o no, su chi sono io. Io, per esempio, non credo in Dio, ma il Dio in cui non credo non è fesso come quello in cui non crede Piergiorgio Odifreddi. Più esattamente, il Dio in cui non crede Odifreddi è un pallone gonfiato. Mi vergognerei di non credere a un Dio così. Preferisco non credere, non so, al Dio misericordioso di Pascal. Mi spingerei a dire che la differenza fra credere o non credere in Dio sia meno influente, almeno per la nostra vita quotidiana, del Dio differente nel quale crediamo o non crediamo. La chiesa, e le chiese in genere, fanno molto per esaltare la cattiva distinzione fra credenti e non credenti. Bene: tutto questo per dire che ieri Repubblica ospitava un articolo di Odifreddi intitolato “Io e il Grinzane”, che ho letto per la curiosità di sentire che cosa volesse dire uno che era stato designato presidente di quel comitato dei garanti, a proposito dell’affare in generale, e in particolare della propria insinuazione che lo scandalo fosse stato suscitato da una ingerenza clericale cattolica. Dell’affare in generale ho letto solo un passaggio marginale secondo cui la gestione di Soria si è rivelata “non evangelica”. Quanto all’ingerenza clericale, solo la citazione di titoli di giornale sul malcontento di cattolici per la loro inadeguata presenza nella gestione del già prestigioso premio. Che rapporto passi fra questo malcontento e le buffe e grandiose malversazioni ammesse da Soria, non si capisce. Il punto più alto Odifreddi lo tocca quando, obiettando all’appello al “buonsenso” mosso al suo indirizzo da Pierluigi Battista, proclama che si tratta “dello stesso argomento avanzato… ogni volta che qualche idea nuova viene alla ribalta”: dal processo a Galileo all’ostilità a Darwin. Dunque l’espediente meschino del buonsenso ha colpito di volta in volta l’idea nuova secondo Galileo che la terra girasse attorno al sole, secondo Darwin che l’uomo fosse imparentato con la scimmia, e secondo Odifreddi che una cospirazione clericale abbia abbattuto il padrone del Grinzane. Auguro fraternamente ai non credenti di non finire per non credere a un pallone gonfiato.


    http://deliberoarbitrio.splinder.com/

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Il Dysangelium di Odifreddi

    Scusa se te lo dico, ma perchè pubblicizi gli iscritti di questo somaro su CR ?

    Questo è il forum dei cattolici, non degli antilaicisti.

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Il Dysangelium di Odifreddi

    Hai ragione, però i post che ho riportato mi piacevano troppo e volevo farveli leggere.

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: Il Dysangelium di Odifreddi

    Chi crede non pensa, ma Odifreddi crede nella scienza, questo significa che nemmeno lui pensa? e la fede scientifica è fede nella totalità delle previsioni scientifiche, non essendo verità incontrovertibili.
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  7. #7
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    Predefinito Riferimento: Il Dysangelium di Odifreddi

    Avevo dimenticato la fonte per i primi due post:

    http://deliberoarbitrio.splinder.com/post/7196405

    http://deliberoarbitrio.splinder.com/post/7237877

    Per altro si tratta di un blog che vi consiglio di seguire.

  8. #8
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    Predefinito Riferimento: Il Dysangelium di Odifreddi

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Chi crede non pensa, ma Odifreddi crede nella scienza, questo significa che nemmeno lui pensa? e la fede scientifica è fede nella totalità delle previsioni scientifiche, non essendo verità incontrovertibili.
    Sì, ma vuoi mettere... dar dimostrazione di stupidità, per diventare ricchie famosi, è un prezzo che molti sono disposti a pagare.

  9. #9
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    Predefinito Riferimento: Il Dysangelium di Odifreddi

    Eppure Odifreddi è un grande matematico... perché non si dedica alla matematica, invece che alla teologia?
    Lo farebeb in modo certo più proficuo per tutti.
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

  10. #10
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    Predefinito Riferimento: Il Dysangelium di Odifreddi

    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    Eppure Odifreddi è un grande matematico... perché non si dedica alla matematica, invece che alla teologia?
    Lo farebeb in modo certo più proficuo per tutti.
    Perché altrimenti non gliela darebbe nessuno.

 

 
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