Albanesi (Cnca): ''La nuova legge non è razzista. E’ colonialista e feroce''
31/05/2002 17.31.16 ROMA – “Non è una legge razzista, ma colonialista”: è il commento di don Vinicio Albanesi, presidente del Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza, riguardo al disegno di legge sull’immigrazione Bossi-Fini in via di approvazione alla Camera. A margine della conferenza stampa di presentazione dei “Libri neri” sulle politiche sociali, una nuova collana in uscita dopo l’estate e curata dal Coordinamento, il presidente del Cnca è stato esplicito: “Le impronti digitali e la regolarizzazione di colf e badanti sono soltanto dettagli”. In sintesi, la nuova normativa “non colloca l’Italia nell’Unione europea e neppure nel Mediterraneo: è una legge di piccolo respiro, che prevede l’ingresso nel nostro Paese solo se si è produttori di reddito, di valore aggiunto”. In questo senso “le impronte servono a non far entrare chi non produce, così come gli asili aziendali sono previsti solo per chi lavora, non per tutti”. Una politica “feroce”, secondo don Albanesi, “perché non tiene conto dei fenomeni migratori e non dà effetti: resterà alto il numero di clandestini e di lavoratori in nero, che così non perderanno i contributi maturati nei mesi di lavoro al momento del ritorno al luogo di provenienza”. E le eventuali prossime “sanatorie” non riusciranno ad estirpare “il lavoro sommerso”: in Calabria, ad esempio, regione in cui la disoccupazione femminile supera il 59%, “è attestato un alto numero di badanti. La carenza dei servizi da una parte e gli standard di qualità molto elevati, con spese ingenti, fanno optare per le donne straniere che ‘costano’ di meno”. Anche le restrizioni in ambito dei ricongiungimenti familiari sono stigmatizzate da don Albanesi: “Siamo peggio che allo zoo, dove si pensa a dare un compagno o una compagna agli animali in cattività; invece per gli uomini non si bada a queste cose, come se un africano o un albanese che lavora in Italia non avesse diritto ad avere la famiglia accanto a sé”. Inoltre quella sull’immigrazione è una legge “che non prevede quali investimenti fare nei Paesi di origine per attenuare la pressione migratoria: è vergognoso non prevedere progetti di questo tipo in un testo normativo”, ha denunciato il presidente del Cnca, ricordando che l’Italia è diventata “un’isola virtuale in cui si entra a determinate condizioni, senza tenere presente che abbiamo 3mila chilometri di costa e non si possono impedire in ogni modo gli sbarchi”.
Fonte: http://www.redattoresociale.it




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