Una dolce notte romana che il ponentino rischiarava come fosse una luce e il cielo era rosso fuoco allegro che il nero cupo se l'era mangiato e non mi riesce di dormire, una dolce notte romana mi alzo dal letto, saranno state le due e mezza, e vado alla finestra che da sulla piazza. Do un'occhiata al "popolo dei balconi", come lo chiamo io, che, a quell'ora, conta solo due e tre insonni dalle persiane illuminate ad intermittenza, che certe volte riesco ad intuire su che canale stanno, se ho la tv davanti. Fumo una sigaretta lasciando gli occhi vagare sulle case lontane. Stavo per tornare a dormire quando vedo una luce che apre e una donna, in vestaglia, che porta con se una piccola scala. La donna esce sul terrazzino, poggia la scala e vi sale su, con un panno in mano. Quindi inizia a pulire le finestre. Nemmeno a dirlo mi parve un'apparizione metafisica. Che ci faceva una giovane donna a pulire i vetri alle due e mezzo di mattina, in vestaglia? Rimasi a guardarla un bel po'. Che avesse appena saputo che il giorno seguente, di primissimo mattino, avrebbe ricevuto una visita importante e voleva far trovare la casa in ordine? Ma sarebbe bastato alzarsi un poco prima, e poi i vetri! Capirei se fossero state le stoviglie o il pavimento. Che fosse un fioretto? Tra l'altro da quello che riuscivo a vedere l'interno della casa era ordinatissimo. Arrivai a pensare che fosse mezza matta e andai a dormire. La mattina dopo, però, chiamai ad una mia amica, ritenendola più ferrata sull'usanze anacastiche femminili e le raccontai la storia della donna che, a notte tarda, puliva i vetri. Lei mi ascoltò e poi disse: ma è evidente perchè puliva i vetri!...
(perchè puliva i vetri?)




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