Nella mia stanza, l'unica cosa in ordine sono i libri. Ho libri di tutti i generi, i più disparati, e sono affezionata ad ogni singola pagina, soprattutto quelle ingiallite, perchè i libri sono l'unica linea di continuità nella mia vita, insieme alle matite 1b.
Posseggo testi che sono paradossalmente inutili, come un breve saggio di fonetica macedone comprato da un libraio ambulante per 2mila lire, o un libro di racconti illustrato in giapponese e una raccolta di litografie in in estone di un pittore sconosciuto in Italia, tale Wirault. Voglio bene e sono affettivamente legata ai miei libri "introvabili", non li leggo quasi, raramente li sfoglio, ma quando per caso accade, mi sembra sempre di poterci trovare una frase, un segno, una nota che in qualche modo cercavo.
C'è un poeta praticamente sconosciuto, olandese credo. So poco di lui, perchè morì giovane, una ventina di anni fa, secondo la breve nota biografica, attraversando la strada. Il suo nome è Jackob R. Muhliun.
Ho un libro di sue poesie tradotte in inglese e stampato da una piccola casa editrice estone, impaginato poveramente tipo i libretti a mille lire di stampa alternativa.
Questa sera, per caso, mi è capitato tra le mani, l'ho aperto e volevo farvi leggere queste, la traduzione, alla meno peggio, è mia :
LATTICINI Y SOLEDAD
Il nulla non produce
latticini
o bisbocce
ma un vuoto
pneumatico
spinto
che si sfalda
in isteria
galleggiante
sospesa
nel tempo
come una vecchia scarpa




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Ma non prendertela... Continua così e, fra qualche decennio, saprai cosa vuol dire essere davvero disordinati... Forse...



...) oppure avere i libri ordinati, che so, per frequenza di consultazione o per argomento ecc, senza badare all'estetica della cosa?
) mi permise di chiudere a chiave la mia camera), a volte minacciava l'eliminazione fisica del mio "archivio". Dei due mali, quindi, meglio il minore: meglio "mettere in ordine" che non aver più nulla da "riordinare".