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Ristagna nella crisi la poesia sarda in rima

Il premio di poesia “Posada” (sezione versi in rima), giunto alla ventunesima edizione, non è stato assegnato. Una notizia che la dice lunga sulla crisi che attraversa la poesia in rima: la giuria posadina ne ha rivelato pubblicamente l’entità e voglia il cielo che questa scelta coraggiosa (quanto necessitata) si riveli alla fine salutare.
I motivi dello scadimento dei versi vanno ricercati in diversi fattori, primo fra tutti il dilagare dei concorsi di poesia (tutti i paesi, o quasi, ne hanno uno). Di qui un versificare stanco, a comando, che indulge alla pedanteria dei temi trattati, soffoca l’ispirazione, appiattisce i versi. I quali molto concedono a italianismi, a figure retoriche e di maniera, a forzature della rima.
Dagli esperti giunge un segnale d’allarme, ma al contempo di speranza, nell’attesa d’un riscatto che può giungere dai poeti che abbiano voglia di riflettere su un impegno che esuli dalla routine per alimentare la creatività.
A presiedere la giuria del Premio Posada è stato Giacomino Zirottu, che dice: «La finalità di un premio letterario non è tanto di avere i suoi premiati, ma di produrre una poesia degna. Nei concorsi c’è una pletora di poeti in rima, molti dei quali scadenti. Impera il “versificio”, come una macchina che fa versi. Serve un attimo di riflessione per tutti se si vuole difendere la poesia». E Natalino Piras, scrittore e intenditore di poesia in limba: «Quello che viene dal Premio Posada è un segnale importante. La poesia sarda, e in particolare quella in rima, si trova a un bivio: sopravvivere o rinnovarsi. Il rinnovamento passa attraverso la presa di coscienza degli attuali limiti».
Un altro intenditore, Sebastiano Pilosu: «La produzione poetica in rima ha subìto una flessione qualitativa. Manca il ricambio del solito gruppo di poeti che vi si dedicano, mentre i giovani talenti prediligono la poesia a verso sciolto. Serve un segnale di questo disagio, mentre bisogna attivarsi per incentivare nelle nuove generazioni l’uso della poesia tradizionale».
Il poeta Giovanni Piga è laconico ma preciso: «Troppi premi, c’è un’autentica inflazione. E tutti vi partecipano. Meno partecipazione e più qualità dovrebbe essere il motto d’ora in poi. Di qui anche la necessità per le giurie di essere molto accorte, se non addirittura severe». Infine il parere di un altro poeta, il gallurese Paolo Russu: «C’è un ristagno preoccupante e si sta così esaurendo la funzione dei concorsi che tanta linfa hanno dato alla poesia, alla lingua sarda e alla nostra cultura. Ma la poesia ha sempre trovato risorse insospettate e inaspettate. E uscirà, alla fine, dal tunnel».


Gianni Pititu