Ho letto la parte della 1a Tesi congressuale di Sardigna Natzione(mi pare sia quella che ha vinto, comunque non importa), relativa al rapporto intercorrente tra lotta di classe e lotta di liberazione nazionale.
Senz' altro l'analisi sulla sinistra italiana, ma diciamo tranquillamente occidentale, è correttissima: prova ne sia la risultante di quelle esperienze partitiche.
Si va dai deliri anti-nazionali tardo sessantottini, alla mitica e mistica "doppiezza togliattiana", per cui chi dice una cosa ne sta meditando un'altra esattamente opposta .
L'impostazione della sinistra statuale occidentale è fondata su coordinate che la conducono lontano dalla realtà, dal vissuto degli uomini e dei popoli.
I casi sono variegati: o si riavvivano le patologiche reminiscenze tardo-imperiali sovietiche (esempio non certo di società liberata, ma lo diceva Guevara, non certo io), o si coltivano i baccanali del delirio hyppie-confusionale sessantottino con nuovi nomi: no-global, tute bianche, disobbedienti, neo-trozkisty, neo-luxemburghiani... “ribelli metropolitani”, molto attenti ai pedegree ideologico-partitici, che prima ti dicono che sono indipendentisti …e poi tremano solo a parlare di “nazione”….(tutti allegramente uniti da un sentimento patologico, morboso, di “attrazione-repulsione” verso le lotte di liberazione nazionale dei popoli oppressi)...
La cosa che più è scioccante è data dal fatto che in nessun modo i reduci, resti, salme, della dirigenza dei partiti della sinistra occidentale riescano a cogliere come si sono quantomeno sviluppate determinate lotte popolari socialiste finalizzate indiscutibilmente ad una liberazione nazionale, all’indipendenza di un popolo(sud-america,africa, e asia).
Nulla...la melma muta dei deliri “messianici” ancora una volta avvolge le menti dei burocrati di tali partiti.
Ma se nelle sue analisi Guevara parlava di lotta popolare e di socialismo, ponendo al centro di tale costruzione politica l'obbiettivo determinante di una vera indipendenza nazionale dei popoli oppressi....come è possibile che in occidente ci si debba ancora sorbire gli strascichi di una impostazione partitica derivante dalla subordinazione totale ed effettiva dei vecchi partiti comunisti agli stati-capitale?
Quando si parla di lotta di classe in Sardigna ci si riferisce chiaramente ad una lotta delle popolazioni, del popolo sardo, contro l'apparato coloniale dominante: lotta che necessariamente non può coinvolgere chi dalla colonizzazione trae vantaggi personali ( di ordine finanziario e politico): ovvero la categoria definita della borghesia compradora.
Essendo il popolo sardo una realtà nel suo complesso rientrante appieno nella categoria "proletaria", è giusto e doveroso affermare che la lotta degli indipendentisti socialisti ( e comunisti) mira (dovrebbe mirare) all'unione del popolo, non alla sua frammentazione.
Questo almeno per ciò che riguarda l'impostazione del nostro collettivu.
Il Collettivu Comunitarismu e Indipendentzia raccoglie, sulla base di una piattaforma politica essenziale, compagni-patrioti indipendentisti socialisti, comunisti e chi , serenamente non si definisce ideologicamente in alcun modo pur riconoscendosi nei punti cardine della stessa “piattaforma”.
Siamo espressione di tesi e progettualità “progressiste”, che pure rifiutano serenamente di rientrare nelle abnormi categorie mentali occidentali.
Ed è qua il punto; la soglia di incomunicabilità con chi non ha ripercorso al contrario la strada della “civilizzazione”(coloniale), con chi non ha saputo ,sia pure "nihilisticamente", fare “tabula rasa” degli pseudo-valori occidentali, è altissima…
Non si riesce a comunicare con chi, al di là del preziosissimo bene delle Lingua, non riesce a ri-sardizzare essenzialmente i propri meccanismi mentali, di ragionamento politico.
Nel nostro essere socialisti riaffermiamo il carattere evoluto ed innovativo delle nostre analisi: una scienza per essere tale non può cristallizzarsi su posizioni passatiste, su condizioni superate(oggettivazione), ma deve camminare di pari passo con l’Uomo lungo la strada della storia e della ricerca.
Se di socialismo scientifico si tratta.
Come Sardi elaboriamo proposizioni e analisi basate su strumenti interpretativi scientifici: analisi volte alla definizione di tesi socialiste, ma analisi che nascono in Sardigna, che qui si sviluppano senza in alcun modo porsi come tramite per l’improbabile esportazione di sistemi socio-economici estranei.
Ora, noi riteniamo un nostro dovere, come esseri umani prima che come politici, lottare per porre fine a quella oppressione di una classe sulle altre che è la “norma fondante” delle macchine coercitive che sono gli stati-nazione: riteniamo che, sulla base di ciò che è(non che fu, ma che è) la nostra storia, l’Indipendenza non possa che essere costruita sulla negazione delle dinamiche dispotiche e inique, inumane, che contraddistinguono l’apparato statuale-coloniale capitalistico.
Crediamo, al di la delle formule terminologiche, che l’Indipendenza, per essere vera , debba essere basata sul “culto per la piena dignità dell’Uomo”.
Riconosciamo, ed in questo arrivo all’apprezzamento di un passaggio delle tesi di S.N., nello stato-nazione un fondamento strutturale dell’imperialismo capitalista;
Imperialismo che opprime una variegata e composita realtà di classe mondiale; realtà che secondo noi deve unirsi in una solidarietà internazionalista effettiva che coordini e rafforzi vicendevolmente le lotte metropolitane e le lotte di liberazione nazionali(si pensi alle teorizzazioni in questo senso di Baschi e Irlandesi) .
D’altronde per un filosofo come Preve , l’internazionalismo (non l’inter-statalismo, veramente artefice di tragedie inenarrabili) è etimologicamente “inter-nazioni-ismo” solidarietà effettiva e combattiva tra le nazioni.
La liberazione nazionale non può scindersi dalla lotta per la giustizia sociale, per la costruzione di un mondo altro, diverso, possibile.
Tante le tensioni e le potenzialità.
Non è forse tempo di ragionare serenamente intorno ad una idea di “fronte per l’indipendenza”, aperto a tutte le esistenti realtà politiche indipendentiste?
“….voglio parlarti invece di accordi strani, fatti da mani che non hanno domani…”cantavano i Nomadi…
"La liberazione dell'uomo non significa solo realizzare la giustizia sociale, non significa solo sconfiggere l'ignoranza, non significa solo sopprimere la disoccupazione... Questo è solo un aspetto della liberazione dell'uomo, ma fino a che non sarà sconfitto l'egoismo, non avremo ancora compiuto la liberazione dell'uomo; e fino a che non avremo compiuto la liberazione dell'uomo, non avremo realizzato i nostri sogni rivoluzionari... La costruzione del socialismo e del comunismo non è solo un problema di distribuzione della ricchezza, ma è anche una questione di educazione e di coscienza... Dobbiamo costruire le condizioni che conducano al passaggio dal regno della necessità a quello della libertà. E questo non lo può fare il capitalismo, perchè sacrifica al diritto di proprietà gli altri diritti e organizza la vita come una corsa di lupi, identifica la libertà degli affari con la libertà delle persone..."
(Ernesto "Che" Guevara)
Come sempre, al di la delle farneticazioni dei “rivoluzionari metropolitani” da “santa inquisizione” (qualsiasi sia la veste che indossano), le parole di un socialista e patriota, filosofo e combattente come Guevara, semplici, quasi scontate, eppure così inusitate…..
Pro unu fruntene populare de liberatzione nazionale
Saludos a tottu sos cumpanzos-patriotas
Indipendentzia e sotzialismu
Frantziscu




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