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  1. #1
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    Predefinito Ahi, ahi, ahi! Sig. "Tramonti".......

    La Corte dei Conti: Tremonti ha sbagliato il Dpef, serviranno nuove tasse
    di Red.

    La Corte dei Conti boccia i conti di Tremonti e ritiene che «senza nuovi interventi correttivi, i conti pubblici del 2002 saranno significativamente peggiori di quanto è prospettato nel Dpef». Fassino (Ds): «È l'ennesima riprova che la politica economica del governo Berlusconi è fondata sui trucchi».

    Errori e inganni del Dpef
    di Ferdinando Targetti

    Due sono i difetti dell'economia italiana: il tasso di crescita potenziale del prodotto interno lordo, che è stabilmente minore di quello dei paesi europei e il debito pubblico che è, rispetto al PIL, mediamente il doppio di quello europeo. Concordo pienamente con Francesco Gavazzi quando scrive sul Corriere della Sera di mercoledì scorso «occorre più flessibilità sui deficit, soprattutto se riguardano spese per investimento e paesi poco indebitati, ma molta più severità sul debito».
    La manovra di finanza pubblica presentata dal governo invece tratta, a mio parere, il problema del debito pubblico italiano con grande superficialità. Per un giudizio critico su questo documento mi riferirò quasi esclusivamente ai quadri riassuntivi della manovra che si trovano a pagina 11 del Documento di Programmazione Economico-finanziaria. Questi quadri sono due: uno è il quadro tendenziale, presenta cioè i dati relativi all'andamento dell'economia se non ci fosse la manovra del governo, l'altro il quadro programmatico, che presenta i dati relativi all'economia modificati dall'azione della politica economica del governo.
    Nel 2002 i dati tendenziali e programmatici su deficit e avanzo primario sono quasi identici, cambia solo il valore del rapporto debito/PIL che nel quadro programmatico è di 0,8% più basso. La differenza non può quindi che essere attribuita ad una massiccia dose di privatizzazioni che il governo, deduco, intende compiere nei prossimi sei mesi: 0,8% del PIL significa 10 miliardi di euro. Siccome nel capitolo sulle privatizzazioni si parla di un'azione che dovrebbe portare ad un ricavo di 20 miliardi di euro (pag. 143), significa che nel quadriennio 2003/2006 a cui si riferisce il DPEF si prevede in complesso di attuare privatizzazioni per un ammontare equivalente allo 0,8% del PIL.
    Venendo al quadriennio 2002/2006 notiamo che nel quadro tendenziale il debito rispetto al PIL cala solo dello 0,6% (passando da 109,3 a 108,7), mentre nel quadro programmatico cala del 14,1% (passando da 108,5 a 94,4). Quindi si deduce che la politica economica del governo dovrebbe ridurre il debito pubblico del 13,5% rispetto al PIL. Come? La teoria economica, ma sarebbe più corretto dire l'aritmetica, ci fornisce una semplice formula che dice (in una formulazione un po' semplificata) che la diminuzione del rapporto debito/PIL è uguale alla differenza tra il saggio di crescita reale del reddito e il saggio di interesse reale più l'aumento del rapporto tra l'avanzo primario (cioè l'avanzo di bilancio al netto della spesa per interessi) e il PIL.
    Ora prendiamo per buone le previsioni del DPEF, anche se sono ottimistiche, sulla capacità che la politica del governo riesca ad aumentare il saggio di crescita del reddito italiano: dal confronto dei dati sulla crescita del reddito tendenziale e programmatico si evince che nel quadriennio il governo farà aumentare il PIL italiano del 2,2% in più rispetto alla situazione tendenziale. Inoltre ammettiamo che i saggi di interessi reali di eurolandia non si modifichino, sebbene voci insistenti indichino una tendenza al rialzo. Infine confrontiamo gli avanzi primari programmatici con quelli tendenziali e prendiamo per buone le previsioni del DPEF che nei quattro anni il governo riuscirà a incrementare gli avanzi primari del 4,6%.
    Siamo ora in grado di vedere se il governo sa fare i conti e vedremo che la risposta è negativa. Infatti se si somma 0,8% di privatizzazioni a 2,2% di maggior crescita del reddito a 4,6% di maggior avanzo primario otterremo 7,6% che è solo poco più della metà della riduzione programmata del debito che è del 13,5% del PIL. Rimangono quindi da spiegare 6 punti percentuali di PIL e cioè 75 miliardi di euro di minore debito che il governo non spiega come riesca a far sparire.
    Veniamo ora ad un secondo punto critico che non riguarda il debito, ma la spesa pubblica. Abbiamo detto che nel quadriennio il governo intende aumentare l'avanzo primario di 4,6 punti percentuali rispetto al PIL.
    Dalla lettura delle suddette due tabelle emerge inoltre che è intenzione del governo diminuire, nello stesso periodo, la pressione fiscale di 4,8 punti percentuali: da 42,3 a 39,8% del PIL. Questo significa che il governo intende nel quadriennio ridurre la spesa pubblica (corrente senza interessi e per investimenti) di 9,4 punti percentuali, che significa circa 2,3% all'anno e cioè circa 30 miliardi di euro all'anno.
    Concediamo pure, in un impeto di generosità, che gli incrementi di investimenti pubblici avvengano tutti con finanza di progetto e con contabilità extra-bilancio, grazie alla invenzione della «Infrastrutture spa» e che quindi la spesa corrente diminuisca di «soli» trenta miliardi (altrimenti avrebbe dovuto diminuire ancora di più per far spazio agli aumenti degli investimenti pubblici). Tuttavia sarebbe stato carino che il governo fornisse delle indicazioni quantitative circa i capitoli di spesa che intende aggredire, dato che non si può pensare che quella cifra derivi da minori spese tutte imputabili a risparmi e razionalizzazioni attraverso la e-commerce.
    La morale che si trae da questa disamina è che i conti non tornano; scelte importanti, come quelle relative alle voci di spesa pubblica corrente che si intendono ridurre, sono occultate e scelte sbandierate, la riduzione del prelievo fiscale, non può essere compiuta, come prospettata dal governo, se si vuole contenere la dinamica del debito pubblico come programmato dal governo medesimo.

  2. #2
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    Predefinito Ma chi vuoi che la legga

    Ma non lo vedi che i "fatti" seri non interessano ai destrimaniaci che non sanno cosa rispondere.
    Ciao

    Un mondo migliore è possibile



    ...E ti diranno parole rosse come il sangue, o come la notte
    ma non è vero ragazzo, che la ragione sta sempre col più forte
    Io conosco poeti che spostano il fiume con il pensiero
    e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo...

  3. #3
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    Predefinito

    Si, si!!
    Niente di nuovo. Però ho "provocato" il tuo graditissimo ritorno.
    Benrivisto, Re.

  4. #4
    Israele= Paese terrorista
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    Predefinito Re: Ahi, ahi, ahi! Sig. "Tramonti".......

    Originally posted by MrBojangles
    La Corte dei Conti: Tremonti ha sbagliato il Dpef, serviranno nuove tasse
    di Red.

    La Corte dei Conti boccia i conti di Tremonti e ritiene che «senza nuovi interventi correttivi, i conti pubblici del 2002 saranno significativamente peggiori di quanto è prospettato nel Dpef». Fassino (Ds): «È l'ennesima riprova che la politica economica del governo Berlusconi è fondata sui trucchi».

    Errori e inganni del Dpef
    di Ferdinando Targetti

    Due sono i difetti dell'economia italiana: il tasso di crescita potenziale del prodotto interno lordo, che è stabilmente minore di quello dei paesi europei e il debito pubblico che è, rispetto al PIL, mediamente il doppio di quello europeo. Concordo pienamente con Francesco Gavazzi quando scrive sul Corriere della Sera di mercoledì scorso «occorre più flessibilità sui deficit, soprattutto se riguardano spese per investimento e paesi poco indebitati, ma molta più severità sul debito».
    La manovra di finanza pubblica presentata dal governo invece tratta, a mio parere, il problema del debito pubblico italiano con grande superficialità. Per un giudizio critico su questo documento mi riferirò quasi esclusivamente ai quadri riassuntivi della manovra che si trovano a pagina 11 del Documento di Programmazione Economico-finanziaria. Questi quadri sono due: uno è il quadro tendenziale, presenta cioè i dati relativi all'andamento dell'economia se non ci fosse la manovra del governo, l'altro il quadro programmatico, che presenta i dati relativi all'economia modificati dall'azione della politica economica del governo.
    Nel 2002 i dati tendenziali e programmatici su deficit e avanzo primario sono quasi identici, cambia solo il valore del rapporto debito/PIL che nel quadro programmatico è di 0,8% più basso. La differenza non può quindi che essere attribuita ad una massiccia dose di privatizzazioni che il governo, deduco, intende compiere nei prossimi sei mesi: 0,8% del PIL significa 10 miliardi di euro. Siccome nel capitolo sulle privatizzazioni si parla di un'azione che dovrebbe portare ad un ricavo di 20 miliardi di euro (pag. 143), significa che nel quadriennio 2003/2006 a cui si riferisce il DPEF si prevede in complesso di attuare privatizzazioni per un ammontare equivalente allo 0,8% del PIL.
    Venendo al quadriennio 2002/2006 notiamo che nel quadro tendenziale il debito rispetto al PIL cala solo dello 0,6% (passando da 109,3 a 108,7), mentre nel quadro programmatico cala del 14,1% (passando da 108,5 a 94,4). Quindi si deduce che la politica economica del governo dovrebbe ridurre il debito pubblico del 13,5% rispetto al PIL. Come? La teoria economica, ma sarebbe più corretto dire l'aritmetica, ci fornisce una semplice formula che dice (in una formulazione un po' semplificata) che la diminuzione del rapporto debito/PIL è uguale alla differenza tra il saggio di crescita reale del reddito e il saggio di interesse reale più l'aumento del rapporto tra l'avanzo primario (cioè l'avanzo di bilancio al netto della spesa per interessi) e il PIL.
    Ora prendiamo per buone le previsioni del DPEF, anche se sono ottimistiche, sulla capacità che la politica del governo riesca ad aumentare il saggio di crescita del reddito italiano: dal confronto dei dati sulla crescita del reddito tendenziale e programmatico si evince che nel quadriennio il governo farà aumentare il PIL italiano del 2,2% in più rispetto alla situazione tendenziale. Inoltre ammettiamo che i saggi di interessi reali di eurolandia non si modifichino, sebbene voci insistenti indichino una tendenza al rialzo. Infine confrontiamo gli avanzi primari programmatici con quelli tendenziali e prendiamo per buone le previsioni del DPEF che nei quattro anni il governo riuscirà a incrementare gli avanzi primari del 4,6%.
    Siamo ora in grado di vedere se il governo sa fare i conti e vedremo che la risposta è negativa. Infatti se si somma 0,8% di privatizzazioni a 2,2% di maggior crescita del reddito a 4,6% di maggior avanzo primario otterremo 7,6% che è solo poco più della metà della riduzione programmata del debito che è del 13,5% del PIL. Rimangono quindi da spiegare 6 punti percentuali di PIL e cioè 75 miliardi di euro di minore debito che il governo non spiega come riesca a far sparire.
    Veniamo ora ad un secondo punto critico che non riguarda il debito, ma la spesa pubblica. Abbiamo detto che nel quadriennio il governo intende aumentare l'avanzo primario di 4,6 punti percentuali rispetto al PIL.
    Dalla lettura delle suddette due tabelle emerge inoltre che è intenzione del governo diminuire, nello stesso periodo, la pressione fiscale di 4,8 punti percentuali: da 42,3 a 39,8% del PIL. Questo significa che il governo intende nel quadriennio ridurre la spesa pubblica (corrente senza interessi e per investimenti) di 9,4 punti percentuali, che significa circa 2,3% all'anno e cioè circa 30 miliardi di euro all'anno.
    Concediamo pure, in un impeto di generosità, che gli incrementi di investimenti pubblici avvengano tutti con finanza di progetto e con contabilità extra-bilancio, grazie alla invenzione della «Infrastrutture spa» e che quindi la spesa corrente diminuisca di «soli» trenta miliardi (altrimenti avrebbe dovuto diminuire ancora di più per far spazio agli aumenti degli investimenti pubblici). Tuttavia sarebbe stato carino che il governo fornisse delle indicazioni quantitative circa i capitoli di spesa che intende aggredire, dato che non si può pensare che quella cifra derivi da minori spese tutte imputabili a risparmi e razionalizzazioni attraverso la e-commerce.
    La morale che si trae da questa disamina è che i conti non tornano; scelte importanti, come quelle relative alle voci di spesa pubblica corrente che si intendono ridurre, sono occultate e scelte sbandierate, la riduzione del prelievo fiscale, non può essere compiuta, come prospettata dal governo, se si vuole contenere la dinamica del debito pubblico come programmato dal governo medesimo.
    La prossima manovra' sara': A reti unificate si presentera' in TV il Buco dalla r moscia e dira a tutti gli italiani che la colpa e' del buco lasciato dalle sinistre.

  5. #5
    Padania Mitteleuropea
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    Predefinito Re: Re: Ahi, ahi, ahi! Sig. "Tramonti".......

    Originally posted by FLenzi


    La prossima manovra' sara': A reti unificate si presentera' in TV il Buco dalla r moscia e dira a tutti gli italiani che la colpa e' del buco lasciato dalle sinistre.
    e' cosi' le sinistre

 

 

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