Jürgen Elsässer Menzogne di guerra. Le bugie della NATO e le loro vittime nel conflitto per il Kosovo. Edizioni La Città del Sole, Napoli 2002, Tel.081 4206374, 11 Euro, ISBN 88-8292-183-2
Febbraio 2002: il New York Times rivela che il Pentagono ha elaborato “un piano di disinformazione rivolto a paesi amici e nemici”, l’Office of Strategic Influence.1984 di George Orwell è superato dalla realtà! Ma l’“Ufficio Bugie” lavora già da tempo senza bisogno d’investiture ufficiali e con ottimi risultati, soprattutto riguardo la Jugoslavia. Non era mai successo finora che così pochi mentissero a così tanti e così a fondo come in rapporto alla guerra per il Kosovo!
L’invenzione di una nuova Auschwitz, di un nuovo Genocidio in piena Europa alle soglie del XXI secolo, è stata la trovata geniale dell’agenzia americana Ruder & Finn, ingaggiata fin dal 1993 per far coincidere nell’opinione pubblica serbi e nazisti e giustificare così l’aggressione della NATO, la sua “guerra celeste”, “modello Hiroshima”: 600 missioni aeree al giorno, e fu l’uranio e le bombe sulle industrie chimiche di Pancevo, furono i missili sulla Zavasta di Kragujevac, fu la distruzione dei ponti e delle centrali elettriche, degli acquedotti e delle reti fognarie, delle scuole, degli ospizi, degli asili, delle stazioni. E nel Kosovo, occupato dalla NATO e dall’UCK, si è avuta la “pulizia etnica” di circa 300.000 tra serbi, rom, appartenenti ad altre etnie non-albanesi ed anche albanesi antisecessionisti su cui è calato the Sound of Silence, un silenzio mortale di governi occidentali e mass media.
Questo libro di Jürgen Elsässer, redattore del mensile tedesco KONKRET, è un utilissimo strumento nella battaglia di controinformazione, grazie alla ricca – e in buona parte inedita – documentazione, grazie al meticoloso e dettagliato smontaggio delle notizie, passate al vaglio dell’analisi critica e del raffronto tra versioni diverse: un lavoro filologico accurato e puntiglioso, di passione e ragione, volto non a costruire una propria verità di comodo, ma a documentare quanto effettivamente accaduto. Si illuminano così di luce affatto nuova alcuni episodi – chiave di cui si servì la campagna massmediatica per demonizzare e “nazificare” il governo jugoslavo: Srebrenica (1995), Racak (1999), la situazione in Kosovo nell’autunno del 1998, l’“Operazione a ferro di cavallo”, inventata dal ministro degli esteri tedesco Scharping. Passo dopo passo, Jürgen Elsässer ripercorre i passaggi essenziali della vicenda e delle rispettive bugie di guerra: il massiccio sostegno del governo tedesco all’UCK; l’imbroglio delle trattative di Rambouillet, con il suo allegato B, che avrebbe consegnato l’intera Repubblica Federale di Jugoslavia alla NATO; le pressioni della Germania – in “cooperazione antagonistica” con Washington – per un immediato intervento militare contro la Jugoslavia; la trasformazione del Kosovo in un protettorato in cui spadroneggiano le bande dell’UCK e i narcotrafficanti.




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