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    Un Repubblicano è migliore di quanto di meglio ci possa essere negli altri partiti

    A S.Benedetto del Tronto è stata approvata all'unanimità una mozione che, nella sostanza, afferma l'autonomia dei Repubblicani. Autonomia dal centr-destra e dal centro-sinistra.
    Qualcuno ha detto che i Repubblicani non sono nè a destra nè a sinistra, ma "sopra". Altri hanno ricordato che UGO LA MALFA diceva che i Repubblicani sono sempre "avanti".
    Le ultime elezioni regionali marchigiane che hanno visto il PRI presentarsi da solo con Candidata Presidente l'On. Luciana Sbarbati e le ultime elezioni politiche che, in tutto il territorio nazionale hanno visto le edere presenti soltanto nella circoscrizione marchigiana e nel collegio uninominale di Senigallia con la Candidata On. Luciana Sbarbati contrapposta al Candidato dell'Ulivo, mentre l'edera del PRI era nascosta (spero momentaneamente) dalla bandiera di FI, credo diano ragione ad una posizione come quella espressa all'inizio del messaggio.
    Se smettessimo di litigare tra di noi forse riusciremo a scegliere da soli e a non farci scegliere dai diessini e/o forzitalioti di turno.

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    Josep Ramoneda, Dopo la passione politica, con Presentazione di Barbara Spinelli, Milano, Garzanti, 2002, pp. 196, euro 18

    La politica ridotta a tecnica di governo, fuori dalle ideologie, lontana perfino da radicamenti territoriali o temporali. Ramoneda non accetta questo assioma epocale che sembra caratterizzare il mondo contemporaneo. Sicuramente ben vaccinato nei confronti degli ideali assoluti e delle varie “metafisiche” l’autore è però contemporaneamente ben lontano da ogni indulgenza verso i presunti efficientismi che caratterizzano la modernizzazione e ripropone il tema del dialogo democratico contro il nuovo “totalitarismo dell’indifferenza”.
    Da dove può quindi riprendere la politica? Proprio dallo spegnersi delle passioni antiche: un messaggio che potremmo anche intendere come affrancamento dalle forme totalitarie del passato. Ma si tratta pur sempre di un passato che non va rimosso, ma, piuttosto, ripensato, per non uscire da una chimera utopistica ricadendo in una altrettanto illusoria palingenesi (globale). Il vuoto creatosi con la “fine della politica” “è stato invaso – spiega bene Barbara Spinelli in sede di presentazione del volume – da chi aveva pronti i vecchi arnesi prepolitici delle guerre religiose totalitarie”. Da qui la necessità di “un’etica minima”, per sfuggire dalle insidie (e dagli orrori) del potere fine a sé stesso, disgiunto dalle idee e dai progetti: potere manicheo che va a contrapporsi ad altre forme manichee basate sul mito delle etnie, delle religioni, degli integralismi di vario genere.

  4. #4
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    Predefinito tratto da www.pri.it


    la nota politica

    .................................................. ................................................
    Ai Ds saltano i nervi

    Lo straordinario interesse dei deputati della Quercia alle future sorti del Pri

    Gli onorevoli Giuseppe Rossiello e Goffredo Bettini, nel corso della seduta della Camera dei deputati del 9 marzo, dedicata allo scorporo del voto sulle missioni internazionali dell'Italia, hanno espresso sentimenti di autentico attaccamento verso il Partito repubblicano, tanto da accusare l'onorevole La Malfa di "aver distrutto un partito glorioso". Noi sinceramente non ci eravamo mai accorti di questo interessamento degli onorevoli Rossiello e Bettini per il nostro partito, ma non ci ha stupito ascoltare poche ore dopo il loro presidente, l'onorevole D'Alema, che a Radio anch'io non ha mancato di far sapere la sua insofferenza per i piccoli partiti litigiosi ed il loro desiderio di autonomia. Per cui, se uno guarda ai Ds, come al solito riscontra tutte le posizioni possibili: da una parte si rimpiange l'esistenza di orgogliosi partiti che non esisterebbero più, e dall'altra si disprezza quella dei piccoli che esistono e che non vorrebbero smettere di esistere.

    Se dunque l'onorevole La Malfa avesse davvero concorso alla distruzione del partito repubblicano, egli sarebbe invece molto caro agli onorevoli Rossiello e Bettini, i quali sanno che la loro presidenza mal sopporta l'idea che un'orgogliosa tradizione democratica resti autonoma dalle loro velleità di creare unici soggetti della sinistra, non solo, ma usi anche dirgli in faccia come stanno le cose, non avendo nessuna indulgenza per quel velo d'ipocrisia con il quale costoro invece amano raccontarsele.

    In particolare i Ds non sopportano l'idea di dover prendere atto che il leader europeo impegnato direttamente in Iraq è un esponente socialista, al quale loro stessi, solo pochi anni fa, avevano deciso di legarsi visto il suo straordinario successo. Fino a ricalcarne formule, replicarne slogan e imitarne comportamenti. Allora Tony Blair divenne un'icona dei neo convertiti al socialismo, oggi viene rimosso e ci si arrampica sugli specchi per non accorgersi che proprio Blair potrebbe essere l'unico leader della sinistra a governare un Paese europeo, visto che se anche in Italia dovesse cadere l'attuale formula di centrodestra, il nuovo leader sarebbe un rispettabile notaio democristiano di lungo corso, quale il professor Prodi, che sicuramente a suo agio si troverebbe con i popolari spagnoli del dopo Aznar, che verranno riconfermati, con i conservatoti greci che hanno già vinto, con i popolari tedeschi che rivinceranno, con Chirac che resterà ancora al suo posto. La sinistra europea potrebbe trovarsi confinata nella sola Inghilterra di Blair, che del resto già si sta preparando a rappresentare questo punto di riferimento politico per la sinistra continentale con apposite riunioni dalle quali i Ds, avendo perso con lui tutti i rapporti, vengono esclusi.

    Per cui appare se non altro singolare che gli appartenenti ad un partito postosi fuori dall'orbita della sinistra occidentale - guadagnata così faticosamente! - accusino La Malfa di aver distrutto "il suo glorioso partito". Senza contare che questo glorioso partito i Ds lo volevano per lo meno assorbire e hanno provato con ogni mezzo a farlo, mostrando il grande rispetto per le tradizioni democratiche che deriva dalla loro mai dimenticata tradizione stalinista. Per cui forse il glorioso Partito repubblicano sarebbe meglio vederlo distrutto che finire nelle loro mani. Ma l'argomento di cui si è discusso nella seduta di Montecitorio non riguarda la distruzione dei partiti, bensì lo scorporo di un decreto, scorporo che se fosse stato fatto avrebbe mostrato ancor di più l'inadeguatezza della sinistra italiana a misurarsi con i problemi del governo di un Paese occidentale, volendo ritirare i nostri soldati che sono impegnati in prima linea per la stabilizzazione di un'area nevralgica per l'equilibrio internazionale. Gli onorevoli Rossiello e Bettini dovrebbero essere grati al governo che non li ha costretti a votare "no" alla missione in Iraq come avrebbero voluto, dimostrando così la loro lontananza dalla capacità di assumersi le responsabilità che spettano ad un governo e la distanza da alcuni loro alleati, poco inclini al voto contrario, come gli onorevoli Rutelli e Boselli. Altrimenti, con lo scorporo, di sicuro si sarebbe distrutta la lista unitaria che l'Ulivo ha messo insieme per le europee.

    P.s: Ci sembra di ricordare che l'onorevole Bettini venga da una famiglia di tradizioni repubblicane e che da essa egli si sarebbe allontanato in direzione Pci - Pds - Ds ben prima che il Pri assumesse le posizioni politiche che egli così aspramente censura. Nel suo piccolo egli non è sembrato allora tenere al futuro del glorioso Partito repubblicano. Ci tiene adesso. Meglio tardi che mai.

    Roma, 10 marzo 2004


    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  5. #5
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    Predefinito tratto da www.pri.it

    Iraq/Pri: fare chiarezza senza strumentalizzazioni

    I repubblicani, con una nota del loro giornale, "La Voce", si dicono "indignati con chi nel nostro paese, si permette di fare la predica agli Stati Uniti D'America, quando per larga parte della sua esistenza politica e' stato solidale, se non complice, con Stati e movimenti che hanno praticato e teorizzato il genocidio, ben oltre la tortura, fino a quando questi sono rimasti in piedi". "Ci dispiace - scrive 'La Voce' rivolgendosi in particolare al segretario DS, Fassino - ma anche le democrazie commettono errori, pero' al contrario delle dittature possono e vogliono correggerli. Se non si capisce questo, nelle ombre che possono coprire l'occidente, ci si nasconde, invece di voler far luce. Il Capo dello Stato, che e' un democratico vero e un amico da sempre degli Stati Uniti d'America, vuole che si faccia chiarezza fino in fondo e chiede che si "investighino tutte le responsabilita'. E' la nostra stessa posizione".

    Roma, 12 maggio 2004 (AGI)
    [mid]http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/VIVOPERLEI.mid[/mid]

  6. #6
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    L'intervento, copiato paripari una dichiarazione di Sandro Bondi.

    Questa Voce Repubblicana, che solo un mese fa titolava "nè con Silvio nè con Prodi", ha subito tradito il neneismo per rivelarsi quello che squallidamente è : UNA PROPAGGINE DI FORZA ITALIA.

    PRIMA CHIEDETE LE DIMISSIONI DI BUSH E POI DATE DEL GENOCIDA A CHI CRITICA BUSH.

    In Italia non c'è bisogno di altra gente come voi, siamo già al completo di POLITICI ALLA BAGET BOZZO.

  7. #7
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    Predefinito In Iraq si resta, di Davide Giacalone

    Donald Rumsfeld vola in Iraq, compiendo un gesto politico di grande valore, ed assai apprezzabile. Le foto che documentano i maltrattamenti subiti dagli iracheni catturati, ad opera della truppa statunitense, non solo sono eloquenti, ma sono anche numerosissime. Il che mette in evidenza sia la “normalità” di quei comportamenti, sia l’assenza di un elementare buon senso.
    Ci sono responsabilità personali e responsabiltà politiche. Il presidente Bush ed il segretario alla difesa si sono assunte quelle politiche.
    Volando in Iraq Rumsfeld si è fatto garante di due cose: la prima è che ci sarà un’inchiesta e gli esecutori di quegli atti saranno puniti; la seconda è che, d’ora innanzi, nulla di simile potrà ripetersi. Un comportamento esemplare. Certo, sarebbe stato mille volte meglio che la catena di comando fosse stata in grado d’evitare quelle degenerazioni, ma una volta combinato il guaio, una volta incassato il danno, la democrazia statunitense mostra di sapere rispondere con dignità e coraggio.
    Non è un caso, del resto, che pur in una dura ed infuocata campagna elettorale, lo sfidante democratico, Kerry, non risparmia critiche, anche a proposito dell’Iraq, al governo in carica, ma non si sogna neanche lontanamente di proporre un improponibile ritiro delle truppe.
    Quale che sarà l’esito delle elezioni, quindi, l’impegno, per evitare che la crisi irachena diventi l’ulteriore detonatore in un’area che non sopporterebbe ulteriori squilibri, continuerà. Questa è anche la posizione dei laburisti inglesi, che Peter Mandelson ha efficacemente riassunto e ricordato alla sinistra italiana: ritirarsi sarebbe irresponsabile; si sono commessi errori, ma nessuno di quelli ci autorizza a cambiare opinione. Giusto.
    Anche nella sinistra italiana si era aperto qualche spiraglio di ragionevolezza. Lo avevamo subito notato e valorizzato, riprendendo gli interventi di Rutelli, di Prodi, di Amato e di Sartori. Quello spiraglio, adesso, si chiude. Non m’interessa, non m’interessa affatto indagare se è vero, o meno, che la ricucitura unitaria, l’unanime richiesta di ritirare i nostri soldati, sia dovuta ad un andamento negativo dei sondaggi elettorali. E’ ininfluente, anche perché, se così fosse, sarebbe la più sbagliata delle reazioni: la sinistra sarà di governo non quando avrà ripreso un punto percentuale, ma quando sarà salda su posizioni compatibili con gli interessi e la dignità nazionali.
    Prodi e Rutelli, dunque, si rimangiano il detto e marciano dietro l’insegna di una mozione per il ritiro. Apparentemente inconsapevoli del danno che arrecano a se stessi. La penso, a tal proposito, come il Riformista, che si sforza di dar voce ad una sinistra che non subisca la deriva delirante del pacifismo piazzaiuolo: che si voti, quella mozione, e che la si batta, al più presto.
    Una sola cosa, però, vale la pena ricordare, agli uomini in camicia americana di questa sinistra: la risalita delle truppe statunitensi, che sessanta anni fa ridiede libertà all’Italia, e che essi mostrano di voler festeggiare, non fu una passeggiata a suon di jazz, sigarette e cioccolata, fu una guerra. Una guerra con scontri duri, con morti che ancora riposano nei cimiteri militari, con violenza, sangue e dolore, con civili che morirono innocenti. I nazisti erano impegnati a scappare. I fascisti resistenti furono passati per le armi, più spesso per le armi imbracciate da altri italiani. Così, per memoria, tanto per non credere che ricorra il sessantennale di una scampagnata.

    Davide Giacalone

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    www.davidegiacalone.it
    ......................................
    tratto da http://it.groups.yahoo.com/group/Rep...ni/message/364

  8. #8
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 3 ottobre 2004

    Stelio De Carolis ritorna al “suo” Pri

    FORLI’ - Stelio De Carolis, due settimane fa, ha abbandonato i Ds, ai quali aveva aderito nel 1998 e ha chiesto l’adesione al suo partito di origine: il Pri. Lo ha annunciato nella seduta della Direzione nazionale di ieri il segretario nazionale PriFrancesco Nucara. Voto favorevole al suo ingresso di tutti i membri della Dn e voto contrario, sul metodo, di Vidmer Valbonesi.De Carolis, 66 anni, deputato Pri per due legislature e senatore Ulivo dal 1996 al 2001, è originario di Fumone e residente a Meldola. Le ragioni politiche della scelta, al di là delle indiscrezioni, nei prossimi giorni.

  9. #9
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    Predefinito tratto da www.pri.it

    Originally posted by nuvolarossa
    Stelio De Carolis ritorna al “suo” Pri

    FORLI’ - Stelio De Carolis, due settimane fa, ha abbandonato i Ds, ai quali aveva aderito nel 1998 e ha chiesto l’adesione al suo partito di origine: il Pri. Lo ha annunciato nella seduta della Direzione nazionale di ieri il segretario nazionale PriFrancesco Nucara. Voto favorevole al suo ingresso di tutti i membri della Dn e voto contrario, sul metodo, di Vidmer Valbonesi.De Carolis, 66 anni, deputato Pri per due legislature e senatore Ulivo dal 1996 al 2001, è originario di Fumone e residente a Meldola. Le ragioni politiche della scelta, al di là delle indiscrezioni, nei prossimi giorni.
    Comunicato della Direzione Nazionale Pri

    La Direzione Nazionale del Pri riunitasi in Corso Vittorio Emanuele 326 a Roma, ha indicato nella città di Fiuggi la sede dove si terrà il congresso nazionale del partito nelle date del 4, 5 e 6 febbraio, c.a.

    La DN del Pri ha altresì nominato l’amico Stelio De Carolis, coordinatore nazionale delle celebrazioni del bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini e l’amico Almo Cacciatore responsabile politico per il Pri della Provinca di Massa e Carrara.

    Roma, 12 gennaio 2005

  10. #10
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