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    Predefinito Il Movimento dei consigli in Germania ('19-'36)

    IL MOVIMENTO DEI CONSIGLI IN GERMANIA (1919-1936)

    di Canne Meijer

    Il testo che segue non è l'opera di uno storico di Stato. Non ha quindi lo scopo di far ricordare dei fenomeni contingenti, di accumulare dei particolari legati ad una situazione particolare, ma di mettere in evidenza alcuni grandi tratti storici significativi. Si sforza ugualmente di mostrare come il fallimento del movimento per i consigli nella Germania degli anni 20 fu imputabile innanzitutto alla dominazione che i concetti tradizionali continuavano ad esercitare sulla mentalità operaia, e quanto è grande la necessità di proporre delle idee nuove in stretto rapporto con l'epoca in cui viviamo. Infine, mettendo in evidenza le estreme difficoltà di questo compito -perfino per dei militanti decisi e dalle idee avanzate, sottolinea implicitamente che la ricerca del nuovo nella lotta di classe e la propaganda per il nuovo mondo, sono uno dei rari mezzi di cui i partigiani della Rateidee (idea dei consigli) dispongono per agire in direzione del movimento generale autonomo di classe, quando esso si manifesta.

    LA RIVOLUZIONE SCOPPIA

    Nel novembre 1918 il fronte tedesco crollò. I soldati disertarono a migliaia. L'intera macchina da guerra rovinò. Nondimeno, a Kiel, gli ufficiali della flotta decisero di dare un'ultima battaglia: un'ultima battaglia per salvare 1'onore. Allora i marinai rifiutarono di servire. Questo non era il loro primo sollevamento, ma i tentativi precedenti erano stati repressi dai proiettili e dalle belle parole. Questa volta non v'erano più ostacoli immediati e la bandiera rossa si alzò su una nave da guerra, poi sulle altre. I marinai elessero dei delegati che formarono un Consiglio. Ormai i marinai erano obbligati a fare di tutto per generalizzare il movimento. Essi non avevano voluto morire in combattimento contro il nemico; ma se fossero rimasti nell'isolamento, le truppe "leali" sarebbero intervenute e, di nuovo, ci sarebbe stata la lotta e la repressione. Così i marinai sbarcarono e marciarono sul grande porto di Amburgo, e di là con il treno e con qualsiasi altro mezzo si sparsero per la Germania.

    Il gesto liberatore era compiuto. Gli avvenimenti si susseguivano ora rigorosamente. Amburgo accolse i marinai con entusiasmo; soldati ed operai solidarizzarono con loro e anch'essi elessero dei Consigli. Benche questa forma di organizzazione fosse fino allora sconosciuta nella pratica, una vasta rete di Consigli Operai e di Consigli di Soldati, rapidamente, in quattro giorni, coprì il paese. Forse si era inteso parlare dei Soviets russi del 1917, ma allora pochissimo; la censura vigilava. In ogni caso, nessun partito, nessuna organizzazione aveva mai proposto questa nuova forma di lotta.



    PRECURSORI DEI CONSIGLI



    Tuttavia, durante la guerra in Germania, degli organismi analoghi avevano fatto la loro apparizione nelle fabbriche. Essi erano formati nel corso degli scioperi da responsabili eletti, chiamati uomini di fiducia. Incaricati dal sindacadi piccole funzioni sul posto, questi ultimi, nella tradizione sindacale tedesca dovevano assicurare un legame tra la base e le centrali, trasmettere alle centrali le rivendicazioni degli operai. Durante la guerra queste lagnanze erano numerose (le principali vertevano. sull'intensificazione del lavoro e sull'aumento dei prezzi). Ma i sindacati tedeschi -come quelli degli altri paesi -avevano costituito un fronte unico con il governo, al fine di garantirgli la pace sociale in cambio di piccoli vantaggi per gli operai e della partecipazione dei dirigenti sindacali a diversi organismi ufficiali. Le "teste dure" erano, prima o poi, spedite nell'esercito in unità speciali. Era dunque difficile prendere pubblicamente posizione contro i sindacati. Ben presto gli uomini di fiducia smisero d'informare le centrali sindacali non ne valeva la pena, ma la situazione, e di conseguenza le rivendica: operaie rimanevano egualmente quelle che erano; allora essi si riunirono clandestinamente. Nel 1917, bruscamente, un'ondata di scioperi selvaggi d nel paese. Spontanei, questi movimenti non erano diretti da un'organizzazione: stabile e permanente, e se si svolgevano con una certa coerenza, è perchè erano stati preceduti da discussioni e accordi tra le diverse fabbriche, contatti preliminari all'azione presi dagli uomini di fiducia di queste fabbriche. In quei movimenti, provocati da una situazione intollerabile, in mancanza di un'organizzazione alla quale accordare una per quanto limitata fiducia diverse concezioni (socialdemocratica, cristiana, liberale, anarchica, ecc gli operai dovettero scomparire davanti alle necessità dell'ora; le masse lavoratrici erano obbligate a decidere direttamente, sulla base della fabbrica l'autunno 1918, quei movimenti, fino allora sporadici e più o meno separati gli uni dagli altri, presero una forma precisa e generalizzata. A fianco delle amministrazioni classiche (polizia, rifornimenti, organizzazione del ecc.) e talvolta anche, in parte, alloro posto, i Consigli Operai prendevano il potere nei centri industriali importanti: a Berlino, ad Amburgo, Brem: Ruhr e nella Germania centrale, in Sassonia. Ma i risultati furono scarsi. Perchè?

    UNA FACILE VITTORIA



    Questa carenza proviene dalla facilità stessa con la quale si formarono i Consigli Operai. L 'apparato statale aveva perduto ogni autorità; se esso crollava qua e là, non era in conseguenza d'una lotta accanita e cosciente dei lavoratori. Il loro movimento incontrava il vuoto e si estendeva dunque senza difficoltà, senza che fosse necessario combattere e riflettere su quella solo obiettivo di cui si parlava era quello dell'insieme della popolazione: pace.

    In questo vi era una differenza essenziale con la rivoluzione russa. In Russia la prima ondata rivoluzionaria, la Rivoluzione di Febbraio, spazzò il regime zarista: ma la guerra continuava. Il movimento unito dei lavoratori trovava così una ragione per accentuare la sua pressione, dì mostrarsi sempre pìù ardito e deciso. Ma in Germania l'aspirazione principale della popolazione, la pace, fu immediatamente appagata; il potere imperiale lasciava posto alla Repubblica. Quale sarebbe stata questa Repubblica?

    Prima della guerra su questo punto non v'era alcuna divergenza tra i lavoratori. La politica operaia, in pratica come in teoria, era fatta dal partito social.democratico e dai sindacati, adottata ed approvata dalla maggioranza dei lavoratori organizzati. Per i membri del movimento socialista, formato nel corso della lotta per la democrazia parlamentare e per le riforme sociali, nutrito da questa lotta, lo Stato democratico borghese un giorno doveva essere la leva del socialismo. Sarebbe bastato acquistare una maggioranza' in Parlamento, ed i ministri socialisti avrebbero nazionalizzato, passo a passo, la vita economica e sociale; questo sarebbe stato il socialismo.

    Senza dubbio vi era anche una corrente rivoluzionaria, di cui Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg erano i più conosciuti rappresentanti. Tuttavia questa corrente non sviluppò mai delle concezioni nettamente opposte al socialismo di stato; essa costituiva soltanto un'opposizione in seno al vecchio partito; dal punto di vista della base questa corrente non si distingueva chiaramente dall'insieme.

    NUOVE CONCEZIONI

    Tuttavia delle nuove concezioni videro la luce durante i grandi movimenti di massa del 1918-1921. Esse non erano la creazione di una pretesa avanguardia, ma delle masse stesse. Nella pratica, l'attività indipendente degli operai e dei soldati aveva ricevuto la sua forma organizzativa; i Consigli, questi nuovi organi agenti in un senso di classe. E poiché vi è uno stretto legarne tra le forme assunte dalla lotta di classe e .le concezioni dell'avvenire, va da se, che, qua e là, le vecchie concezioni cominciarono ad essere sconvolte. Al presente, i lavoratori dirigevano le proprie lotte al di fuori degli apparati dei partiti e dei sindacati; così prendeva corpo l'idea che le masse dovevano esercitare un'influenza diretta sulla vita sociale per mezzo dei Consigli. Allora vi sarebbe stata "dittatura del proletariato" come si diceva; una dittatura che non sarebbe stata esercitata da un partito, ma sarebbe stata l'espressione dell'unità infine realizzata di tutta la popolazione lavoratrice. Certo, una tale organizzazione della società non sarebbe stata democratica nel senso borghese del termine, poiché la parte della popolazione non partecipante alla nuova organizzazione della vita sociale, non avrebbe avuto voce ne nelle discussioni ne nelle decisioni.

    Noi dicevamo che le vecchie concezioni cominciavano ad essere sconvolte. Ma presto divenne evidente che le tradizioni parlamentari e sindacali erano troppo profondamente radicate nelle masse per essere estirpate a breve termine.

    La borghesia, il partito socialdemocratico ed i sindacati fecero appello a quelle tradizioni per battere in breccia le nuove concezioni. Il partito, in particolare, a parole si felicitava di quel nuovo modo che le masse avevano per imporsi nella vita sociale. Arrivava perfino ad esigere che questa forma di potere diretto fosse approvata e codificata da una legge. Ma se in questo modo testimoniava loro la sua simpatia, il vecchio movimento operaio, nel suo insieme rimproverava ai Consigli di non rispettare la democrazia, mentre li scusava parte a causa della loro mancanza di esperienza dovuta alla loro nascita spontanea. Di fatto le vecchie organizzazioni rimproveravano ai Consigli di non sciar loro un posto abbastanza grande ed anche di far loro concorrenza. Proclamandosi per la democrazia operaia, i vecchi partiti e sindacati reclamavano che tutte le correnti del movimento operaio fossero rappresentate nei Consigli proporzionalmente alla loro rispettiva importanza.


    IL TRANELLO

    La maggior parte dei lavoratori era incapace di confutare questo argomento: esso corrispondeva troppo alle loro vecchie abitudini. Così i Consigli Operai riunirono i rappresentanti del partito socialdemocratico, dei sindacati, socialdemocratici di sinistra, delle cooperative di consumo, ecc. come dei delegati di fabbrica. E' evidente che simili Consigli non erano più gli organi di gruppi di lavoratori, riuniti dalla vita della fabbrica, ma delle formazioni uscite dal vecchio movimento operaio ed operanti alla restaurazione capitalistica sulla base del capitalismo dello stato democratico.

    Tutto questo significò la rovina degli sforzi operai. In fatti, i delegati ai Consigli non ricevevano più le loro direttive dalla massa, ma dalle loro differenti organizzazioni. Essi scongiuravano i lavoratori di rispettare e di fare rispettare "l'ordine" proclamando che "nel disordine, non v'è socialismo". In queste condizioni i Consigli persero rapidamente ogni valore agli occhi degli operai. Le istituzioni borghesi si rimisero a funzionare, senza preoccuparsi del parere dei Consigli; tal'era precisamente lo scopo del vecchio movimento operaio

    Il vecchio movimento operaio poteva essere fiero della sua vittoria. La legge votata dal Parlamento fissava nel dettaglio i diritti ed i doveri dei Consigli. Essi avrebbero avuto come compito di sorvegliare l'applicazione delle leggi sociali. Detto altrimenti, i Consigli divenivano degli ingranaggi dello Stato; partecipavano al suo buon funzionamento, invece di demolirlo. Cristallizzate nelle masse, le tradizioni si rivelavano più potenti dei risultati dell'azione spontanea.

    Malgrado questa "rivoluzione abortita", non si può dire che la vittoria degli elementi conservatori sia stata semplice e facile. Il nuovo orientamento degli spiriti, nonostante tutto, era abbastanza forte perche centinaia di migliaia di operai lottassero con accanimento affinche i Consigli conservassero il loro carattere di nuove unità di classe. Furono necessari cinque anni di conflitti incessanti, e talvolta di combattimenti armati, il massacro di 35.000 operai. rivoluzionari, perche il movimento dei Consigli fosse vinto definitivamente dal fronte unico della borghesia, dal vecchio movimento operaio e dalle guardie bianche formate dai signorotti prussiani e dagli studenti reazionari.

    CORRENTI POLITICHE

    A grandi linee si possono distinguere quattro correnti politiche dal lato degli operai:

    i socialdemocratici. Essi volevano nazionalizzare gradualmente le grandi industrie utilizzando la via parlamentare. Essi tendevano ugualmente a riservare ai sindacati soltanto il ruolo di intermediari tra i lavoratori ed il capitale di stato.

    i comunisti. Ispirandosi più o meno all'esempio russo, questa corrente preconizzava un'espropriazione diretta dei capitalisti per opera delle masse. Secondo loro, gli operai rivoluzionari avevano il dovere di "conquistare" i sindacati e di "renderli rivoluzionari".

    gli anarcosindacalisti. Essi si opponevano alla presa del potere politico e ad ogni stato. Secondo loro, i sindacati rappresentavano la formula dell'avvenire; bisognava lottare perche i sindacati prendessero un'estensione tale che sarebbero stati in grado, allora, di gestire tutta la vita economica. Uno dei più conosciuti teorici di questa corrente, nel 1920, scriveva che i sindacati non dovevano essere considerati come un prodotto transitorio del capitalismo, ma invece come i germi d'una futura organizzazione socialista della Società. Proprio all'inizio nel 1919, sembrò che l'ora di questo movimento fosse venuta. Quei sindacati si gonfiarono dal crollo dell'Impero tedesco. Nel 1920, i sindacati anarchici contavano all'incirca 200.000 membri.

    Tuttavia, quello stesso anno, 1920, gli effetti dei sindacati rivoluzionari si ridussero. Una grande parte dei loro aderenti si dirigevano ora verso una tutt'altra forma di organizzazione, meglio adatta alle condizioni della lotta: I 'organizzazione rivoluzionaria di fabbrica. Ogni fabbrica aveva, o doveva avere, la sua propria organizzazione, agente indipendentemente dalle altre, e che anche, in un primo stadio, non era collegata alle altre. Ogni fabbrica assumeva dunque l'aspetto di "repubblica indipendente", ripiegata su se stessa.

    Senza dubbio, quegli organismi di fabbrica erano una realizzazione delle masse; tuttavia, bisogna sottolineare che esse apparivano nel quadro di una rivoluzione, se non vinta, almeno stagnante. Divenne presto evidente che gli operai non potevano, nell'immediato, conquistare ed organizzare il potere economico e politico per mezzo dei Consigli; bisognava innanzitutto sostenere una lotta senza risparmio contro le forze che si opponevano ai Consigli. Gli operai rivoluzionari cominciavano dunque a raccogliere le proprie forze in tutte le fabbriche, al fine di restare in presa diretta sulla vita sociale. Con la loro propaganda, essi si sforzavano di svegliare la coscienza degli operai, li invitavano ad uscire dai sindacati e ad aderire all'organizzazione rivoluzionaria di fabbrica; gli operai nel loro insieme, avrebbero potuto allora dirigere essi stessi le proprie lotte e conquistare il potere economico e politico su tutta la Società.

    In apparenza, la classe operaia faceva così un grande passo indietro sul terreno della sua organizzazione. Mentre prima, il potere degli operai era concentrato in alcune potenti organizzazioni centralizzate ora si disgregava in centinaia di piccoli gruppi, che riunivano alcune centinaia o alcune migliaia di aderenti, secondo l'importanza della fabbrica. In realtà, quella forma si rivelava la sola che permettesse di porre le basi d'un potere operaio diretto; così, benché relativamente piccole, quelle nuove organizzazioni spaventavano la borghesia, la socialdemocrazia ed i sindacati.

    SVILUPPO DELLE ORGANIZZAZIONI DI FABBRICA

    Tuttavia non era per principio che queste organizzazioni si tenevano isolate le une dalle altre. La loro apparizione era avvenuta qua e là, in modo spontaneo e separato, nel corso di scioperi selvaggi (tra i minatori della Ruhr, nel 1919, per esempio). Una tendenza si fece luce in vista di unificare tutti questi organismi e di opporre un fronte coerente alla borghesia: ed ai suoi accoliti. L 'iniziativa partì dai grandi porti, Amburgo e Brema; nell'aprile 1920, una prima conferenza d'unificazione si tenne ad Hannover, vi parteciparono delegazioni venute dalle principali regioni industriali della Germania. La polizia intervenne e disperse il Congresso. Ma arrivava troppo tardi. In effetti, l'organizzazione generale, unificata, era già fondata; essa aveva potuto mettere in bella copia i più importanti dei suoi principi d'azione. Quella organizzazione s'era data il nome di Unione Generale dei Lavoratori di Germania, AAUD (A1lgemeine Arbeiter Union-Deutschlands). L'AAUD aveva per principio essenziale la lotta contro i sindacati ed i Consigli di impresa legali, come il rifiuto del parlamentarismo. Ciascuna delle organizzazioni membre dell'Unione aveva diritto alla massima m dipendenza ed alla più grande libertà di scelta nella sua tattica.

    A quell'epoca in Germania, i sindacati contavano più membri di quanti non ne avevano mai avuti e di quanti dovevano averne poi. Così, nel 1920 i sindacati d'osservanza socialista raggruppavano quasi 8 milioni di persone che versavano quote nelle 52 associazioni sindacali; i sindacati cristiani avevano più di un milione di aderenti; e i sindacati padronali, i gialli, ne riunivano quasi 300.000. Inoltre, vi erano delle organizzazioni anarco-sindacaliste (FAUD) ed anche alcune altre che, un poco più tardi, dovevano aderire all'ISR (Internazionale Sindacale Rossa, dipendente da Mosca). All'inizio l'AAUD non riunì che 80.000 lavoratori (aprile 1920); ma la sua crescita fu rapida e, alla fine del 1920, questo numero passò a 300.000. Alcune delle organizzazioni che la componevano affermavano, è vero, un'eguale simpatia per la FAUD o l'ISR. Ma dal dicembre 1920, delle divergenze politiche provocarono una grave scissione m seno all'AAUD; numerose associazioni aderenti la lasciarono per formare una nuova organizzazione detta unitaria: l'AAUD -E. Dopo questa rottura, l'AAUD dichiarava di contare più di 200.000 membri, nel corso del suo IV Congresso (giugno 1921). In realtà, queste cifre già non erano più esatte: nel mese di marzo 1921, il fallimento dell'insurrezione nella Germania centrale aveva letteralmente decapitato e smantellato l'AAUD. Ancora debole, l'organizzazione non pote resistere in modo effìcace ad un enorme ondata di repressione poliziesca e politica.

    IL PARTITO COMUNISTA TEDESCO (KPD)

    Prima di esaminare le diverse scissioni nel movimento delle organizzazioni è in fabbrica, è necessario parlare del partito comunista (KPD). Durante la guerra, il partito socialdemocratico si tenne ai fianchi -o piuttosto dietro- le classi si dirigenti e fece di tutto per assicurar loro "la pace sociale"; con l'eccezione tuttavia di una piccola frangia di militanti e di funzionari del partito dei quali i più conosciuti erano Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. Questi ultimi facevano della propaganda contro la guerra e criticavano violentemente il partito socialdemocratico. Essi non erano completamente soli. Oltre al loro gruppo, la "Lega Spartaco", vi erano, tra gli altri, dei gruppi come gli "Internazionalisti" di Dresda e di Francoforte, i "Radicali di Sinistra" di Amburgo o la "Politica Operaia" di Brema. Dal novembre 1918 e dalla caduta dell'lmpero, questi gruppi, formatisi alla scuola della "Sinistra " socialdemocratica, si pronunciarono per una lotta "di strada" destinata a forgiare un'organizzazione nuova, politica e che in una certa misura si sarebbe orientata sulla rivoluzione russa. Finalmente, un Congresso d'unificazione si tenne a Berlino e, dal primo giorno, fu fondato il partito comunista (30/12/18). Questo partito diventò immediatamente un luogo di raduno per numerosi operai rivoluzionari che esigevano "tutto il potere ai Consigli Operai"..

    Bisogna notare che i fondatori del KPD formarono, in una certa maniera, per diritto di nascita, i quadri del nuovo partito; dunque, con loro, essi vi introdussero spesso lo spirito della vecchia socialdemocrazia. Gli operai che affluivano ora nel KPD e in pratica si preoccupavano delle nuove forme di lotta, non osavano sempre affrontare i loro dirigenti, per rispetto della disciplina e, frequentemente, si piegavano a delle concezioni superate. "Organizzazioni di fabbrica", questa parola in effetti ricopre delle nozioni molto dissimili. Essa può designare, come pensavano i fondatori del KPD, una semplice forma d'organizzazione, e nulla di più, e dunque sottomessa a delle direttive che sono prese al di fuori di essa: si trattava della vecchia concezione. Essa può anche rimandare ad un insieme completamente diverso di atteggiamenti e di mentalità. In questo senso nuovo, la nozione d'organizzazione di fabbrica implica un rovesciamento delle idee ammesse fino ad allora a proposito di:



    a) l'unità della classe operaia;

    b) la tattica di lotta;

    c) i rapporti tra le masse e la loro direzione;

    d) la dittatura del proletariato;

    e) i rapporti tra lo Stato e la Società;

    f) il comunismo in quanto sistema economico e politico.



    Ora, questi problemi si ponevano nella pratica delle nuove lotte; era necessario tentare di risolverli o sparire in quanto forze nuove. La necessità d'un rinnovamento delle idee. di conseguenza. si faceva urgente; ma i quadri del partito se avevano avuto il coraggio di abbandonare i loro vecchi posti ora non per più che a ricostruire il nuovo partito sul modello del vecchio, evitando lati cattivi, dipingendo i suoi scopi di rosso e non più di rosa e di bianco. D’altra parte, va da se che le idee nuove soffrivano d'una mancanza d'elaborazione e di chiarezza, che esse non si presentavano come un tutto armonioso, dal cielo o da un unico cervello. Più prosaicamente, esse provenivano in parte dal vecchio fondo ideologico ed il nuovo stava accanto al vecchio e vi si mischiava. In breve i giovani militanti del KPD non si opponevano in modo massiccio e risoluto alla loro direzione, ma erano deboli e divisi su molte questioni.

    IL PARLAMENTARISMO

    Il KPD dalla sua fondazione, si divise sull'insieme dei problemi sollevati dalla nuova nozione delle "organizzazioni di fabbrica". Il governo provvisorio, diretto dal socialdemocratico Ebert , aveva annunciato le elezioni per un Assemblea costituente. Il giovane partito doveva partecipare a queste e elezioni, foss'anche per denunciarle? Questa questione provocò delle discussioni vivaci al Congresso. La grande maggioranza degli operai esigeva il rifiuto di ogni partecipazione alle elezioni. Al contrario, la direzione del partito, compresi Liebknecht e Luxemburg, si pronunciava per una campagna elettorale. Ai voti la direzione fu battuta, la maggioranza del partito si dichiarò antiparlamentarista. Secondo questa maggioranza, la Costituente aveva come solo obiettivo quello di consolidare il potere della borghesia dandogli una base "legale” Al contrario, gli elementi proletari del KPD tendevano soprattutto a rendere più attivi, "stimolare" i Consigli operai esistenti e che dovevano nascere; essi volevano dunque valorizzare la differenza tra democrazia parlamentare e democrazia operaia diffondendo la parola d'ordine: "tutto il potere ai Consigli operai".

    La direzione del KPD vedeva in quest'antiparlamentarismo, non un rinnovamento, ma una regressione verso delle concezioni sindacaliste anarchiche, come quelle che si manifestarono all'inizio del capitalismo industriale. In realtà, l'antiparlamentarismo della nuova corrente non aveva granché in comune con il "sindacalismo rivoluzionario" e "l'anarchismo". Sotto molti esso ne rappresentava anche la negazione. Mentre l'antiparlamentarismo degli anarchici s'appoggiava sul rifiuto del potere politico, ed in particolare della dittatura del proletariato, la nuova corrente considerava l'antiparlamentarismo come una condizione necessaria alla presa del potere politico. Si trattava dunque d'un antiparlamentarismo "marxista".

    I SINDACATI

    Sulla questione delle attività sindacali, la direzione del KPD aveva, naturalmente, un modo di vedere diverso da quello della corrente "organizzazioni di fabbrica". Ciò diede egualmente luogo a delle discussioni, poco dopo il Congresso (e anche dopo l’assassinio di Karl e di Rosa).

    I sostenitori dei Consigli portarono avanti la parola d'ordine: "uscite dai sindacati! Aderite alle organizzazioni di fabbrica! Formate dei Consigli operai". Ma la direzione del KPD dichiarava: "rimanete nei sindacati!". Essa non pensava, è vero, di “conquistare" le Centrali sindacali, ma credeva possibile "conquistare" direzione di alcune branche locali. Se questo progetto avesse preso corpo, allora si sarebbero potute riunire quelle organizzazioni locali in una nuova centrale che, questa volta, sarebbe stata rivoluzionaria. Anche lì la direzione del KPD patì una sconfitta. La maggior parte delle sue sezioni rifiutarono di applicare le sue istruzioni. Ma la direzione decise mantenere le proprie posizioni, foss'anche al prezzo dell'esclusione della maggioranza dei suoi membri; essa fu sostenuta dal partito russo e dal suo capo, Lenin, che nell'occasione redasse il suo nefasto opuscolo: L 'estremismo, malattia infantile del comunismo. Questa operazione si fece al Congresso Heidelberg (ottobre 1919) in cui, con diverse macchinazioni, la direzione riuscì ad escludere in modo "democratico" più della metà del partito. Ormai il partito comunista tedesco era in condizioni di condurre la sua politica parlamentare e sindacale ( con risultati piuttosto pietosi ); l'esclusione dei rivoluzionari gli permise di unirsi, un poco più tardi (ottobre 1920) con una parte dei socialdemocratici di sinistra (e di quadruplicare il suo numero, ma solo per tre anni). Nello stesso tempo, il KPD perdeva i suoi elementi più combattivi e doveva sottomettersi incondizionatamente alla volontà di Mosca.

    PARTITO OPERAIO COMUNISTA (KAPD)

    Qualche tempo dopo, gli esclusi formarono un nuovo partito: il KAPD. Questo partito manteneva dei rapporti stretti con l'AAUD. Nei movimenti di massa, che ebbero luogo nel corso degli anni seguenti, il KAPD fu una forza che contò. Si temeva tanto la sua volontà e la sua pratica d'azioni dirette e violente quanto la sua critica dei partiti e dei sindacati, la sua denuncia dello sfruttamento capitalistico sotto tutte le sue forme, ed innanzitutto la fabbrica, naturalmente; la sua stampa e le sue diverse pubblicazioni diedero spesso un contributo a ciò che la letteratura marxista offriva di meglio in quell'epoca di decadenza del movimento operaio marxista, e ciò benché il KAPD fosse ancora ingombro di vecchie tradizioni.

    KAPD E LE DIVERGENZE IN SENO ALL' AAUD

    Lasciamo ora i partiti, e ritorniamo al movimento delle “organizzazioni di fabbrica". Questo giovane movimento dimostrava che importanti cambiamenti erano prodotti nella coscienza del mondo operaio. Ma queste trasformazioni avevano avuto varie conseguenze; diverse correnti di pensiero si rivelavano molto distintamente nell'AAUD. L 'accordo era generale sui seguenti punti:

    la nuova organizzazione doveva sforzarsi di crescere;

    la sua struttura doveva essere concepita in modo da evitare la costituzione di una nuova cricca di dirigenti;

    questa organizzazione avrebbe dovuto realizzare la dittatura del proletariato quando avesse raccolto milioni di membri.

    Due punti provocarono degli antagonismi insormontabili:

    necessità o no d'un partito politico al di fuori dell' AAUD;

    gestione della vita economica e sociale .

    All'inizio, l'AAUD non aveva che dei rapporti abbastanza vaghi con il KPD e anche queste divergenze non avevano una portata pratica. Le cose cambiarono con la fondazione del KAPD. L'AAUD cooperò strettamente con il KAPD e ciò contro la volontà d'un gran numero dei suoi aderenti, soprattutto in Sassonia, a Francoforte, Amburgo, ecc. (non bisogna dimenticare che la Germania era ancora estremamente decentralizzata, e questo frastagliamento si ripercuoteva anche sulla vita delle organizzazioni operaie). Gli avversari del KAPD denunciarono la formazione nel suo seno d'una "cricca di dirigenti" e, nel dicembre 1920, formarono l'AAUD-E (E = Einheitsorganisation, organizzazione unitaria) che respingeva ogni isolamento d'una parte del proletariato in un'organizzazione "specializzata", un partito politico.

    LA PIATTAFORMA COMUNE

    Quali erano gli argomenti delle tre correnti in questione? Vi era un vedute nell'analisi del mondo moderno. In generale, tutti riconoscevano che la società era cambiata: nel XIX secolo il proletariato formava solo una ristretta minoranza nella società; esso non poteva lottare solo e doveva cercare di conciliarsi con le altre classi, donde la strategia democratica di Marx. Ma quei tempi erano finiti una volta per sempre, almeno nei paesi sviluppati d'occidennte. Là il proletariato costituiva ora la maggioranza della popolazione mentre gli strati della borghesia s 'unificavano dietro al grande Capitale, esso stesso unificato. Ormai la rivoluzione era il compito del solo proletariato. Essa era inevitabile, poiché il capitalismo era entrato nella sua crisi mortale (non si dimentichi che quest'analisi data dagli anni 20 e 30).

    Se la Società era cambiata, almeno in Occidente, allora anche la stessa concezione del comunismo doveva cambiare. D'altronde si rivelava che le vecchie idee, applicate dalle vecchie organizzazioni, rappresentavano tutto il contrario d'una emancipazione sociale. E' per esempio, ciò che sottolineava nel 1924 Otto Ruhle, uno dei principali teorici dell'AAUD-E: "La nazionalizzazione dei mezzi di produzione, che continua ad essere il programma della socialdemocrazia e, nello stesso tempo, quello dei comunisti, non è la socializzazione. Attraverso la nazionalizzazione dei mezzi di produzione, si può arrivare ad un capitalismo di Stato fortemente centralizzato, che forse avrà una certa superiorità sul capitalismo privato, ma ciò nondimeno sarà sempre capitalismo".

    Il comunismo sarà prodotto dall'azione degli operai, dalla loro lotta attiva e soprattutto da "essi stessi". Perciò, era innanzitutto necessario che si creassero nuove organizzazioni. Ma cosa sarebbero queste organizzazioni? Su questo punto le opinioni divergevano e questi antagonismi sfociarono in diverse scissioni. Mentre la classe operaia cessava progressivamente d'avere un'attività rivoluzionaria, mentre le sue formazioni ufficiali non portavano avanti che un'azione tanto spettacolare quanto derisoria, coloro che volevano agire non facevano che esprimere, con l'azione disperata la decomposizione generale del movimento operaio. Nondimeno non è inutile ricordare qui lo loro divergenze.

    LA DOPPIA ORGANIZZAZIONE

    Il KAPD respingeva l'idea di partito di massa, nello stile leninista che prevalse dopo la Rivoluzione russa, e sosteneva che un partito rivoluzionario è necessariamente il partito d'una elite, piccolo dunque, ma basato sulla qualità e non sul numero. Il partito, raccogliendo gli elementi meglio educati del proletariato, avrebbe dovuto agire come un lievito nelle masse, cioè diffondere la propaganda, mantenere la discussione politica, ecc..

    La strategia che esso raccomandava era la strategia classe contro classe , ) basata contemporaneamente sulla lotta nelle fabbriche ed il sollevamento armato e talvolta anche, come preliminare, l'azione terroristica (attentati, espropri di banche, di gioiellerie, ecc. frequenti agli inizi degli anni 20). La lotta nelle fabbriche diretta dai comitati d'azione avrebbe creato l'atmosfera e la coscienza li classe necessarie alle lotte di massa e condotto masse di lavoratori sempre più larghe a mobilitarsi per le lotte decisive.

    Herman Gorter, uno dei principali teorici di questa corrente, giustificava cosi la necessità d'un piccolo partito politico comunista:

    "La maggioranza dei proletari sono nell'ignoranza. Essi hanno delle deboli nozioni d'economia e di politica, non sanno granché degli avvenimenti nazionali e internazionali, dei rapporti che esistono tra questi ultimi e dell'influenza che essi esercitano sulla rivoluzione. Essi non possono accedere al sapere in ragione della loro situazione di classe. E' per questo che essi non possono agire al momento giusto. Essi agiscono quando non dovrebbero e non agiscono quando dovrebbero. Cosi sbagliano molto spesso". Così il partito selezionato avrebbe avuto una missione educatrice, sarebbe servito da catalizzatore al livello delle idee. Ma il compito di raggruppare progressivamente le masse, di organizzarle, sarebbe spettato alI'AAUD, appoggiata su una rete d'organizzazioni di fabbrica, ed il cui obiettivo essenziale sarebbe stato di controbattere e ridurre l'influenza dei sindacati; con la propaganda, certo, ma anche e soprattutto con azioni accanite, quelle "d'un gruppo che mostra nella sua lotta ciò che deve divenire la massa" diceva ancora Gorter. Finalmente, nel corso della lotta rivoluzionaria, le organizzazioni di fabbrica i sarebbero trasformate in Consigli Operai, comprendenti tutti i lavoratori e direttamente sottoposti alla loro volontà e al loro controllo. In breve, la "dittatura del proletariato" non sarebbe stata null'altro che una AAUD estesa all’insieme delle fabbriche tedesche.

    GLI ARGOMENTI DELL'AAUD-E

    Opposta al partito politico separato dalle organizzazioni di fabbrica l’AAUD-E voleva edificare una grande organizzazione unitaria che avrebbe avuto per compito di condurre la lotta pratica diretta delle masse e anche d'assumere la gestione della società sulla base del sistema dei Consigli Operai. Così dunque, la nuova organizzazione avrebbe avuto degli obiettivi contemporaneamente economici e politici. Da un lato questa concezione differiva dal "vecchio sindacalismo rivoluzionario" che affermava di essere ostile alla costituzione d'un potere politico specificamente operaio e alla dittatura del proletariato. Da un altro lato, l'AAUD-E, pur ammettendo che il proletariato è, debole, diviso e ignorante, e che un insegnamento continuo gli è dunque necessario non vedeva tuttavia l'utilità di un partito di elite, stile KAPD.

    Le organizzazioni di fabbrica bastavano a questo ruolo d'educazione poichè la libertà di parola e di discussione vi era assicurata.

    E' caratteristico che l'AAUD-E indirizzasse al KAPD una Critica nello "spirito KAP": secondo l'AAUD-E, il KAPD era un partito centralizzato, dotato di dirigenti professionali e di redattori stipendiati, che si distingueva dal partito comunista ufficiale solo per il suo rigetto del parlamentarismo; la “doppia organizzazione" non era niente altro che l'applicazione d'una politica della "doppia mangiatoia" a vantaggio dei dirigenti. La maggior parte delle tendenze dell'AAUD-E, per quanto la riguardava, respingevano l'idea d remunerati: "ne tessere, ne statuti, niente di questo genere", si diceca che alcuni giunsero perfino a fondare delle organizzazioni anti-organizzazioni.

    Grosso modo dunque, l'AAUD.E sosteneva che se il proletariato è troppo debole o troppo cieco per prendere delle decisioni nel corso delle sue lotte, non è una decisione presa da un partito che potrà porvi rimedio. Nessuno può agire al posto del proletariato ed esso deve, da se stesso, superare i suoi propri difetti, senza di che sarà vinto e pagherà pesantemente il prezzo del proprio fallimento. La doppia organizzazione è una concezione superata, ricordo della tradizione: partito politico e sindacati.

    Questa separazione tra le tre correnti: KAPD, AAUD e AAUD-e ebbe delle conseguenze nella pratica. Così durante l'insurrezione della Germania centrale, ne11921, che fu scatenata e condotta in gran parte da elementi del KAPD (allora ancora riconosciuto come simpatizzante della III Internazionale ), l'AAUD-E rifiutò di partecipare a questa lotta destinata, secondo essa, a camuffare le difficoltà russe e la repressione di Kronstadt.

    Nonostante uno sbriciolamento continuo, affrettato da polemiche molto vivaci e molto spesso ingarbugliate da questioni di persone, ad onta di eccessi provocati da una delusione e da una disperazione profonda, "lo spirito KAP”, cioè l'insistenza sull'azione diretta e violenta, la denunzia appassionata del capitalismo e dei suoi luogotenenti operai di tutti i colori politici e sindacali (compresi "i padroni dì palazzo" di Mosca), esercitò per lungo tempo una sensibile influenza nelle masse. Bisogna aggiungere che tutte queste tendenze disponevano d'una stampa importante [1], generalmente alimentata con denaro di provenienza illegale, e che spesso ridotti alla disoccupazione, a causa del loro comportamento sovversivo, i loro membri erano estremamente attivi, nella strada, nelle riunioni politiche, pubbliche, ecc..

    IL DISINGANNO

    Si era creduto che la repentina crescita delle organizzazioni di fabbrica nel 1919 e 1920, sarebbe continuata con la stessa cadenza nel corso delle lotte future. Si era creduto che le organizzazioni di fabbrica avrebbero potuto diventare un grande movimento di massa, raggruppando "milioni e milioni di lavoratori coscienti" i quali avrebbero controbilanciato il potere dei sindacati sedicenti operai. Partendo dall'ipotesi che il proletariato non può lottare e vincere che come classe organizzata, si credeva che i lavoratori avrebbero elaborato strada facendo una nuova e sempre crescente organizzazione permanente. E' dalla crescita dell'AAUD e dell'AAUD-E che si poteva misurare lo sviluppo della combattività e della coscienza di classe.

    Dopo un periodo di accelerata espansione economica (1923-1929), si aprì un nuovo periodo di lotte, che doveva portare nel 1933 alla legale presa del potere da parte degli hitleriani. Intanto l’AAUD, il KAPD e l'AAUD-E ripiegavano sempre più su loro stesse. Alla fine non rimanevano che alcune centinaia di aderenti, vestigia delle grandi organizzazioni di fabbrica del periodo precedente, il che significava l'esistenza di piccoli gruppi dispersi, su un totale di venti milioni di proletari. Le organizzazioni di fabbrica non erano più delle organizzazioni generali dei lavoratori, ma dei nuclei di comunisti consiliari coscienti. Da allora, sia l'AAUD che l'AAUD-E, acquistarono il carattere di piccoli partiti politici, anche se la loro stampa pretendeva il contrario.

    LE FUNZIONI

    E' soprattutto il piccolo numero di aderenti, che trasformò, alla lunga, le organizzazioni di fabbrica in partito politico? No è stato un cambiamento di funzioni. Benché le organizzazioni di fabbrica non avessero mai avuto il compito dichiarato di dirigere uno sciopero, di negoziare con i padroni, di formulare delle rivendicazioni (era compito degli scioperanti), l'AAUD e l'AAUD-E erano delle organizzazioni di lotta pratica. Si limitavano ad attività di propaganda e di sostegno. Tuttavia, incominciato lo sciopero, le organizzazioni di fabbrica si occupavano in gran parte della sua organizzazione: la stampa dell'organizzazione era la stampa dello sciopero, organizzavano le assemblee di scioperanti e gli oratori erano spesso membri dell'AAUD o dell'AAUD-E. Ma il compito di negoziare con i padroni spettava al comitato di sciopero, in cui i membri delle organizzazioni di fabbrica non rappresentavano il loro gruppo come tale, ma gli scioperanti che li avevano eletti e davanti ai quali essi erano responsabili.

    Il partito politico KAPD aveva un'altra funzione. Il suo compito consisteva soprattutto nella propaganda, nell'analisi economica e politica. AI momento delle elezioni esso faceva propaganda anti-parlamentare per denunciare la politica borghese degli altri partiti, fare appello alla formazione di comitati d'azione nelle fabbriche, nei mercati, tra i disoccupati, ecc. il cui compito era di spingere le masse, "istintivamente alla ricerca di nuovi orizzonti”, a liberarsi dalle vecchie organizzazioni.

    MUTAMENTO DI FUNZIONI

    Ma di fatto, dopo la sconfitta e la repressione sanguinosa del 1921 e poi con l'ondata di prosperità che non tardò a manifestarsi, queste funzioni divennero puramente teoriche. Da allora l'attività di queste organizzazioni fu ridotta alla pura propaganda e all'analisi, cioè ad un'attività da raggruppamento politico. Scoraggiati dall'assenza di prospettive rivoluzionarie, la maggior parte degli aderenti abbandonò l'organizzazione. La diminuzione degli effettivi ebbe anche come conseguenza che la fabbrica non costituì più la base dell’organizzazione. Ci si riuniva in base al quartiere, in una birreria, dove qualche volta si cantava alla tedesca, in coro, lentamente, i vecchi canti operai di speranza e di rabbia. Non vi era più grande differenza tra il KAPD, l'AAUD e l' AAUD-E. Praticamente i membri dell'AAUD e del KAPD erano gli stessi in riunioni nominalmente diverse e quelli dell'AAUD-E erano membri di un gruppo politico, anche se lo chiamavano con un altro nome. Anton Pannekbek, il marxista olandese che fu uno dei loro ispiratori teorici, scriveva a questo proposito (1927):

    "L’AAUD, come il KAPD, costituiscono essenzialmente un'organizzazione che ha come scopo immediato la rivoluzione. In altri tempi, in un periodo di declino della rivoluzione, non si sarebbe assolutamente potuto pensare di fondare una tale organizzazione. Ma essa è sopravvissuta agli anni rivoluzionari; i lavoratori che un tempo la fondarono e combatterono sotto le sue bandiere non vogliono che l'esperienza di queste lotte si perda e la conservano come un germoglio per gli sviluppi futuri".

    Tuttavia, con tre partiti politici dello stesso colore, ce n'erano due di troppo. Con l'aumento dei pericoli, mentre si affermava la viltà senza nome delle vecchie e sedicenti potenti organizzazioni operaie, mentre i nazisti intraprendevano trionfalmente il cammino che doveva portarli dove tutti sappiamo, l'AAUD nel dicembre 1931, già separata dal KAPD, si fuse con l'AAUD-E; solo elementi restarono nel KAPD, e alcuni altri dell'AAUD-E passarono nei gruppi degli anarchici. Ma la maggior parte delle rimanenti organizzazioni di fabbrica si riunirono in una nuova organizzazione, la KAUD (Kommunistische Arbeiter Union: Unione Operaia Comunista), esprimendo così l'idea che la nuova organizzazione non era più un'organizzazione generale (come lo era la AAUD, per esempio) che riunisse tutti i lavoratori animati da volontà rivoluzionaria, ma solamente lavoratori comunisti coscienti.

    LA CLASSE ORGANIZZATA

    La KAUD esprimeva dunque il cambiamento sopravvenuto nelle concezioni dell'organizzazione. Questo cambiamento aveva un senso; bisogna ricordarsi

    di ciò che aveva significato sino ad allora la nozione di "classe organizzata". L’AAUD e l'AAUD-E avevano creduto in un primo tempo che sarebbero state loro stesse ad organizzare la classe operaia, che milioni di operai avrebbero aderito alla loro organizzazione. Era in fondo un'idea molto vicina a quella dei sindacalisti rivoluzionari di altri tempi che si aspettavano di vedere i lavoratori aderire ai propri sindacati: allora la classe operaia sarebbe stata infine una classe organizzata.

    Ora la KAUD invitava gli operai ad organizzarsi da se per creare i comitati d'azione e creare dei legami tra questi comitati. In altre parole la lotta di classe "organizzata" non dipendeva più da un'organizzazione costruita prima di qualsiasi lotta. Secondo questa nuova concezione la "classe organizzata " diventava la classe operaia in lotta sotto la propria direzione.

    Questo cambiamento delle concezioni aveva naturalmente conseguenze in numerose questioni: la dittatura del proletariato, per esempio. Infatti, dato che la "lotta organizzata" non era più compito esclusivo di organizzazioni specializzate nella sua direzione, queste ultime non potevano più essere considerate gli organismi della dittatura del proletariato. Contemporaneamente scompariva il problema che, fino a quel momento, era stata la causa di molteplici conflitti: chi, fra il KAPD e l'AAUD avrebbe dovuto esercitare o organizzare il potere. La dittatura del proletariato non sarebbe più stata appannaggio di organizzazioni specializzate, si sarebbe trovata nelle mani della classe in lotta, che si sarebbe impadronita di tutti gli aspetti, di tutte le funzioni della lotta. Il compito della nuova organizzazione, la KAUD, si riduceva dunque alla propaganda comunista chiarendo gli obiettivi, incitando la classe operaia alla lotta contro i capitalisti e le vecchie organizzazioni, soprattutto per mezzo dello sciopero selvaggio, mostrando in esso la sua forza e la sua debolezza. Questa attività non era meno indispensabile. La maggior parte dei membri della KAU continuavano a pensare che "senza un 'organizzazione rivoluzionaria capace di colpire duro, non poteva esserci una situazione rivoluzionaria come dimostrò la rivoluzione del 1917 e, in senso contrario, la rivoluzione tedesca del 1918" [2].

    LA SOCIETA' COMUNISTA E LE ORGANIZZAZIONI DI FABBRICA

    Questa evoluzione nelle idee doveva necessariamente accompagnarsi ad una revisione dei presupposti concernenti la società comunista. In linea di massima l'ideologia dominante negli ambienti politici e tra le masse era basata sulla creazione del capitalismo di Stato. Beninteso, vi erano parecchie sfumature, ma tutta questa ideologia poteva essere riportata ad alcuni principi molto semplici: o Stato, per mezzo delle nazionalizzazioni, dell'economia controllata, delle riforme sociali ecc. sarebbe stato il tramite che avrebbe permesso di realizzare il socialismo, mentre l'azione parlamentare e sindacale rappresentavano l'essenziale dei metodi di lotta. Da allora i lavoratori non lottarono affatto come una classe indipendente, mirante prima di tutto a realizzare i propri fini, e dovettero affidare la gestione e la direzione della lotta di classe a capi parlamentari e sindacali. Va da se che in questa ideologia partito e sindacato apparivano agli occhi degli operai come degli elementi costitutivi dello Stato, a cui aspettava la gestione e la direzione della futura società comunista.

    Durante una prima fase, quella che seguì la repressione dei tentativi rivoluzionari in Germania, questa tradizione impregnava ancora fortemente le concezioni dell'AAUD, del KAPD e dell'AAUD-E. Tutti e tre si pronunciavano per un'organizzazione che raggruppasse "milioni e milioni" di aderenti, con lo scopo di esercitare la dittatura politica ed economica del proletariato. Così I'AAUD dichiarava, nel 1922, di essere in grado di assumere, per quanto la riguardava, sulla base dei propri effettivi, la gestione del 6% delle fabbriche tedesche. Ma ora queste concezioni vacillavano. Fino ad allora le centinaia di organizzazioni di fabbrica, riunite e coordinate dall'AAUD e dall' AAUD-E, reclamavano il massimo d 'indipendenza riguardo alle decisioni da prendere, e facevano del loro meglio per evitare la formazione di "un nuova cricca di dirigenti". Sarebbe stato possibile tuttavia conservare questa indipendenza in seno alla vita sociale comunista? La vita economica è altamente specializzata, e tutte le imprese sono strettamente interdipendenti. Come si sarebbe potuta gestire la vita economica se la produzione e la ripartizione delle ricchezze sociali non si fossero ricollegate a qualche istanza centralizzatrice?.

    Lo Stato, in quanto regolatore della produzione e organizzatore della ripartizione, non sarebbe stato indispensabile?

    Su questo punto vi era una contraddizione tra le vecchie concezioni della società comunista e le nuove forme di lotta che ora si preconizzavano. Si temeva la centralizzazione economica e le sue conseguenze chiaramente dimostrate dai fatti; ma non si sapeva come premunirsene. La discussione verteva sulla necessità e il grado più o meno grande di "federalismo" o di "centralismo”. L' AAUD-E tendeva piuttosto verso il federalismo; KAPD e l'AAUD inclinavano verso il centralismo. Nel 1923 Karl Schroder [3], teorico del KAPD proclamava che "più la società comunista sarà centralizzata, meglio sarà".

    Infatti, fino a che si restava sulle vecchie concezioni di "classe organizzata” questa contraddizione restava insolubile. Da una parte ci si ricollegava più o meno alle vecchie concezioni del sindacalismo rivoluzionario, "presa di possesso" delle fabbriche da parte dei sindacati; d'altra parte, come i bolscevichi, si pensava che una struttura centralizzatrice, lo Stato, deve regolare il processo di produzione e ripartire il "prodotto nazionale" tra gli operai.

    Nondimeno, una discussione sulla società comunista, partendo dal dilemma "federalismo o centralismo", è assolutamente sterile. Questi problemi sono dei problemi di organizzazione, dei problemi tecnici, mentre la società comunista è, prima di tutto, un problema economico. Al capitalismo deve succedere un altro sistema economico, in cui i mezzi di produzione, i prodotti, la forza-lavoro non rivestano la forma-valore, e in cui lo sfruttamento della popolazione lavoratrice a profitto di settori privilegiati sia scomparso. La discussione su "fede- ralismo o centralismo" è priva di senso se non si é mostrato prima quale sarà la base economica di questo "federalismo" o di questo "centralismo". Infatti, le forme di organizzazione di una economia, non sono, in generale, forme arbitrarie; esse derivano dai principi stessi di questa economia. Così per esempio, il principio del profitto e del plusvalore, della sua appropriazione privata o collettiva, si trovano alla base di tutte le forme assunte da un'economia capitalista. E perciò non è sufficiente presentare l'economia comunista come un sistema negativo: niente denaro, niente mercato, niente proprietà privata o statale. E' necessario mettere in luce il suo carattere di sistema positivo, mostrare quali saranno le leggi economiche che succederanno a quelle del capitalismo. Ciò probabilmente dimostrerà che l'alternativa "federalismo o centralismo" è un falso problema.

    LA FINE DEL MOVIMENTO IN GERMANIA

    Prima di esaminare più a fondo questo problema, non è inutile ricordare il destino, nella pratica, della corrente nata dalle organizzazioni rivoluzionarie di fabbrica.

    L'AAUD si era separata dal KAPD alla fine del 1929. La sua stampa preconizzava allora una "tattica flessibile": il sostegno delle lotte operaie che avessero come unico scopo le rivendicazioni salariali, il riordinamento delle condizioni o dell'orario del lavoro. Più rigido, il KAPD vedeva in questa tattica l'inizio di uno scivolamento verso la collaborazione di classe, la "politica del mercanteggiamento". Dopo l'espulsione del proprio dirigente Scharrer [4] colpevole di aver "patteggiato" con il nemico pubblicando un romanzo con la casa editrice del partito comunista tedesco, il KAPD finì per esaltare il ricorso al terrorismo individuale come mezzo per portare le masse alla coscienza di classe. Marinus van der Lubbe, l'incendiario del Reichstag, era legato a questa corrente. Dando fuoco allo stabile in cui si trovava il Parlamento, egli voleva con un gesto simbolico incitare i lavoratori ad uscire dal loro letargo politico

    Entrambe queste tattiche non ebbero risultati. La Germania attraversava allora una crisi economica estremamente profonda, i disoccupati pullulavano; non vi erano scioperi selvaggi, dato che nessuno si curava delle direttive sindacali, e i sindacati collaboravano strettamente con i padroni e con lo Stato. La stampa dei comunisti consiliari era frequentemente sequestrata; ma in ogni caso i suoi appelli alla formazione di comitati d'azione autonomi non avevano alcuna eco. Ironia: la sola grande lotta selvaggia di quel periodo, quella dei trasporti berlinesi (1932) fu organizzata da bonzi staliniani e hitleriani contro i bonzi socialisti dei sindacati.

    Dopo l'arrivo legale di Hitler al potere, i militanti delle varie tendenze furono arrestati e chiusi in campi di concentramento, dove la maggior parte di loro scomparve. Nel 1945 alcuni sopravvissuti furono giustiziati su ordine della GPU, al momento dell'entrata in Sassonia delle truppe russe. Ancora nel 1952 a Berlino-ovest un vecchio capo dell'AAUD, Alfred Weiland fu prelevato in piena strada e trasportato all'Est, per vedersi condannato ad una pesante pena detentiva.

    Oggi non vi è più traccia in Germania delle diverse correnti di consiliari. La liquidazione degli uomini ha causato quella delle idee di cui erano portatori, mentre l'espansione e la prosperità orientavano gli spiriti verso altre direzioni.


    --------------------------------------------------------------------------------

    [1] Si considerava nel KAP che la redazione dei giornali dovesse essere "mutevole”, vale a dire presa in carico a turno dalle differenti sezioni locali del partito; ciò al fine di evitare la formazione di una "cricca'. specialiizata nella manipolazione. Ma mancano dettagli su quest'esperienza del più alto interesse , che fu effettivamente messa in pratica. Bisogna riconoscere tuttavia che la lettura dei diversi organi di Ratekommunismus in generale non permette di scoprire delle differenze sensibili d'idee, di presentazione, etc.. da un numero all'altro.

    [2] Ratekorrespondenz n. 2, novembre 1932 (organo clandestino ciclostilato, della KAU, la cui stampa, in quel periodo, era regolarmente sequestrata dalle autorità socialdemocratiche prussiane).

    [3] Karl Schroeder ( 1844-1950) combattente spartachista, sul cui capo fu messa una taglia, poi dirigente professionista del KAPD, da cui fu espulso nel 1924; divenne in seguito funzionario del partito socialista. Fu uno dei rari dirigenti di questo partito ad organizzare una resistenza al nazismo. Condannato nel 1936 con altri vecchi della KAPD, ha oggi un posto onorevole nel "martirologio" del socialismo.

    [4] Adam Scharrer (1889-1948) fabbro, poi combattente spartachista. In seguito dirigente professionista del KAPD dal quale è espulso nel 1930. Come Schroeder, è un romanziere, ma si orienta nell'altra direzione: a partire dal 1934 risiede a Mosca. Era considerato in Germania orientale un "pioniere della letteratura proletaria". Va da sè che certi aspetti del suo passato restano nascosti al pubblico.

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    Predefinito La rivoluzione non è affare di partito.

    LA RIVOLUZIONE NON E’ AFFARE DI PARTITO

    La rivoluzione del 1848 fu fermata alla base. Ma l'ideale dell'era borghese, la repubblica democratica, fu eretto. La borghesia, impotente e molle per natura, non mostro alcuna volontà di realizzare questo ideale nella lotta. Ammainò la bandiera davanti alla monarchia e alla nobiltà, si contentò del diritto di sfruttare le masse economicamente e ridusse il parlamentarismo ad una parodia. Ne risultò allora per la classe operaia il dovere d'inviare propri rappresentanti al parlamento. Essa riprese dalle mani perfide della borghesia le rivendicazioni democratiche, le propagandarano energicamente e tentarono di inscriverle nella legislazione. La socialdemocrazia si diede in questo compito un programma democratico minimo. Un programma di rivendicazioni attuali e pratiche, adatte all'epoca borghese. La sua azione parlamentare era dominata da questo programma, dalla preoccupazione di ottenere, cose, per la classe operaia, e per la sua attività politica, i vantaggi di un campo d'azione legale, costruendone e completandone la democrazia formale borghese-liberale. Allorchè Wilhelm Liebknecht propose l'assenteismo si trattò di misconoscenza della situazione storica. Se la socialdemocrazia vuole essere efficacie come partito politico, deve entrare in parlamento. Non aveva nessuna altra possibilità d'agire e farsi valere politicamente. Allorchè i sindacalisti deviarono dal parlamentarismo e predicarono l'antimilitarismo, fecero conoscere la vanità e la corruzione crescente della pratica parlamentare. Ma, in pratica, esigevano dalla socialdemocrazia qualcosa di impossibile. Esigevano che si prendesse una decisione che si opponesse alla necessità storica, che la socialdemocrazia rinunciasse a se stessa. La socialdemocrazia non poteva accettare questo punto di vista, poichè‚ era un partito politico che doveva andare in parlamento.

    Anche il KPD è diventato un partito politico. Un partito nel senso storico, come i partiti borghesi, come la SPD e l'USPD. I suoi capi vi hanno la parola per primi, parlano, promettono, seducano, comandano. Quando le masse ci sono si trovano davanti al fatto compiuto, devono mettersi nei ranghi e marciare al passo. Devono credere, tacere, pagare, ricevere gli ordini, le istruzioni e eseguirle. Devono votare! I loro capi vogliono andare in parlamento. Devono dunque essere eletti. Dopo di che, attenendosi le masse ad una sottomissione muta e ad una passività devota, sono i capi che fanno un alta politica in parlamento. Pure il KPD è diventato un partito politico. Pure il KPD vuole andare in parlamento. La centrale del KPD mente quando dice alle masse che vuole andarvi per distruggerlo. Mente quando dice che non vuole compiervi alcun lavoro positivo. Il KPD non distruggerà nessun parlamento, non lo vuole e non lo può. Vi farà un lavoro positivo perchè vi è costretto e perchè lo vuole. Il KPD è diventato un partito politico come gli altri. Un partito di compromesso, di opportunismo, della critica e giostra oratoria. Un partito che ha cessato di essere rivoluzionario.

    Guardate! Ritorna in parlamento. Riconosce i sindacati. S'inchina davanti alla costituzione democratica. Fa pace col potere dominante. Si piazza sul terreno dei rapporti di forza reali. Prende parte all'opera di restaurazione nazionale e capitalista. Che cosa lo differenzia dall'USPD? Critica al posto di negare. Fa dell'opposizione invece di fare la rivoluzione. Mercanteggia invece di agire. Chiacchiera invece di lottare. Tutto perchè smette di essere una organizzazione rivoluzionaria. Diventa un partito socialdemocratico. Non si distingue dai Scheidemann e dai Daumig che per sfumature. E questo sarà la sua fine.

    Alle masse resta una consolazione: vi è sempre una opposizione! Questa opposizione non si candida per il suo posto nel campo controrivoluzionario! Che cosa poteva fare? Che cosa fa? Si riunisce e si unifica in una organizzazione politica. Era necessario? Gli elementi più maturi politicamente, più decisi e più attivi da un punto di vista rivoluzionario hanno il dovere di formare la falange della rivoluzione. Non possono compiere questo dovere che sotto forme di falange, vale a dire di formazione chiusa. Sono l'elite del proletariato rivoluzionario. Per il carattere chiuso della loro organizzazione guadagnano forze e acquistano una sempre maggiore capacità di giudizio. Si manifestano in tanto che avanguardia del proletariato, come volontà d'azione fianco a fianco degli individui esitanti e confusi. Nel momento decisivo formano il centro magnetico di ogni attività. Sono una organizzazione politica. Ma non un partito politico. Non un partito nel senso tradizionale. La sigla del Partito Comunista Operaio Tedesco (KAPD) è l'ultima traccia esteriore, ben presto superflua, di una tradizione che un semplice colpo di spugna non basta disgraziatamente a cancellare da una ideologia politica di massa, ieri ancora vivente, ma oggi sorpassata. Ma anche questa traccia gli sarà cancellata. L'organizzazione delle prime linee comuniste della rivoluzione non deve essere un partito abituale, sotto pena di morte, sotto pena di riprodurre la sorte che toccò al KPD. L'epoca della fondazione dei partiti è passata, perchè è passata l'epoca dei partiti politici in generale. Il KPD è l'ultimo partito. La sua bancarotta è la più vergognosa, la sua fine la più povera di dignità e di gloria. Ma che accade alla opposizione? Che accade della rivoluzione?

    La rivoluzione non è affare di partito. I tre partiti socialdemocratici hanno la follia di considerare la rivoluzione come loro proprio affare di partito. La rivoluzione è affare politico e economico di tutta la classe proletaria. Solo il proletariato in quanto classe può condurre la rivoluzione alla vittoria. Tutto il resto è superstizione, demagogia, ciarlataneria politica. Si tratta cioè di concepire il proletariato come classe e di scatenare la sua attività per la lotta rivoluzionaria. Sulla base più larga, nel quadro più ampio. Perciò tutti i proletari pronti alla lotta rivoluzionaria, senza preoccuparsi della provenienza ne della base sulla quale si reclutano, devono raccogliersi nei luoghi di lavoro in organizzazioni rivoluzionarie di fabbrica, e essere riuniti nel quadro dell'Unione Generale dei Lavoratori (AAU). L'Unione Generale dei Lavoratori non è un < non importa chi > , un miscuglio qualsiasi, ne è una formula fortuita. E' il raggruppamento di tutti gli elementi pronti ad una attività rivoluzionaria, che si dichiarano per la lotta di classe, per il sistema dei consigli e per la dittatura. E' l'armata rivoluzionaria del proletariato. Questa Unione Generale dei Lavoratori prende radici nelle fabbriche e si edifica secondo i rami dell'industria, dal basso in alto, federativamente alla base e organizzato in alto col sistema degli uomini di fiducia rivoluzionaria. L'Unione spinge dal basso verso l'alto, si eleva conformemente e a partire dalle masse operaie: è la carne e il sangue del proletariato: la forza che spinge è l'azione delle masse: la sua anima il soffio bruciante della rivoluzione. L'Unione non è una creazione di capi. Non è una costruzione sottilmente congegnata. Non è un partito politico dalle chiacchiere parlamentari e dei bonzi pagati. Non è più un sindacato. E' il proletariato rivoluzionario.

    Cosa vuol fare il KAPD ? Creare delle organizzazioni rivoluzionarie di fabbrica. Propagherà l'Unione Generale dei Lavoratori. Costruendo di fabbrica in fabbrica, di ramo in ramo delle industrie, formerà i quadri delle masse rivoluzionarie. Li formerà per l'assalto, li rinforzerà e darà loro le energie per il combattimento decisivo fino a quando ogni resistenza da parte del capitalismo, in via di disfacimento, potrà essere vinta. Immetterà nelle masse combattenti fiducia nelle proprie forze, garanzia di tutte le vittorie nella misura in cui questa fiducia li libererà dai capi ambiziosi e traditori. E a partire dall'Unione Generale dei Lavoratori, cominciando dalle fabbriche, estendendosi sulle regioni economiche, e finalmente su tutti i paesi, si cristallizzerà un movimento comunista. Il nuovo < partito > comunista che non è più un partito. Ma è, per la prima volta, comunista!

    Rappresentiamoci il processo in maniera concreta. Vi sono 200 uomini in una fabbrica. Una parte di questi appartiene all'AAU e ne fa propaganda, all'inizio senza successo. Ma alla prima lotta, nella quale i sindacati naturalmente mollano, rompe i vecchi vincoli. Ben presto 100 uomini sono passati all'Unione. Fra di loro 20 sono comunisti essendo il resto composto da gente dell'USPD, e dai sindacalisti e disorganizzati. All'inizio l'USPD ispira molta fiducia. La sua politica domina la tattica delle lotte che sono condotte in fabbrica. Tuttavia lentamente, ma sicuramente, la politica dell'USPD si rileva falsa, non rivoluzionaria. La fiducia che i lavoratori hanno per l'USPD si attenua. La politica dei comunisti si afferma. I 20 comunisti diventano 50, poi 100 e più, ben presto il gruppo comunista domina politicamente in tutte le aziende, determina la tattica dell'Unione, domina nelle lotte per l'obiettivo rivoluzionario. E' cosi in piccolo e in grande. La politica comunista s'impianta di fabbrica in fabbrica, di regione economica in regione economica. Si realizza, raggiunge il comando, diviene il corpo, la testa e l'idea direttrice del movimento. E' a partire dalla cellula dei gruppi comunisti nelle fabbriche, a partire dai settori delle mosse comuniste nelle regioni economiche che si costituisce, nell'edificazione del sistema consiliare, il nuovo movimento comunista. Dunque: una < rivoluzionarizzazione > dei sindacati, una < ristrutturazione > ? E quanto durerà questo processo ? Degli anni ? Decine d'anni ? Per caso fino al 1926 ? Niente di tutto questo. Il compito non sarà quello di demolire, di annientare il colosso d'argilla delle centrali sindacali coi loro sette milioni di aderenti, per ricostruirlo dopo sotto un altra forma. Il compito è di impadronirsi delle leve di comando nelle fabbriche chiavi dell'industria, del processo di produzione sociale, e pertanto decisive per l'esito della lotta rivoluzionaria. D'impadronirsi della leva che può buttare all'aria il capitalismo in interi rami industriali e intere regioni economiche. La disponibilità risoluta all'azione di una sola organizzazione può quando il caso gli si presenta avere più efficacia di uno sciopero generale. Là il David della fabbrica abbatte il Golia della burocrazia sindacale.

    Il KPD ha smesso di essere l'incarnazione del movimento comunista in Germania. Ha voglia di richiamarsi rumorosamente a Marx, Lenin, a Radek ! Il KPD non forma che l'ultimo anello del fronte unico contro-rivoluzionario. Ben presto si presenterà in buon accordo con la SPD e la USPD nel quadro di un fronte unico per un governo operaio < puramente socialista > . La sua assicurazione di un ' < opposizione leale > verso i partiti assassini, traditori degli operai, ne è una tappa. Rinunciare a combattere in modo rivoluzionario gli Ebert e i Kautsky ( cf. Die Rote Fahne del 21 marzo 1920 ) , è già allearsi tacitamente con loro. Ebert-Kautsky-Levi. L'ultimo stadio del capitalismo morente. L'ultimo < soccorso politico > per la borghesia tedesca. La fine. La fine anche dei partiti, della politica, degli imbrogli, del tradimento dei partiti. E' il nuovo inizio del movimento comunista. Il Partito Comunista Operaio. Le organizzazioni di fabbrica rivoluzionarie, raggruppate nell'Unione Generale dei Lavoratori. I consigli rivoluzionari. Il congresso dei consigli rivoluzionari. Il governo dei consigli rivoluzionari. La dittatura comunista dei consigli.

    Otto Ruhle 1920

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    I Consigli Operai

    cenni storici e valutazioni



    Nell’affrontare le problematiche e gli sviluppi della forma dei CONSIGLI OPERAI sicuramente tralasceremo alcune importanti date, tuttavia cercheremo di mettere in evidenza la portata di questa forma di autorganizzazione nella storia del movimento proletario. Non utilizzeremo tuttavia la scorciatoia della contrapposizione politica (sinistra riformista contro sinistra rivoluzionaria) per descrivere i limiti di questa esperienza, poiché tale visione semplicistica fa ricadere la sconfitta e lo svuotamento di queste forme di potere operaio alle organizzazioni politiche non rivoluzionarie, non cogliendo gli aspetti intrinsechi della composizione di classe nell’autorganizzazione operaia parametrata con la fase economica in cui si è sviluppata. La forma consiglio può trovare una sua nascita fin dall’epoca della Comune di Parigi:

    “Questa è la Comune, forma politica dell’emancipazione sociale, della liberazione del lavoro dalle costrizioni (asservimento) di coloro che monopolizzano i mezzi di produzione, costruiti dagli stessi operai o costituenti un’eredità naturale. Dal momento che sia l’apparato statale che il parlamentarismo non sono il corpo reale delle classi dominanti, ma sono solamente le specifiche organizzazioni del loro dominio, le garanzie politiche, le forme e le espressioni del vecchio ordine delle cose; del pari, la Comune non è il movimento sociale della classe operaia, e, di conseguenza, il movimento rinnovatore di tutta l’umanità, ma soltanto lo strumento organico del suo movimento reale.” [1]

    Fino ad essere trovata come forma quasi fino alla fine del secolo passato. Cercheremo di mettere in luce le esperienze più significative di questa determinata forma nella lotta di classe dell’organizzazione diretta di classe.



    RUSSIA


    E’ l’esperienza più famosa, che ha investito e condizionato con la sua portata lo sviluppo per quasi un secolo del movimento proletario.

    Lo sviluppo della forma sovietista a come primo debutto la rivoluzione russa del 1905, rivoluzione borghese, appoggiata dalla borghesia liberale allo scopo di distruggere l’assolutismo degli zar, e far procedere la Russia, mediante una Assemblea Costituente, verso condizioni analoghe a quelle dei paesi capitalisticamente avanzati. Questa era la posizione di tutti i partiti socialisti esistenti in Russia. Lo sviluppo impetuoso dei soviet, nati da una serie di scioperi e dalla necessita di disporre di comitati d’agitazione e di rappresentanza che si occupassero del compito di trattare con le direzioni industriali e con le autorità legali, supero il piano di valutazione politica delle forze della sinistra russa. Queste credevano che tale forma di organizzazione operaia, fosse momentanea, e non ipotizzavano un carattere permanente di queste strutture. Un dato da tenere in considerazione fu che la composizione interna di chi materialmente si fece portatore degli scioperi fu di operai non sindacalizzati e non politicizzati, che erano una estrema minoranza prima del 1905, che utilizzarono la comunità di lavoro, l’azienda, per ribaltare contro i padroni questa comunità imposta dal capitale.

    Il movimento riflui, tuttavia tale esperienza aveva notevolmente influenzato il dibattito dell’epoca.

    Trockij scrisse:

    “I soviet erano la realizzazione della necessità obiettiva di un’organizzazione che avesse autorità senza avere una tradizione, e che riuscisse contemporaneamente ad abbracciare centinaia di migliaia di lavoratori. Un’organizzazione, inoltre, che fosse capace di unificare tutte le tendenze rivoluzionarie all’interno del proletariato, che possedesse iniziative e autocontrollo, e che, e questa è la cosa più importante, potesse essere creata nello spazio di 24 ore.” [2]

    I soviet attirarono gli operai politicizzati e più preparati, tuttavia rimaneva una differenza fondamentale tra le organizzazioni politiche socialiste e i soviet, in quanto le prime si sforzavano di essere organizzazioni interne al proletaria, mentre i soviet erano l’organizzazione del proletariato.

    Nel 1917 tale riaffermazione del sistema sovietista si innesto in un contesto di profonda crisi per la Russia, sfociato in un movimento spontaneo di protesta contro condizioni intollerabili di vita durante una guerra fallimentare. Scioperi e manifestazioni si succedevano sempre più, fino a condurre ad un sollevazione generale, che ottenne l’appoggio di alcune unità militari e portò al crollo del governo dello zar. La rivoluzione riceveva l’appoggio di un ampio strato della borghesia, e fu da questo gruppo che si formò il primo governo provvisorio. Anche se i partiti non diedero inizio alla rivoluzione, ebbero un ruolo maggiore che nel 1905, pur inseguendo ancora una volta il movimento proletario, cosi scrivevano i compagni del GO-PCR (B):

    “Nel 1905 quando ancora nessuno, in paese, parlava dei consigli operai e nei libri si parlava solo di partiti, di associazioni, di leghe, la classe operaia russa attuò i consigli operai nelle fabbriche e nelle industrie. I consigli operai si presentano nel 1917 come guida della rivoluzione, non soltanto nella sostanza ma anche formalmente, e soldati, contadini, cosacchi si subordinano alla forma organizzativa del proletariato.” [3]

    Come nel 1905, così anche nel 1917 i soviet non avevano intenzione, inizialmente, di sostituirsi al governo provvisorio. Ma nel corso del processo rivoluzionario essi finirono per avere posizioni sempre di maggiore responsabilità; di fatto, il potere si divideva tra i soviet e il governo, proponendo, una soluzione di doppio potere che vedremo si ritroverà molto spesso nella forma consiliare, dimostrandone anche il suo limite.

    L’ulteriore radicalizzazione del movimento in condizioni sociali che si andavano deteriorando e le politiche vacillanti della borghesia e dei partiti socialisti diedero presto ai bolscevichi quella maggioranza nei Soviet che fu di decisiva importanza, e portarono alla rivoluzione di ottobre che mise termine alla fase democratico-borghese della rivoluzione.

    Dopo la presa del potere politico dei bolscevichi, saranno le condizioni oggettive a favorire il disegno di restaurazione di un economia mercantile dei bolscevichi. Le distruzioni terribili della guerra, la disorganizzazione dei trasporti, l’intervento straniero, la carenza dei tecnici, la massa contadina esterna al processo di socializzazione dei Soviet, fecero maturare un processo di centralizzazione a discapito delle iniziative autonome di potere operaio in Russia imbastite dai soviet.

    I Soviet se avevano inferto un duro colpo all’organizzazione capitalistica (per quanto riguarda lo sviluppo in Russia della produzione industriale), tuttavia passata la marea rivoluzionaria, furono assorbiti dai sindacati (più tardi i sindacati subiranno la stessa sorte con la loro statalizzazione). In virtù di questo sforzo per il controllo della forza-lavoro, i sindacati acquisirono un ruolo importante nella riorganizzazione e nell’amministrazione dell’industria. Il primo congresso sindacale (gennaio 1918) stabili che:

    “le organizzazioni sindacali, come organizzazioni di classe del proletariato ma costituite in base alle esigenze dell’industria, devono assumersi il compito essenziale di organizzare la produzione e restaurare le indebolite forze produttive del paese... Questi sono i compiti odierni.. Le organizzazioni sindacali devono trasformarsi in organi dello stato socialista”.

    Veniva cosi negata ogni autonomia operaia, e si rintroducevano forme di controllo sulla forza lavoro fino alla militarizzazione del lavoro.

    Col tempo, il regime divenne la dittatura del partito bolscevico. I Soviet delegittimati, venivano mantenuti in vita solo formalmente.

    I Soviet pur essendo riusciti a consentire il rovesciamento sia della borghesia sia dello zarismo, e l’instaurazione di un nuovo sistema sociale, non erano riusciti a mantenere un potere operaio tale da non essere recuperati dalle convenienze politiche dei bolscevichi, non riuscendo a risolvere il problema della distribuzione e dell’isolamento con la campagna.

    L’incapacità dei Soviet di affrontare il problema statale risulterà essere la via che porterà al potere i bolscevichi, il dualismo intravisto prima sarà l’arma della sinistra per distruggere l’autonomia operaia, con un partito che si fa stato. Il processo di atomizzazione dello Stato, in mancanza di un reale potere operaio, rendeva l’esperienza russa entità separata con le esigenze di un rivoluzione mondiale, e si innestava in quella primordiale forma di “socialismo in un paese solo” che sarà solamente un capitalismo di stato, cosi descritto da A.Pannekoek:

    “Si può definire socialismo di stato questo tipo di organizzazione della produzione in Russia, dal momento che i mezzi di produzione sono nelle mani dello stato, il quale diventa così l’unico grande imprenditore. Anche qui gli operai non sono padroni dei mezzi di produzione, come nel capitalismo dell’Europa occidentale; essi ricevono un salario e sono sfruttati dallo stato, che è l’unico grande capitalista. Il socialismo di stato è quindi capitalismo di stato, La schiera degli impiegati e dei dirigenti, la burocrazia statale, rappresentano qui la classe dominante e sfruttatrice.” [4]

    Tale sistema era fondato su le nuove classi sociali emergenti russe (che divenivano ed erano l’ossatura e la direzione del Partito bolscevico): la piccola borghesia rurale (kolkosiani) e dalla piccola borghesia dell’amministrazione (burocrati), la fusione di queste due categorie era ed è stata la classe dominante in URSS.

    La spinta sovietista si infranse e venne svuotata di ogni contenuto, rimase in piedi solo per meglio colorare un regine capitalista.

    I Soviet si formati prevalentemente da settori proletari metropolitani ed industriali [5], si trovarono a subire una doppia rivoluzione con delle classi sociali in movimento: da una parte la massa contadina e i settori piccolo borghesi, e dall’altra la massa operaia.

    Quest’ultima spinse per un reale potere operaio indirizzato verso comunismo, tuttavia essendo minoranza fu schiacciati da queste altre classi sociali, rispetto alle sue espirazioni.. Si arriva cosi ad avere una rivolta che a come veicolo la forma sovietista operaia, per una rivoluzione socialmente borghese, dove l’unificazione tra la piccola burocrazia agraria e la burocrazia amministrativa sostituisce la classica borghesia individualistico imprenditoriale.



    ITALIA


    L’esperienza italiana, se si escludono i facili romanticismi è interessante da analizzare per due motivi fondamentali:

    La capacità dello Stato di adagiarsi sul potere dei consigli fornendogli spazi e svuotando la carica rivoluzionaria di questi in un periodo di crisi.

    L’estremo isolamento di un soggetto operaio che si trova ad esercitare un “potere” ma è incapace di farsi promotore di un movimento più ampio rispetto alle altre porzioni sociali di lavoratori

    L’Italia, uscita dalla guerra, si presentava come un paese stremato, con una destra che iniziava ad utilizzare questo malcontento, canalizzando gli ex-combattenti nazionalisti delusi dal dopo conflitto bellico contro le sinistre rivoluzionarie che cercavo sotto il cielo infiammante della Russia di spingere per la rivoluzione sociale.

    Nel marzo 1920 numerose officine sono occupate a Torino e a Milano. Cosi descrive il movimento B.Fortichiari:

    “L’occupazione delle fabbriche era avvenuta in modo rapido e completo come se fosse stata preparata da uno stato maggiore perfettamente organizzato. Ma non c’era nessuna organizzazione... L’impeto e la spontanea tempestività degli operai nell’attuare l’occupazione degli stabilimenti, l’organizzazione interna, la difesa armata, furono dimostrazione eloquente della capacità che ha la massa operaia di realizzare in determinate situazioni atti di portata rivoluzionaria.”[6]

    Il partito e il sindacato socialista (PSI e CGL) non muovono un dito per aiutare questo movimento che non riesce tuttavia a sbarazzarsi di queste organizzazioni. Ad agosto gli scioperi si moltiplicano, e i padroni si decidono alla serrata, a chiudere le fabbriche. Spontaneamente i lavoratori impediscono questa mossa occupandole. Oltre mezzo milione di operai sono sul posto di lavoro.

    Il Primo ministro italiano, per superare la fase di stallo, annuncia la formazione di una commissione paritaria di studio per preparare un progetto di legge su “l’intervento degli operai sul controllo tecnico e finanziario e nell’amministrazione delle aziende”.

    Il voto rispetto al quesito risulterà favorevole e gli operai usciranno dalle fabbriche occupate, mentre i padroni ne ritornavano in possesso.

    Dopo due anni Mussolini prendeva il potere.

    In questo modo lo Stato aveva volutamente, d’accordo con la componente padronale, abdicato momentaneamente, per proporre una cogestione, che permettesse agli operai di abbandonare il potere militare in fabbrica, per poi scatenare la reazione. Il partito socialista e la CGL (se si escludono alcune componenti neo-comunsite e anarchiche) si era prestato a questo gioco, sfruttando l’estrema articolazione e presenza all’interno del movimento operaio italiano, assicurando l’impossibilità di una scelta indipendente della forza operaia rispetto alle sue organizzazioni classiche.

    I consigli quindi risultarono forze artificiali, con questo non si vuole negare la caratteristica proletaria di queste forme e lo sforzo-cratività operaia durante le occupazioni, ma è chiaro che tali forme erano viziate da una incapacità nell’affrontare il problema politico dello Stato con la sua duttilità trasformativa (oltre ai limiti gestionali dei trasporti e della distribuzione del movimento stesso).

    La composizione di classe di questo movimento, che trovo nel modello consiglio la sua forma organizzata deriva sia dal rifiuto del sindacato di appoggiare le rivendicazioni radicali operaie sia all’estrema forza che il soggetto operaio coinvolto poteva esercitare nell’organizzazione del lavoro con la sua specializzazione e competenza nel processo produttivo. Era composto da operai della grande fabbrica, non ancora automatizzata. Erano operai che potevano vantare competenze pari ai tecnici (non è un caso che molti tecnici scappati durante l’occupazione, saranno sostituiti da operai), avevano un rapporto con la campagna diretto, ossia la maggior parte mantenevano legami famigliari nelle campagne (pur dando vita ad un soggetto propriamente metropolitano), cosa che permise il sostentamento di questi durante le giornate dell’occupazione.

    Questo soggetto sociale era comunque in minoranza rispetto alla grande massa proletaria in Italia, e non riuscì a farsi avanguardia di un movimento più ampio, poiché all’interno non era abbastanza coeso, vedi in proposto l’incapacità di rompere con le organizzazioni politiche ufficiali.

    In Italia il dibattito sui consigli avrà tre attori principali (escludendo i riformisti e i liberali): due delle componenti che formeranno il Partito Comunista d’Italia del 1921 e gli anarchici.

    Le due componenti erano: IL SOVIET di Napoli (diretto da Bordiga) e l’ORDINE NUOVO (diretto in un primo memento da Tasca per poi passare a Gramsci).

    Il dibattito che si innesterà sui consigli su queste due riviste si può ricondurre a questo: per IL SOVIET i consigli operai sono strutture di potere operaio solo se indirizzate contro lo stato e dirette da un forza politica (il partito) che sappia condurre questa guerra a buon fine:

    “Non ci opponiamo alla costituzione dei consigli interni di fabbrica se li chiedono le maestranze stesse o le loro organizzazioni. Ma affermiamo che l’attività del partito comunista deve impostarsi su altra base: sulla lotta per la conquista del potere politico” [7].

    Negavano quindi ogni autonomia operaio, ma giustamente vedevano il movimento dei consigli di Torino succube dell’incapacità politica di affrontare il problema del comunismo non come un modello gestionistico ma come rapporto sociale complessivo (potere statale-potere economico). La spinta operaia si infrangeva in una cogestione, per di più proposta dal governo, quello che avveniva era una democraticizzazione del lavoro capitalistico, ma non una sua messa in discussione.

    Per l’ORDINE NUOVO, il movimento dei consigli, incensato, era la forma primordiale dello Stato operaio:

    “L’officina con le sue commissioni interne, i circoli socialisti, le comunità contadine, sono i centri di vita proletaria nei quali occorre direttamente lavorare.

    Le commissioni interne sono organi di democrazia operaia che occorre liberare dalle limitazioni imposta dagli imprenditori, e ai quali occorre infondere vita nuova ed energia. Oggi le commissioni interne limitano il potere del capitalista nella fabbrica e svolgono funzioni di arbitrato e di disciplina. Sviluppate e arricchite dovranno essere domani gli organi del potere proletario che sostituisce il capitalista in tutte le sue funzioni utili di direzione e di amministrazione”[8].

    Tuttavia tale potere era solo un contropotere, in quanto non si rendeva conto di essere all’interno di uno Stato ancora forte. La teoria quindi di uno Stato operaio, nello Stato borghese, era non elemento fecondo ma chiara visione dei limiti intrinsechi del movimento, e della sua incapacità oggettiva di provocare delle forzature.

    L’ODINE NUOVO, non prenderà quindi mai una posizione consiliarista [9], in quanto non romperà mai con le precedenti forme politiche dei lavoratori e non ne vedrà la pericolosità in funzione di elemento organico al capitale. La stessa teoria dello Stato operaio è una caricatura dell’autonomia operaia, in quanto è la teorizzazione della cogestione democratica tra produttori e imprenditori, aspettando un futuro socialista. I consigli operai in Italia non risolveranno il problema dello Stato, arriveranno a svuotare il contenuto socio-economico di questo in alcune città, ma non eliminano il suo contenuto di controllo e di struttura borghese.

    La sottovalutazione dello Stato in ORDINE NUOVO, e la relativa sopravvalutazione dello Stato nel IL SOVIET, non renderà giustizia a questo movimento, che preso come fenomeno di lotta proletaria, rimane un interessante esempio di capacità del movimento operaio di rendere operante una comunità proletaria attiva, anche senza arrivare alla rottura rivoluzionaria.

    Gli elementi di debolezza erano come detto precedentemente intrinsechi a questo movimento, anche se sul lato politico è da segnalare il ritardo nel rompere con le forme precedenti di organizzazione proletaria cosa che invece l’estrema sinistra opererà in Germania, perdendo così l’elemento di estrema novità nei consigli operai: la rottura sul piano organizzativo con le vecchie organizzazioni e metodologie del vecchio movimento operaio.

    Gli anarchici, che parteciparono a questo dibattito, presenti prevalentemente nell’UAI (Unione Anarchica Italiana) e nell’USI (Unione Sindacale Italiana) [10], pur spingendo per una generalizzazione del movimento e centrando abbastanza il problema della forza reazionaria militare dello Stato, non colsero i lati sociali di tale movimento, riproducendo schemi partitici e sindacali, e quindi non offrendo nessuna critica utile allo forma consiglio che si presentava in Italia.



    UNGHERIA


    Sul piano internazionale l’Unghieria offre l’unico esempio assieme ala Russia di presa del potere rivoluzionario. Ma l’esperienza ungherese è un altro esempio di fallimentare politica dell’Internazionale Comunista e dell’opportunismo dei partiti comunisti, vittime dei riformisti socialisti.

    Come in Russia, gli operai dell’industria (1,5 milioni su 8 milioni di abitanti) erano concentrati nella regione di Budapest.

    La borghesia era schiacciata dall’aristocrazia fondiaria. Fondato nel 1918 il partito comunista, prende il potere grazie al crollo del governo, infatti dopo la proclamazione della repubblica, il primo ministro si dimise per protestare contro le condizioni d’armistizio imposte al suo paese sconfitto. Il PC sostitui la forza uscente, insieme ai socialisti che ne facevano già parte.

    La spinta operaia si canalizza attorno alla forma consiglio, coinvolgendo come nel caso russo, i consigli dei soldati che protestavano per le paghe da fame dopo la sconfitta della guerra.

    Anche in questo caso la forza sociale dei contadini era ostile ad una socializzazione delle terre, spinta invece favorita all’interno dalle industrie dai consigli. Tuttavia la chiusura di questa esperienza non va imputata solo a questa lotta sociale intestina tra le classi. L’Ungheria indipendente comprendeva anche regioni con popolazioni non ungheresi (tedeschi, slovacchi), le forze reazionarie sfruttarono questa situazione per chiamare in loro aiuto le truppe rumene e ceche. Isolata nella regione della capitale, circondata dai contadini ostili, la repubblica dei consigli viene sconfitta: i socialisti allora abbandonano i comunisti alla repressione.

    La leggerezza del PC nel unificarsi con il PS, e il credere che un fronte unico politico delle forze di sinistra equivalesse ad un fronte di classe complessivo, è la prima delle tortuose politiche frontiste che intraprenderà L’Internazionale Comunista a scapito dell’autonomia operaia. Si intravede quindi la contrapposizione del potere operaio rispetto alla piattaforma dei socialisti uniti in merito alla dittatura del proletariato.

    I consigli operai erano in questo caso la copertura comunista alla collaborazione con i socialisti, frustrando fin da subito le manifestazioni di insorgenza operaia, canalizzandola in un piano democratico gestionista, mediato dal rapporto politico tra la sinistra(comunisti) e la destra(socialisti).

    L’epilogo di questa repubblica durata 133 giorni fu la dittatura di Horty, un regime fascista tra i più duri in Europa.



    GERMANIA

    La rivoluzione in Germania, nata immediatamente dopo la fine della guerra, un conflitto che aveva portato alla fame una nazione ed aveva indebolito se non praticamente autodistrutto il potere costituito della monarchia tedesca. Tale rivoluzione apparve più significativa di quanto fu in realtà. Gli operai richiedevano con più spontaneo entusiasmo la fine della guerra, ma non il cambiamento dei rapporti sociali esistenti. Cosi descrive il fenomeno C.Meijer:

    “Questa carenza proviene dalla facilità stessa con la quale si formarono i consigli operai. L’apparato statale aveva perduto ogni autorità; se esso crollava qua e là, non era in conseguenza d’una lotta accanita e volontaria dei lavoratori. Il loro movimento incontrava il vuoto e si estendeva dunque senza difficoltà, senza che fosse necessario combattere e riflettere su quella lotta. Il solo obiettivo di cui si parlava era quello dell’insieme della popolazione: la pace.”[11]

    Le loro richieste espresse dai consigli operai e dei soldati (la classe operai tedesca aveva a differenza di altre nazioni da solo fornito uomini per la carneficina mondiale). La Germania si presentava come una nazione dove il proletariato industriale era la quasi sola classe esistente all’interno delle classi proletarie (i piccoli contadini a differenza di altre nazioni erano decisamente in minoranza rispetto alla massa operaia industriale).

    Le grandi masse tedesche rifiutavano l’ineguaglianza politica e il militarismo. Esse desideravano, infatti, semplicemente quelle riforme che con la guerra erano state interrotte dalla destra nazionalista e belligerante, per arrivare ad un capitalismo “buono”, che si adeguasse allo sviluppo in Germania.

    Tuttavia in tale movimento, attraverso la forma consiliare, si mosse un tale fiume operaio che diede l’impressione di un processo rivoluzionario in atto, altro dato da tener in considerazione era che per la prima volta la classe operaia, parzialmente si dava forme di indipendenti di rappresentanza politica, superando la forma del mastodontico partito socialdemocratico e i sindacati.

    Tale indipendenza veniva tuttavia presto svuotata:

    “Di fatto le vecchie organizzazioni rimproveravano ai consigli di non lasciare loro un posto abbastanza grande ed anche di far loro concorrenza. Pronunciandosi per la democrazia operaia, i vecchi partiti e sindacati reclamavano che tutte le correnti del movimento operaio fossero rappresentate nei consigli, proporzionalmente alla loro rispettiva importanza...

    La Maggior parte dei lavoratori era incapace di confutare questo argomento: esso corrispondeva troppo alle vecchie abitudini. Così i consigli operai riunirono i rappresentanti del partito socialdemocratico, dei sindacati, dei socialdemocratici di sinistra, delle cooperative di consumo, ecc..come dei delegati di fabbrica. E’ evidente che simili consigli non erano più gli organi d’equipes di lavoratori, riuniti dalla vita della fabbrica, ma delle forme uscite dal vecchio movimento operaio ed operanti alla restaurazione capitalistica sulla base del capitalismo dello stato democratico.” [12]

    Mentre in Russia la debolezza del sistema consiliare è da imputare ad una oggettiva impreparazione generale alla trasformazione socialista in Germania si trattava di una mancanza soggettiva della volontà di costruire il socialismo, a causa dell’adozione di metodi rivoluzionari che furono in larga misura responsabili dei fallimenti del movimento consiliare, sia nell’uno che nell’atro paese.

    In Germania l’opposizione alla guerra si espresse con scioperi nelle fabbriche, che a causa della posizione filobelligeranti dei socialdemocratici e dei sindacati, si espressero come forza organizzata in modo clandestino, attraverso comitati d’agitazione che coordinavano le mobilitazioni.

    Nel 1918 sorsero consigli operai e di soldati che rovesciarono il governo. Le organizzazioni ufficiali di sinistra rincorsero questo movimento, non nato nel loro seno. La rivoluzione politica in atto, fu confusa da una minoranza di operi rivoluzionari come una rivoluzione sociale. La socializzazione della produzione invocata dai consigli (che divenivano parlamenti delle correnti della sinistra) era da considerare come un problema di governo che come un vero e proprio potere operaio affermato. Anche in questo caso il processo di svuotamento operato dallo Stato, gestito dai socialdemocratici e dai partiti liberali venne attuato, attraverso la formula del doppio potere, ossia un Assemblea Generale parlamentare che parallela alle assemblea dei consigli, man mano rendeva insignificante la vita dei consigli.

    Avveniva cosi il pieno svuotamento di questi organismi che porto mano a mano i socialdemocratici a dare il potere ai nazisti.

    L’evoluzione della rivoluzione politica tedesca, tuttavia è importante non tanto per i contenuti che espresse ma per le forme e le problematiche che porto con se.

    I consigli potevano rappresentare una alternativa al sistema capitalista, ma dovevano essere capaci di superare il dualismo di poteri, rompendo che le vecchie organizzazioni e principi del vecchio movimento operaio.

    All’interno della sinistra tedesca quindi si sviluppo un interessante e vivace dibattito, anche provocato da lacerazioni violente, l’uccisione della Luxemburg e di Liebknecht da parte dei socialdemocratici polarizzo lo scontro all’interno delle sinistre, alla costituzione di una corrente operaia che rompesse con la sinistra ufficiale, e si modellasse sulla nuova forma di autorganizzazione operaia: i consigli operi.

    Questo portò alla costituzione di due partiti comunisti in Germania, uno legato alla Russia filo parlamentarista e filosindacalista e un altro antiparlamentarista e antisindacalista denominato Partito Comunista Operaio Tedesco (KAPD).

    Questa divisione era il frutto di un diverso approccio al movimento operaio e alla sua capacita di rompere con il passato. La sinistra comunista operaia tedesca, pose l’accento sui consigli operai, sulla necessita di definirli autonomi e indipendenti dallo Stato.

    Dal programma della KAPD, rispetto alle organizzazioni operaie rivoluzionarie di fabbrica (strutture che avrebbero dovuto evolversi da comitati di agitazione in consigli operai):

    “essa è conforme all’idea dei consigli, perciò non è affatto una pura forma o un nuovo gioco organizzativo, oppure un ideale mistico, bensì è la forma di manifestazione che cresce nel futuro e che forma il futuro di una rivoluzione sociale che tende alla società senza classi. Essa è un organizzazione di lotta puramente proletaria. Non disperso dalle differenze di mestiere lontano dal suo campo di battaglia, il proletariato può essere organizzato per il rivolgimento totale della vecchia società; ma questo deve avvenire all’interno della fabbrica... Qui la massa si pone come motore della produzione e preme continuamente per controllarla e dirigerla; qui la lotta ideale, il rivoluzionamento delle coscienze, passa da uomo a uomo, da massa a massa, come una corrente incessante.

    Tutto è rivolto al più elevato interesse della classe, non ai particolarismi coorporativi, e l’interesse professionale è limitato alla giusta misura.

    Una simile organizzazione, spina dorsale dei consigli di fabbrica, diventa uno strumento di lotta di classe continuamente trasformabile, un organismo rinvigorito da sangue sempre fresco per mezzo di relazioni e revoche sempre attuabili. Sviluppandosi all’interno e con le azioni di massa, la organizzazione di fabbrica si dovrà naturalmente dotare di quella sintesi centrale che corrisponde al suo sviluppo rivoluzionario. Il suo punto di forza principale sarà lo sviluppo rivoluzionario e non programmi, statuti o piani dettagliati. Essa non è una cassa di mutuo soccorso ne una assicurazione sulla vita. Anche se naturalmente non ha timore di raccogliere fondi per sovvenzioni di sciopero eventualmente necessarie. I suoi compiti sono la continua propaganda per il socialismo, riunioni di fabbrica, discussioni politiche, ecc; in breve, la rivoluzione nella fabbrica.

    Lo scopo dell’organizzazione di fabbrica è, in generale, doppio. Il primo è rivolto alla distruzione dei sindacati, della loro base di sostegno generale e dell’ideologia non proletaria concentrata in essi...

    Il secondo grosso obiettivo della organizzazione di fabbrica è la preparazione alla costruzione della società comunista. Membro dell’organizzazione di fabbrica può diventare ogni operaio che parteggia per la dittatura del proletariato. Di ciò fa parte il rifiuto assoluto dei sindacati, e il risoluto distacco dalla loro linee di pensiero. E’ nell’essenza e nella tendenza dell’organizzazione di fabbrica servire al comunismo e condurre alla società comunista. Qui si prepara organicamente l’unità del proletariato, che non è mai possibile sul terreno di un programma di partito. L’organizzazione di fabbrica è l’inizio di una configurazione comunista e sarà il fondamento della futura società comunista” [13]

    I limiti di questa interpretazione erano il livello organizzativo di questo schema che prevedeva uno sviluppo dei consigli operai in un economia industriale classica e la facile contrapposizione di strutture operaie rivoluzionarie che si sbarazzavano della contrattazione sindacale invocando un crollo del sistema capitalista imminente, non presagendo la capacità di autoconservazione e recupero delle strutture riformiste. Non vi era posta attenzione alle stratificazioni all’interno della classe, e parallelamente si concepivano già come prefigurazione della società futura.

    La ricchezza del dibattito comunque non si fermo a questo rifiuto della sinistra ufficiale ma investi anche le forme di organizzazione dei rivoluzionari rispetto al movimento di classe più in generale. Si sussegui quindi una spaccatura di questa corrente. Vi era chi partiva rigidamente dall’organizzazione operaia rivoluzionaria, a partire dalla fabbrica: AAUDE (Unione Operaia tedesca, unitaria) organizzazione unitaria che rifiutava una organizzazione operaia distinta dalla organizzazione politica. Questa organizzazione non doveva essere determinata dall’alto, ma controllata direttamente dai suoi membri. L’organizzazione operaia rivoluzionaria, impiantata all’interno delle fabbriche non avrebbe provocato un distacco tra gli interessi organizzativi e quelli di classe. Tale forma avrebbe preparato gli operai a servirsi della produzione su base comunista.

    L’altra corrente era la KAPD con la struttura parallela della AAU(organizzazione formata da organizzazioni di officina, che rappresentava l’organizzazione economica della KAPD) che pur dando molto peso alle organizzazioni operaie rivoluzionarie riteneva che la forma partito doveva avere ancora un ruolo. I fautori del partito sostenevano che la coscienza di classe, cioè i rivoluzionari marxisticamente preparati, dovevano, pur partecipando alle organizzazioni di fabbrica, essere organizzati in un partito separato, allo scopo di salvaguardare e sviluppare la teoria rivoluzionaria e di sorvegliare l’organizzazione di fabbrica, impedendole di sviarsi.

    Tutte queste correnti rimasero tuttavia sempre più isolate, schiacciate da una modificazione produttiva e da una ripresa del sistema capitalista che rendeva obsoleta la loro opzione. Organizzazioni nate per la rivoluzione, in mancanza di questa si contorcevano, in scissioni ed espulsioni, prive ormai del piano empirico.

    Va segnalata tuttavia la nascita della KAUD (Unione operaia comunista tedesca), che raccoglieva i resti delle organizzazioni della sinistra comunista operaia tedesca negli anni 30, quando tuttavia si era decisamente chiusa l’ascesa del movimento proletario. Tale organizzazione, sempre impiantata all’interno delle fabbriche, radunava non i lavoratori animati da impeto rivoluzionario (vedi le AUU) ma solamente lavoratori comunisti coscienti. Non si concepiva come l’organizzazione del futuro, a differenza delle precedenti, ma invitava gli operai ad organizzarsi da se, per creare comitati d’agitazione e creare legami tra questi comitati. La lotta di classe “organizzata” non dipendeva più da una organizzazione costituita prima della lotta. Secondo l’impostazione della KAUD, la “classe organizzata” è la classe operaia autorganizzata in lotta. Si veniva così a concepire la lotta di classe e la rivoluzione non in modo statico ma come un processo, nel quale la classe operaia durante la lotta accellerava e controllava il cambiamento.

    Il compito della KAUD si riduceva quindi alla propaganda comunista chiarendo gli obiettivi, incitando la classe operaia contro i padroni e le vecchie organizzazioni, soprattutto per mezzo dello sciopero selvaggio. Mostrando la forza e la debolezza della classe e delle sue forme di lotta. Appariva quindi la KAUD come uno strumento, come un gruppo di comunisti operai, che forniscono dei mezzi analitici e pratici per facilitare la lotta di classe in senso comunista, tuttavia il soggetto diventava la classe stessa. La rottura con il vecchio movimento operaio, i suoi modi di organizzazione, e l’intrinseca spinta verso il capitalismo che portava con se era stata individuata.

    Tale forma, di organizzazione di militanti, è facile rintracciare in alcune strutture che si battevano per l’autonomia operaia in Italia, Spagna e Francia durante gli anni 70.

    La stratificazione di classe in Germania, favori il modello consiliare, e ne rappresento per molti versi la forma organizzata di una figura operaia qualificata. Vi è in questa figura una vocazione gestionista della società ed è quella che meno avverte i limiti democratico-aziendalisti di questa forma, anzi ritiene necessaria un integrazione stato-consiglio, per una allargamento delle libertà costituzionali. Tuttavia se si osserva l’evoluzione di questa forma con la storia della Germania in quegli anni vedremo che accanto alla forma classica di operaio qualificato che trova nella forma del consiglio la struttura dove poter utilizzare il suo sapere operaio, avremo forme consiliari che avranno impulso da figure operaie non qualificate, che troveranno le loro più visibili manifestazioni nell’insurrezione della Ruhr del marzo 1920 e l’insurrezione della Germania centrale del marzo 1921 nota come “marzaktion”. Il denominatore comune di queste lotte, tutte -non a caso- con sbocco insurrezionale, e tutte represse nel sangue dell’esercito, è nel tentativo degli operai di dare attuazione concreta, con l’azione diretta, alle rivendicazioni più sentite, relative inanzitutto alla loro condizioni immediate di vita e lavoro.

    Vi è in questa forma la messa in discussione del sistema, in quanto la collocazione produttiva di questo segmento di classe, non poteva vantare una collocazione privilegiata all’interno della società tedesca. In questo caso i consigli operarono come comunità di lotta per il collegamento degli operai armati in milizia. L’aspetto militare in questo caso prevale su quello gestionale, in quanto il soggetto che si muoveva aveva immediatamente il problema di un padronato che non poteva concedergli nulla nei termini di maggiore democraticizzazione del processo lavorativo, in quanto era figura di manovalanza e non tecnica. La capacità di porre comunque il consiglio di fabbrica o territoriale come elemento di ricomposizione, era l’unico strumento che potevano possedere.

    Vi era, pur nella limitatezza del periodo storico, la sperimentazione di una altra forma consiliare, che basandosi su soggetti proletari non qualificati o in via di proletarizzazione forzata, portava una spinta nel superare la concezione aziendalista e riduttiva dell’autogestione, per farsi carico di problemi politici generali, investendo sia il terreno del potere statuale (milizie operaie) sia quello della critica radicale del lavoro salariato (riorganizzazione della produzione secondo principi comunisti, soppressione tendenziale della divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, fra dirigenti e esecutori, questo per sopperire all’economia durante la lotta).

    Questa figura nell’organizzazione del lavoro in Germania non poteva richiedere o far valere le sue conoscenze, era il settore più colpito dalla crisi e doveva rispondere per resistere su livelli molto più ampi.

    Questa fu un dei drammatici motivi dell’incapacità del movimento operaio tedesco di darsi un contenuto collettivo nella lotta. Vi erano divisioni profonde, che man mano che la crisi si acutizzava, assumevano comportamenti, culture politiche differenti.

    La sinistra comunista operaia tedesca, visse questo periodo, accellerando i momenti di conflitto, ma non risolse il problema, e propose forme organizzative non adeguate alla stratificazione produttiva della Germania.



    CONCLUSIONI

    Abbiamo voluto fare inserire la forma del Consiglio Operaio in un determinato contesto storico politico, legato ad una precisa composizione di classe, che vedeva nella grande fabbrica manifatturiera (dove all’interno si concentravano tutte le fasi della lavorazione) il polo di attrazione e di sviluppo della forma consiliare Forma che si manifesta in periodi storici di cambiamento socio-economci importanti, con quasi sempre un potere statuale debole o in via di disfacimento indipendente.

    I Consigli Operai si chiudono come esperienza legata a questa determinata fase sociale con le rivolte operaie nei paesi dell’est dalla Germania dell’Est all’Ungheria del 1956. Non è un caso che queste manifestazioni si hanno in paesi rimasti, essenzialmente allo stadio della grande industria meccanica. La modificazione dell’organizzazione del lavoro, rese cosi sempre più secondaria la figura operaia qualificata, e propose soluzioni in cui il processo di produzione non era più ad appannaggio degli operai.

    La metamorfosi della fabbrica meccanica e il suo integrarsi nella società e in diversi settori, portò con se forme di organizzazione più complesse. L’estensione di settori quali i poli logistici e le comunicazioni-trasporti ha reso molto più complesso e quindi improponibile un sistema consiliare basato sul semplice controllo della produzione azienda per azienda. Vi sono miriadi di lavoratori che conoscono a malapena la posizione che hanno nell’organizzazione del flusso produttivo, spezzettatto nell’esternalizzazione generalizzata della produzione.

    I tentativi nati negli anni 70 hanno cercato di portare questa complessità, che si innestava anche in un diverso rapporto con lo Stato e con le strutture politiche di sinistra, divenute strutture a base capitalistica.

    Le forme che si svilupperanno successivamente a questa fase vedranno un progressivo superamento della forma produttivistica e si percepiranno come strutture mobili di lotta capaci di irradiarsi su più ambiti, vedi in proposito la nascita delle assemblee autonome in Italia, dei comitati di agitazione in Francia dei collettivi autonomi in Spagna. Tale forma pur avendo ancora nella fabbrica il suo centro, la maggior parte di queste avanguardie di classe si formeranno all’interno elle fabbriche manifatturiere, troveranno un allargamento nei servizi. Cosi scrivevano i compagni dell’Assemblea Autonoma della Pirelli-Alfa Romeo e del Comitato di lotta Sit Simens nel 1973:

    “La possibilità di sviluppo degli organismi autonomi con la funzione che correttamente faccia fronte alla necessità che l’autonomia operaia esprime, si deve basare su tre principi:

    la gestione della lotta nella fabbrica, in tutte le sue implicazioni, e fuori dalla fabbrica, attraverso collegamenti diretti, deve essere assicurata dalla capacità di direzione operaia.

    L’organismo autonomo deve saper saldare, negli obiettivi, nei momenti organizzativi, nella linea strategica che ne consegue, la lotta economica con quella politica, rifiutando il riprodursi della separazione tipica delle organizzazioni operaie tradizionali, tutte naufragate nel riformismo, tra il sindacato da una parte e partito dall’altra.

    L’organismo autonomo deve diventare momento centrale in cui, dall’interno della situazione di classe e sotto il controllo della direzione operaia, si elabora e su verifica nello stesso tempo la linea complessiva che deve tendere strategicamente ad opporsi al disegno del capitale, attaccandolo sul piano rivoluzionario.

    E’ chiaro che per poter svolgere correttamente questa funzione si debbano attuare collegamenti sempre più stabili tra i vari organismi autonomi, delle fabbriche e del terreno sociale, che emergono dalle situazioni di classe.” [14]

    La forma consiliare è superata, e dentro la nuova composizione di classe, è difficile per ora intravedere quali saranno le forme che prenderà la classe in lotta. Legato a questo vi è un secondo quesito, in che modo, attraverso questa organizzazione del lavoro, la lotta di classe e il relativo potere operaio esercitato, arriverà ad una dimensione comunista complessiva.

    Le forme non crediamo che siano realmente discriminanti, ma piuttosto legate ad uno specifico livello del Capitale. Ora è improponibile una modellistica che si basa sui consigli, ma è altrettanto lontano una proto sindacale, o partito-stato.

    In questi tre modelli tuttavia il più fecondo come contenuti rimane il modello consiliare, nella sua valorizzazione dell’autorganizzazione operaia, nel rifiuto delle gerarchie, nel basarsi su un punto rigidamnete materiale di classe, dove la classe si rende forte della sua comunità e trova i modi e le forme di attacco nella stessa organizzazione sociale creata dal Capitale. E’ questo che rimane dell’esperienza consilare è che apparira ogni qual volta che la classe si rende indipendente e negatrice del capitale. Quindi non tanto nella forma ma nei contenuti la pratica organizzativa dei consigli è da utilizzare come bussola. A.Pannekoek polemizzando con chi credeva in modo feticistico alla forma consiliare scriveva:

    “La realizzazione di tale principio non passa attraverso una discussione teorica su quali possono essere le sue migliori possibili modalità di esecuzione. E’ una questione di lotta pratica contro l’apparato di dominazione capitalista. Ai giorni nostri, non si può affatto intendere per consigli operai un’associazione fraterna avente fine in se stessa; -consigli operai- equivale a -lotta di classe- (dove la fraternità trova pure il suo posto), significa l’azione rivoluzionaria contro il potere dello stato. Le rivoluzioni -è evidente- non si fanno su ordinazione; esse sorgono spontaneamente, quando la situazione diventa intollerabile, nei momenti di crisi. Esse non nascono se non quando questa sensazione di intollerabilità si radica sempre più nelle masse, quando appare in esse una certa coscienza omogenea di ciò che si deve fare...L’idea dei consigli operai non ha perciò nulla a che vedere con un programma di realizzazioni pratiche, da mettere domani, oppure l’anno prossimo, ma si tratta unicamente di un filo conduttore per la lunga e dura lotta di emancipazione che la classe operaia ha ancora davanti a sè. Marx un tempo diceva, certamente, a proposito di questa lotta: l’ora del capitalismo è suonata, ma aveva avuto cura di non vedere come, ai suoi occhi, questo -ora- ricopriva tutto un periodo storico” [15].

    E’ da rigettare quindi una vuota prefigurazione della società futura attraverso i consigli, ma è altrettanto importante andare ad osservare e intervenire in quei settori che acquisiscono importanza rispetto al piano del capitale. Il ruolo di un gruppo di operai rivoluzionari non è invocare i consigli e neppure irrigimentarsi rispetto alla proprio organismo politico, ma offrire reali strumenti teorici e pratici al movimento proletario [16].

    In questa breve ricostruzione abbiamo sicuramente tralasciato tappe importanti riguardo alla forma consiliare, dalla Comune di Parigi, all’esperienza spagnola del 1936, ai consigli operai in Cina nella fine degli anni 20, rimane tuttavia per noi importante rimarcare che in tale forma, pur all’interno di contraddizioni oggettive e soggettive, si realizzava una delle più lapidarie ed eterne enunciati del proletariato rivoluzionario della I Internazionale: L’emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi.

    precari nati




    --------------------------------------------------------------------------------

    [1] K.Marx, 1871 La Comune di Parigi, la guerra civile in Francia, International, 1971

    [2] Trockij, 1905, La Nuova Italia, 1971

    [3]Manifesto del Gruppo Operaio del Partito Comunista Russo (Bolscevico) 1923, ora in Roberto Sinigaglia, Mjasnikov e la rivoluzione russa, Jaca Book, 1973. Tale gruppo dava vita alla sinistra comunista russa, che si oppose alla burocratizzazione e all’interclassismo del partito bolscevico nei primi anni 20. Tale organizzazione venne distrutta dalla repressione esercitata dalla stato bolscevico contro le minoranze di estrema sinistra. Una delle tesi centrali di questo gruppo era la radicalizzazione del potere operaio attraverso i soviet.

    [4] A. Pannekoek, la rivoluzione russa (testo del 1946), ora in: L’antistalinismo di sinistra e la natura sociale dell’URSS a cura di B.Bongiovanni, Feltrinelli, 1975

    [5] Lo sviluppo del sistema industriale fu legato solo ad alcune aree metropolitane in Russia, tuttavia tale processo fu rapido e tumultuoso. Ovviamente la concentrazione operaia era particolarmente imponente nella capitale, Pietrogrado nel 1917 aveva 400.000 lavoratori per il 60% occupati nelle industrie metallurgiche. Tali concentramenti favorirono lo sviluppo della forma sovietista, tuttavia nel loro estremo isolamento contribuirono a frenare il movimento. L’organizzazione del lavoro interna alle fabbriche russe, era basata su modellistiche arretrate se si osservano le fabbriche in Europa dell’epoca, vi era l’utilizzo di figure operaie-semitecnici (sopratutto se si pensa che vi fu una conversione alla meta degli anni 10 rispetto all’industria bellica). Tale figura rappresentava la base sociale dei partiti socialisti (dai menscevichi ai bolscevichi),dotato di un istruzione era più propenso alla sindacalizzazione.

    Esisteva tuttavia una massa informe operaia a basso profilo professionale, che rappresentava le ondate migratorie dei contadini proletarizzati verso la città. Questo soggetto si portava con se tutte le contraddizioni della campagna russa, ama al tempo stesso un livello elementare di ribellione “buntovstvo”. Pur aderendo al sistema sovietista, tale massa inizierà a prendere il sopravvento durante la rivoluzione in corso, rimettendo in discussione il potere del partito bolscevico e chiedendo maggiore potere ai soviet.

    [6] B.Fortichiari, Ricordo di Gramsci (1957), ora in, A.Peragalli, Il comunismo di sinistra e Gramsci, Dedalo, 1978.

    [7] A.Bordiga, Per la costituzione dei consigli operai in Italia, (1920) ora in A.Peragalli o.c.

    [8] A.Gramsci, Democrazia Operaia, Ordine Nuovo (1919), ora in P.Spriano, L”Ordine Nuovo” e i consigli di fabbrica, Einaudi, 1973

    [9] Se si tiene come riferimento la piena autonomia operaia e le sue forme di realizzazioni distinte e contrapposte dal vecchio movimento operaio e dalle sue forme organizzative. Questa rotture che si avranno sia a livello teorico sia organizzativo, riguarderanno formazioni politiche e esperienze di classe in Germania nel filone della sinistra comunista tedesca negli USA con gli IWW.

    [10] L’Unione Sindacale Italiana, era composta da ampi settori di militanti anarchici, anche se il filone maggioritario rimaneva quello sindacalista rivoluzionario, spesso a torto fatto coincidere con quello anarchico. Tale organizzazione avrà il merito di portare in Italia, le nuove forme di organizzazione diretta di classe basate sull’industria, derivanti dall’esperienza americana della IWW. Spesso misconosciuta o volutamente ignorata, questa esperienza sindacale rivoluzionaria dette pur con tutti i limiti, uno dei più grandi contributi al movimento proletario rivoluzionario nei primi anni del secolo. Di questa esperienza rimane solo il nome attualmente, tenuto in piedi da una minoranza di anarchici nostalgici.

    [11] C.Meijer, Il movimento dei Consigli in Germania (1919-1936), GdC, 1973

    [12] C.Meijer o.c.

    [13] Ora in Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe, Consigli operai e comunismo dei consigli, Quaderno n.3, 1981

    [14] Ora in Di Base, n.7, 1998

    [15] Ora in S.Bricianer, Pannekoek e i consigli operai, Musolini, 1975

    [16] Dalla presentazione della nostra esperienza pubblicata su alcuni dei nostri materiali di propaganda: “Precari nati vuole essere una rete operaia che favorisca la collaborazione con dei gruppi autonomi di lavoratori che cercano di elevare il livello delle lotte nelle loro aziende o territorio, la chiarificazione teorica (sulla situazione economica e sul portato storico del movimento proletario), la controinformazione e l’analisi di situazioni particolari (scioperi, resoconti sulle situazioni contrattuali-produttive di lavoro). Precari nati edita un bollettino di controinformazione e dei quaderni (Sul lavoro interinale, sulla situazione operaia, sulle nuove organizzazioni del lavoro, sulla memoria e teoria del movimento proletario, ecc...) e da vita ad una serie di fogli aziendali e territoriali”

  4. #4
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    Brani tratti da www.autprol.org/crac

    Ottimi spunti di riflessione.

    A pugno chiuso!

 

 

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