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    Predefinito “Parlare Chiaro Per Capirsi Meglio”

    (Shalom, mensile ebraico di informazione,
    n. 2/2002, p. 1). I Noachidi e il
    Rabbino Capo Di Segni
    don Francesco Ricossa
    Il 17 gennaio 2002 si è svolto a Roma,
    nella Sala conferenze del Pontificio Seminario
    Romano Maggiore, un incontro
    organizzato dalla Diocesi di Roma nell’ambito
    della Giornata del dialogo ebraico-cristiano.
    Erano presenti, da parte cattolica, il
    card. Jorge Maria Mejia e Mons. Rino Fisichella,
    e da parte ebraica il Rav Riccardo Di
    Segni, nuovo Rabbino Capo di Roma al posto
    di Rav Elio Toaff. Il mensile ebraico
    d’informazione Shalom pubblica integralmente
    il discorso del Rabbino nel suo inserto
    Comunità, e commenta l’avvenimento in
    prima pagina, con un articolo intitolato Parlare
    chiaro per capirsi meglio. Non ci risulta
    che da parte cattolica l’intervento di Rav Di
    Segni sia stato analizzato o commentato; solo
    il mensile 30 Giorni vi fa una rapida allusione,
    pubblicando un’amichevole intervista
    loro concessa dallo stesso Rabbino (cf 30
    Giorni, n. 1/2002, p. 20). Eppure, il discorso
    del Rabbino è di una tale importanza che
    merita un adeguato commento. Anche Sodalitium
    vuole parlare chiaro, almeno per
    far capire meglio, ai cristiani, cosa gli Ebrei
    pensino veramente, ancor oggi, di essi.
    Il dialogo ebraico-cristiano per il Rabbino
    Capo di Roma. “Un dialogo tra sordi”
    L’intervento del Rabbino si situa nel
    quadro della Giornata del dialogo ebraicocristiano;
    diamo pertanto innanzitutto il suo
    parere su questo dialogo nato col Vaticano
    II. Bisogna dire che Di Segni “parla chiaro”:
    “Eccoci dunque al nodo attuale del dialogo e
    del confronto. A che cosa serve parlarci? Ciò
    che veramente dà fastidio agli ebrei è che sia
    stato detto in documenti ufficiali cattolici che
    lo scopo del dialogo è quello di convertire
    l’interlocutore alla propria fede”. Di Segni rifiuta
    questo tipo di dialogo, l’unico ammissibile
    per un cattolico, definendolo un “dialo-
    go tra sordi, che rischia di diventare irrispettoso
    e indecoroso per la dignità di ognuno”.
    Vedremo quale alternativa ponga il Di Segni
    a questo “dialogo” che egli rifiuta, e che
    tuttavia è l’unico possibile. I cattolici dovrebbero
    prenderne atto, e cessare un “dialogo”
    veramente “indecoroso e irrispettoso”,
    soprattutto, direi, per la propria fede.
    Noè ed Abramo. Gentili ed Ebrei
    È impossibile allora, per il Rabbino Di
    Segni, ogni coesistenza tra i Gentili (tutti i
    non Ebrei) e gli Ebrei? Di Segni dice di no,
    ed espone la dottrina rabbinica ai suoi ascoltatori
    cattolici.
    La Bibbia ci presenta due personaggi,
    Noè ed Abramo. Da Noè discende l’intera
    umanità “per questo tutte le genti vengono
    chiamate, nel linguaggio rabbinico, Noachidi,
    figli di Noè”. “Nella famiglia umana
    esiste però un gruppo particolare, quello dei
    figli d’Israele, anch’essi originariamente noachidi,
    ma che in virtù della discendenza di
    Giacobbe Israele, nipote e prosecutore di
    Abramo, si distinguono (…). È una condizione
    che potremmo chiamare, definire sacerdotale
    e di servizio: ‘un regno di sacerdoti e
    un popolo distinto’”. Abramo è nettamente
    superiore a Noè: “Ci sono persone normali e
    ci sono persone speciali. Abramo è il prototipo
    delle persone speciali. Noè di quelle oneste
    ma comuni e senza slanci”. Ai due gruppi,
    come si vede, si appartiene per nascita: per
    “salvarsi” “è sufficiente che ognuno segua la
    strada in cui si trova al momento della sua
    nascita”. La religione del rabbino Di Segni
    sembra confondersi con una appartenenza,
    diciamo così, etnica, e sembra postulare anche
    la superiorità di una etnia sull’altra.
    Un Noachide può salvarsi? La dottrina della
    doppia legge e della doppia salvezza
    Sì, per Di Segni un Noachide può salvarsi,
    anche se non dobbiamo credere che “salvarsi”
    significhi necessariamente ciò che significa
    per noi (ovvero la visione beatifica di
    Dio nella vita eterna. Per Di Segni salvarsi
    significa “aver parte” in qualche modo “al
    mondo futuro”, il mondo messianico).
    “È noto – spiega Di Segni – che la dottrina
    religiosa ebraica costruisce intorno al nome
    di Noè e dei suoi discendenti una dottrina
    di doppia legge e doppia salvezza”. Mentre
    La questione ebraica
    gli Ebrei hanno ricevuto la Legge mosaica, i
    Noachidi sono tenuti anch’essi ad una legge,
    la legge Noachide, che non si trova nella
    Bibbia, ma nei testi rabbinici: “questi principi
    si trovano espressi in tradizioni orali rabbiniche
    che si basano, con maggiore o minore
    evidenza, su riferimenti scritturali. (…)
    Universalismo ebraico significa due strade
    parallele verso la salvezza; è sufficiente che
    ognuno segua la strada in cui si trova al momento
    della nascita e ne rispetti le relative
    norme. Il Noachide, che segue le sue sette regole
    e ne riconosce l’origine divina, viene definito
    ‘il fervente delle nazioni del mondo’ e
    ha parte nel mondo futuro”.
    Le sette regole che ogni Noachide deve
    rispettare
    “Queste regole sono: il divieto di ogni
    culto estraneo a quello monoteistico, il divieto
    della bestemmia, l’obbligo di costituire
    tribunali, il divieto dell’omicidio, del furto,
    dell’adulterio e dell’incesto, il divieto di mangiare
    parti strappate ad animali in vita”. Secondo
    Di Segni cinque di questi sette precetti
    sono patrimonio comune dell’umanità
    e non pongono particolari problemi. “La
    norma di rispetto degli animali – aggiunge - è
    raramente trasgredita” (in realtà, solo i musulmani
    e i Testimoni di Geova seguono la
    macellazione rituale ebraica che esclude la
    liceità di mangiare del “sangue”, e che Di
    Segni presenta come “norma di rispetto degli
    animali”). L’attenzione del rabbino è tutta
    concentrata sul primo precetto, quello del
    monoteismo. “Quanto al culto monoteistico,
    apparentemente, non ci sono dubbi per le
    grandi religioni”. Ebraismo, Cristianesimo e
    Islamismo non sono forse definite, nel linguaggio
    post-conciliare divenuto oggi corrente,
    “le tre grandi religioni monoteistiche”?
    Di Segni difatti non scorge difficoltà
    alcuna nei musulmani, monosteisti rigorosi e
    persino circoncisi. Ma ha qualche dubbio a
    proposito dei cristiani…
    I Cristiani: monoteisti o idolatri?
    È qui che Di Segni – che ha curato la riedizione,
    con il titolo de Il Vangelo del Ghetto,
    delle Toledoth Jehsu, le più infami leggende
    ebraiche contro Gesù (1) – “parla
    chiaro” ai prelati suoi ascoltatori. “È necessario
    a questo punto un chiarimento sulla
    38
    teologia ebraica, che sul tema del monoteismo
    e di come sia vissuto dal cristianesimo si
    dibatte in un dilemma essenziale. Si discute
    se la divinità di Gesù possa essere compatibile
    per un non ebreo (perché per l’ebreo
    non lo è assolutamente) con l’idea monoteistica”.
    In altri termini: l’ebreo che diventasse
    cristiano, credendo alla divinità di Gesù,
    cesserebbe di essere monoteista, per diventare
    idolatra. Si deve dire la stessa cosa del
    non ebreo? Credere nella divinità di Gesù è
    un peccato di idolatria, una violazione del
    primo precetto della legge noachide?
    “La risposta a questa domanda nella teologia
    ebraica, come c’era da aspettarselo, non
    è univoca: c’è chi la nega fermamente, c’è chi
    l’ammette a certe condizioni. La conseguenza
    è che secondo l’opinione rigorosa il cristiano
    potrebbe non essere nella strada per
    la salvezza” essendo colpevole di idolatria.
    Dove Di Segni non parla chiaro. La pena di
    morte per i non monoteisti (tra i quali ci sono
    i cristiani)
    Di Segni ne conclude: “se si dovesse applicare
    alla lettera il sistema delle leggi Noachidi,
    si dovrebbe fare di tutto perché i Noachidi
    le osservino, anche per ciò che riguarda
    il divieto di culti estranei” al monoteismo.
    Qui, il Rabbino Di Segni, comprensibilmente,
    non parla chiaro. Cosa include il termine
    “di tutto”? “Ognuno dovrebbe diventare
    missionario della fede pura”, prosegue Di Segni,
    come se il “di tutto” significasse solo farsi
    missionari del monoteismo rigoroso contro
    la credenza nella divinità di Gesù. Ma c’è di
    più. I prelati che ascoltavano saranno stati
    certamente colti da un “senso di incredulità,
    di protesta, di ribellione” [puramente interiore,
    giacché – scrive Shalom – “nessuno ha
    espresso validi commenti” e “l’incontro si è
    concluso – tra sorrisi di circostanza – con una
    preghiera (il Salmo n. 1) letta da rav Di
    Segni”] apprendendo di essere idolatri che
    rischiano di non salvarsi. Forse lo sgomento
    sarebbe cresciuto apprendendo che – per la
    legge rabbinica – essi erano degni, in quanto
    cristiani, della pena di morte.
    Sì, avete letto bene. Ancora nel 1994, si
    può infatti leggere in un libro ebraico (Alan
    Unterman, Dizionario di usi e leggende
    ebraiche, Laterza, 1994) quanto segue: “se i
    gentili trasgrediscono queste leggi [noachidi]
    potrebbero in teoria essere puniti con la
    pena di morte” (p. 211). Ora, la prima di
    queste leggi, lo abbiamo visto, è contro
    l’idolatria, e “la deificazione di Gesù viene
    considerata dagli ebrei come idolatria” (p.
    120); “Maimonide affermava esplicitamente
    che la divinizzazione di Gesù era idolatra
    (…) Anche quei rabbini che non consideravano
    proibito ai gentili il culto combinato
    (shituf) di Gesù e di Dio Padre, non
    avevano dubbi nel ritenere che per gli ebrei
    la conversione al cristianesimo significava
    sottostare all’idolatria” (p. 140). Come il
    lettore può constatare, Unterman presenta
    la stessa dottrina del Rav Di Segni, con la
    sola differenza che specifica quanto Di Segni
    prudentemente omette, ovverosia che
    “in teoria” “potrebbero essere puniti con la
    pena di morte” tutti gli ebrei convertiti al
    cristianesimo e, secondo la principale autorità
    ebraica, Maimonide, con la maggioranza
    dei dottori, anche i cristiani non ebrei (2).
    Secondo la dottrina di Maimonide quindi,
    almeno in teoria, tutti i cristiani, assieme
    ai politeisti di ogni genere, dovrebbero essere
    messi a morte. Capiamo come lo sterminio
    di qualche miliardo di persone sollevi
    problemi pratici talmente grandi da rendere
    il precetto rabbinico – almeno nella sua integrità
    – puramente teorico…
    La proposta di Rav Di Segni
    È evidente che – pur non parlando chiaro
    sul tema della pena di morte per gli ebrei
    convertiti e per i cristiani – il Rabbino Di
    Segni ha sufficientemente parlato chiaro per
    39
    creare “non poco imbarazzo negli ascoltatori”
    cristiani, incapaci di esprimere “validi
    commenti” (Shalom, cit., p. 1). Fine del dialogo
    “ebraico-cristiano”, quindi? Non è questa
    l’intenzione del Rabbino.
    Di Segni, infatti, fa una proposta. La conversione
    degli ebrei al cristianesimo preconizzata
    da San Paolo (pardon: “Saul di Tarso”)
    oppure quella dei gentili al monoteismo
    ebraico invocata da Maimonide (a seconda
    dei… punti di vista) non è esclusa da Di Segni,
    ma è rinviata alle calende greche, o meglio
    ai “tempi lunghi e incontrollabili”
    dell’escatologia. E nel frattempo? Aspettando
    il Messia, ebrei e cristiani dovrebbero studiare
    la possibilità di una (difficile) evoluzione
    reciproca della propria teologia.
    Il primo passo spetta ai cristiani. “I cristiani
    dovrebbero arrivare ad ammettere
    che gli ebrei, in virtù della loro elezione
    originale ed irrevocabile, e del possesso e
    dell’osservanza della Torà, possiedono una
    loro via autonoma, piena e speciale verso
    la salvezza che non ha bisogno di Gesù”.
    Contro la pretesa di Di Segni, si ergono
    invalicabili le parole che San Pietro rivolse
    proprio alle autorità ebraiche a Gerusalemme,
    dopo aver guarito miracolosamente uno
    storpio: “Capi del popolo e anziani, vogliate
    ascoltare. Poiché oggi ci si interroga su di un
    beneficio a un uomo infermo, per sapere in
    qual modo si sia guarito, sia noto a tutti voi e
    a tutto il popolo d’Israele, che in nome del
    Nostro Signore Gesù Cristo Nazareno, crocifisso
    da voi e resuscitato da Dio, per Lui questo
    è innanzi a voi sano. Questa è la pietra,
    da voi edificatori sprezzata, che è divenuta
    pietra angolare. E in nessun altro è salute;
    perché non c’è sotto il cielo alcun altro nome
    dato agli uomini, dal quale possiamo
    aspettarci di essere salvi” (Atti, IV, 8-12).
    Di Segni sa di chiedere ai cristiani l’impossibile,
    ed è per questo che lo chiede. Ammettere
    che un uomo solo, un’anima sola
    non ha bisogno di Gesù vuol dire rinunciare
    a Gesù. Di Segni avrebbe così ottenuto dai
    cristiani l’implicita smentita della (da lui)
    aborrita divinità di Gesù Cristo (3).
    Cosa concederebbero gli Ebrei ai cristiani,
    in cambio di questo rinnegamento di Gesù
    Cristo? “Da parte ebraica a questo movimento
    dovrebbe corrispondere l’affermazione del
    principio che la fede in Gesù [non più salvatore
    di tutti gli uomini!] non sia incompatibile,
    (beninteso per i cristiani, non per gli ebrei)
    Il rabbino capo di Roma Riccardo di Segni
    con il culto del D-o unico. Principio che è accettato
    in tradizioni autorevoli dell’ebraismo,
    ma che dovrebbe diventare prevalente e maggioritario
    [per cui il principio ora prevalente e
    maggioritario è quello che i cristiani sono
    idolatri! n.d.a.]”. In altri termini: se ammettiamo
    che gli Ebrei non hanno bisogno di Gesù
    Cristo, forse gli Ebrei ci concederanno la
    patente di “monoteisti”. (Fermo restando che
    il caso della conversione di un ebreo al cristianesimo
    resterà un caso d’idolatria).
    Se i cristiani diventano Noachidi
    La bontà di Riccardo Di Segni si spingerebbe
    quindi fino alla cancellazione della pena
    di morte verso i cristiani riveduti e corretti.
    Il nuovo cristianesimo non sarebbe più
    idolatra, ma monoteista, fedele alle leggi
    Noachidi. Come l’Arianesimo, che cancellò
    la divinità di Gesù, non più Dio ma primo tra
    le creature. Come l’Islam, che cancellò la divinità
    di Gesù, non più Dio ma penultimo
    dei profeti. Come la Massoneria, che alla
    Trinità sostituisce il deista Grande Architetto
    dell’Universo. Non a caso, la seconda edizione
    del Book of Constitutions della Massoneria:
    “A Mason is obliged by his tenure to
    observe the moral law as a true Noachida”.
    Il massone è un vero Noachita. Il cristiano
    cha accettasse la proposta di Di Segni, diventerebbe
    un vero noachita. Un vero massone?
    Zolli o Di Segni. La scelta s’impone
    Il Rabbino Di Segni, del quale ho fedelmente
    riferito il pensiero, è Rabbino Capo
    di Roma. Proprio in questi giorni è uscita,
    per le edizioni San Paolo, la traduzione italiana
    del libro di Judith Cabaud, ebrea americana
    convertita al cattolicesimo, la vita di
    Israel Zolli, Il rabbino che si arrese a Cristo.
    Rabbino Capo di Roma. Zolli volle essere
    battezzato col nome di Eugenio in onore di
    Pio XII; quando don Nitoglia, del nostro
    Istituto, ne scrisse una breve biografia (4), la
    pubblicazione di un libro analogo da parte
    di una grande casa editrice cattolica era, dopo
    il Concilio, impensabile. Oggi, l’impensabile
    si è realizzato. Ma i cardinali presenti al
    discorso del successore di Zolli a Roma, il
    Rabbino Di Segni, hanno taciuto.
    È stato chiesto a delle personalità del
    cattolicesimo di sottoscrivere un appello che
    così terminava:
    40
    “In particolare i firmatari chiedono di rispondere
    chiaramente al Rabbino capo di
    Roma a proposito della necessità – per tutti
    gli uomini, inclusi gli Ebrei – di credere in
    Gesù Cristo, secondo le parole rivolte da
    Pietro ai rappresentanti del Sinedrio: ‘sia
    noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele,
    che in nome del nostro Signore Gesù Cristo
    Nazareno, crocifisso da voi e risuscitato da
    Dio, per lui questo [uomo] è innanzi a voi
    sano. Questa è la pietra da voi edificatori
    sprezzata, che è divenuta pietra angolare. E
    in nessun altro è salute; perché non c’è sotto
    il cielo alcun altro nome dato agli uomini, dal
    quale possiamo aspettarci di essere salvati”
    (Atti degli Apostoli, IV,10-12)’”.
    Nessuno ha voluto sottoscrivere questo
    appello.
    Lo facciamo allora noi, chiedendo a tutti
    i battezzati, e specialmente a chi – con le sue
    parole o col suo silenzio – ha potuto far credere
    alla possibilità di un’adesione alla proposta
    del Rabbino Di Segni, “di parlare
    chiaro” e di testimoniare pubblicamente la
    fede nella divinità di Gesù Cristo. Che scelgano,
    infine, tra la conversione degli Ebrei a
    Cristo e l’apostasia dei cristiani chiesta dagli
    Ebrei. Tra Zolli e Di Segni.
    Note
    1) R. DI SEGNI, Il vangelo del Ghetto, Newton
    Compton editori Roma 1985; DON CURZIO NITOGLIA,
    Le Toledoth Jeshu l’antivangelo ebraico, in Sodalitium
    n. 47 pp 13-22.
    2) Al proposito si può leggere con profitto ISRAEL
    SHAHAK, Storia ebraica e giudaismo, C.L.S. Verrua Savoia
    1997 specialmente le pp 194-196 e I.B. PRANAITIS I
    segreti della dottrina rabbinica.
    3) Speranza folle, quella di Di Segni. Certo, a causa
    delle promesse divine: “le porte degli inferi non prevarranno
    contro di essa”. Ma – umanamente – non così folle.
    Il “magistero” post-conciliare di Giovanni Paolo II
    ha già riconosciuto l’irrevocabilità della elezione divina
    degli ebrei, e dell’Antica Alleanza. Il cardinale Lustiger,
    che secondo la dottrina rabbinica meriterebbe certamente
    la morte se fosse dimostrata la sincerità della
    sua conversione, ha espresso una posizione non troppo
    dissimile da quella richiesta dal rabbino: “sia la fede
    giudaica, sia la fede cristiana sono una chiamata di Dio.
    La vocazione di Israele è di portare la luce ai goym (…)
    credo che il cristianesimo sia una maniera per arrivarci”
    Agence Télegraphique juive, bulletin n. 2649 4-2-1981.
    4) DON NITOGLIA, Dalla Sinagoga alla chiesa, le
    conversiani di Edgardo Mortara, Giuseppe Stanislao
    Coen ed Eugenio Zolli, C.L.S. Verrua Savoia 1998.


    http://www.plion.it/sodali/PDF/Soda-It54.pdf
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    due considerazioni soltanto:
    1. Gli ebrei dimostrano solo più onestà: dicono quello che c'è da dire, e basta! Lo sappiamo tutti che tra cristiani ed ebrei non ci può essere dialogo RELIGIOSO.... non capisco perché ciò precluderebbe quello umano, o sarebbe fonte di razzismo! MAH!
    2. Ho sempre avuto una velata simpatia per Toaff.... a proposito dei fatti della Natività, su Porta a Porta ho sentito il nuovo rabbino capo: rimpiangeremo Toaff!
    "

 

 

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