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  1. #1
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    Predefinito Sessant’anni fa nasceva la Rosa Bianca

    da Monaco Angelo Paoluzi

    Non c’è un fiore sotto la lapide che, nella Franz Josephstr, a Monaco di Baviera, ricorda che lì abitarono Hans e Sophie Scholl. Non ci sono fiori neppure sull’altra, nella Mandlstr, dedicata alla memoria di Willy Graf. Gli abitanti dei due edifici non sanno chi fossero: credo di essere fra i pochi che, quando mi trovo nella capitale bavarese, per abitudine rendo omaggio a tre fra i coraggiosi giovani della Rosa Bianca che, appunto nell’estate di sessant’anni fa, dettero inizio a un’epopea di 250 giorni, a una toccante testimonianza di fede nei valori dell’uomo e della libertà. In un tempo – 1942 – in cui il regime nazista si credeva ancora tutto permesso, quel gruppo di ragazzi era arrivato all’opposizione per germinazione spontanea, in un clima culturalmente intenso, fatto prima di tutto del rifiuto della sistematica violenza hitleriana e poi di letture, di ascolto della musica, di rapporti di amicizia, di religiosità vissuta, di dialogo e di incontro. Tutti fra i venti e i venticinque anni, Hans e Sophie Scholl, Christoph Probst, Willy Graf, Alexander Schmorell, Hans Leipert, attorno a un cinquantenne professore di filosofia e musicologo, Kurt Huber, avevano affondato le radici del loro impegno in una cultura proibita, quella di ispirazione cristiana. Tra la fine di giugno e gli inizi di luglio erano stati diffusi i primi quattro volantini della Rosa Bianca che sottolineavano gli aspetti negativi della dittatura, la sua assoluta menzogna esistenziale. «Non dimenticate – avevano scritto – che ogni popolo merita il governo che tollera» e che i tedeschi sarebbero stati ritenuti corresponsabili per non aver reagito alle nefandezze, specialmente contro gli ebrei, che il regime stava perpetrando in Europa. Scritti a macchina e policopiati, i manifestini venivano spediti a indirizzi scelti a caso su elenchi telefonici della Baviera e dell’Austria, fra mille rischi per procurarsi carta, buste, inchiostro, francobolli in un tempo in cui tutto era razionato e ogni gesto spiato e denunciato. La determinazione del gruppo si fa ancora più forte dopo una breve esperienza di Hans Scholl, Schmorell e Graf – studenti in medicina – sul fronte russo in un reparto di sanità, riportandone la consapevolezza di appartenere a un popolo di oppressori. In autunno riprende la diffusione e alla fine dell’anno vengono distribuiti altri due manifestini, contemporaneamente alla svolta della guerra, con i rovesci nazisti in Russia, l’abbandono dell’Africa, la caduta di Stalingrado, il 14 febbraio del 1943. In quel periodo i ragazzi della Rosa Bianca dipingono sui muri di Monaco, con il catrame per renderle incancellabili, scritte come «Libertà!» e «Abbasso Hitler». Ma il 18 di quel mese Hans e Sophie Scholl, insieme con Christl Probst, vengono arrestati durante un’azione di volantinaggio all’Università. Interrogati, si attribuiscono tutte le responsabilità senza chiamare in causa i loro amici. Dopo un processo per direttissima sono condannati a morte, con sentenza eseguita il 22 febbraio. Al mattino che seguì la loro esecuzione, su un muro dell’Università comparve la scritta «Das Geist lebt» (lo Spirito vive). Vivrà anche per Willi Graf, Alex Schmorell, Kurt Huber e Hans Leipelt, assassinati anch’essi dopo rapidi procedimenti. «Freiheit!» (libertà) era la parola che Sophie Scholl aveva scritto sul retro della sentenza di condanna a morte. È accaduto in Europa, sessant’anni fa. Forse non dobbiamo dimenticarlo.

    •   Alt 

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  2. #2
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    E' certamente importante ricordare quei coraggiosi combattenti per la libertà e la verità. Il loro spirito....vive.

    Cordiali saluti

  3. #3
    Ospite

    Predefinito

    Non forse, lepanto. E'sicuro che non dobbiamo dimenticarli

 

 

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