Baldassarre: mai più la Storia manipolata. Marano (Rai2):
presto l’80% delle produzioni a Milano

Entro due anni l’80% delle produzioni di Raidue potrebbero trasferirsi a Milano. L’annuncio lo ha dato ieri il direttore di rete, Antonio Marano, commentando le dichiarazioni del presidente Antonio Baldassarre sulla Rai “romanocentrica”. «A Roma - ha detto Marano - rimarrebbe comunque l'informazione politica e l’intrattenimento forte di prima serata. Ma entro un paio d’anno l’80% delle produzioni sarà trasferito a Milano: penso ai programmi per i giovani, alla musica, e ai programmi quotidiani a striscia. E comunque - sottolinea - il 50% del prodotto della rete sarà modificato». Di Rai aveva parlato in precdenza appunto il suo presidente, Antonio Baldassarre, secondo il quale va riscritta la storia dell’Italia, finora raccontata in modo «unilaterale e ideologico», come quella che è stata letta sui libri di scuola. È questo l’obiettivo che Baldassarre affida alla nuova Rai Educational che dovrà occuparsi di fare una verifica «e di dare una storia rispondente ai fatti come avvenuti e non alle ideologie che hanno dato ai fatti una connotazione particolare». E poi le considerazioni che fanno ben sperare in merito all’evoluzione federalista che la televisione di Stato dovrà compiere. «Il carattere romanocentrico aveva fatto perdere alla Rai gran parte della propria audience al nord - ha detto Baldassarre - quindi adeguare la propria organizzazione ad un’ottica federalista è per la Rai anche un discorso economico». Per recuperare audience al nord, il presidente della Rai vede quindi un’azienda «più attenta ai valori culturali del territorio, aprendo anche un dialogo con gli amministratori locali per incrementare il rapporto tra la Rai ed il suo pubblico». In quest’ottica Baldassarre propone anche una «ristrutturazione del sistema produttivo Rai che valorizzi i centri di produzione periferici di Milano, Torino e Napoli. Concentrare tutto su Roma era stata una irrazionalità della gestione precedente». Sì ad una Rai più federalista quindi ma ha precisato Baldassarre, «il federalismo non vuol dire capricci, ma si realizza esercitando il potere in modo più vicino alle esigenze dei cittadini. Quando però già esiste una legge nazionale o comunitaria che tutela gli interessi del cittadino questa deve valere per tutti, altrimenti si rischia una società arlecchino». Secondo il presidente della Rai infatti «alcune Regioni interpretano il loro ruolo differenziando le proprie azioni anche dove non c'è niente da differenziare». A questo proposito Baldassarre ha fatto l’esempio dei limiti per l'elettrosmog, fissati da norme comunitarie e nazionali a 10 e dimezzati senza motivo dal alcune regioni «mettendo in difficoltà le aziende produttrici». Alla conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali, in corso a Reggio Calabria, uno dei temi in discussione è stata la proposta di una Rai federalista rilanciata di recente. A questo proposito i presidenti dei Consigli regionali di Lombardia e Piemonte, Attilio Fontana Roberto Cota, hanno sottolineato che una Rai federalista non può essere una “Rai dei Governatori”, ma deve avere come punto di riferimento i Consigli regionali. «Da tempo i Consigli regionali sono favorevoli al progetto di una Rai federalista - hanno detto i due presidenti, come riferisce un comunicato del Consiglio Regionale Lombardo - Basta leggere il documento solennemente sottoscritto il 6 giugno scorso a Roma e presentato al Presidente Ciampi per comprendere quanto i parlamenti regionali siano sensibili e attenti a questo tema. Ma attenzione - hanno affermato Fontana e Cota - l’ulteriore sviluppo di questo progetto, e cioè il coinvolgimento delle Regioni nella gestione dell’azienda radiotelevisiva, non deve corrispondere alla creazione di una Rai dei Governatori». «Le Regioni - prosegue la dichiarazione - sono entità complesse, che in questo momento interpretano le diffuse e articolate istanze del territorio, e sono destinate ad avere sempre più poteri e competenze. In questo senso, anche la questione dell’informazione, e in particolare il servizio pubblico televisivo, non può non riguardare l’ente Regione». «Noi crediamo che non possa che essere il Consiglio regionale - hanno concluso Fontana e Cota - il luogo ideale deputato ad affrontare e risolvere una problematica così importante e decisiva per tutta la società. I Consigli, insomma, rivendicano un ruolo di protagonista in questa fase di costruzione e dibattito sul progetto della Rai federalista. Un ruolo che deriva loro dall’essere l’insieme dei rappresentanti del popolo e quindi il soggetto istituzionale dove il confronto e il rispetto delle parti sono garantiti».