Tratto da GIUSTIZIA GIUSTA

Da che parte stava Paolo Mancuso quando l'ordine regnò sovrano al San Sebastiano?

Per il procuratore napoletano i pestaggi dei No Global sono illegali mentre fu un atto dovuto il massacro dei detenuti sardi ad opera dei gruppi operativi mobili da lui coordinati sotto la direzione di Gian Carlo Caselli
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Che le guardie operino in maniera brutale per eseguire gli ordini dei loro datori di lavoro è storia antica e nota.
I pestaggi, specie se "emergenziali", costituiscono la prova di efficienza di quanti sono chiamati a mantenere l'ordine.
E nulla importa se l'ordine sia riconducibile ad un sistema di potere rosso o nero o pois.
Si picchiano i curvaroli come si picchiano i piazzaroli; come - a maggior ragione - si pestano con sana energia i detenuti che pretendono di essere "rieducati".
Magari ricordando a costoro che "il lager è un paradiso".
Come sostenne il 3 aprile del 2000 alle ore 15 l'ispettore Ettore Tommasi, inviato speciale della dirigenza del Dap nel carcere sardo di San Sebastiano.
"Io sono il vostro Dio, qui in 15 giorni diventerete degli agnellini. Qui inizia l'inferno". Amen!
E fu l'inferno, con tanto di benedizione di Gian Carlo Caselli e di quel Paolo Mancuso che oggi con ipocrita veemenza manda in galera i poliziotti napoletani usati per contrastare i "No Global".
Stessa brutalità, pari impegno repressivo.
Solo che i detenuti del San Sebastiano erano dei poveri sciancati che protestavano lamentando la situazione di difficoltà conseguente all'astensione dal lavoro del personale direttivo in una struttura dove da anni si sommavano (e si sommano) disagi di ogni genere.
Nessun giornalista organico allora osò condannare l'intervento repressivo delle guardie carcerarie: per manifesta piaggeria nei confronti del tricofilo, già superprocuratore palermitano lodevolmente impegnato a costruire pregevoli teoremi antimafia.
Si manifestò, in verità, un certo stupore nell'opinione pubblica.
Era traumatico, per chi opportunamente ed annosamente manipolato tanto da ritenere che le carceri italiane fossero una sorta di bengodi in cui i "criminali" trascorrono i loro ozi a spese degli "Onesti", doversi accorgere improvvisamente che gli "educatori" in divisa potessero rendersi responsabili di gratuite violenze.
L'indagine interna promossa dall'amministrazione penitenziaria ed affidata al magistrato "garantista" Sebastiano Bongiorno fu molto più efficace di quella promossa al tempo dal Ministro dell'Interno Enzo Bianco (quello che fuggiva da Napoli mentre iniziavano gli scontri), tant'è che in collaborazione con la Procura di Sassari si giunse all'incriminazione di 92 agenti penitenziari che in questi giorni verranno giudicati dal Tribunale sardo.
La serietà di Buongiorno portò alla reazione sdegnata di Giancarlo Caselli e Paolo Mancuso che non perdonarono all'ispettore di aver consegnato agli inquirenti la documentazione relativa al pestaggio.
"E' assolutamente da evitare - di sostenne in Via Arenula - l'equazione per cui, siccome ci sono 80 agenti sottoposti a misure cautelari, tutti gli agenti di custodia sono dei picchiatori".
E già, ma come la mettiamo con il "sappiate che il lager è un paradiso" se raffrontato con le violenze della Caserma Raniero di Napoli che dopo 13 mesi dai fatti vedono l'ex vice di Caselli (oggi procuratore nella città partenopea) ergersi a paladino dei giottini ed a persecutore dei poliziotti cattivi?
A Paolo Mancuso la risposta.
Oppure può sempre delegarla ad un certo Dick Tracy, poliziotto tutto d'un pezzo e perciò intoccabile.