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ash-Shabaka al-Islamiyya (Islam in rete) .:. 25.06.02
La creazione di una zona di libero scambio è un'idea sorta all'interno di una serie di misure prese dai Paesi arabi, con l'intento di rafforzare le loro posizioni economiche e politiche in ambito internazionale.
"L'unica soluzione possibile: la realizzazione di un'unione economica"
Di fronte alla scelta di accogliere o meno la sfida, i Paesi arabi hanno optato per l'unica soluzione che a loro pareva possibile in quel momento: la realizzazione di un'unione economica.
Ma la zona di libero scambio non è che un aspetto di quest'unione economica; è necessario, infatti, che i vari Paesi stipulino un accordo economico vero e proprio, altrimenti correranno il rischio di rimanere indietro e cancellare quanto realizzato dal 1996 ad oggi.
A questo proposito interviene Khalid Abu Isma’il, Direttore dell'Unione delle Camere di Commercio Egiziana ed Araba, secondo il quale "è stato un buon risultato la riduzione dei dazi doganali del 50%, avvenuta nel gennaio 2002, così come l'aumento del 37% del commercio tra i Paesi arabi".
Nonostante questo aumento, però, il volume del commercio interno non supera l'8,5% del commercio totale, petrolio incluso.
"La riduzione dei dazi - prosegue Abu Isma'il - procede per piccoli ma costanti passi e spero che questo percorso giunga alla compilazione di un listino di merci esonerate da questi accordi, in modo da tutelare le singole produzioni nazionali".
Parole al vento
Di parere opposto è Mahmud ‘Amara, Presidente dell'Associazione Franco-Egiziana per gli Uomini d'Affari, il quale sostiene che gli accordi commerciali inter-arabi sono "parole al vento".
In effetti, il volume delle esportazioni all'interno dei Paesi arabi si attesta sull'8,5%, a fronte di uno scambio commerciale con il mercato asiatico del 40%, e lo stesso si può affermare per gli scambi con l'Unione Europea. La domanda non può che essere: quando verrà aumentata questa percentuale?
La scelta di costituire un'unica economia araba è la risposta a questa domanda: in tal modo i Paesi arabi avranno un posto al centro dell'economia internazionale, ma l'ultima scelta appartiene ai governi. "In questo sono stato accusato di pessimismo - continua Mahumd ‘Amara - ma non sono pessimista, conosco semplicemente la realtà".
Gli arabi spendono più di 50 milioni di dollari per gli armamenti ed hanno un debito pari a 90 milioni di dollari; che cosa fanno con le armi? Perché non saldano il loro debito?
Tappe sul cammino
"Il Mercato Comune Arabo non è che una tappa sul cammino per una completa integrazione economica" afferma Hamdi ‘Abd al-‘Azim, Preside della Facoltà per gli Studi Internazionali del Cairo. Questo processo, infatti, non ha bisogno di un unico e repentino balzo, quanto di passi costanti che uniscano, gradualmente, gli aspetti delle diverse economie.
Tra questi ultimi si annovera: il coordinamento delle diverse produzioni industriali, l'organizzazione di programmi di risanamento economico, la libera circolazione delle merci, la creazione di una dogana comune, la libera circolazione dei capitali, la creazione di una banca centrale araba. "Si tratta, in sostanza, di seguire il percorso seguito per la creazione dell'Unione Europea", afferma ‘Abd al-‘Azim. Egli sostiene inoltre che entro il 2005 sarà completata l'unione doganale, ma l'area creata avrà valore soltanto per le merci. A proposito di quest'ultime, alcuni Paesi firmatari dell'accordo hanno disatteso le riduzioni richieste, fornendo elenchi di merci che non vorrebbero far sottostare alle regole dell'unione doganale.
Le eccezioni sono divenute, così, la regola, a vantaggio dei prodotti importati da altre zone, in particolare dal Sud-Est Asiatico.
M.P.
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