presidente, mi consenta...... Prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrttttttttttttttttttttttttttt ttttttt
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L'ipotesi avanzata ieri da Umberto Bossi prevede una riforma
presidenziale. Il premier: "Ma nel programma di governo c'è"
Berlusconi "Il Quirinale?
Mi sacrifico e mi candido"
Fini: Un nome "autorevole e credibile"
ROMA - Umberto Bossi rilancia l'idea del presidenzialismo e candida Berlusconi al Quirinale. E il Cavaliere non si tira indietro, anzi rilancia. Anche se più che di una salita al Colle, Silvio Berlusconi preferisce parlare di sacrificio. Sono disposto a "sacrificarmi" per andare al Quirinale solo se verrà approvata la riforma presidenzialista evocata ieri da Bossi, ha detto il premier ai giornalisti prima di entrare alla Camera per il voto di fiducia sul decreto omnibus. La scalata al Colle di Berlusconi passa infatti per la riforma costituzionale nel senso del presidenzialismo che ieri il ministro delle Riforme istituzionali e leader della Lega Umberto Bossi, ha tirato fuori per l'ennesima volta. Cioè per la possibilità che nel 2006 a eleggere il presidente della Repubblica non sia più il Parlamento in seduta comune, ma il popolo. Ipotesi già contemplata nel programma di governo del premier. Che Bossi ha rilanciato. E che Berlusconi non esclude.
A chi gli chiede se darebbe il via libera alla riforma costituzionale, il premier risponde che non c'è bisogno di alcun nullaosta. Quella riforma, dice, "è nel nostro programma di governo, è una riforma necessaria per dare un assetto istituzionale più stabile al nostro paese, che ha avuto in cinquant'anni governi che duravano in media solo un anno. Serve per dare maggiori capacità decisionali al governo che consentono di fare il bene del Paese".
Un'ipotesi che però vede già in fibrillazione le varie componenti della maggioranza. Dribbla come meglio può il vicepremier Gianfranco Fini: "Certamente Silvio Berlusconi sarebbe un candidato autorevole e credibile". E a chi gli chiede se ritiene possibile procedere alla riforma costituzionale per introdurre il sistema semipresidenziale, risponde secco: "Non lo escludo. Il che significa che non lo do per scontato, ma appunto non escludo neppure che si possa fare. In politica, i tempi sono difficili da identificare, mentre il punto di arrivo è molto definito".
Il premier è invece tranquillo. Smentisce definendole "favole" le divergenze nella maggioranza, non teme sulla fiducia che ha posto sul decreto omnibus e guarda lontano. L'ipotesi del Quirinale, fa capire, verrà a suo tempo. "Con estrema franchezza - afferma - io ho in testa di cambiare il paese per ammodernarlo, per ampliare i diritti e le libertà dei cittadini, per dare loro benessere, per rendere il nostro paese moderno e forte anche a livello internazionale". E, allora, continua, "non è andando al Quirinale che si possa attuare questa opera di cambiamento che si potrà compiere in 5 anni e, se per caso rimanesse questo sistema, io mi ripresenterei per governare per altri 5 anni questo paese". Se, invece, conclude, si farà la riforma istituzionale e governare il paese significa diventare presidente della Repubblica "io mi sacrificherò".
(19 luglio 2002)





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