
Originariamente Scritto da
Cale Yarborough
Io penso alle retate di Imam pulciosi di cui Linuzzo va tanto fiero e sorrido
Traffico di Suv rubati: il capo dell?organizzazione italiana era un operaio Maserati - La Stampa
Traffico di Suv rubati: il capo dell’organizzazione italiana era un operaio Maserati
Era in vacanza in Marocco, la Polstrada lo ha arrestato ad Alpignano
ANSA
Le auto rubate pronte a salpare dal porto di Anversa, nascoste nei container
19/09/2016
FEDERICO GENTA
TORINO
Di giorno lavorava come operaio alla Maserati di Grugliasco, di notte e quando era in cassa integrazione rubava Mercedes e Range Rover insieme a Vincenzo Caivano e all’esperto informatico Soufiane Jaljal. Si occupava inoltre di reperire la manovalanza, per il trasporto all’estero delle autovetture rubate, e si occupava di depositarle temporaneamente nei box sparsi per la provincia. Teneva contatti con i referenti dell’organizzazione in Belgio e Spagna, affermandosi così come uno dei vertici del sodalizio criminale europeo. Ieri, domenica, è finito in manette Youssef Zakaria, 34 anni, sfuggito al blitz della polizia stradale mercoledì scorso, soltanto perché ancora in vacanza in Marocco. Anche se, ufficialmente, risultava in malattia con prognosi fino al 20 settembre.
L’OPERAZIONE
Le prede erano auto e Suv di lusso. Territori di caccia gli scali aeroportuali di Caselle e Malpensa. Ma l’obiettivo preferito era l’area dello Stadium, in occasione delle partite di Champions. Ecco perché il blitz della polizia è scattato mercoledì scorso: per non dover assistere a una nuova razzia durante il match tra Juventus e Siviglia. Erano questi gli affari dell’organizzazione criminale sgominata dalla Polstrada, in collaborazione con la guardia civile spagnola e l’Europol, conclusa ieri con trentadue arresti, 18 in Italia, e il sequestro di quaranta veicoli, per un valore commerciale di oltre tre milioni di euro.
LA TECNICA
La selezione delle auto iniziava qui, a Torino, attraverso una semplice visura della banca dati del Pra. Selezionato l’obiettivo, i dati del mezzo venivano inviati a Vigo, nel Nord della Spagna, dove attraverso la rete delle concessionarie ufficiali, Mercedes, Land Rover e Bmw, veniva chiesta e ottenuta una copia delle chiavi. Queste venivano rispedite in Italia: mettere a segno il colpo diventava così un gioco da ragazzi. Con il passare dei mesi, e i primi arresti - dal 2015 sono già finiti in carcere venti “collaboratori” -, i sistemi di sicurezza sono stati superati anche con dei disturbatori di frequenze gps e delle speciali «chiavi bianche», codificate con un computer portatile una volta entrati nell’abitacolo. Le auto venivano poi nascoste e «bonificate» in decine di garage sparsi per Torino. Ritargate, viaggiavano fino in Belgio. Poche venivano rivendute in Europa, la maggior parte erano destinate in Marocco e in Nigeria. I poliziotti le hanno trovate nei container pronti a salpare dal porto di Anversa, coperte da teli e nascoste tra elettrodomestici e altre masserizie.
L’ORGANIZZAZIONE
La mente della banda era a Bruxelles. Wahid Abboud, marocchino di 44 anni, pianificava ogni fase dell’operazione, questo anche per evitare che i suoi soci in affari si conoscessero. Ad occuparsi dei duplicati spagnoli era un tunisino di 47 anni, Mohsen Chikhaoui Jebali, da tempo residente a Meano, in Galizia. A Torino i furti venivano pianificati da Vincenzo Caivano, 59 anni. A Milano gli investigatori hanno trovato un vero e proprio centro della contraffazione. Un laboratorio custodiva 30 mila euro di banconote false, documenti contraffatti e altri in bianco, necessari per gestire il traffico internazionale.
IL PRIMO FERMO
L’inchiesta è scattata nel marzo dello scorso anno, quando la Polstrada di Susa ha fermato un Range Rover diretto in Francia. Il Suv era rubato, le targhe modificate. Alla guida Nicola Orso, 62 anni di Volpiano, già noto come ladro d’auto. A bordo, c’erano carte d’identità e documentazioni falsificate con perizia. Materiale che ha subito insospettito gli agenti.
GLI AFFARI
L’inchiesta ha anche fatto luce sul giro d’affari milionario della banda. Ogni fase aveva il suo prezzo. Un singolo furto fruttava ai ladri 4 mila euro. Cinquecento andavano agli autisti. Ogni macchina rivenduta, invece, valeva non meno di 50 mila euro: una volta arrivata in Africa, sarebbe stato davvero difficile riuscire a rintracciarla. Il sospetto degli investigatori è che il gruppo fosse al lavoro già nel 2011, con una media di almeno cento furti l’anno.
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