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È morto il nonno dei sardi
Quartu E’ morto durante la notte improvvisamente. Qualche ora prima, un leggero malore. Sembrava nulla di grave. La figlia Gioconda che da anni l’assisteva con un amore senza confini, lo ha poi messo a letto. Non sembrava nulla di grave. Invece all’una e trenta, Tziu Cesare Mattana, 109 anni, uno dei nonnini più vecchi d’Italia, è morto. All’improvviso. Una morte senza sofferenze. Dopo una vita infinita e l’amore per la famiglia e il prossimo. E’ stato sempre questo il motto del nonnino. Ieri all’alba, la notizia ha iniziato a circolare, destando grande cordoglio. Sembrava una quercia invincibile. Il tempo ha piegato anche tziu Cesare che sino a qualche anno fa abitava a Burranca, sulla statale 125. Poi, il trasferimento a Quartu in una casa di via Garibaldi dove il vecchio è spirato. Conservava un buon appettito, si reggeva con le sue gambe, era lucidissimo e amava riflettere sul passato lontano ma anche sulle vicende dei giorni nostri. Recentemente, Cesare Mattana non è voluto mancare neppure alla commemorazione ai Caduti organizzata dal comune di Maracalagonis. «Volevo rendere omaggio al ricordo di Niccheddu Deiana, un mio commilitone marese che morì al fronte durante la guerra del 1915-18”, aveva spiegato l’arzillo centenario. Alla manifestazione erano presenti i reduci di tutta la provincia, ma il signor Mattana era l’unico testimone rimasto della Prima Guerra Mondiale. Era fra i 40 uomini più longevi al mondo, insieme con altri 3 sardi: Lucia Garau di Capoterra, Pasquale Fiasconi di Aglientu e Salvatore Dettori di Ottana. La scorsa primavera, Cesare Mattana aveva spento le candeline in Comune, a Quartu, con il sindaco Davide Galantuomo che per l’occasione gli aveva donato una medaglia d’oro. Erano presenti gli anziani della sezione combattenti di Quartu ed il presidente del circolo della Terza Età di Quartucciu, Elio Paderi. Lucidissimo, Mattana aveva voluto pronunciare poche parole di ringraziamento per tutti. La sua voce era ancora ferma, e la mente quella di un ragazzino. «Spesso - raccontò allora la figlia Gioconda - mio padre si lamenta di non avere più coetanei con cui condividere i suoi ricordi e le sue serate. La sua memoria conserva intatti episodi lontanissimi, dall’odissea del Piave ai lunghi anni dell’emigrazione in Francia, dove rimase fino alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale».
R. S
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