La diocesi di Catanzaro dà avvio a una raccolta firme
contro le nuove norme
di Igor Iezzi
La nuova legge sull’immigrazione Bossi-Fini fermerà l’afflusso di clandestini e tutelerà maggiormente gli immigrati regolari che entreranno nel paese per lavorare. Ma il raggiungimento di questi obiettivi non sembra soddisfare tutti. O almeno non soddisfa quelle organizzazioni che lucrano sui clandestini e quella parte di chiesa troppo lontana dal popolo e troppo vicina alla politica, solo se di sinistra, naturalmente. Non soddisfa la Caritas che ha già annunciato, tramite il suo direttore Don Vittorio Nozza, di volerla boicottarla ad ogni costo. L’altro giorno ci si e messo anche il Monsignor Antonio Cantisani, capo della Conferenza Episcopale calabrese. Una bella raccolta di firme entro agosto: è questo l’obiettivo che la Chiesa di Catanzaro-Squillace si è dato per manifestare il proprio dissenso sulla legge Bossi-Fini in materia di immigrazione e per fermare altri due disegni di legge, su giustizia minorile e commercio delle armi, attualmente in discussione in Parlamento. Lo strumento scelto da alcuni uffici della Diocesi calabrese (fra gli altri Giustizia e Pace, Pastorale Giovani, Caritas e Migrantes), è una campagna dal titolo “Nessuno è uomo clandestino-dalla parte dei più deboli”. Alla base dell’iniziativa di mobilitazione che, riporta un comunicato, punta a «ricollocare al centro dell’agire politico la persona umana», c' è «il rifiuto della logica predominante dell’emergenza e dell’insicurezza sociale che, per motivi di consenso politico, impone una legislazione contraria ai principi di solidarietà e ai diritti umani». Per tutta l’estate, fanno sapere le organizzazioni coinvolte nella petizione, sono stati previsti numerosi punti di raccolta delle firme in corrispondenza con i più frequentati luoghi di ritrovo della Diocesi calabrese. Ma raccogliere le firme contro una legge non è un’iniziativa legittima ma politica? E a scuola non ci insegnavano che la Chiesa non fa politica? Il Monsignor Cantisani, che ha dato mandato alle 122 parrocchie, trasformate in sezioni di partito, di raccogliere le firme, dovrebbe innanzitutto spiegare come intende difendere il principio della solidarietà e i diritti umani: lasciando che i clandestini cadano nelle mani della malavita? O che siano sfruttati e sottopagati da qualche pseudo industriale con il solo obiettivo di fare profitto? Non è meglio collegare gli ingressi con il lavoro, come prevede la nuova normativa? Monsignore, non aspetti di essere invitato a una tribuna politica per rispondere a queste domande




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