Firenze, ovvero europeizzare il conflitto
Ancora una volta la potenza simbolica del movimento, di quel movimento che è stato capace di rieditare, un anno dopo, una giornata incredibile a Genova, viene ridotta e ricondotta a schermaglia mediatica, polemica strumentale, banalizzazione giornalistica. Sembra una maledizione costante, anche se non sfugge a nessuno il carico di interessi e di obiettivi trasversali che si nasconde dietro all'ennesimo "allarme no-global".
Il social forum europeo che si terrà il prossimo novembre a Firenze, sarà, come Porto Alegre, un avvenimento di grande rilievo politico e culturale. Ci saranno movimenti di tutta Europa, compresa quella dell'Est e della Russia; ci saranno intellettuali di grande notorietà; e poi spettacoli, incontri, dialoghi, vere e proprie "finestre sul mondo", sui conflitti dimenticati e sulle ragioni che li determinano. Un'occasione di grande confronto internazionale, come mai si è dato nel nostro continente. Il fatto che questo avvenga nel momento in cui le destre sono al potere quasi ovunque - e quasi ovunque sono costrette a gestire una crisi economica innegabile - e che contemporaneamente si assista a un riposizionamento dei grandi sindacati, Cgil in testa, verso le ragioni del movimento antiglobalizzazione, non fa che accrescere le responsabilità del Forum. Che, ovviamente, non potrà ridursi a uno scambio di idee sui "mali del mondo", né ad applausi di cortesia verso le posizioni più convincenti, ma che dovrà riuscire a dare un impulso maggiore alle lotte già in corso e a quelle che verranno. L'appuntamento di Firenze è la prima grande occasione per "europeizzare" il conflitto sociale e unire in un reticolo più stretto ed efficace le lotte dei lavoratori con quelle dei migranti, con quelle dei giovani o dei disoccupati o del movimento contro la guerra. Questa è la natura e la struttura che il "movimento dei movimenti", su scala europea, ha finora dibattuto e precisato. Eppure di tutto questo sui giornali italiani non c'è traccia. Non c'è traccia dei temi prescelti - liberismo, guerra e diritti; non c'è traccia delle modalità organizzative e del metodo partecipativo finora utilizzato; non si fa menzione nemmeno della data. Fa molto più effetto titolare, come fa il Corriere della Sera di ieri: "Firenze, sfida no global: non rinunceremo a colpire".
Gli obiettivi che sottendono questo comportamento sono evidenti: la destra punta a mettere in difficoltà la regione Toscana; il presidente Martini prova a incassare uno svolgimento del Forum "politicamente corretto"; alcune aree di movimento non fuggono alla tentazione di occupare uno spazio mediatico. Eppure tutto questo non serve a molto, se non a oscurare il dibattito che alcune centinaia di persone hanno già cominciato a fare e che altre migliaia attendono di poter fare.
Ecco, la priorità del momento, per lo meno la nostra - e come giornale cercheremo di impegnarci in questo - è riprendere il filo del discorso, anche quello appena accennato domenica scorsa a Genova. Ci sono temi - nonviolenza, sovversione sociale, disobbedienza, conflitto - che meritano molto più di una battuta o di un titolo ad effetto. C'è un evento, il Forum, che deve essere preparato, anche a livello locale, per essere veramente "partecipato" e non solo un avvenimento effimero, conflittuale o no che sia. Lo stesso pericolo di una possibile strumentalizzazione del movimento da parte dell'Ulivo, non si affronta arroccandosi, ma solo se si riesce a conciliare efficacemente la necessaria unità d'azione con la nettezza dei contenuti. Uno dei temi centrali del Forum sarà la prossima guerra contro l'Iraq: sarà interessante ascoltare la posizione di chi ha sostenuto quella contro l'Afghanistan!
Unità dunque, che ovviamente non si costruisce con i veti o con le minacce di "espulsione". Questo movimento, dentro i confini definiti dalla sua esistenza, si è guadagnato il diritto a non sconfessare nessuno e a non criminalizzare alcunché, tranne le provocazioni di professione. Un metodo fondato sull'ascolto e la sperimentazione, sulla valorizzazione delle "cuciture", sulla assunzione della propria parzialità. Un metodo che ha consentito di consolidare un'unità e una forza altrimenti impossibili. Genova, in entrambe le occasioni, ne è stata la dimostrazione. Questa capacità unitaria, questa valorizzazione di idee e pulsioni diverse, ma che si mescolano e convivono in una comune direzione di marcia, è stata la novità più significativa nella storia dei movimenti sociali italiani. Saperla conservare e mettere a disposizione di percorsi futuri rimane un bisogno ineludibile.
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Gli organizzatori del Forum sociale europeo contro le strumentalizzazioni
Firenze, Porto Alegre d'Europa nello spirito di Genova
Siamo fra gli organizzatori del Forum Sociale Europeo. Insieme a centinaia di associazioni, movimenti, sindacati di tutto il continente siamo da mesi impegnati a costruire il programma e la struttura organizzativa di quella che sarà la "Porto Alegre europea".
Il Forum, che si svolgerà dal 7 al 10 novembre a Firenze, costituirà infatti un'occasione straordinaria di dialogo, confronto, riflessione fra chi si è battuto in questi anni, e ancora desidera battersi, per un altro mondo possibile. E, contemporaneamente, offrirà l'occasione al movimento dei
movimenti di mettere l'Europa al centro di una battaglia per l'alternativa all'ordine neoliberista, al suo grumo di ingiustizia sociale e alla guerra che reca con sé. Lo faremo organizzando reti, campagne, iniziative, azioni attorno ai temi della globalizzazione liberista, del rifiuto della guerra, della difesa ed estensione dei diritti civili e sociali, primi fra tutti quelli dei migranti. Purtroppo questa verità, riscontrabile nelle decine di documenti che il movimento ha finora prodotto, oltre che nei suoi atti e nei suoi comportamenti - valga su tutti la straordinaria manifestazione di Genova dello scorso 20 luglio - ancora una volta rischia di perdersi. Ancora una volta ci troviamo schiacciati dentro una polemica che non ci appartiene.
Ancora una volta ci troviamo di fronte a ridicole strumentalizzazioni che preferiscono invocare il pericolo della "guerriglia, piuttosto che fare i conti con la maturità inequivocabile di un movimento capace di produrre non solo la critica dell'esistente, ma anche di cimentarsi con l'onere della
proposta e delle alternative possibili.
Quello che sta succedendo in questi giorni a Firenze, promosso da una stampa interessata e poco obiettiva, non si riferisce in nessun modo alle nostre ragioni e alle nostre proposte. Che, lo ripetiamo ancora una volta, non hanno nulla a che vedere con atteggiamenti violenti. Lo abbiamo dimostrato a Genova e nelle decine di iniziative che si sono svolte nel corso di quest'ultimo anno. Non ne possiamo più di ripeterlo, anche perché ormai sono
i fatti che parlano di noi.
L'organizzazione del Forum sociale europeo è anch'esso un fatto inedito per pluralità, partecipazione dal basso e coinvolgimento di culture e pratiche sociali diverse. Queste si sono ritrovate attorno a princìpi della Carta di Porto Alegre. Ciò non consente a nessuno di "bandire" nessun altro. Così come nessuna parte del movimento, pur nella propria legittima determinazione, può rappresentare da sola la ricchezza del percorso che stiamo costituendo. Che è completamente autonomo da qualsiasi soggetto esterno, sia esso politico o istituzionale, ma anche
partecipato, visibile e trasparente. Chi vuole conoscere davvero il programma del Forum di novembre non deve far altro che parlare con noi e rivolgersi alle strutture - povere e volontarie - che abbiamo messo in piedi.
Non possiamo ovviamente chiedere a chi non condivide le nostre ragioni e le nostre iniziative di essere d'accordo con noi. Chiediamo però di essere rispettati come soggetto politico e sociale collettivo. Chi è davvero interessato a una polemica politica, lo faccia a partire dai contenuti che noi proponiamo e lasci stare strumentalizzazioni o inutili allarmismi. Pensiamo che Firenze abbia tutto da guadagnare da un esercizio di democrazia
partecipata come quello che ci accingiamo a costruire. Ci impegniamo fin da oggi a farlo conoscere a tutta la città così come al resto d'Italia, consapevoli di avere una grande occasione di fronte a noi. Non conviene a nessuno sprecarla.
Gruppo di lavoro nazionale per il Forum sociale europeo
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Casarini-Sansonetti, botta e risposta su "L'Unità"
"Caro Piero, penso che non si possa eludere lo scontro con un Impero violentissimo". "Caro Casarini, qualcuno di noi chiede che, per la prima volta, il movimento affronti quello scontro ponendo sullo stesso piano fini e mezzi". Sulla pagina dei commenti, "L'Unità" di ieri ha ospitato un confronto a distanza tra il disobbediente Luca Casarini e Piero Sansonetti, inviato, per il giornale vicino alla Quercia, a Genova e Porto Alegre. «Ho detto a Genova - scrive l'attivista veneto - che ridurre il "movimento dei movimenti" ad un'articolazione dell'Ulivo proprio non è possibile. Per questo rispunta sui giornali il "Casarini violento"». Nel commento, che ha accenti polemici nei confronti di Alex Zanotelli, di Vittorio Agnoletto e del ruolo del Pci negli anni '70, Casarini rivendica le barricate di via Tolemaide e le azioni di smontaggio dei Cpt. Poi avverte: il forum sociale europeo di Firenze non sarà «una finzione che permetta a chi ha votato la guerra, alla faccia della non violenza, a chi è per il liberismo e privatizza anche l'acqua, a chi ha voluto i lager per migranti, di lavarsi la coscienza». Infine, Casarini definisce la pratica della disobbedienza come «uno spazio politico dove i ribelli e i democratici possono incontrarsi». Nella sua replica, Sansonetti risponde che il movimento è temuto dal potere, «per la sua capacità di far politica» e che, per questo, alcuni pensano che possa dialogare anche con i partiti dell'Ulivo. Rispetto al gesto di Violante (fischiato in Piazza Alimonda), Sansonetti lo ascrive ai cambiamenti positivi indotti in partiti e sindacati dalle giornate genovesi del 2001.
Il forum non trasloca
Claudio Martini, governatore ds della Toscana è tornato in consiglio regionale sulla vicenda Fse definendo impraticabile il trasloco dell'evento come chiesto dalle destre. Autorità e organizzatori si vedranno il 29 luglio dal prefetto. Per il leader della Quercia, Fassino, il forum va fatto a Firenze, ma isolando «i gruppi minoritari violenti». Francesco Cossiga si accoda invece a chi vorrebbe sfrattare dal capoluogo la "Porto Alegre europea". Per l'ex ministro degli Interni (in carica quando fu assassinata Giorgiana Masi), sarebbe «un atto sconsiderato» viste le «minacce di quell'autentico eversore che è Casarini». «E' lo stesso clima che l'anno scorso ha preceduto Genova», ha commentato Mario Ricci, segretario regionale Prc in Toscana.
Autunno caldo a "La Sapienza"
Aumento medio del 10% delle tasse e restringimento della prima fascia di reddito: sono le sconcertanti conclusioni della commissione dell'università La Sapienza incaricata di trovare soluzioni per la riduzione delle tasse. A seguito della gravissima decisione Danilo Corradi, rappresentante del Coordinamento dei collettivi universitari nel Cda, si è dimesso. Gli studenti, già protagonisti delle occupazioni della primavera 2001 contro il caro tasse, annunciano un «autunno caldo» e il «boicottaggio attivo» di tutte le iniziative ufficiali previste dal rettore D'Ascenzo per festeggiare i 700 anni dell'ateneo romano.
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