Il 17 luglio 2001 la CORTE DEI DIRITTI DELL'UOMO DI STRASBURGO ha emesso
all'unanimità - quindi con il voto anche del giudice turco - una sentenza
di condanna della Turchia per il processo a carico di Leyla Zana e degli
altri parlamentari kurdi in carcere con lei da quasi otto anni. La sentenza
della Corte contesta la legittimità di questo processo sotto ogni profilo e
chiede alla Turchia o la sua revisione immediata o la scarcerazione dei
deputati kurdi.
Leyla Zana, lo ricordiamo, è stata la prima e anche l'ultima donna kurda
eletta al Parlamento turco, ED È IN CARCERE IN TURCHIA, come è per migliaia
di kurdi, PER AVER PARLATO IN KURDO E CHIESTO IL RICONOSCIMENTO DELLA SUA
LINGUA e del suo popolo, cioè della LINGUA e dei diritti culturali di 20
milioni di persone.
Nei primi sei mesi di quest'anno il Consiglio d'Europa è intervenuto due
volte per sollecitare il governo turco ad applicare la sentenza della Corte
di Strasburgo. Quest'ultima inoltre nello stesso periodo ha emesso altre
due importanti sentenze: la prima di condanna della Turchia per la
messa al bando nel luglio del 1993 del partito kurdo Hep (predecessore
del Dep di Leyla Zana e dell'attuale Hadep), in quanto l'Hep "non usava
violenza né attentava all'integrità del paese". Sicché la Corte ha
condannato la Turchia a pagare ai ricorrenti una multa di 40.000 euro. La
seconda e significativa condanna della Corte stabilisce che la Turchia "ha
violato il diritto di libere elezioni nel caso della rielezione della
parlamentare kurda Leyla Zana e di altri deputati del passato partito Dep,
dissolto dalla Corte Costituzionale turca il 16 giugno 1994", avendo
infatti violato "la vera essenza del diritto a presentarsi come candidati e
avere
uffici parlamentari, e ha infranto la discrezionalità dell'elettorato che ha
eletto i candidati".
Ricordiamo che il partito Dep, fondato nel 1993, sosteneva i diritti
politici e culturali dei kurdi. I suoi parlamentari, tutti provenienti dalla
regione
kurda, PRESTARONO GIURAMENTO IN PARLAMENTO IN LINGUA KURDA, e così alcuni
FURONO ARRESTATI APPENA USCITI DAL PARLAMENTO, mentre altri riuscirono a
fuggire in Europa. Nello stesso giorno venne dissolto il partito Dep.
[..]
Si è arrivati inoltre al ridicolo di una circolare del Ministero dell'Interno
Turco a
tutti i governatori, secondo la quale essi dovranno costituire commissioni con
i
direttori provinciali per le politiche educative per STUDIARE IL SENSO DEI
NOMI KURDI ONDE POTER IMPEDIRE CHE LE FAMIGLIE KURDE DIANO AI PROPRI FIGLI
NOMI LEGATI ALLA PROPRIA CULTURA. Queste commissioni dovranno anche
controllare che questi nomi non si pongano in violazione con la norma
che prevede l'indivisibilità dello stato. Dopo questa circolare il
governatorato di Antalya ha messo sotto processo 23 GENITORI DI BAMBINI
KURDI CON L'ACCUSA DI AVER DATO NOMI KURDI AI PROPRI FIGLI. Inoltre la
repressione continua su ogni versante, e per dirla con Amnesty
International la tortura continua a essere una pratica incessante in
Turchia. Essa viene praticata principalmente durante la detenzione di
polizia, prima cioè che i detenuti siano portati davanti al giudice.
Amnesty International riferisce anche di episodi di persone ricondotte sotto
la
custodia della polizia per quattro e più giorni dopo essere stati visti dal
giudice e da esso condannati e quindi mandati in prigione oppure assolti
e quindi lasciati liberi. Riportate nei commissariati di polizia queste
persone sono state torturate fino ad estorcere loro delle confessioni di
comodo.
[.]
Va infine aggiunto che alla Turchia tutto questo è pure consentito dal
modo contraddittorio del rapporto con essa da parte dell'Unione Europea
e degli stati membri. Da un lato, infatti, vengono da essi poste alla
Turchia richieste di democratizzazione perché possa davvero accedere
all'Unione Europea; ma dall'altro si chiudono tutti e due gli occhi su ciò
che realmente accade tutti i giorni in Turchia, dietro alla facciata delle
riforme. Dominano cioè l'Unione Europea considerazioni politicanti e
affariste.
[.]
Ma è ancora di questi mesi, purtroppo, la brutale campagna contro
l'avvocatessa Eren Keskin militante dell'associazione per i diritti umani
Hid, impegnata nella lotta contro le violenze sessuali sulle donne da
parte delle forze di sicurezza dello stato. Eren Keskin ha descritto una
serie di casi di violenza durante un soggiorno in Germania effettuato per
raccogliere fondi destinati a dare assistenza legale alle donne che hanno
subito abusi sessuali da parte delle forze di sicurezza dello stato: e
terribile è stata la reazione contro di lei da parte di giornali e radio
turche. "SE IO NON STUPRASSI EREN KESKIN LA PROSSIMA VOLTA CHE LA VEDO, NON
SAREI UN UOMO", ha detto un commentatore di "Radio D"; il giornale "Ikinci", a
sua volta, ha scritto che "QUANDO EREN KESKIN RITORNA, SARÀ LEI A BUSCARSI LA
SUA VIOLENZA SESSUALE";
"C'È SOLO UNA PAROLA PER QUESTO: TRADIMENTO", ha scritto infine il quotidiano
di massa "Hurriyet".
[.]
Silvana Barbieri Vinci




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