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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Unhappy Più soldi ai partiti, la Margherita cambia idea e si oppone e i Diesse si incavolano

    dal quotidiano "il Giornale"

    " Piu' soldi ai partiti, valanga di si ma l'Ulivo litiga anche su questo
    Al Senato la Margherita a sorpresa vota no. I Ds infuriati: «Ipocriti». Un ordine del giorno: niente contributi a chi si e' opposto
    Laura Cesaretti
    --------------------------------------------------------------------------------

    Duecentocinquanta miliardi di vecchie lire stanno per riversarsi nelle casse di (quasi) tutti i partiti italiani, da Forza Italia ai Ds fino ai radicali. Con la sola esclusione dell'Udeur di Clemente Mastella, che alle politiche del 2001 non ha presentato le proprie liste nel proporzionale e ha eletto i suoi parlamentari sotto le insegne della Margherita, dalla quale ora reclama la "sua" fetta di contributi. La nuova legge sul finanziamento pubblico dei partiti è stata definitivamente approvata ieri dal Senato, ma si lascia dietro un furibondo strascico di polemiche dentro l'Ulivo.
    Al centro dello scontro la Margherita, che dopo aver votato la legge alla Camera - al Senato si è opposta, scatenando le ire dei Ds, accesi sponsor della legge, che ora accusano di "ipocrisia" gli alleati rutelliani. "Hanno avuto una posizione,contraddittoria e incomprensibile", dice il capogruppo della Quercia Gavino Angius. "Spiace che Angius alimenti artificiose polemiche - replica Willer Bordon, capigruppo della Margherita -, questa legge è pericolosa perché danneggia il bipolarismo e alimenta la frammentazione". E il Senato ha votato un ordine del giorno, proposto dalla Lega, per "punire" chi si è opposto alla legge auspicando che non possa accedere ai contributi. Non accadrà, ma intanto la decìsfone di votare contro la legge ha finito per spaccare la stessa Margherita : da una parte Rutelli, Parisi e Bordon, sostenitori del no, dall'altra gran parte dell'ala ex Ppi e diniana, favorevole alla nuova legge. E ieri, al momento del voto, diversi senatori tra cui Dini, Treu, Lauria, e Lavagnini hanno abbandonato l'aula per segnalare il proprio dissenso. "Di solito - è stato il commento sarcastico di Lauria prima si pecca e poi ci si pente. E strano fare invece il contrario come ha deciso il gruppo nella sua posizione ufficiale: prima pentirsi votando no alla legge e poi peccare prendendo lo stesso i soldi del finanziamento", mentre Nicola Mancino ha fatto sapere di aver votato no "solo per disciplina di gruppo". Parisi se la prende con la Quercia: "Siamo irritatissimi con ì Ds perché è stato fatto un accordo sulla nostra testa tra loro e Forza Italia, i due partiti che hanno maggiori problemi di indebitamento". Ma accusa anche chi, dentre la Margherita, ha fatto da "quinta colonna" all'accordo Ds-Fi, ossia Dario Franceschini e soprattutto Franco Marini:a lui, racconta, si sarebbe rivolto Piero Fassino per ottenere il via libera del partito rutelliano. A lui, spiega, si riferisce la senatrice Marina Magistrelli, pasdaran, prodiana, quando celebra A'autoriforma e consapevole posizione" tenuta dalla Margherita "anche a dispetto di quanti, in questi ultimi giorni, hanno cercato dall'esterno in tutti i modi di forzare e orientare diversamente una libera scelta". Marini tace per tutta la giornata, ma a sera sbotta. E bolla come " ripugnante la posizione di quei compagni di partito che "votano contro il finanziamento pubblico ma sono pronti a correre per primi agli sportelli bancari per l'incasso ". Oggi della questione che ha spaccato la Margherita si discuterà, con Rutelli, nella riunione dell'esecutivo del partito. Se non bastassero le polemiche interne e quelle con gli alleati Ds, la Margherita è ancora alle prese con la dolorosa vicenda Mastella. La scorsa notte l'accordo per la divisione dei fondi sembrava fatto: Mastella e Rutelli si erano dati appuntamento nello studio del notaio ("Ma in due stanze separate perché io quello non lo voglio vedere", precisa il leader Udeur) per firmarlo, ma all'ultimo Mastella si è tirato indietro: troppo poche garanzie, "io di quelli non mi fido" . E cosi la trattativa è continuata per tutta la giornata di ieri: " Ma si tratta solo di dettagli tecnici che stanno per, essere risolti", minimizzano dalla Margherita. E l'Udeur, per bocca di Mauro Fabris, afferma di "non avere dubbi che la Margherita onorerà la parola data".
    "


    Cordiali saluti

  2. #2
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    Predefinito

    Passo falso del signor Rutelli, che incappa nel "conflitto di interessi" fra la funzione di capo partito e quello di capo coalizione? In ogni caso nel Centro-SINISTRA si litiga ogni giorno. Solo l'avversione viscerale al premier Berlusconi rappresenta un motivo d'unione fra tendenze ideali e politiche che appaiono sempre più divaricate. Persino rigurado ai bisogni economici delle organizzazioni politiche.

    da www.lastampa.it :

    " REQUISITORIA CONTRO LA QUERCIA: HA DIFFICOLTA´ ECONOMICHE, MA PRIMA DI APPROVARE LA LEGGE DOVEVA CONSULTARSI CON NOI
    Rutelli: i Ds hanno usato un metodo inaccettabile
    Dopo il voto sul finanziamento si spacca l´Ulivo

    ROMA

    Acque agitate all´interno dell´Ulivo. A dividere in maniera quasi verticale il centrosinistra questa volta non sono, però, le questioni politiche. Ma quelle economiche. E´ infatti ancora la legge sul finanziamento pubblico dei partiti, approvata giovedì al Senato, a scatenare un finimondo tra i Ds e la Margherita. Con la Quercia ferma sostenitrice della nuova normativa e la Margherita che a Palazzo Madama si è schierata per il no. Ieri, poi, è arrivata una vera e propria requisitoria di Francesco Rutelli contro l´alleato del «Botteghino». Nella riunione del suo esecutivo, l´ex sindaco di Roma è andato giù pesante nei confronti dei diessini. «Non era necessario usare un metodo così barbaro - ha attaccato -. In una coalizione non si agisce in questo modo: prima ci si confronta, e noi avremmo trovato un modo per aiutare i Ds. Hanno un indebitamento di mille miliardi e comprendiamo le loro difficoltà. Ma la discussione andava fatta alla luce del sole ». Nella sostanza la Margherita accusa da giorni il partner di aver stretto un patto con Forza Italia e Lega proprio per condurre in porto rapidamente la legge. Un patto su cui la coalizione non sarebbe mai stata consultata. «La legge approvata - ha insistito Rutelli - è di sistema e bisognava convocare tutta la coalizione. Io, che sono coordinatore dell´Ulivo, non ne sapevo niente». Anche il vicepresidente della Margherita, Arturo Parisi, non ha usato toni più morbidi. «Noi - ha sottolineato - ci battiamo contro chi ancora oggi tenta di egemonizzare e conduce trattative per conto proprio. I Ds hanno fatto passare quell´accordo sopra la nostra testa. Una cosa inaccettabile». La sfuriata dei vertici della Margherita, naturalmente, non poteva che scatenare la reazione dei Ds. Al «botteghino» l´espressione «metodo barbaro» riportata dalle agenzie, non è stata proprio digerita. Tra Rutelli e Fassino ci sarebbe stata anche una telefonata al fulmicotone. Alla fine, la Margherita ha dovuto emettere un comunicato per definire «inesatta, parziale e pittoresca» la ricostruzione dell´esecutivo e per smentire che Rutelli abbia usato la parola «barbaro». Una formula che in qualche modo ha rasserenato il clima visto che la segreteria diessina ha preso atto della smentita «sulle ricostruzioni false e denigratorie della discussione parlamentare sulla legge» ricordando che «la fiducia e il rispetto reciproco sono valori imprescindibili». Se in qualche modo Rutelli è riuscito a ricomporre i rapporti con l´alleato, qualche problemino è invece rimasto all´interno della Margherita. Nella stessa nota, si esclude qualsiasi «spaccatura» interna, eppure l´andamento dell´esecutivo era stato di tutt´altro tenore. Sul finanziamento pubblico, infatti, le posizioni di Democratici e Popolari si sono da sempre rivelate opposte. Una linea confermata al momento del voto . Tant´è che il capogruppo al Senato, Willer Bordon, ha accusato il coordinatore del partito, Dario Franceschini, di aver interferito insieme a Franco Marini per non far rispettare la linea contraria alla legge. «Le interferenze - ha risposto Franceschini - le ha fatte semmai Parisi con le sue interviste». Ma non solo. Il coordinatore ha difeso apertamente la nuova normativa facendo notare che il gruppo a Palazzo Madama si è spaccato in due su questo argomento senza che il capogruppo tentasse una mediazione. Gli uomini provenienti dal Ppi, del resto, non hanno mai nascosto il loro sostegno al finanziamento pubblico dei partiti. Forse anche per i debiti che il Ppi si porta ancora in eredità. «Però - ha ricordato Parisi - nessuno è entrato nella Margherita portandosi delle doti. Questo è un soggetto nuovo che non si può far carico delle situazioni precedenti ».

    Claudio Tito



    Saluti liberali

 

 

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