L’incidente sulla rotta dei clandestini
Valona
Nuova tragedia dell’emigrazione illegale nella baia di Valona, lo specchio di mare nel sud dell’Albania tragicamente famoso per essere il corridoio, spesso mortale, percorso dai clandestini che tentano di raggiungere l'Italia. L’altra notte un gommone carico di 33 albanesi si è scontrato con una delle motovedette della Guardia di Finanza italiana che da 4 anni pattugliano quel tratto di mare proprio per impedire il traffico dei clandestini. Nell’impatto un uomo e una donna sono morti, un’altra ventina di albanesi sono rimasti feriti ma solo due sono in gravi condizioni. La polizia albanese, raccogliendo le testimonianze dei superstiti, ritiene che almeno un uomo sia disperso e le ricerche, che sono tuttora in corso, non hanno finora consentito il suo ritrovamento. La magistratura albanese ha aperto un’inchiesta (il comandante della motovedetta della Gdf è già stato sentito informalmente), così come il procuratore militare di Roma, Antonino Intelisano, competente ad indagare sui fatti riguardanti i militari italiani all’estero. Stando ai primi risultati delle indagini i clandestini si erano imbarcati nella tarda serata dell’altro ieri dal promontorio di Punta linguetta, una striscia di terra che affaccia sulla parte meridionale della baia. Ciascuno aveva pagato 100mila Lek, pari a circa 750 Euro. La polizia ha già arrestato il mediatore che aveva messo in contatto gli albanesi con gli scafisti: questi ultimi sono stati identificati ma non ancora catturati. Giunto a poco meno di 400 metri dalla costa, il gommone è stato intercettato da una motovedetta della Guardia di finanza. Come è usuale in queste circostanze, l’unità italiana ha iniziato una serie di manovre tecniche per indurre l'imbarcazione a invertire la rotta e rientrare verso terra. Gli scafisti hanno tentato di aggirare lo sbarramento zigzagando tra le onde di un mare particolarmente agitato e il buio pesto della notte. E’ in queste condizioni che, secondo i finanzieri, interrogati anche dalla polizia albanese, il gommone si è schiantato contro la fiancata destra della motovedetta che ha subito anche una falla. Tra i superstiti albanesi c'è però chi fornisce una versione diversa: «perché la motovedetta all’improvviso ha spento le luci di bordo e noi ce la siamo ritrovata addosso» avrebbero detto alcuni di essi. Tra i clandestini sbalzati in acqua c'era una donna, che è morta, mentre un uomo è stato tratto in salvo. Anche i due scafisti sono finiti in acqua ma - secondo la versione della Gdf - sono riusciti a risalire sul gommone, facendo ritorno verso terra e scaricando sul promontorio di Karaburun 26 superstiti e un morto, il secondo provocato dalla collisione. I due scafisti sono invece fuggiti. Gli investigatori hanno interrogato i clandestini scampati alla tragedia, disponendo controlli oltre che sul gommone ritrovato a Karaburun, anche sulla motovedetta italiana, rimorchiata nel frattempo nella base di Saseno. Il ministro dell’interno Stefan Cipa ha presieduto immediatamente una riunione operativa presso il commissariato di Valona dando ordine di allargare le ricerche per «la cattura immediata degli scafisti». In serata l’opposizione albanese ha protestato in parlamento accusando la Guardia di finanza di «gravi responsabilita» per l'accaduto. Spartak Ngjela, segretario per le relazioni pubbliche del partito democratico di Sali Berisha, ha chiesto la costituzione di una commissione di indagine «per rivedere il mandato della Guardia di Finanza in Albania».




Rispondi Citando