Un sentiero privato di 800 metri da casa al mare
Rete e filo spinato tra la macchia:
abuso di un turista a Porto Istana
di Enrico Gaviano
OLBIA. La spiaggetta si chiama «Le tre sorelle». È un angolo di paradiso sulla costa a sud di Olbia, proprio dietro il promontorio di Porto Istana, a Murta Maria. Mare azzurrissimo, sabbia bianca, due o tre ombrelloni lungo l'arenile, qualche imbarcazione che dondola sulla piccola baia. Alle tre sorelle si può arrivare dal mare, oppure, sino a poco tempo fa, percorrendo alcune piccole mulattiere.
------------------------------------------------------------------------
OLBIA. La spiaggetta si chiama «Le tre sorelle». È un angolo di paradiso sulla costa a sud di Olbia, proprio dietro il promontorio di Porto Istana, a Murta Maria. Mare azzurrissimo, sabbia bianca, due o tre ombrelloni lungo l'arenile, qualche imbarcazione che dondola sulla piccola baia. Alle tre sorelle si può arrivare dal mare, oppure, sino a poco tempo fa, percorrendo alcune piccole mulattiere.
Da poco più di un mese, da terra, il percorso è uno solo: circa ottocento metri di viottolo ondulato. Uno sterrato chiuso ai lati da una rete metallica alta due metri, in cima il filo spinato. Un abuso bello e buono. Ma, soprattutto, un pugno in un occhio. L'impatto ambientale è assolutamente pazzesco. Questa «opera d'arte» dell'uomo è visibile sia dalla collinetta di Porto Istana che sovrasta la costa, sia dal mare. Proprio dal mare, alcuni giorni fa, il viottolo era stato notato da alcuni diportisti che si recavano al Festival cinematografico di Tavolara. Stupore, sgomento ma nessuna rassegnazione. Si è passati subito ai fatti. Le segnalazioni sono fioccate numerose e si sono aggiunte alle decine già partite dagli abitanti e frequentatori della zona.
Fra quelli che hanno visto di persona da una barca questa oscenità, anche Livio Fideli, l'assessore all'Urbanistica di Olbia, comune di cui fa parte anche Murta Maria. A lui e al sindaco Settimo Nizzi sono arrivate tante telefonate di protesta.
«Un autentico scempio - rileva l'assessore di Forza Italia -. Ci siamo subito attivati per vederci chiaro e abbiamo scoperto che il proprietario del terreno aveva presentato quest'anno una domanda per effettuare quei lavori. Non ha mai avuto il permesso per eseguirli. Ma, evidentemente, è andato avanti lo stesso».
Il terreno ricade in zona H, cioè non è possibile tagliare neanche un rametto di cisto se non dopo aver avuto un regolare permesso dalla guardia forestale e dal comune. Il proprietario è Egisto Lenzi, imprenditore di Prato. Deve aver pensato che, siccome la proprietà era sua, poteva evidentemente muoversi a suo piacimento. Così gli operai si sono messi al lavoro, hanno spianato circa ottocento metri di macchia mediterranea, messo i pali in alluminio, le reti e issato il filo spinato. Le altre mulattiere che conducevano alla strada terminano tutte su quella rete. Se qualcuno si avventura dalla collinetta, verso il basso, viene fermato dai pietosi abitanti delle case che avvertono: «E' inutile scendere giù, il passaggio per la spiaggia è sbarrato da qualche tempo».
«Questi lavori hanno provocato un risultato assolutamente tremendo - dice il consigliere comunale Gesuino Satta, che ha una casa nella zona -. Sono stati svolti velocemente, forse perchè gli autori temevano di essere interrotti».
Già ieri mattina si sono presentati nella zona i vigili dell'antiabusi. Hanno fatto alcuni rilevamenti, ma non hanno potuto notificare niente al proprietario, perchè non l'hanno trovato sul posto. Oggi verrà effettuato un nuovo tentativo. Sicuramente occorrerà abbattere al più presto le reti, non solo per eliminare in parte il danno all'ambiente, ma anche per una questione di sicurezza. Se, malauguratamente, qualcuno dovesse trovarsi nel mezzo del viottolo durante un incendio, rischierebbe di fare una brutta fine, visto che non esistono vie di fuga ai lati.
http://www.lanuovasardegna.it




Rispondi Citando