LA VOCE DI RIMINI 5 settembre 2002
"La politica? Qui si riduce alla caccia ai favori e ai posti"
'Clamoroso' attacco del Pri agli alleati Ds e Ppi e a TuttoSantarcangelo: "Troppa propaganda e aria di regime"
SANTARCANGELO
Quando la bacheca ritorna un tazebao.
Lancia 'messaggi' politicamente piuttosto forti il segretario dell'Edera locale Daniele Bronzetti dallo spazio espositivo a disposizione dei Repubblicani a qualche metro da piazza Ganganelli. Un jaccuse diretto e perentorio ai due schieramenti con cui il Pri condivide la coalizione di governo, che segue precedenti 'mal di pancia' del Ppi (mai però tanto roboanti, e soprattutto a tal punto ufficiali e pubblici), che aveva a sua volta già puntato l'indice in diverse occasioni contro la 'gestione' della squadra di governo. Bronzetti parte subito in quarta parlando di "accozzaglie malsortite di politici di partito che non dialogano, hanno crisi esistenziali e pretendono di essere protagonisti a discapito di ogni regola di convivenza e coabitazione sotto lo stesso tetto amministrativo" e prosegue con un crescendo incalzante: "Verso di noi c'è il silenzio più totale: veniamo informati dai giornali di direttivi unificati, di accordi tra i due partiti di coalizione col Pri, di incarichi... Questo è rispetto per un partito che ha un assessore in giunta?". Un interrogativo aperto cui seguono ulteriori attacchi: "La politica a Santarcangelo è carente di idee, proposte, uomini e strategie. Tutto si risolve in un basso dialogo 'pro-partes' per avere più favori e più posti degli altri. E come considerare da repubblicani le giunte politiche convocate ignorando le segreterie e chiudendo dunque di fatto fuori da ogni gioco i partiti alleati? Ciò dimostra estrema debolezza organizzativa e notevole insicurezza tattica". Il segretario specifica però in chiusura della lunga disamina che non si tratta di uno sfogo antecedente una possibile uscita dalla giunta: "Il Partito Repubblicano Italiano arriverà, per rispetto questo sì, fino in fondo, ma mai sarà a fianco (in coalizione) di Rifondazione comunista. E mai farà da mozzo sulla barca del centrosinistra". E non è tutto. Nel mirino di Bronzetti, nella medesima bacheca, finisce anche il periodico d'informazione comunale TuttoSantarcangelo. 'Bollato' come "poco divulgativo dell'azione amministrativa e molto propagandistico a favore di pochi partiti" e 'colpevole' a detta del segretario di "escludere completamente l'opposizione" e di "marcare più su certe azioni a modo di propaganda elettorale". Tanto che il direttivo dell'Edera chiede "meno lodi, meno imbrodi, più voci del coro e meno aria 'di regime'".
Nicola Strazzacapa
LA VOCE DI RIMINI 5 settembre 2002
"La politica? Qui si riduce alla caccia ai favori e ai posti"
'Clamoroso' attacco del Pri agli alleati Ds e Ppi e a TuttoSantarcangelo: "Troppa propaganda e aria di regime"
SANTARCANGELO
Quando la bacheca ritorna un tazebao.
Lancia 'messaggi' politicamente piuttosto forti il segretario dell'Edera locale Daniele Bronzetti dallo spazio espositivo a disposizione dei Repubblicani a qualche metro da piazza Ganganelli. Un jaccuse diretto e perentorio ai due schieramenti con cui il Pri condivide la coalizione di governo, che segue precedenti 'mal di pancia' del Ppi (mai però tanto roboanti, e soprattutto a tal punto ufficiali e pubblici), che aveva a sua volta già puntato l'indice in diverse occasioni contro la 'gestione' della squadra di governo. Bronzetti parte subito in quarta parlando di "accozzaglie malsortite di politici di partito che non dialogano, hanno crisi esistenziali e pretendono di essere protagonisti a discapito di ogni regola di convivenza e coabitazione sotto lo stesso tetto amministrativo" e prosegue con un crescendo incalzante: "Verso di noi c'è il silenzio più totale: veniamo informati dai giornali di direttivi unificati, di accordi tra i due partiti di coalizione col Pri, di incarichi... Questo è rispetto per un partito che ha un assessore in giunta?". Un interrogativo aperto cui seguono ulteriori attacchi: "La politica a Santarcangelo è carente di idee, proposte, uomini e strategie. Tutto si risolve in un basso dialogo 'pro-partes' per avere più favori e più posti degli altri. E come considerare da repubblicani le giunte politiche convocate ignorando le segreterie e chiudendo dunque di fatto fuori da ogni gioco i partiti alleati? Ciò dimostra estrema debolezza organizzativa e notevole insicurezza tattica". Il segretario specifica però in chiusura della lunga disamina che non si tratta di uno sfogo antecedente una possibile uscita dalla giunta: "Il Partito Repubblicano Italiano arriverà, per rispetto questo sì, fino in fondo, ma mai sarà a fianco (in coalizione) di Rifondazione comunista. E mai farà da mozzo sulla barca del centrosinistra". E non è tutto. Nel mirino di Bronzetti, nella medesima bacheca, finisce anche il periodico d'informazione comunale TuttoSantarcangelo. 'Bollato' come "poco divulgativo dell'azione amministrativa e molto propagandistico a favore di pochi partiti" e 'colpevole' a detta del segretario di "escludere completamente l'opposizione" e di "marcare più su certe azioni a modo di propaganda elettorale". Tanto che il direttivo dell'Edera chiede "meno lodi, meno imbrodi, più voci del coro e meno aria 'di regime'".
Nicola Strazzacapa
RESTO DEL CARLINO 10 settembre 2002
Forlì ha dimenticato il carcere»
Cosa succede nel carcere di Forlì? L'attuale struttura della Rocca è realmente idonea a «ospitare» con tutte le garanzie i detenuti e gli agenti di polizia penitenziaria? Non sarebbe più opportuno restituire lo storico edificio alla città e trasferire il carcere in una nuova e più funzionale struttura? Sono domande nell'aria ormai da anni a Forlì e che tornano d'attualità ogni volta che un evento tragico o clamoroso — dai suicidi in cella alle proteste delle guardie — riportano all'attenzione delle istituzioni una struttura che invece normalmente viene tenuta nel dimenticatoio da tutti.
Il Carlino ha provato a dare uno scossone a questa situazione, non solo raccontando puntualmente la cronaca, ma indirizzando direttamente al ministero la richiesta che il carcere si «apra» per un giorno alla città e ai suoi testimoni: i giornalisti del Carlino. Luca Bartolini, presidente provinciale di Alleanza nazionale, ha raccolto l'appello e, facendo seguito al suo interessamento per le vicende della Rocca, si è detto disponibile ad accompagnarci in un eventuale «sopralluogo» all'interno del carcere.
C'è poi un altro politico forlivese che, sia per i suoi «trascorsi» sia per il suo interessamento continuo, ha parecchie cose da dire sul carcere.
Si tratta del consigliere comunale repubblicano Lauro Biondi: qualche anno fa passò, suo malgrado, qualche giorno «ospite» della Rocca per il suo coinvolgimento in un'inchiesta giudiziaria su presunti illeciti urbanistici. Dopo molti anni Biondi è uscito completamente innocente dall'inchiesta — ed è pertanto in attesa di un risarcimento — ma con grande sensibilità e correttezza non ha «cancellato» l'esperienza ed anzi due anni fa è tornato in «visita» al carcere per verificare le condizioni di vita dei detenuti e quelle di lavoro degli agenti. «Già allora la situazione era sull'orlo dell'allarme vero e proprio — dice Biondi — ma, nonostante i fondi per il nuovo carcere fossero previsti dal piano per l'edilizia carceraria, nessuno si è preoccupato di affrontare il problema in sede di discussione del Piano regolatore generale del Comune di Forlì». Per il consigliere repubblicano sono stati inutilmente persi due anni: «Gli amministratori comunali forlivesi non hanno brillato, al solito, per trasparenza. In consiglio comunale non è mai stato toccato l'argomento. Il carcere sembra un problema dimenticato da tutti, finchè non succede una tragedia». Biondi sollecita gli amministratori ad affrontare il problema del trasferimento del carcere: «Si dovrebbe individuare una sede a cavallo delle province di Forlì e Ravenna per dare alla struttura una valenza interprovinciale».
cronaca.
forli@ilrestodelcarlino.it
di Marco Principini
RESTO DEL CARLINO 10 settembre 2002
Forlì ha dimenticato il carcere»
Cosa succede nel carcere di Forlì? L'attuale struttura della Rocca è realmente idonea a «ospitare» con tutte le garanzie i detenuti e gli agenti di polizia penitenziaria? Non sarebbe più opportuno restituire lo storico edificio alla città e trasferire il carcere in una nuova e più funzionale struttura? Sono domande nell'aria ormai da anni a Forlì e che tornano d'attualità ogni volta che un evento tragico o clamoroso — dai suicidi in cella alle proteste delle guardie — riportano all'attenzione delle istituzioni una struttura che invece normalmente viene tenuta nel dimenticatoio da tutti.
Il Carlino ha provato a dare uno scossone a questa situazione, non solo raccontando puntualmente la cronaca, ma indirizzando direttamente al ministero la richiesta che il carcere si «apra» per un giorno alla città e ai suoi testimoni: i giornalisti del Carlino. Luca Bartolini, presidente provinciale di Alleanza nazionale, ha raccolto l'appello e, facendo seguito al suo interessamento per le vicende della Rocca, si è detto disponibile ad accompagnarci in un eventuale «sopralluogo» all'interno del carcere.
C'è poi un altro politico forlivese che, sia per i suoi «trascorsi» sia per il suo interessamento continuo, ha parecchie cose da dire sul carcere.
Si tratta del consigliere comunale repubblicano Lauro Biondi: qualche anno fa passò, suo malgrado, qualche giorno «ospite» della Rocca per il suo coinvolgimento in un'inchiesta giudiziaria su presunti illeciti urbanistici. Dopo molti anni Biondi è uscito completamente innocente dall'inchiesta — ed è pertanto in attesa di un risarcimento — ma con grande sensibilità e correttezza non ha «cancellato» l'esperienza ed anzi due anni fa è tornato in «visita» al carcere per verificare le condizioni di vita dei detenuti e quelle di lavoro degli agenti. «Già allora la situazione era sull'orlo dell'allarme vero e proprio — dice Biondi — ma, nonostante i fondi per il nuovo carcere fossero previsti dal piano per l'edilizia carceraria, nessuno si è preoccupato di affrontare il problema in sede di discussione del Piano regolatore generale del Comune di Forlì». Per il consigliere repubblicano sono stati inutilmente persi due anni: «Gli amministratori comunali forlivesi non hanno brillato, al solito, per trasparenza. In consiglio comunale non è mai stato toccato l'argomento. Il carcere sembra un problema dimenticato da tutti, finchè non succede una tragedia». Biondi sollecita gli amministratori ad affrontare il problema del trasferimento del carcere: «Si dovrebbe individuare una sede a cavallo delle province di Forlì e Ravenna per dare alla struttura una valenza interprovinciale».
cronaca.
forli@ilrestodelcarlino.it
di Marco Principini
RESTO DEL CARLINO 14 settembre 2002
Zoli (Pri)
si è dimesso
FORLI'
Ha lasciato la carica di consigliere comunale il capogruppo del Partito Repubblicano Antonio Zoli, politico 'storico' di Forlimpopoli (è stato consigliere anche nella passata legislatura e alla fine degli anni '80). Motivo dell'addio l'intricata questione Hera, che ha spaccato quasi tutti i partiti in Romagna.
Zoli è uscito dall'aula al momento della votazione criticando la maggioranza e l'approvazione della fusione di Unica con la Seabo di Bologna. «Credo che ci sia un limite a tutto – dice dopo aver spedito la lettera di dimissioni al sindaco – In questi casi bisogna guardarsi allo specchio, Hera va troppo a discapito dei cittadini». Sulla scelta di Hera Zoli appare in rotta di collisione anche col suo partito, a livello regionale favorevole alla fusione L'ex capogruppo repubblicano verrà rimpiazzato in Consiglio da Matteo Bagnoli.
RESTO DEL CARLINO 20 settembre 2002
«Ma il Pri sta con La Malfa»
«Il Pri non può prescindere da Giorgio La Malfa». Lo ribadisce Francesco Nucara, segretario nazionale dell'Edera, intervenendo sia per puntualizzare alcuni concetti espressi nella sua intervista pubblicata ieri dal Carlino sia per « chiarire agli amici romagnoli che il senso di lealtà deve essere un patrimonio culturale e non un espediente tattico». Nucara, inoltre, sottolineando come il titolo dell'intervista 'Questo Pri può stare a sinistra' sia «contradditorio» con il suo pensiero e precisa che «il Pri deve essere leale con gli elettori ai quali ha chiesto il voto per un programma e per un'allenaza. A livello locale — continua — non può e non deve per le prossime consultazioni stare con chi gli pare se non concordando con la segreteria nazionale strategie di collocazione politica che per principio devono essere in linea con le scelte congressuali nazionali». Il segretario dell'Edera, infine, specifica come esista «un rapporto conflittuale tra la dirigenza nazionale del Pri, nella figura del presidente e del segretario, e gli organismi repubblicani romagnoli tanto da indurre questi ultimi a contrapporre alla presidenza di Giorgio La Malfa, l'amico Widmer Valbonesi di Forlì».