Wall Street a un passo
dal crollo definitivo
di Giuseppe Turani
Milano. Ancora più di ieri, ormai, gli operatori sperano in un provvidenziale rimbalzo tecnico. Ma le speranze sono sempre minori. E quindi sono tutti sono lì con il fiato sospeso, in attesa che apra Wall Street, dove ormai il Nasdaq è a un soffio di quota 1200: lo sfondamento di questa quota (solo importante dal punto di vista psicologico, a questo punto) potrebbe avere effetti disastrosi e devastanti. Ma non è detto che lo sfondamento in questione non avvenga proprio questa sera.
Risparmiatori in fuga
Per i risparmiatori, in un certo senso, non ci sono problemi: basta che continuino a stare alla larga dalle Borse, che, secondo un operatore, "a questo punto possono andare ovunque". Le incertezze sono troppe per fare gli spiritosi. I prezzi sono anche interessanti, ormai, ma la situazione rimane ancora troppo carica di rischi.
I possibili rimedi
Adesso si tocca con mano quanto sia stata fin qui inefficace l'azione del presidente Bush. Di fatto le sue iniziative sono passate sopra il mercato e l'Orso nemmeno se ne è accorto. La sensazione che si respira sui mercati è che la crisi, rimbalzi tecnici a parte, stia arrivando a un punto di gravità estrema. E questo per la semplice ragione che se fino a ieri avevamo un certo numero di società che avevano falsificato i conti, adesso nell'imbroglio cominciano a affacciarsi due delle più grandi (e rispettate, fino a poche ore fa) banche d'affari internazionali. E sempre di più risulta evidente che anche la Casa Bianca non è lontana da questi scandali e da queste pratiche finanziarie disinvolte.
Fuori Bush e Cheney
Nel mondo degli operatori si comincia a dire che Bush, a questo punto, dovrebbe dare un segnale fortissimo. E questo segnale non può che essere il licenziamento di Cheney, accompagnato a un insieme robusto di nuove norme tendenti a fare ordine sui mercati. Cacciando Cheney la Casa Bianca darebbe la prova che non si guarda in faccia a nessuno e che la rispettabilità e la trasparenza dei mercati finanziari sono davvero il primo valore di cui avere cura. Insomma, la tesi più diffusa oggi è che solo la politica può intervenire a salvare i mercati, ma deve farlo con un taglio netto rispetto al passato. I discorsi di incoraggiamento e le mezze misure non servono a niente. Anche perché non è detto che sotto la polvere di Wall Street non ci siano altri scandali, magari anche più consistenti di quelli venuti a galla fin qui. E' difficile, ad esempio, pensare che le due banche abbiano agito da sole (in difesa della Enron) e che non abbiano coinvolto altri operatori e altre banche.
La Casa Bianca nel ciclone
Ma le paure degli operatori non si fermano qui. Si comincia a tenere che, se Bush continuerà a non fare nulla e a stare fermo, alla fine potrebbe anche giocarsi la presidenza. Insomma, se non si libera di Cheney e se n on emana subito misure drastiche, a un certo punto potrebbe scoprire di dover sacrificare se stesso per ridare alla Casa Bianca la credibilità e l'autorità morale necessarie per intervenire e salvare i mercati. Questi ultimi, insomma, stanno correndo il serio rischio di ritrovarsi in mezzo alla bufera e con una Casa Bianca paralizzata e incapace di fare quello che deve. Agosto si annuncia davvero come un mese terribile.
(24 luglio 2002)




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