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    Predefinito Impronte di fuoco, ovvero il Museo delle Anime del Purgatorio

    Dal sito http://www.controluce.it/index.htm

    Il Piccolo Duomo di Milano
    di Luca Ceccarelli



    La Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio è stata innalzata per merito di padre Vittore Jouet, marsigliese, fondatore dell’associazione del Sacro Cuore di Gesù per il Suffragio delle anime del Purgatorio. Nel 1893 ottenne dal vicariato l’autorizzazione a costruire un terreno in via dei Cosmati, in Prati. Contemporaneamente acquistò un ampio terreno edificabile sul lungotevere Prati, dove l’anno successivo venne posta la prima pietra della più grande chiesa da dedicare al Sacro Cuore del Suffragio.
    Caratteristica di tale edificio di culto, progettato dal bolognese Giuseppe Gualandi, è quella di essere interamente in simil gotico, tanto da aver meritato la definizione di "piccolo duomo di Milano". Interessante, in una città come Roma, in cui esiste un unico esempio di chiesa gotica, Santa Maria sopra Minerva, vicino al Pantheon (la cui facciata, peraltro, è quattrocentesca). Vi sono poi altri "casi" di simil gotico, mai accentuati come questo. Il gotico a Roma è sempre "allarmante": vediamo, in questo caso, cosa c’è sotto, anzi, a lato della chiesa.
    A fianco della chiesa, troviamo il Museo delle Anime del Purgatorio. Un tempo, al posto del museo esisteva una cappella dedicata alla Madonna del Rosario. Il 15 settembre 1897 scoppiò un incendio, e quando questo venne domato i fedeli si accorsero che ai margini di una parete dell’altare era rimasta l’immagine di un volto, che, si disse, apparteneva ad un’anima del Purgatorio (tuttora presente in una riproduzione fotografica nel museo). Tale apparizione spinse padre Jouet a viaggiare attraverso l’Italia e altri paesi per cercare altre testimonianze sulle anime purganti. Il frutto delle sue ricerche è la raccolta che oggi si conserva.
    Un museo di bizzarre e allucinate reliquie, senza dubbio affascinanti e conservate tuttavia con grande rispetto, stoffe, tavolette, libri, fotografie, corredate di scritte che ne illustrano la vicenda. Ne riportiamo qui alcune per la curiosità del lettore:
    "Impronte lasciate su una tavoletta di legno, sul panno della manica della tonaca e sulla tela della camicia della venerabile madre Isabella Fornari, badessa delle Clarisse di Todi, dal defunto padre Panzini, Abbate olivetano di Mantova, il 1° novembre 1731".
    "Impronte di fuoco di un dito lasciato dalla pia suor Maria di San Luigi Gonzaga, apparsa a suor Margherita del Sacro Cuore la notte fra il 5 e il 6 giugno 1894".
    La relazione è conservata nell’archivio del monastero di Santa Chiara del Bambin Gesù di Bastia (Perugia) e racconta come la suddetta suor Maria di San Luigi Gonzaga, soffrendo da circa due anni di petto, con forti febbri, tossi e asma, fosse presa da scoraggiamento e quindi dal desiderio di morire subito, per non più soffrire. Però, essendo molto fervorosa, a una esortazione della sua superiora si rimise con calma alla volontà di Dio. Alcuni giorni dopo, la mattina del 5 giugno 1894, santamente spirò.
    "Apparve a suor Margherita del Sacro Cuore la notte tra il 5 e il 6 giugno, vestita da clarissa, circondata da ombre ma riconoscibile, e alla meraviglia di questa rispose di trovarsi in Purgatorio, dove doveva rimanere venti dì per espiare il suo moto d’impazienza alla volontà d’Iddio. Chiese preghiere e per attestare sua reale apparizione posò l’indice sulla federa del cuscino e promise di tornare.
    Riapparve alla medesima suora il 20 e il 25 giugno dello stesso anno per ringraziare e dare avvisi spirituali alla comunità, prima di volarsene al cielo".
    "Impronta di fuoco lasciata su un libro di Margherita Demmerlé della parrocchia di Ellingen, nella Diocesi di Metz, dalla suocera apparsale trenta anni dopo la morte; 1814-15.
    La defunta appariva in costume del paese come pellegrina, scendeva dalle scale di casa al granaio, gemeva e guardava con tristezza la nuora, quasi per chiederle qualcosa. Infatti Margherita Demmerlé, consigliata dal parroco, le rivolse un giorno la parola ed ebbe questa risposta: "Sono tua suocera morta di parto trent’anni fa, va in pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora di Marienthal e quivi fa celebrare due sante messe per me".
    Dopo il pellegrinaggio appare nuovamente la defunta per annunziare a Margherita la sua liberazione dal Purgatorio; e ad essa, che sempre per consiglio del parroco domandava un segno, lascia gemendo e posando la mano sul libro (L’Imitazione di Cristo) il segno delle bruciature. Poi tutta luminosa, sparisce per sempre".
    "Impronta di fuoco che lasciò il defunto Giuseppe Schitz toccando con l’estremità delle cinque dita della mano destra il libro di preghiere in lingua tedesca di suo fratello Giorgio, il 21 dicembre 1838 a Stralbe (Lorena). Il defunto chiedeva preghiere di suffragio per riparare alla sua poca pietà in vita."
    "Grande facsimile fotografico (l’originale si conserva a Vinnenberg) di una impronta di fuoco lasciata il sabato 13 ottobre 1696 sullo zinale di Suor Margherita Maria Herendorps, religiosa conversa del monastero benedettino di Vinnenberg, presso Warendorf (Westphalia), dalla mano della defunta suor Chiara Scholers, religiosa corista del medesimo ordine, morta di peste nel 1637".
    Nel basso della fotografia c’è l’impronta di fuoco lasciata dalla stessa suora sopra una striscia di tela.
    "Fotografia di impronta lasciata dalla defunta signora Leleux sulla manica della camicia di suo figlio Giuseppe nella sua apparizione nella notte del 21 giugno 1789 a Wodecq-Mos (Belgio)".
    Secondo il racconto del figlio, la madre, che era morta da ventisette anni, gli apparve la notte del 21 giugno 1789 dopo che per undici notti di seguito egli aveva inteso rumori (che lo avevano spaventato e reso quasi malato), ricordandogli obblighi di sante Messe, come da legato paterno, rimproverandogli la vita dissipata e pregandolo di cambiare condotta e di lavorare per la chiesa.
    "Quindi pose una mano sulla camicia lasciando un’impronta visibilissima. Giuseppe Leleux si convertì, fondò una congregazione di pii laici e morì in odore di santità il 19 aprile 1825".
    Infine, una berretta con fiocco lunga 45 centimetri, forse il pezzo più affascinante della collezione, la cui storia è quella che si legge qui sotto:
    "Apparizione del 1875 di Luisa Le Sénechal nata Chanviers, morta il 7 maggio 1873, a suo marito Luigi Le Sénéchal nella sua casa di Ducey (Manche: Francia) per chiedergli preghiere e lasciandogli come segno l’impronta di fuoco di cinque dita sul berretto da notte".
    Secondo il racconto autenticato della apparizione, la bruciatura sul berretto da notte fu fatta dalla defunta signora Le Sénéchal perché il marito documentasse con un segno visibile, alla figlia, la richiesta celebrazione di sante Messe.

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  2. #2
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    Dal sito http://www.agphapress.it/

    LE MANI ROVENTI
    Un tempo, le si attribuiva alle "anime del purgatorio". Sono un fenomeno sconcertante e documentato. A Roma c’è un "museo" che le conserva
    di Giulia Busoni

    Uno dei fenomeni "insoliti" più sconcertanti è quello delle "impronte roventi", lasciate da presunti fantasmi e apparizioni, impresse sotto forma di chiare bruciature su oggetti diversi, quali indumenti, tavoli, stipiti di porte, libri ecc., e sempre riproducenti la forma di una mano, in carne o scheletrica, oppure anche soltanto la punta di singole dita.

    Nel passato, la credenza popolare attribuiva queste impronte di fuoco alle "povere anime" del purgatorio, che con questo messaggio indelebile e drammatico si raccomandavano al ricordo e alla preghiera dei vivi.

    Ripetutamente osservato nel corso dei secoli, il fenomeno delle impronte roventi è provato non solo dalla tradizione popolare ma anche da autorevoli studiosi, i quali ci hanno fornito una ineccepibile documentazione.

    Secondo Julius Hartmann, le impronte sono dovute a una corrente elettrica che si libererebbe nelle materializzazioni. Come esempio Hartmann cita il caso di Elisabetta Esslinger, una sensitiva la cui esperienza è riportata da Justinus Kerner. Durante una seduta, prima di porgere la mano a una "povera anima" liberata dalle sue preghiere, la Esslinger l’avvolse per precauzione in un fazzoletto e fece bene, perché "numerose scintille si sprigionarono dalla stretta" e lasciarono sul fazzoletto tracce di bruciature aventi la forma di dita.

    A Roma, sul Lungotevere Prati, presso la chiesa del Sacro Cuore dedicata alle Anime Purganti, vi è una raccolta, unica nel suo genere, di cimeli che si riferiscono al fenomeno delle impronte roventi [si veda in questo stesso numero l’articolo a pag. 14].

    Conservate sotto vetro, si trovano impronte di "mani roventi", quali quella della minuscola mano di Suor Chiara Schollers, una religiosa del convento delle Benedettine di Vinneberg, in Westfalia (Germania), morta di peste nel 1637, stampata sul rozzo grembiule di una conversa del suo stesso ordine. V’è quella scheletrica impressa il 24 giugno 1789 da una certa signora Leleux di Wodecq-Mos (in Belgio) sulla camicia di suo figlio Giuseppe; e, infine, la "mano rovente" dell’abate olivetano P. Panzini di Mantova, il quale apparve nel novembre 1731 alla venerabile madre Isabella Fornari, badessa delle Clarisse di Todi. L’abate lasciò più di un’impronta: la sua mano sinistra, corredata di una croce, si impresse su una tavoletta di cui madre Isabella si serviva per il lavoro di ricamo; una seconda impronta, sempre della stessa mano, è rimasta visibile su un foglio di carta. La terza impronta, questa volta della mano destra, venne lasciata sulla manica della tonaca della religiosa e bruciò la spessa lana dell’abito insieme con la camicia che vi era sotto. Nel piccolo e singolare museo si trovano, inoltre, alcuni libri di preghiera con pagine forate da parte a parte dalle impronte di dita roventi. Tra queste, senza dubbio le più impressionanti, perché le più profonde, sono quelle di Joseph Schitz e da lui impresse sul libro di preghiere di suo fratello Giorgio, allorché gli apparve nel dicembre del 1838 a Sanable (in Lorena) per domandargli preghiere di suffragio.

  3. #3
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    Non l’ho mai visto, ma ho letto che il cosiddetto “museo” è tutto racchiuso in una grande teca oblunga, una specie di enorme quadro, sistemato in un breve e mal illuminato corridoio che conduce alla sagrestia… Qui sono raccolte le reliquie che, nelle intenzioni di Padre Jouet, avrebbero dovuto ricordare ai fedeli che esiste un aldilà, dove saremo chiamati a rispondere delle nostre azioni. Il missionario francese era convintissimo di averne le prove e, grazie a questo museo, voleva farle conoscere a quante più persone possibile. Nel corso dei suoi viaggi, trovò numerosissime impronte di fuoco e le portò tutte a Roma, per esporle nella casa adiacente alla chiesa del Sacro Cuore del Suffragio. Qui il pubblico potè ammirare l’intera, straordinaria collezione fino al 1920, quando Padre Jouet effettuò una selezione tra i reperti esposti per eliminare tutti i casi dubbi. In seguito, altri pezzi si deteriorarono e vennero tolti, e ora ne rimangono poco più di una decina.



  4. #4
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    Predefinito Relazione Veridica dell'apparizione di un'anima del Purgatorio


  5. #5
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    Le impronte di fuoco, dette anche "impronti mirabili di mano brustolata" ( ), sarebbero dovute a una specie di corrente elettrica che si libererebbe durante le materializzazioni.


  6. #6
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    Caro pcosta, sei davvero una miniera di curiosità cartacee tanto generosa quanto inesauribile... Anche questo gioiellino proviene dai documenti paterni? E, se posso permettermi, cos'è? A quando risale?

  7. #7
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    Si tratta di un piccolo manifesto a stampa (quarto di folio) che conservavo fra le "curiosità".
    Pur essendo indicate ora, giorno e mese del "prodigio", manca ogni indicazione realtiva all'anno.
    Tuttavia, una rapida ricerca su Internet (che Dio l'abbia in gloria) mi ha permesso di trovare un riferimento all'Arcivescovo Jesse Perckhofer che certifica la veridicità della Relazione, il quale avrebbe consacrato una chiesa nel Sud-Tirolo il 6 settembre 1657.
    Possiamo quindi datare l'oggetto alla metà del diciassettesimo secolo; epoca quanto mai indicata per olocausti di streghe e mani brustolate che marchiano a fuoco il sonno della ragione degli uomini di quell'epoca.


    Saltern-Schlern - Kirche Maria Hilfe

    G e s c h i c h t e : Eine der Gottesmutter geweihte Kirche wird
    bereits im 14. Jahrhundert urkundlich erwähnt. Im Jahre 1648 entstand
    auf dem Areal des alten Gotteshauses ein völlig neuer, einfach
    ausgeführter Bau. Die Jahreszahl auf dem Türsturz weist auf das
    Entstehungsjahr hin. Die Kirche wurde am 6. September 1657
    vom Brixner Weihbischof Jesse Perckhofer zu Ehren Mariens
    von der immerwährenden Hilfe und der Hl. Katharina eingeweiht.

    Um 1700 erhielt die Kirche einen neuen Altar.

  8. #8
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    Uno dei reperti custoditi presso il Museo delle Anime del Purgatorio. A lasciare su una tavoletta la traccia del palmo della mano, e addirittura il segno di una croce, sarebbe stata l'anima di Padre Panzini, abate di Mantova, intorno al 1731. Non è la sola impronta "attribuita" a questa entità.

  9. #9
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    In Origine Postato da Tomás de Torquemada

    Uno dei reperti custoditi presso il Museo delle Anime del Purgatorio. A lasciare su una tavoletta la traccia del palmo della mano, e addirittura il segno di una croce, sarebbe stata l'anima di Padre Panzini, abate di Mantova, intorno al 1731. Non è la sola impronta "attribuita" a questa entità.
    Infatti…



    … anche questa è un’impronta attribuita a Padre Panzini. Si trova sulla tonaca di madre Isabella Ferrari, badessa delle Clarisse di Todi, ed è esposta al Museo delle Anime del Purgatorio.





    Questa invece è l’impronta che lasciò l'"anima" di Giuseppe Schitz toccando con l’estremità delle dita della mano destra il libro di preghiere di suo fratello Giorgio. Schitz chiedeva preghiere di suffragio per rimediare alla sua scarsa pietà in vita.

 

 

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