Di GILBERTO ONETO
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Ho collaborato a questo giornale fin dal suo primo numero. Ho smesso nell'aprile del 2001 perché mi era parso l'unico tangibile modo per mostrare il mio dissenso a proposito delle "affettuose amicizie" politiche del Movimento di cui la Padania è organo ufficiale. Ho fatto allora con la penna quello che rnilioni di padani hanno fatto tenendosi alla larga dai seggi elettorali e dalle edicole.
Ho continuato le trasmissioni a Radio Padanià per rispondere alle affettuose sollecitazioni di tanti amici, di cui sono onorato, e per la più assoluta libertà di espressione che mi èsempre stata assicurata dal direttore Matteo Salvini con un atteggiamento di civiltà, correttezza e intelligenza che gli va riconosciuto. E lo stesso atteggiamento del nuovo direttore del quotidiano, Gigi Moncalvo.
C'è una amplissima parte del mondo autonomista che oggi è perplessa, disorientata, che non trova altra valida espressione che nelle associazioni culturali. Io non pretendo certo di potere rappresentare questo universo vasto e variegato che è tenuto assieme da comuni aspirazioni libertarie e identitarie, ma se le mie parole e i miei scritti servono a qualcosa sono felice di potere utilizzare qualsiasi mezzo per cercare di fare sentire il mugugno, il brontolìo di un popolo mite la cui collera sta di nuovo montando.
C'è una larga porzione di nostri concittadini che si è in qualche modo chiamata fuori dal dibattito politico e culturale che negli anni passati aveva invece infiammato con vigore questo Paese, alimentando le speranze di milioni di persone che si sono ritrovate sotto una bandiera che finalmente, per la prima volta, supera divisioni ideologiche e sociali per proporre un progetto di libertà che riguarda tutti quelli che vivono in questa grande valle.
Un progetto che scavalca le divisioni di destra e di sinistra (tenute in piedi da un radicato passatismo), che unisce cattolici, valdesi, israeliti, ortodossi, pagani, atei e anche dolciniani (un progetto che ha sempre avuto la passionalità della Controriforma e il rigore calvinista), che non si interessa delle scelte di vita dei singoli, che non entra nelle camere da letto e nei consultori medici se non nel senso di poter permettere a tutti le scelte più libere, che è convinto che la libertà e la prosperità della nostra gente siano costrette da un concomitante eccesso di Stato e di Italia.
Oggi assistiamo a scelte di percorso e di compagnie che ci lasciano perplessi: troppo spesso vediamo idealisti sostituiti da opportunisti, assistiamo a sgomitanti corse verso prebende e cadreghe, vediamo furbacchioni che si incravattano e infiocchettano di verde o di tricolore a seconda delle circostanze e per perseguire obiettivi che poco somigliano a quelli che una bella giornata di sei anni fa ci avevano raccolti tutti sulle rive del grande fiume
Siamo anche disposti ad accettare la logica (che peraltro continua a non piacerci) di alleanze a livelli istituzionali (nazionali e regionali) che possono consentire reali passi avanti nel processo dì devoluzione (che non è un obiettivo ma uno strumento per raggiungere l'indipendenza) anche se facciamo molta fatica a vederne gli sviluppi concreti. Ma sicuramente non riusciamo a capire alleanze locali con i più sgangherati rottami della prima o della seconda repubblica (che è anche peggio), che portano solo allo svaccamento di immagine e di valori ideali.
Il professor Miglio diceva che pur di avere il federalismo sarebbe stato disposto a scendere a patti con il diavolo. Lo sì è fatto: ma non bisogna esagerare fino a diventare servi del diavolo - o peggio - a diventare il diavolo noi stessi.
E' per dare una voce pur modesta e sicuramente inadeguata ai tanti che la pensano così, dentro e fuori dal Movimento, che accetto la richiesta del nuovo direttore. Assicura che non ci saranno censure e - conoscendo la sua vicenda personale e professionale - non ho difficoltà a credergli. Il giornale libero di un Movimento democratico non può che favorire il dibattito e il confronto all'interno di un quadro riconosciuto di civiltà e di correttezza.
Mettiamola così: la presenza di una voce di dissenso è la prova sicura che questo giornale è libero e che il suo movimento politico di riferimento è democratico. Se mai un giorno dovessero essere messe a tacere le voci di quelli che esprimono in autonomia le loro opinioni, vorrà dire che libertà e democrazia sono in serio pericolo. In questa ottica, la presenza di un rompiballe come me va vista come una cartina al tornasole (delle Alpi) che testimonia vitalità e speranza.
La Padania 21 luglio 2002




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