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    Exclamation Le farneticanti dichiarazioni di Casarini

    Le farneticanti dichiarazioni di Casarini
    Social Forum: Intervento di Luca Casarini

    http://audio-5.radioradicale.it/ram...62240.rm?start="00:00"&end="116"


    Bloccare le strade, occupare le case e organizzare reti di sovversione sociale: Questo il progetto di Luca Casarini per il prossimo Forum Sociale Europeo di Firenze
    Genova, 21 luglio 2002 - Luca Casarini, con il suo intervento all'assemblea conclusiva del Social Forum, organizzato in concomitanza con le commemorazioni di Carlo Giuliani, intende dare “un contributo piccolo in una discussione grande”, che vuole essere nel segno “del capire cosa succede e del come proseguire”.

    La “moltitudine” in azione

    “È straordinario – afferma Casarini - vedere che quando si parla di moltitudine, essa esiste veramente e non è solo un esercizio teorico di qualche intellettuale contro qualche altro che parla di masse”. Moltitudine “che non si può semplicemente organizzare o dirigere. È una cosa che semplicemente c’è. In cui si può stare dentro.”

    Il movimento comunque “non può ridursi all’autocelebrazione collettiva di quello che si faceva prima. O ci facciamo attraversare dai dati nuovi o se no lasciamo perdere”.

    Il problema dello scontro

    Non si parla però di “crisi del movimento o delle organizzazioni o del modo di percepire lo spazio pubblico”. Un’altra è la crisi: “Come sosteniamo – si chiede Casarini - uno scontro con un potere in termini omogenei, finita l’epoca delle mediazioni?”

    Di fronte alla “guerra globale permanente non possiamo pensare che tutto si risolva sul numero. E sull’unanimità dei processi di decisione”.

    Protesta e non proposta

    Più precisamente: “Come ci scontriamo con questi, perché ci sarà il problema dello scontro”. Ancora: “conflitto e consenso non si fa organizzando il controvertice”, ma sull’esempio di Seattle, “si blocca il Wto”.

    Dopo l’11/9

    Se quindi “siamo entrati in crisi con l’11/9”, con esso è stato reso esplicito “un livello a cui nessun di noi è preparato e dove esso stesso può portare, ma occorre essere aperti su questo nella discussione”.

    E quindi “quando diciamo che bisogna battere il neoliberismo, non è uno slogan che lo batterà”, ma ci sarà bisogno di “tutte le nostre pratiche che compongono la nostra unità”.

    Violenza e nonviolenza per Casarini

    Superflua, in questo quadro, la discussione su violenza e nonviolenza. “Sembra pazzesco – per Casarini - dire che da un lato c’è una dimensione che costringe alla morte milioni di persone tutti gli anni, e siamo quindi di fronte a criminali e assassini, e poi aspettarsi che tutto il mondo sia pacifico e ti fanno fare ‘l’altro mondo possibile’, costruendolo così”, senza incontrare problemi.

    “La violenza dell’altro c’è già: La Bossi-Fini è passata. Dovremmo quindi articolare delle proposte su come disobbedire alla Bossi-Fini”.

    Riprenda dunque il conflitto

    Il contesto descritto da Casarini, non lascia spazio ad altre prospettive: “In questo paese riprenda una pratica di conflitto che sia poco controllabile dal potere che abbiamo di fronte e che sia efficace”.

    A Firenze, in occasione del Forum Sociale Europeo, bisognerà “produrre azioni di conflitto lì, che mettano in contraddizione e aprano la questione. Penso su questo siamo tutti d’accordo: Attraverseremo il forum e utilizzeremo tutti noi stessi”.

    Gli obiettivi

    Il metodo sarà quello dello “sciopero generalizzato”, che “vuol dire bloccare le strade, vuol dire occupare le case tutti insieme quel giorno, per chi non c’è l’ha. Vuol dire fare delle azioni contro le banche della guerra, vuol dire chiedere il reddito di cittadinanza”.

    Vuole dire “organizzare reti di sovversione sociale in questo paese per un mondo più giusto, semplicemente, non so come si fa – conclude Casarini - però proviamoci”.

    Una via possibile sarà quella di “costruire un meccanismo di condivisione su una pratica di azione diretta” che è “una pratica altamente civile perché va a liberare dei corpi e delle anime, degli spiriti delle persone che sono messi dentro delle gabbie in un meccanismo che noi definiamo da lager”.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
    live long and prosper
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    Vogliamo CASARINI nuovo leader della sinistra!!!!!!

  3. #3
    Hanno assassinato Calipari
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    Originally posted by Libero
    Vogliamo CASARINI nuovo leader della sinistra!!!!!!
    Si, ma il giorno in cui tu riuscirai a capire il senso delle sue parole

  4. #4
    Cavaliere
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    Originally posted by yurj


    Si, ma il giorno in cui tu riuscirai a capire il senso delle sue parole
    Spiegacelo.

  5. #5
    Hanno assassinato Calipari
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    Originally posted by gribisi
    Spiegacelo.
    Tratto da Liberazione, cade giusto a fagiuolo

    ---

    «Ecco che cos'è la sovversione sociale»

    Il disobbediente del Nord Est, Luca Casarini

    Organizzare reti di «sovversione sociale»: la sortita genovese di Luca Casarini, in un Teatro della Corte gremito perfino nell'atrio, è destinata anche stavolta a far parlare di sé. «Non so se è questo (la sovversione sociale) il termine appropriato ma intendo dire che, se la nostra rivoluzione è quella del "fare società in un altro mondo che è in costruzione" dovrà essere in netto contrasto con la società prodotta dal liberismo. E allora la moltitudine dovrà agire come in un esodo», spiega il disobbediente di Marghera commentando il successo delle giornate di Genova: «Le emozioni coinvolgono più delle mozioni».


    Sì, ma il nodo che semina inquietudine dentro e fuori il movimento è quello delle illegalità proclamate dalla disobbedienza.

    Bene, che cosa vuol dire disobbedire alla Bossi-Fini? Vuol dire costruire centri di accoglienza, illegali per lo Stato, ma su cui anche una parte di Chiesa si sta interrogando. Vuol dire assediare i centri-lager, a Bologna come in Australia, e bisognerà avere l'intelligenza per farlo, così come per mettere in atto forme di aiuto alle frontiere, illegali ma legittime. Di questo discute, in questi giorni, il "No border camp" in corso a Strasburgo. Di questo abbiamo bisogno oltre alla denuncia e anche sull'articolo 18 abbiamo bisogno di forme di conflitto dispiegate per far recedere il governo dalle sue decisioni.


    Credo che il riferimento allo "scontro" vada precisato.

    Lo scontro col potere è ineludibile ma noi pensiamo a forme positive di conflitto che possano capovolgere la situazione. Bisogna trasformare le forme di resistenza in laboratori perché lo scontro non sia riassorbito dall'impero e trasformato in guerra. E' il potere che produce illegalità (la guerra come i Cpt e le privatizzazioni) noi dobbiamo ripristinare la legalità dal basso.


    Lo sciopero generale è una forma di resistenza. Come si generalizza?

    Gli esempi più concreti vengono dalla Spagna e dall'Argentina. In Spagna, il 20 giugno, ho potuto osservare una caratteristica utile, il fatto che lì fosse stato indetto uno sciopero di 24 anziché di 8 ore. E ciò ha investito tutte le forme della produzione sociale. In Argentina, grazie al "piquete global" e alle assemblee di barrio, la città è bloccata, diventa fabbrica sociale e laggiù l'incontro tra cacerolazos e piqueteros ha prodotto assemblee agli incroci stradali e un protagonismo diffuso che va oltre la semplice partecipazione. Anche da noi, la Cgil, da sola, non può vincere.


    Quali sono le nuove lezioni genovesi sulle necessità organizzative del movimento dei movimenti?

    La crisi del social forum non significa l'abbandono della ricerca di uno spazio comune. L'indicazione è quella di strutture leggere che non siano una "sintesi" politica: servono spazi non rappresentanze. I rischi di autoreferenzialità si evitano portando al nostro interno questa stessa logica perché siamo diversi anche all'interno dei singoli movimenti.

    ---

    Per completezza:

    Grande e appassionata assemblea domenica a Genova.

    A confronto le diverse anime, dai "disobbedienti" ad Attac, dalla Fiom ai Cobas Il movimento pensa già al futuro Francesco Ruggeri

    Genova - nostro servizio

    Il giorno dopo la grande marea di piazza, il movimento si è riunito domenica scorsa in assemblea per riflettere su se stesso e provare a tracciare qualche passo in avanti. Diversi i punti al centro della discussione: gli obiettivi da darsi nei prossimi mesi, il ruolo del Forum sociale europeo di Firenze, il rapporto con le lotte sindacali del prossimo autunno, la relazione con "l'autocritica della sinistra", il nodo violenza e nonviolenza, la difficilissima questione dell'organizzazione del movimento, ma anche delle forme con cui garantire partecipazione democratica. Un dibattito denso e difficile, dunque, che ha comunque visto la presenza di circa un migliaio di persone che ha seguito tranquillamente le cinque ore di interventi per poi restare nel Teatro della Corte fino alla visione del film "Bella Ciao" di Torelli e Giusti.

    A intervenire sono soprattutto i rappresentanti delle reti e dei gruppi nazionali, a dimostrazione di un rapporto ancora difficile tra questi e la partecipazione dal basso che pure ha reso possibile il successo della tre giorni genovese. Questa contraddizione esiste da sempre, per lo meno da dopo Genova e dalla nascita dei Social Forum, prima forma di partecipazione spontanea. Nella manifestazione di sabato scorso, però, di social forum ce n'erano pochi e la partecipazione diffusa ha preferito "spalmarsi" un po' ovunque, sia negli spezzoni dei gruppi nazionali - molti e molto definiti - sia liberamente. La contraddizione è stata espressa nel dibattito di domenica soprattutto in relazione al giudizio verso i fatidici "intergruppi" o al ruolo di Vittorio Agnoletto, chiamato in causa da Bernocchi dei Cobas, ma anche da quelli che ne contestano il ruolo mediatico. Dietro al problema si nasconde la questione della rappresentanza del movimento stesso, se rappresentanza questo deve darsi e come. Su questo ha insistito lo stesso Agnoletto ribadendo la necessità di una "sia pur leggera organizzazione" e di una "responsabilità collettiva" nel prendere decisioni. Anche perché "il movimento è più ampio di quelli che in genere prendono le decisioni" e questa contraddizione, appunto, deve essere risolta. Ma su come fare nessuno finora ha trovato una giusta soluzione. La modalità reticolare privilegia quelli che una rete ce l'hanno; la strutturazione classica di un'organizzazione, che dai social forum promana verso l'alto, non fa i conti con una partecipazione al movimento che non è data da figure sociali definite - gli studenti, i lavoratori, e così via e che quindi non riesce a dotarsi di strutture stabili.

    Il problema di come organizzare la partecipazione rimanda inoltre al ruolo delle associazioni, spesso l'unica ossatura nazionale a garantire la riuscita di certi appuntamenti, ma che proprio per questo corrono il rischio di sovrapporsi al movimento nel suo insieme o addirittura possono tendere all'autoreferenzialità. Vi si è esplicitamente riferito Marco Bersani di Attac, parlando dell'attività dei Disobbedienti, che spesso si muovono con "logiche separate" dal resto. Giudizio respinto da Anubi Lussurgiu D'Avossa, dei Disobbedienti nazionali, che invita invece a guardare al "secondo ciclo di lotte globali" e quindi alla necessità di avanzare verso obiettivi di movimento ma anche ammettendo "una certa conflittualità nella dialettica interna". Insomma, approcci diversi, che comunque non mettono in discussione la necessità di lavorare in comune.

    Bersani poi si è reso protagonista anche di un secondo appunto critico, questa volta alla lettera inviata da padre Zanotelli da Palermo e, ancora una volta, concentrata sul tema della violenza e sulla necessità, per il movimento, di chiarire una volta per tutte il rapporto con essa. In fondo, sabato scorso, "la polizia si è tenuta distante e non c'è stata nessuna violenza": "il tema della violenza" - aggiunge Bersani tra gli applausi - non è all'ordine del giorno e non può essere sempre agitata per giustificare posizioni distinte".


    In attesa della seconda fase
    Se questa dialettica può far pensare a una polemica difficile, in realtà la discussione complessiva ha sancito molti punti di convergenza. In fondo le difficoltà stanno tutte dentro il passaggio dalla prima alla seconda fase del movimento. La manifestazione di Genova, infatti, ha consegnato a tutti "il passaporto all'esistenza", come dice Alfio Nicotra, confermando una dimensione, quella dello slancio politico-ideale, che ha segnato gran parte della vita del movimento antiglobalizzazione nel mondo intero. A questa fase ne deve seguire però una seconda che si concentri sull'efficacia politica, sulla realizzabilità di alcuni obiettivi, sulla necessità di ottenere vittorie. E' la falsariga dell'intervento di Franco Russo, del Social Forum di Roma, che invita a riflettere sull'importanza dei referendum sociali, in particolare quello sull'articolo 18, e quindi sul tema dell'estensione dei diritti per darsi una missione sociale definita e possibilmente vincente: "Se i referendum si faranno, in primavera, o quando si voterà, avremo la possibilità di battere questo governo". Il tema del lavoro, però, sfugge nel dibattito generale, è delegato ai sindacalisti e rimane sullo sfondo. Anche quando si deve parlare dello sciopero della Cgil e dell'autunno di lotta che verrà, l'approccio oscilla tra una discussione sulla "tattica" da assumere nei confronti del sindacato confederale - è ancora Bernocchi a puntare il dito sul sindacato di Cofferati e a proporre una mobilitazione unitaria, ma a patto di "concordare la piattaforma e di avere pari dignità sui palchi" - e la parola d'ordine dello "sciopero generalizzato", inteso come coinvolgimento dei settori non sindacalizzati - ne parlerà soprattutto Casarini, ma anche Muhlbauer del Sin. Cobas - in una concezione che però continua a delegare alla Cgil la rappresentanza esclusiva del mondo del lavoro. Con il rischio di un meccanismo di alleanza tra "vecchio" (sindacato confederale) e "nuovo" (movimento antiglobalizzazione) in cui di due soggetti rimangono distinti. A proporre il tema della "precarietà globale" come terreno di convergenza e di mescolanza tra esperienze e pratiche diverse, e quindi anche tra vecchio e nuovo, interviene invece Felice Mometti del Brescia social forum e promotore di un'iniziativa che nei giorni scorsi ha visto riunite decine di militanti impegnati su vari fronti, associativi, sociali e sindacali, con l'obiettivo di costruire una "rete contro la precarietà globale".

    Che il prossimo autunno si scenderà in piazza, non c'è quindi alcun dubbio, ma su come farlo e per cosa farlo il dibattito è aperto.

    Maggiore condivisione ha invece la questione dei migranti. Il movimento ha assunto la legge Bossi-Fini come il nemico principale: ne ha discusso a fondo nel forum tematico, di cui ha dato ampio resoconto Sandro Mezzadra, adottandone sostanzialmente le varie proposte. Innanzitutto la disobbedienza alla legge, in tutti i modi possibili, a partire dalla contestazione e dal boicottaggio dei centri di detenzione; e poi una campagna per i diritti, primo fra tutti il diritto al voto in tutta Europa. Sarà uno degli argomenti centrali del Forum sociale europeo, anche dal punto di vista delle mobilitazioni.


    Verso Firenze
    Il Forum di Firenze, infine, sarà la prossima tappa obbligata del movimento. A illustrarne brevemente il profilo, a nome del gruppo di lavoro, è Salvatore Cannavò che spiega la struttura della conferenza - sul modello di Porto Alegre - ma che sottolinea soprattutto il carattere di movimento che il Forum dovrà avere: "Dovrà essere un forum partecipato, anche permettendo la formazione di reti e campagne europee come prima non è stato possibile in Europa": si tratta di dare così impulso a quella "europeizzazione del conflitto" di cui parleranno Luciano Muhlbauer, ma anche Raffaella Bolini dell'Arci e Alessandra Mecozzi, della Fiom.

    La preparazione del Fse, ovviamente, non è delle più semplici. Oltre al fatto di dover concordare il programma con decine e decine di movimenti sociali europei, c'è il nodo della struttura logistica da garantire e quindi dell'organizzazione, fino al rapporto con le istituzioni fiorentine. Elementi che costituiscono la trama di un percorso complesso, avviato nel marzo scorso e che, dopo l'estate, entrerà nel vivo. A gestirlo c'è attualmente un gruppo di lavoro nazionale e il social forum fiorentino, che si riuniranno ancora la prossima settimana e che dovranno affrontare una sorta di piccolo incidente diplomatico. A innescarlo, le dichiarazioni di Luca Casarini nell'assemblea di domenica a proposito di non meglio precisate "reti della sovversione" come strumenti di conflitto anche in occasione del prossimo Forum sociale. Il linguaggio, e il personaggio, hanno offerto il pretesto alla stampa di Firenze - fortemente all'offensiva nei confronti delle due amministrazioni, cittadina e regionale - per gridare al "pericolo guerriglia", spingendo il presidente della Toscana, Martini, a dichiarazioni inopportune del tipo "Casarini si è messo fuori dal movimento". In realtà si rischia di assistere a un film già visto prima di Genova, a un balletto di dichiarazioni e di strumentalizzazioni che oscurano il significato reale della "Porto Alegre d'Europa" e che costringono il movimento a occuparsi dei dettagli piuttosto che della sostanza.

    Nella sostanza, ovviamente, rientra tutto il delicato tema del rapporto con la sinistra riformista e con i Ds. A Genova, sotto il peso dei fischi e di "una schiena chinata a deporre fiori in memoria di Carlo Giuliani" - sono le parole di Haidi Giuliani nell'assemblea di domenica - Luciano Violante è stato costretto a fare autocritica rispetto alla scelta della Quercia dello scorso anno. Questo passaggio è stato sostanzialmente apprezzato e valutato come un segno di forza e vitalità del movimento. Ma allo stesso tempo nessuno sottovaluta i limiti e i pericoli di un rapporto asimmetrico e, spesso, strumentale. Lo ha fatto Casarini, ricordando come Violante sia "un uomo degli apparati e dai legami oscuri". Ma lo ha fatto ancora Alfio Nicotra dicendo ai Ds che se vogliono avere un rapporto proficuo e duraturo con il movimento dicano subito che sono "contro la guerra all'Iraq, quella che si sta preparando e che lo sono senza se e senza ma". L'assemblea applaude convinta e subito dopo si reimmerge nei ricordi dello scorso anno, assistendo - con urla, ancora applausi, partecipazione commossa - a "Bella ciao", un film censurato dalla Rai e che domenica finalmente è entrato nella memoria del movimento.

    ---

  6. #6
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    Ma non lo possono mettere dentro?

  7. #7
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    Non gli è mai arrivata una manganellata a questo pezzo di merda?

    Speriamo che Mario Placanica commetta un altro "errore", poi si che si meriterebbe davvero l'intestazione della piazza!

    2010:

  8. #8
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    Originally posted by Ichthys
    Non gli è mai arrivata una manganellata a questo pezzo di merda?

    Speriamo che Mario Placanica commetta un altro "errore", poi si che si meriterebbe davvero l'intestazione della piazza!

    Peccato non sia stato Placanica

  9. #9
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    Ah, già, ho letto qualcosa, ho visto pure dei fotomontaggi mal fatti dove si vedeva Placanica con tre braccia dei quali uno teneva nella mano la pistola mentre il resto del corpo era ruotato di bel 180° e rivolto verso l'autista!

    Comunque, anche se è stato un extraterrestre vorrei conoscerne il nome.
    2010:

  10. #10
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    Originally posted by Ichthys
    Ah, già, ho letto qualcosa, ho visto pure dei fotomontaggi mal fatti dove si vedeva Placanica con tre braccia dei quali uno teneva nella mano la pistola mentre il resto del corpo era ruotato di bel 180° e rivolto verso l'autista!

    Comunque, anche se è stato un extraterrestre vorrei conoscerne il nome.
    Ahem, il terzo braccio indica la presenza di un'altra persona...

    Sei scarso in matematica



    Ognuno poi tiri le proprie conclusioni...

 

 
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